Italia dissestata

Il Corriere della Sera: “Le opere per l’Italia che frana”. “Bassanini (Cassa depositi e prestiti): pronti a dare soldi, ma la Ue garantisca flessibilità”. “I progetti inviati all’Europa contro il dissesto idrogeologico”. “Nuovo allarme pioggia”.
A centro pagina: “Peter, 26 anni, decapitato dall’Isis. Americano ucciso, si era convertito”.
L’editoriale, firmato da Angelo Panebianco: “Il Califfo a Roma? Non è uno scherzo”. “La crisi che sottovalutiamo”.
E poi: “Renzi vede Juncker. Riparte il dialogo dopo la lite sul rigore”. Il premier italiano ha incontrato il presidente della Commissione Europea durante il vertice G20.

La Repubblica ha una doppia apertura: sul vertice del G20 e sull’emergenza maltempo. A sinistra, sul vertice G20: “Merkel vince la battaglia dell’austerity”, “Crescita, dal G20 solo promesse. I Grandi ‘processano Juncker”. Nella parte centrale della pagina: “Maltempo, Regioni contro Renzi: ‘I condoni li ha fatti il governo’”, “Il presidente del Consiglio: le vostre scelte da rottamare. Il Nord nel fango, altri tre morti”.
A centro pagina: “L’Is decapita il quinto ostaggio. Obama: sono il male assoluto”. E un commento di Thomas L. Friedman: “Ma per fermarli serve più cultura”.
Il “caso” analizzato da Paolo Garimberti: “Putin, prove di bullismo”.

La Stampa: “Maltempo, l’ora della polemica Renzi-Regioni”, “’Vent’anni di politiche sbagliate’. Burlando: ma i condoni li fa Roma”. In grande evidenza un’inchiesta di Domenico Quirico: “Fra i rifugiati di Tor Sapienza, ‘Perché ci odiate così tanto?”.
Sotto la testata: “Orrore Isis, decapitato il cooperante Usa convertito all’Islam”. E la vicenda di Gianluca Salviato: “Libia, libero dopo 8 mesi, ‘Non ci credevo più. Botte dai miei rapitori’”.
Sulla crisi ucraina segnaliamo un intervento di Enzo Bettiza: “Putin e la diplomazia del koala”.

Il Giornale: “Centrodestra a un punto da Renzi. I sondaggi: il Pd crolla dal 45 per cento al 36. Forza Italia, Lega, Ndc e Fratelli d’Italia insieme al 34,2”. E poi: “La balla di Bersani su Mediaset aiutata: ha perso il 33 per cento in 8 mesi”.
A centro pagina il quotidiano offre un articolo in vista delle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria: “La lezione delle Regionali: divisi si perde”. Il riferimento è al centrodestra che “diviso non solo non vince ma neanche gioca la partita”.
Il titolo di apertura: “Tagliagole cannibali. Ora Isis decapita anche i musulmani. Ucciso un americano convertito”.
A centro pagina una intervista a Gualtiero Marchesi: “Il re dei cuochi: ‘Basta, la cucina non è per tutti'”.

Il Sole 24 Ore: “L’escalation di furti e borseggi. Il bilancio 2013 del ministero dell’Interno: per i delitti crescita del 2,6 per cento. Milano, Rimini e Bologna le province più a rischio”. “Colpi in casa (+ 6 per cento) e per strada (+ 12 per cento) aumentano anche dopo l’anno nero del 2012”. Le città peggiori per numero di reati sono Milano, Roma, Torino. Le migliori Benevento, Matera, Oristano, Enna.

