Iran, Nasrin Sotoudeh libera e la “diplomazia umanitaria”

Da Reset-Dialogues on Civilizations

“Non si tratta di un rilascio temporaneo, ma di libertà”. Così Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana in carcere per la sua battaglia a favore dei diritti umani, ha commentato il suo rilascio. La donna, 50 anni dei quali gli ultimi tre trascorsi in prigione, è di nuovo una cittadina libera, nell’Iran di Rohani, assieme ad altri dieci attivisti e prigionieri politici, fra i quali Moshen Aminzadeh, viceministro degli esteri sotto la presidenza Khatami e sostenitore di Hossein Mussavi nella campagna elettorale 2009, arrestato nel 2010 con l’accusa di aver organizzato le proteste post elezioni. La notizia è stata data ieri dal marito della Sotoudeh, Reza Khandan, che su Facebook ha scritto: “Nasrin è qui, le hanno detto sei libera”. La donna sarebbe stata accompagnata direttamente davanti alla porta di casa, all’improvviso, come confermato successivamente dall’agenzia Isna.

Legale di molti attivisti della rivoluzione verde del 2009 e collaboratrice del premio Nobel Shirin Ebadi, Nasrin Sotoudeh era stata arrestata nel settembre 2010, condannata nel gennaio 2011 a undici anni di carcere, poi ridotti a sei, e ad altri venti di divieto al lasciare il paese, per atti contro la sicurezza nazionale e propaganda contro il sistema.

Quello stesso anno, il 17 ottobre, aveva fatto parlare del suo caso a livello internazionale perché era entrata in sciopero della fame insieme ad altre attiviste contro le vessazioni subite in prigione: alle detenute veniva infatti negato qualsiasi contatto diretto e telefonico con la famiglia. In particolare nel suo caso, come più volte segnalato anche dal marito, le vessazioni delle autorità erano arrivate a toccare anche i figli: un episodio per tutti, il diniego alla figlia dodicenne del permesso di viaggiare all’estero, per impedirle di andare a ritirare il premio Sacharov 2012, istituito nel 1998 dal Parlamento Europeo per celebrare chi lavora a difesa dei diritti umani e della libertà di pensiero.

“Ora le autorità iraniane devono annullare formalmente la sua condanna e revocare il divieto di viaggio e di esercitare la professione legale – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International – È necessario che sia posta fine alla persecuzione e all’imprigionamento di chiunque operi per la difesa dei diritti umani in Iran. Il rilascio di Nasrin Sotoudeh e degli altri attivisti deve rappresentare un profondo cambiamento delle politiche iraniane sui diritti umani. Altrimenti, rischierà di sembrare un gesto di pubbliche relazioni alla vigilia dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite”.

In effetti, anche se le autorità non hanno dato spiegazioni riguardo alle ragioni del rilascio, né hanno comunicato se sia legato al rispetto di determinate condizioni, il gesto non può certo sembrare casuale vista la concomitanza con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in cui Hassan Rohani parlerà per la prima volta e avrà addosso la responsabilità di riscattare il paese agli occhi della comunità internazionale dopo otto anni di Ahmadinejad.

Già nei giorni scorsi le comunicazioni con Obama si sono intensificate e lo stesso presidente usa ha detto che dall’Iran gli è stata “testa la mano”. L’orientamento del nuovo presidente sembra dunque quello di mediare su alcune questioni chiave come il nucleare, oltre che il conflitto siriano, dimostrando che a livello nazionale sia possibile una politica di apertura che non zittisce il dissenso con la forza e la reclusione. Insomma un gesto umanitario ma di raffinata diplomazia, che darebbe conferma ai sostenitori delle promesse fatte in campagna elettorale e alla comunità di avere di fronte un interlocutore con cui poter trattare, soprattutto in un momento particolarmente delicato come quello attuale.

“Siamo molto contenti per questo rilascio – ha dichiarato Mahmood Amiry Moghaddam, portavoce di Iran Human Rights – ma dobbiamo ricordare tutti gli altri prigionieri di coscienza che sono ancora in carcere solo per aver espresso le proprie opinioni, come il pastore cristiano Saeed Abedini, il leader studentesco Majid Tavakoli, l’attivista Hossein Ronaghi, oltre ai condannati a morte che hanno confessato sotto tortura”.

La stessa Nasrin Sotoudeh, intervistata dalla Cnn subito dopo il rilascio, non ha voluto sbilanciarsi sul futuro del paese, a partire da questo gesto di apertura: “Non vorrei leggere troppo in questa fase iniziale – ha detto – è presto per dire se è un nuovo giorno perché abbiamo ancora molti prigionieri in carcere, quello che spero è che lo sia, un nuovo giorno”.

Vai a www.resetdoc.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *