Big Data: Ue e Garante Privacy alzano la voce

 

Il Corriere della Sera: “Misure per giovani e imprese. Il vertice di maggioranza: presto un decreto con bonus per neoassunti e semplificazioni. La crisi del commercio: in 3 mesi 18 mila esercizi in meno”. In alto la politica: “Grillo caccia la senatrice che lo contesta e chiede alla Rete un referendum su di sé”.

 

La Repubblica. “Sfida di Grillo: referendum su di me. Il leader del movimento lancia consultazione web: ‘Ditemi se sono io il problema’. Anche in Sicilia successo del Pd, caos nel Pdl”. A centro pagina, con foto: “Il pugno di Erdogan, battaglia finale a Istanbul. La polizia attacca piazza Taksim: centro feriti, cinque gravi”.

 

L’Unità: “Grillo, dalle Stelle alle stalle. Resa dei conti nel movimento dopo il flop. Il comico espelle un’altra dissidente”. A centro pagina: “Il centrosinistra vince anche in Sicilia. Bianco trionfa a Catania, sindaco al primo turno. A Messina il candidato del Pd Calabrò va al ballottaggio. Tracollo dei 5 Stelle: dal 30 al 3 per cento”.

 

Il Giornale: “Rivolta contro Grillo. Una senatrice esce allo scoperto e attacca il capo: ‘Il problema è lui’. Scatta la purga, caos nel movimento”. E poi: “Il Garante della privacy ai pm: troppe intercettazioni, ora si cambia”.

 

La Stampa dedica il titolo di apertura ad una intervista al Ministro della giustizia Cancellieri: “’Meno gente nelle carceri’. Intervista al ministro Cancellieri: ‘Così toglieremo 4 mila detenuti dalle celle”. In alto la relazione del Garante Privacy: “I big del web violano la privacy’. Da Internet agli smarphone il Garante lancia l’allarme. L’Ue contro gli Usa: non spiate i nostri cittadini”.

 

Libero: “Letta, svegliati. Rinvia l’Imu, temporeggia sul lavoro, tace sull’Iva, discute sull’Irap: in 45 giorni dal governo tanti annunci ma zero fatti. E la situazione peggiora”.

 

Il Sole 24 Ore: “I falchi di Berlino spaventano i mercati. Piazza Affari perde l’1,63 per cento, lo spread Btp-Bund risale a quota 277. Oggi l’asta BoT”.

 

Il Fatto quotidiano: “’Lobby gay in Vaticano’. La denuncia di Francesco. Il sito cattolico Reflexion Y Liberatiòn rivela: incontrando il 6 giugno la Confederazione religiosa del Sudamerica, Papa Bergoglio ha denunciato un ‘potente’ gruppo di pressione di prelati omosessuale e ‘una corrente di corruzione’ che ostacolano la riforma della Curia (‘è una impresa difficile, vedremo cosa si può fare’). Padre Lombardi: ‘No comment, incontro privato’”.

La stessa notizia compare anche sulla prima de Il Giornale: “Papa Francesco: ‘Lobby gay in Vaticano’. La rivelazione ai religiosi sudamericani”. Anche sul Corriere la stessa notizia: “’Il Papa parlò di una lobby gay’. Un colloquio riferito dai religiosi latinoamericani. Padre Lombardi: incontro privato”. E su La Repubblica: “E il Papa disse: in Vaticano esiste una vera lobby gay”.

 

Grillo

 

Il Corriere della Sera scrive che “tutto è cominciato nel primo pomeriggio di ieri, quando Adele Gambaro, una senatrice del M5S, non ha esitato a rilasciare alle agenzie e a Sky Tg 24 dichiarazioni di attacco mirate al cuore del suo leader: ‘Il problema del Movimento? E’ Beppe Grillo. Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento’”. La Gambaro ha anche detto: “Non capisco come Beppe Grillo possa parlare male del Parlamento se noi qui non lo abbiamo mai visto”. Grillo ha risposto dal suo blog, prima con una accusa diretta alla senatrice (“Vuole un posto al sole ma non vale niente”) , e poi con l’affondo finale: “La senatrice Adele Gambaro ha rilasciato dichiarazioni false e lesive nei miei confronti, in particolare sulla mia valutazione del Parlamento, danneggiando oltre la mia immagine, lo stesso Movimento 5 Stelle. Per questo motivo la invito per coerenza a uscire al più presto dal M5S”.