Il Fatto del lunedì offre ai lettori un reportage sulla canzone italiana: “La musica (non) è finita”, “Viaggio nell’industria musicale che nel 2000 fatturava 576 milioni e oggi solo 179. Una crisi economica e di talenti. Dove sono finiti i cantautori? Intervista a Mogol: ‘Battisti sapeva suonare il futuro’”.
“La giornata di ieri” è riassunta in due titoli: “Alluvioni, dopo Genova tre morti a Varese e Cuneo” e, sulla situazione politica, “Pioggia e crisi, Renzi affonda nei sondaggi”, “In affanno”, “La fiducia scende di dieci punti in un mese, quella nel governo di 23 rispetto a giugno”.
In taglio basso, un editoriale di Ferruccio Sansa: “Caro Renzi, per la Liguria non basta un tweet”.
E i richiamo ad un’intervista del quotidiano allo scrittore Gianrico Carofiglio, che parla del suo personaggio principale: “Io e Guerrieri tra librerie, Pd e la nuova Bari”.
Infine, il reportage dalla Silicon Valley di Gabriella Greison: “Noi abitanti della casa di Google”, la Silicon Valley “svelata da chi ci vive e lavora”.

Dissesto, Europa

Su La Repubblica un lungo commento di Tomaso Montanari è dedicato allo “scaricabarile sulle alluvioni nell’Italia che non sa fermare il cemento”. Analizzando “le cause del dissesto” Montanari scrive che “Dalla Liguria al Veneto”, c’è “Mezzo secolo di delirio edilizio che ha mangiato oltre 5 milioni di ettari di campagna. E mentre il Paese frana sotto la pioggia, passa la legge voluta dal governo che sblocca i nuovi cantieri”. Montanari cita Vezio De Lucia che, nel libro “Nella città dolente” ha spiegato come la storia del cemento sia iniziata davvero quando la Democrazia Cristiana rinnegò Fiorentino Sullo e la sua ottima legge urbanistica: “era il 1963: cinquant’anni dopo il governo di Matteo Renzi fa lo stesso errore, approvando lo Sblocca Italia di Maurizio Lupi”, una legge “che bisognerebbe avere il coraggio di ripensare radicalmente, anche se è appena uscita sulla Gazzetta ufficiale. Anzi, una legge che bisognerebbe avere il coraggio di rottamare”.

Su La Stampa un dossier di Andrea Rossi: “Il Paese con più catastrofi in Europa. Oltre 2 mila morti negli ultimi 50 anni”, “A rischio 4 Comuni su 5. L’esperto: colpa di chi ha costruito negli Anni 60”. L’esperto citato – e intervistato – è Fausto Guzzetti, direttore dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Cnr. Dice ad esempio che alcune Regioni, come l’Umbria, sono coperte da frane per il 10-15% del territorio. E le frane si muovono: “è fisiologico e non sarebbe un problema se non fosse che su queste frane, sopra, sotto, accanto, dentro, si è costruito. Erano anni, soprattutto il Dopoguerra, in cui si teorizzava lo sviluppo edilizio, senza limiti. E, probabilmente, mancavano le conoscenze e gli strumenti di cui disponiamo noi. È stato un errore anche da un punto di vista economico. Ma lo possiamo dire solo ora”.

Su La Repubblica, pagina 2: “Maltempo, le Regioni attaccano Renzi: ‘I condoni li hanno sempre fatti i governi’”. Il quotidiano intervista il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, che dice: “Basta battute per avere facili consensi, tocca al premier dare la svolta”, “se il problema è la politica del territorio fatta dalle Regioni, perché il governo non elabora subito una legge urbanistica nazionale?”. Le Regioni ci starebbero? “Di corsa – risponde Burlando – Il vero problema in questi venti anni sono stati i condoni: e quelli li hanno fatti i governi, sbugiardando i sindaci”. Poi, parlando della situazione di Genova: “Sarebbe bello liberare dal cemento la foce del Bisagno. Però siamo a Genova, non in Cina: dovrei deportare diecimila abitanti. Ma posso fare uno scolmatore per deviare le acque. E mi hanno promesso che i soldi stanno arrivando”.
Alla pagina seguente, intervista al sindaco di Milano Pisapia. Dice che “Milano è vittima dell’incuria di tutto il Nord” e confessa che l’altra sera era in lacrime. E spiega: “Paghiamo le conseguenze di anni di politiche ambientali dissennate e di un fenomeno meteorologico nuovo. Tanta acqua così, con i fiumi impazziti, da noi non si era mai vista”.

