I miracoli, dall’Iraq alla Germania
una storia di migrazione e speranza

Abbas Khider intervistato da Francesca Bellino

Lo scrittore Abbas Khider ormai si sente tedesco, ma il suo volto, il suo corpo, la sua prosa e il suo parlare contengono molti segni dell’Iraq in cui è nato e da cui è fuggito verso la Germania 20 anni fa. Il suo è un “io segnato” dai luoghi, le persone e le brutture viste e subite nel suo stare al mondo con animo da poeta e un destino da dissidente, esiliato, profugo e clandestino.

Ne “I miracoli”, romanzo pubblicato da Il Sirente (traduzione dal tedesco di Barbara Teresi) – nella collana Altriarabi Migrante che raccoglie le opere di autori arabi naturalizzati europei -, Abbas Khider, 43 anni, racconta la sua storia di migrazione senza autobiografismo e senza retorica. Lo fa con la leggerezza tipica dei poeti che per continuare a esistere sono costretti a mettere sulla carta i segni lasciati dalla vita.

Il protagonista si chiama Rasul Hamid e vive con l’ossessione di rubare carta in preda alla paura di perdita continua. La storia comincia quando in un vagone di un treno diretto a Monaco trova un voluminoso manoscritto e leggendolo scopre che vi è narrata la sua vita: quella di un ragazzo fuggito dall’Iraq e arrivato in Germania, dopo essere passato per Giordania, Egitto, Libia e Tunisia, e poi di nuovo in Libia, respinto, verso Turchia, Grecia, Italia e Austria.

Nonostante il difficile peregrinare, il protagonista non si perde mai d’animo e ogni volta che qualcosa va storto comincia a ballare come Zorba il greco. Sorride e si meraviglia anche spesso come quando scopre che il suo nome (rasul in arabo è un modo per chiamare Il Profeta Mohammed) è scritto su tutti i muri di un piccolo centro del Ciad. “La gente, in questo villaggio, è convinta che in futuro arriverà un eroe di nome Rasul che cambierà il mondo” gli dice il direttore di una scuola.
“I miracoli” è un romanzo maturo, sulla forza della vita dedicato “a quelli che, un attimo prima di morire, ancora sognano due ali”.

Abbas, ha dichiarato che in gioventù la lettura è stata per lei sia come viaggiare, sia come un rifugio. Che cosa rappresenta oggi?i miracoli abbas khider
La lettura riempie il vuoto della vita di infinite possibilità. Leggere è una battaglia contro il vuoto che prende corpo nelle nostre vite man mano che diventiamo più vecchi. In fondo per me le cose non sono cambiate poi molto: se prima leggere era una battaglia perché la lettura in sé è un fatto pericoloso sotto una dittatura, adesso, nella democrazia, leggendo combatto contro il vuoto della vita.

È nato in una famiglia di analfabeti a Bagdad. Quali studi ha fatto e chi l’ha aiutata nel suo percorso nel mondo della poesia e della letteratura?
In Germania ho studiato lettere e filosofia. Ma la letteratura l’avevo già scoperta molto tempo prima, in Iraq, quando ero ancora un ragazzo. Ci sono state molte persone ad aprirmi le porte del mondo delle lettere: uno di questi era un critico letterario che attualmente è il preside della facoltà di lettere dell’Università di Baghdad.

Cosa ha rappresentato per lei l’esperienza di prigionia in Iraq all’età di 19 anni sotto il regime di Saddam Hussein?
Il carcere è stato un inferno in terra. È una cosa che ci si porta dentro anche dopo esser stati rilasciati.

Frontiere, discorsi razzisti, paura. Com’è cambiata l’Europa rispetto a quella che ha conosciuto nel 2000, quando è arrivato in Germania?
Naturalmente molte cose sono cambiate, ma ci sono sempre momenti in cui si ha la sensazione che il tempo, in qualche modo, si sia fermato. Questo tempo che stiamo vivendo oggi, io l’ho già vissuto qui in Germania anche dopo l’11 settembre 2001. Uno scenario che si ripete.

Quando e come hai iniziato a scrivere in tedesco?
Ho iniziato a scrivere in tedesco quando ero all’università. Con una matita e un pezzetto di carta.

In “I miracoli” racconta la sua esperienza di migrazione. C’è qualcosa che non è riuscito a esprimere nel libro?
Molto. La penso sempre così sui libri. C’è sempre qualcosa che si potrebbe cambiare. A posteriori, si pensa sempre di non aver fatto tutto alla perfezione. Io potrei lavorare a un libro per tutta la vita. Ma a un certo punto ci si deve fermare.

Si sente una persona fortunata? Qual è il più grande ‘miracolo’ che ha ricevuto?
In passato ho vissuto molte situazioni per nulla piacevoli: il carcere, l’odio, la guerra, la tortura. A un certo punto ho avuto la sensazione che il destino avesse la coscienza sporca nei miei confronti e che per questo stesse cominciando a cambiare. Questo è il miracolo più grande che mi sia mai capitato.

Le è capitato di tornare in Iraq?
Sì. Dopo il 2003, dopo la caduta di Saddam Hussein, sono stato più volte in Iraq. Sono andato a trovare la mia famiglia e gli amici.
Cosa spera per il suo paese devastato dalla guerra, gli esili, Isis e le speranze tradite?
Il mio paese è la Germania. Qui ci sono l’Isis, Pegida e l’AfD. Ma anche un’infinità di altre persone. Nella mia ex patria ci sono l’Isis, le milizie, i politici pazzi, ma anche un’infinità di altre persone. A entrambi i paesi auguro solo la pace.

Titolo: I miracoli

Autore: Abbas Khider

Editore: Il Sirente

Pagine: 160

Prezzo: 15 euro €

Anno di pubblicazione: 2016



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