Ieri mattina l’assemblea dei senatori del Movimento aveva eletto il nuovo capogruppo, che prenderà il posto di Vito Crimi: ratta di Nicola Morra, insegnante di Storia e filosofia in un liceo, che ha avuto la meglio per due voti di scarto su Luis Alberto Orellana. Come scrive Il Fatto quotidiano, il gruppo al Senato “si era spaccato”.

L’Unità scrive delle reazioni dei parlamementari. “Grillo è patrimonio dell’umanità come le Dolomiti”, dice Roberto Fico. “Tra i deputati ribelli la mossa della Gambaro è valutata con grande attenzione. E’ chiaro che dopo questi risultati deludenti bisogna cambiare strategia, serve un po’ di autocritica, dice Aris Prodani”, altro parlamentare del M5S.

Al Senato Alessandra Bencini dice: “Io non caccio via nessuno”, parlando di Grillo come una “voce fuori campo”. “Sono sempre stata contraria alle espulsioni”, dice Paola Nugnes. Insomma, secondo L’Unità, il gruppo dei senatori è “nel caos”, così come il blog, diviso tra chi contesta la “dittatura” e chi invoca la cacciata di “tutte le serpi in seno”.

La senatrice Gambaro viene intervistata da La Stampa (“Ci ha abbadonati. Mai visto in tre mesi. Ho provato a chiamarlo, da lui nessuna risposta”).

Su L’Unità si ipotizza anche che Grillo – dopo la sconfitta alle Amministrative – abbia pronto un “piano B”, puntando sulle elezioni europee: parlare solo con la stampa estera gli ha dato una straordinaria visibilità, per cui l’ex comico potrebbe rilanciare il messaggio di un Movimento che avrebbe potuto fare la rivoluzione e i cui eletti sono stati corrotti dalle stanze del potere. In questa chiave cresce il consolidamento delle relazioni con i gruppi Occupy e indignados di tutta Europa.

 

Privacy

 

Sul Corriere della Sera due intere pagine si occupano del “lato oscuro di Internet”. Si parla quindi di “quell’intreccio tra giganti web e spionaggio”: l’inviato da New York spiega che le “relazioni pericolose” non sono nuove e che il DataGate le ha solo portate alla luce. Di fianco, il resoconto della Relazione Annuale al Parlamento dell’Authority sulla Privacy. Il Garante Antonello Soro ha annunciato un nuovo provvedimento sulle intercettazioni che inviterà Procura e giornalisti a maggiori cautele. Ma soprattutto, secondo il Corriere, ha puntato il dito sui giganti del Web (Google, Facebook e Amazon) che, ha detto, “esercitano la propria attività in posizione pressoché monopolistica, e presso i quali si concentra, indisturbato, l’oceano di informazioni che circolano in rete”. Avverte ancora Soro: “Il potere di questi soggetti, che trattano da pari con Stati e organismi sovranazionali, non può essere ignorato, così come non sono accettabili le asimmetrie informative con le imprese europee che veicolano contenuti o servizi”. Nel mirino c’è la gestione dei dati a fini pubblicitari, la “profilazione sempre più raffinata” e la “progressiva combinazione dei dati immagazzinati, che consente di orientare la produzione dei beni secondo l’aspettativa dei consumatori”. Per Soro “non dovremmo permettere che i dati personali, che hanno assunto un valore enorme in chiave strategica, diventino proprietà di chi li raccoglie, e dobbiamo continuarea pretendere la trasparenza dei trattamenti”. Per questo, insieme ad altre Authority europee, è stato aperto un procedimento nei confronti di Google, in relazione all’incrocio di dati relativi ad un utente rispetto ad altri servizi utilizzati (da Gmail a Youtube). Il Garante ha voluto anche sfatare il mito della “trasparenza assoluta” della Rete, perché essa “non necessariamente significa verità”: l’utente viene “inconsapevolmente guidato nelle scelte” e “i maggiori operatori possono liberamente decidere la gerarchia delle notizie”. Sul capitolo delle intercettazioni, Soro ha annunciato che sono in arrivo nuove regole “per indicare soluzioni idonee per elevare lo standard di protezione dei dati trattati ed evitarne indebite divulgazioni”. Cautele in più devono adottare le Procure per evitare fughe di notizie che “rischiano di danneggiare le indagini e di violare la dignità delle persone”. Infine, Soro ha invocato una revisione del codice deontologico della stampa, per evitare quello che definisce “giornalismo di trascrizione”. Polemico Il Fatto: “Intercettazioni, il bavaglio di Soro ai giornali”. Insomma, secondo il quotidiano l’ambizione di Soro è quella di “punire di più i cronisti”: “Vuole sigillare le Procure, rendere inaccessibili le telefonate, obbligare a continui e cervellotici cambi di passo”, e via dicendo. Poi un ritratto al vetriolo del Presidente dell’Autorità: “’Signor privacy’ (e uomo di partito). Dalla Dc al PPI al servizio della politica (e di Franceschini) ma le previsioni sul futuro non gli sono mai venute bene”.