La Stampa, pagina 2: “Alluvioni, scontro Renzi-Burlando”, “Il premier: ‘Scelte delle Regioni da rottamare’. Il governatore: no, la colpa è dei condoni fatti a Roma”.
In basso, sulla stessa pagina, un’intervista al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: “Bisogna sapersi scusare, ma no allo scaricabarile. Lo Stato faccia la sua parte”. Il premier vi accusa, dice che le Regioni hanno grandi responsabilità nel dissesto del territorio, cosa risponde? . Rossi: “Che ha ragione. Bisogna assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, saper chiedere scusa ai cittadini. Io ad esempio l’ho dovuto fare per quanto accaduto a Carrara. Ma ricordo che qui ce ne è per tutti: Comuni, Province, Regioni, Parlamento. Sennò diventa uno scaricabarile”. Al governo Rossi chiede di “riconoscere fino in fondo ai Presidenti di regione i poteri di commissario di governo. Faccio un esempio: se devo fare un intervento di prevenzione e le Ferrovie o l’Anas mi ignorano, io non ho il potere di intervenire”. E poi “gli interventi ambientali devono essere fuori dal Patto di Stabilità interno. Se non ricordo male il sindaco Renzi lo chiamava il Patto di stupidità”.

Il Corriere intervista il presidente della Cassa depositi e prestiti Bassanini, che ha partecipato al gruppo di lavoro presieduto dal sottosegretario Delrio incaricato di definire il pacchetto di investimenti italiani da proporre a Bruxelles nell’ambito del famoso piano Juncker da 300 miliardi. Secondo Bassanini “si dovrebbe ritornare all’origine del patto di Stabilità e crescita”, e “rendersi conto che in Europa servono molti più investimenti”, vista la “lunga recessione” e, per l’Italia, “la quasi deflazione” e l’intensificazione “dei fenomeni di dissesto idrogeologico” che “dovrebbero suggerire l’applicazione delle clausole di flessibilità previste nei trattati”. Non si tratta di “deroghe”, spiega Bassanin, ma “di applicare regole già previste”. Quanto al ruolo della Cassa, Bassanini ricorda che l’attività tradizionale di Cdp è “finanziare gli investimenti dello Stato e degli enti pubblici, utilizzando “il denaro dei risparmiatori”, dunque “debiti che deve restituire con gli interessi”. Ovviamente la Cdp “può fare da volano o catalizzatore”, anticipando i finanziamenti per gli interventi sul territorio con la garanzia dello Stato o facendo ottenere prestiti a condizioni molto favorevoli, attraverso la Banca europea degli investimenti.
Lo stesso quotidiano dà conto dei “1956 progetti per i rischi idrogeologici” presentati a Bruxelles dal nostro Paese, che chiede circa 40 miliardi per oltre 2000 progetti, la maggior parte dei quali dedicati appunto al dissesto idrogeologico.

In un altro articolo il Corriere parla del “disgelo australiano con Juncker” di Renzi, dopo le polemiche delle scorse settimane. Renzi ha informato i cronisti che nei prossimi giorni il presidente della Commissione Ue darà i dettagli del piano di investimenti europei che sta preparando. La linea di Renzi sarebbe questa, secondo il Corriere: “Juncker sta mantenendo le sue promesse, ha bisogno dell’aiuto di tutti gli Stati membri, non possiamo non darglielo, lasciamolo lavorare e mettiamo da parte le polemiche”.

