Ricordo di Guido Martinotti all’Università Bicocca

Guido Martinotti è stato un grande intellettuale italiano, un amico e collaboratore fondamentale per Reset, un suo socio fondatore vent’anni. Venerdì 12 aprile 2013, dalle 9:30, è ricordato nell’Università che ha contribuito a fondare e di cui è stato un grande animatore.

Edificio U12, Auditorium, via Vizzola 5, Milano

Una giornata per ricordare Guido Martinotti, uno dei più grandi sociologi urbani contemporanei.

L’evento è promosso dal Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano-Bicocca, ateneo in cui Martinotti ha a lungo lavorato e del quale è stato prorettore dal 1999 al 2005.

Nel corso del convegno si alterneranno gli interventi di personalità molto note che hanno avuto un rapporto intenso di collaborazione e di amicizia con Guido Martinotti in campi differenti del suo impegno di studioso e di intellettuale.

Richard Sennett e Harvey Molotch, sociologi statunitensi, si sono spesso confrontati con Martinotti sugli aspetti di ricerca e di comprensione dei problemi delle città contemporanee; Luigi Berlinguer ha avuto un rapporto di stretta collaborazione durante il percorso della riforma universitaria; Vittorio Gregotti si è invece confrontato con lo studioso durante la realizzazione del quartiere di Bicocca e, più in generale, sui processi legati al cambiamento urbanistico; Ferruccio de Bortoli ha avuto un confronto diretto con Martinotti nell’ambito dell’impegno giornalistico, particolarmente centrato sulla città di Milano.

L’incontro è aperto a tutti gli interessati fino a esaurimento dei posti disponibili.

Diretta streaming

Alla fine della cerimonia verrà intitolato l’auditorium dell’Edificio U12 al professor Martinotti.

Programma

Ore 9.30 – Saluti
Marcello Fontanesi, Rettore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca
Carla Facchini, Direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale

Ore 10.00 – Keynote Speech – The Open City
Richard Sennett, London School of Economics

Ore 10.40 – Tavola rotonda La città che cambia: conoscenza e impegno civile
Coordinano: Enzo Mingione, Francesca Zajczyk, Università degli Studi di Milano-Bicocca

Partecipano:
Luigi Berlinguer – già Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
Vittorio Gregotti – Gregotti e Associati
Ferruccio de Bortoli – Direttore del Corriere della Sera
Harvey Molotch – New York University

Nei prossimi giorni pubblicheremo su Reset il testo dell’intervento di Richard Sennett e altri ricordi.

  1. Modi del ‘confine’, della ‘forma irrisolta’ e della narrazione ‘in progress’ nella sociologia di Guido Martinotti e Richard Sennett, di Giuseppe Brescia. In un momento in cui si tacciava volentieri di avversione alla scienza ( e forse ancor oggi, giusta la censura di “pontefici minimi” sul Domenicale del 24 marzo 2013 ) la prosecuzione ideale dello storicismo crociano, nel 1999-2000 si organizzarono seminari su “Concetti complessi e strategie multidisciplinari” in collaborazione con il CNR di Firenze e l’università “Vico” nella adesione di Guido Martinotti (1938-2013). L’esperienza della Bicocca offre il destro per alcune considerazioni metodologiche, che si devono alla analisi del collega Richard Sennett ( “Corriere” del 13 aprile ). La differenza tra limite e bordo; parete e membrana, rispettivamente in urbanistica e biologia, riportano alla lezione su spazio e tempo in Bruno Zevi, scatole come contenitore – mondo vissuto dallo spettatore o fruitore ( il paragone della foce del fiume che versa la dolcezza in mare stava già in Vico ). Il paradigma della forma incompleta e della ‘creazione del frammento’ in poesia conosce un lungo Fortleben. Nei Prigioni di Michelangelo c’è l’ansia di liberare l’idea dalla materia. In Marsia e Apollo dell’ultimo Tiziano, la poetica di far penetrare la spiritualità nella materia. Per Le Grazie foscoliane, la poesia è ‘episodica’ ma non ‘frammentaria’, secondo Luigi Russo. L’incompiutezza della Messa da requiem non fu ‘di proposito’ ma forzata dalla morte di Mozart nel 1791. Pure, in tutti i casi, agisce sempre una riadduzione ermeneutica a sintesi, intenzionale o ricostruita. L’assenza di catarsi appagante è solo apparente. Nell’ opera aperta, ‘Work in progress’ Finnegans Wake di Joyce, si avvertono riconduzioni a sintesi ( archetipi, “Delta”, ALP, quaternità, teoria dei ricorsi storici). Nella teoria dei principi dissipativi di Prigogine, sussistono i ‘loops di catalisi’, onde la forma del vivente non può non costituirsi. In urbanistica, la Bicocca ha una struttura con le sue diramazioni. Così come l’addizione erculea di Biagio Rossetti, nella Ferrara innalzata quasi a paradigma da Bruno Zevi, opera su pietre d’angolo che liberano l’espansioni successive ma serbano l’ordito. Il ‘plasmare’ una ‘forma’ (come ben conclude il Sennett ) è comunque essenziale, anche se certo frainteso ‘debolismo’ epistemologico sembra talora indulgere a decostruzione pura e semplice ( v. il caso Fuksas o la recente ideologia dei ‘Paesaggi attivi. Saggio contro la contemplazione’, di Viviana Gravano,Mimesis 2012 ). Ma la ‘lotta contro la teoresi’ ( Raffaello Franchini, geniale autore di ‘Teoria della previsione’, così la definiva ), fino a che punto può spingersi ? Esistono pur sempre degli ‘apriori’, dei principi ordinativi dell’esperienza. Carlo Tosco, del Politecnico di Torino, ci ha donato un interessante “Il paesaggio come storia” ( Il mulino, 2007), in cui riconosce soprattutto a Rosario Assunto di aver lasciato una “solida scuola di pensiero”, nel segno della “rivincita della forma”. Collaborano in questa integrazione dialettica Joachim Ritter 1963, J. Martin 1984, C. Raffestin 1982, M. Venturi Ferriolo 1992 e 1998 e Raffaele Milani 2001 e 2005 ( per tacer d’altri ). Si vuol dire che una miglior dolcezza nel ‘giudizio’, una dolce sistematica tra le “humanities” e il “potere” ( Roberto Cotroneo ), certo non guasterebbe nell’attuale temperie culturale ed etico-politica: del qual auspicio va resa gratitudine all’opera e al pensiero di Guido Martinotti che ha offerto lo spunto per le presenti considerazioni. Giuseppe Brescia

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