 

“Il Grande Fratello Usa allarma l’Europa”, scrive L’Unità, spiegando che nel corso del summit Ue-Stati Uniti, previsto per venerdì a Dublino, la Commissione Ue potrebbe chiedere un impegno chiaro sul rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini europei alla protezione dei loro dati personali. In un tweet la Commissaria Ue alla Giustizia Viviane Reding ha scritto, in riferimento al caso BigDataGate: “Questo caso mostra perché una chiara cornice legale per la protezione dei dati personali non è un lusso ma una necessità”. Il quotidiano scrive anche che un sondaggio Pew-Washington Post rivela che il 56 per cento degli americani cede volentieri un po’ della sua privacy in cambio di maggiore sicurezza. Secondo La Repubblica la Commissione Ue chiederà che il programma Prisma si limiti a casi individuali “fondati su sospetti specifici”. Gli stessi europei non sono d’accordo tra di loro: un progetto di direttiva sui dati personali presentato dalla Reding è oggetto di ben 3000 emendamenti da parte dei Paesi membri, né va dimenticato che la difesa della sicurezza non dipende da Bruxelles, ma dai singoli Stati. L’Europa, che non ha i mezzi degli Usa e che da questi ultimi dipende per la lotta al terrorismo, è per La Repubblica “in una posizione difensiva, ma non per questo remissiva: Angela Merkel dovrebbe affrontare il problema di Prisma durante la visita di Obama a Berlino il 18 e 19 giugno. E avrà un buon motivo per farlo: la Germania sembra, più di altri Paesi, nel mirino della raccolta di dati rivelata dal Guardian”. E il giornalista del quotidiano inglese autore dello scoop, Glen Greenwald, ha già annunciato “nuove rivelazioni”.

 

Anche su La Stampa: “L’Europa attacca gli Usa: ‘Non spiate i nostri cittadini’. Il Commissario alla giustizia Reding scrive a Washington: vogliamo garanzie”. Il quotidiano ha potuto visionare la lettera che la Reding ha indirizzato al ministro Usa della giustizia Holder, e la domanda chiave è l’ultima: “Quali sono i canali che possono consentire ai cittadini e alle società europee di potersi tutelare su programmi simili? E come sono comparabili con quelli concessi a cittadini statunitensi?”.

 

Internazionale

 

Il Foglio, dando conto delle dure dichiarazioni del premier turco Erdogan in risposta alle proteste di piazza Taksim, scrive che il pugno duro fa trapelare la sua preoccupazione: non tanto per la piazza, quanto per le bordate del fuoco amico. Si spiega quindi che il vertice del suo partito, l’AKP, è diviso. E, fatto ancora più preoccupante, sabato scorso l’ideologo Fethullah Gulen, ha preso le parti della componente moderata e dialogante con la protesta, che fa capo al Presidente Abdullah Gul. Il ruolo di Gulen sulla scena politica turca e sulla direzione dell’AKP è uno dei misteri più chiacchierati sulla scena turca: miliardario, considerato da Time tra i cento uomini più influenti del pianeta, vive da anni in Pennsylvania, da dove dirige la confraternita islamica Hizmet, che controlla centinaia di moschee in Turchia e nel mondo che, attraverso una complessa rete di finanziarie, è proprietario di un impero mediatico, del quotidiano Zaman e di varie emittenti radio e tv. Il Foglio nota che da qualche tempo i media di Gulen denunciano la “deriva autoritaria” di Erdogan, e fanno da sponda alle posizioni moderate di Gul, con l’interno di contrapporlo al premier con le prossime, cruciali prime elezioni presidenziali a suffragio popolare del 2014.

Sabato scorso Gulen è per la prima volta uscito allo scoperto, parlando del movimento di Gezy Park: “Questi manifestanti hanno alcune richieste intelligenti”, “anche i manifestanti violenti devono essere salvati, sono una generazione rovinata che va recuperata con pazienza e moderazione”.

Sul Sole 24 Ore Alberto Negri firma una analisi sul “modello turco in fumo a Gezy Park”, e scrive che la tolleranza zero di Erdogan segna la sconfitta del suo progetto. A Taksim gli errori ieri sono stati su entrambi i fronti: i manifestanti dei gruppi di sinistra hanno affrontato la polizia con lanci di bottiglie e molotov, e si è trattato di un errore fatale, perchè gli agenti hanno avuto buon gioco a reagire con la massima decisione, stringendoli dentro Gezy Park, che secondo le promesse del governatore di Istanbul avrebbe dovuto restare inviolato. Sono caduti dunque in una doppia trappola, perché la piazza era stata infiltrata da provocatori: “Cambiano le stagioni e i regimi, ma i metodi della polizia resistono alle stagioni politiche”. Le immagini hanno inquadrato alcuni dimostranti che si riparano dietro a scudi neri con la sigla del gruppo stalinista SDP, partito della democrazia socialista. Ma in realtà, come afferma un militante interpellato dallo stesso Negri, quando altri del gruppo si sono avvicinati per dare manforte, si sono resi conto di non conoscere alcuna delle loro facce. Quanto alla opposizione, non è facile prevedere se quella parlamentare del CHP, il partito repubblicano, sarà in grado di capitalizzare un calo dei sondaggi per quel che riguarda il premier: “Il Chp, guidato dall’alevita Kemal Kilicdaroglu, membro di una minoranza musulmana eterodossa, ha da poco superato uno stallo endemico, e nelle ultime tornate elettorali non ha mostrato capacità di convincere gli elettori: si è sempre identificato non solo nella Turchia secolare e kemalista, ma anche in quella dei militari”. Segnaliamo a tal proposito, sulla stessa pagina de Il Sole, la riproduzione integrale di un commento dell’economia Kemal Dervis, che fu ministro nel governo di Ecevit nel 2001. Dervis fa notare che alle manifestazioni si sono uniti, oltre a gruppi di estrema sinistra, musulmani osservanti, che credono che lo sviluppo urbano abbia portato a troppi cacciatori di rendite. Scrive poi che caratteristica delle proteste e’ la presa di distanza dai partiti esistenti, compreso il CHP, la più ampia forza della opposizione laica: “il sit in di piazza Taksim assomiglia alle proteste di qualsiasi altra parte del mondo, da Occupy alle proteste di Spagna ed Italia”. “L’opposizione democratica deve riconoscere la necessità di forme nuove di mobilitazione, “riconoscere il forte desiderio popolare di raggiungere l’autonomia dell’individuo, di mettere a disposizioen di donne e giovani più posizioni nelle leadershisp, e si offrire sostegno alle imprese individuali. Infine ambiente, clima, solidarietà sociale saranno i temi del ventunesimo secolo”.

Su Il Corriere Monica Ricci Sargentini dà conto dei grandiosi progetti urbanistici del primo ministro per Istanbul: un terzo ponto sul Bosforo, un tunnel sott’acqua tra la parte europea e quella asiatica, la moschea più grande del mondo, il canale di 50 chilometri che collega il mar Nero a quello di Marmara. La Turchia è diventato un immenso cantiere – scrive il Corriere – dovunque si vedono operai al lavoro, e gli appalti finiscono quasi sempre ad amici dell’AKP.

La Stampa scrive che uno dei simboli della rivolta di oggi è Deniz Gecmis, detto il Che Guevara turco, impiccato dai militari nel 1972 a 25 anni, e membro del Fronte armato per la liberazione della Turchia, formazione marxista leninista di cui era stato tra i fondatori. Fu arrestato in seguito a una rapina in banca e al sequestro di 4 cittadini. Racconta Marta Ottaviani da Istanbul che non c’è un solo angolo a Gezy Park che non esponga la sua immagine. Il processo provocò molte polemiche nel Paese perché ai tre imputati non fu praticamente permesso di difendersi.

 

Restiamo a La Stampa per dar conto dell’annuncio del governo greco di Antonis Samaras di sospensione, dalla mezzanotte di ieri, delle trasmissioni della emittente televisiva pubblica Ert. Il piano prevede il licenziamento dei suoi 2900 impiegati. Il portavoce del governo, Simos Kledikoglu, ha spiegato: “non possono esistere vacche sacre quando si risparmia ovunque”. Ert sarà sostituita da una struttura più snella, con soli 1000 impiegati. Il portavoce dell’esecutivo di grande coalizione ha parlato di un caso di “incredibile spreco di denaro pubblico”. L’intera struttura costa – secondo le cifre fornite dalla Frankfurther Rundschau – trecento milioni di euro, ovvero da tre a sette volte le altre tv, impiegando – come ha detto il portavoce dell’Esecutivo – da quattro a sei volte il personale di altre strutture. Soffrendo peraltro di “ascolti ridotti”.

Il Foglio fa i conti e scrive che Ert costa ad ogni greco, neonati inclusi, circa 26,5 euro. La Rai costa 29 euro pro capite, neonati compresi.

 

L’inserto R2 de La Repubblica è dedicato alle elezioni presidenziali iraniane del 14 giugno. Ne scrive Vanna Vannuccini. Alle urne si eleggerà il successore di Ahmadinejad. Escluso il candidato più liberale, Rafsanjani, ora l’Onda verde punta su Rohani, l’unico mullah tra i candidati, considerato moderato. Negli ultimi due giorni era salito in cima ai sondaggi, seguito a ruota dall’altro candidato del campo riformatore, Mohamed Reza Aref, ex vicepresidente negli anni di Katami. Aref ieri si è ritirato per non disperdere il voto moderato. Tra i conservatori il più gettonato è il sindaco di Teheran, mentre Said Jalili, che è considerato il candidato su cui punta il leader supremo Khamenei, è in fondo alla scala dei consensi. Khamenei scommette sulla intransigenza di Jalili come negoziatore del dossier nucleare. Non a caso lo slogan di Jalili è “resistenza, resistenza, resistenza”. Su Il Foglio, Tatiana Boutourline: “In Iran i pasdaran sono divisi in tre parti, e non si capisce se Jalili è ancora il favorito. Ma va forte il sindaco di Teheran. Nel quartier generale del moderato Rouhani si dice che “il viola sarà il nuovo verde”. I pasdaran sarebbero divisi, una parte sta con Jalili, un’altra continua a criticarlo. Quanto a Khalibaf, ex sindaco di Teheran, ha fatto una operazione pro-guida suprema che sta dando tanti frutti: ha vantato la propria esperienza amministrativa ma, più che dei suoi meriti, ha parlato delle prerogative di Khamenei, ricordando che “il ruolo del Presidente non è certo quella di decidere la linea sulla politica estera e nucleare del Paese”.

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