Articolo 18

Il Corriere: “Jobs act, regge l’accordo nel Pd. Civati si arrende: in pochi diremo no”. Ieri è iniziato in Commissione lavoro alla Camera l’esame dei 480 emendamenti al testo”, con l’obiettivo di “chiudere entro giovedì” per arrivare in Aula venerdì. Cesare Damiano “è ottimista”. Il quotidiano dà conto delle critiche di Alexis Tsipras, ieri a Firenze: “ll vostro premier è tornato indietro mettendo nell’agenda neoliberista i rapporti di lavoro”.

Sul Messaggero l’editoriale, firmato da Francesco Grillo, è dedicato al dibattito sull’articolo 18, dove si ricorda che “l’Italia non cresce da tredici trimestri” e ci si chiede, in relazione al dibattito sull’articolo 18, se ne sia “valsa la pena”. Grillo cita il lavoro di monitoraggio sul lavoro, istituito dall’ex ministro Giovannini: “lo scorso anno, tra i ‘privilegiati’ con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, l’articolo 18 non è riuscito ad evitare il licenziamento individuale (per giusta causa o giustificato motivo come dice la legge) di circa settecentomila persone all’anno, di cui presumibilmente circa quattrocentomila protetti dal diritto di reintegra. Solo il 5% di questi (20,000) arriva, però, fino al magistrato per chiedere che gli sia restituito il posto di lavoro e la restituzione avviene solo per il 10% di questi casi: 2,000, ovvero meno di uno ogni cento licenziati”. E dunque “l’articolo 18 funziona poco e poco viene usato dagli stessi lavoratori a fronte della perdita del posto di lavoro”. Probabilmente insomma la “tipizzazione” ulteriore dell’articolo 18 “difficilmente entusiasmerà gli investitori”.

Landini

La Repubblica intervista il leader della Fiom Maurizio Landini: “Renzi e i suoi non rispettano i lavoratori e così perdono elettori. Ma io non farò il politico”. Sul Jobs Act, dice Landini, “non sono io a non avere rispetto (un’accusa che gli era stata lanciata dal ministro del Lavoro Poletti ieri, ndr). Siamo in presenza di un governo che chiede una delega in bianco di dubbia costituzionalità e che di fatto esenta il Parlamento dl suo ruolo. Un governo che vuole cambiare il lavoro senza discuterne con le organizzazioni sindacali che rappresentano milioni di lavoratori e senza tener conto di chi ha scioperato”. Il riferimento fatto da Landini al calo di consensi del premier rinvia a sua volta alla rilevazione pubblicata ieri dallo stesso quotidiano e curata dalla società Demos di Ilvo Diamanti, che viene di nuovo richiamata nella pagina seguente: “’Governo in calo? Sfidiamo l’impopolarità’”. Sono parole pronunciate dal vicesegretario Pd Lorenzo Guerini. E in questo contesto va inserito il passaggio in cui Landini ribadisce: “precisando che i sondaggi possono anche sbagliare – si è visto cosa hanno combinato sulle elezioni – rispondo che io non mi chiamo Matteo e non mi candido. Il mio mestiere è nel sindacato”.

Centrodestra

Il Corriere della Sera intervista Giovanni Toti, che “invoca un nuovo ‘predellino'”, che serva a “preparare il centrodestra alla sfida con il centrosinistra che non appare più una lotta impari come poteva sembrare solo qualche mese fa”.
Toti dice che il suo partito non ama il premio di lista, “ma se la legge elettorale alla fine dovesse prevederlo è un motivo in più per attrezzarci”. Dice che si rivolge “sicuramente” al Ncd, ai popolari di Mauro, a Fratelli d’Italia, a Storace, alla Lega “nostro alleato da sempre”. Dice che la leadership rimane a Berlusconi, “nessuno dei giovani leader scalpitanti di destra ha l’eredità politica e la visione del futuro che ha Berlusconi”.

Il Giornale: “Forza Italia: ‘Uniti si vince’. Tutti al lavoro per l’intesa. I sondaggi favorevoli danno forza all’idea azzura di rimettere insieme un centrodestra ancora frastagliato in quattro aree. Matteoli dialoga con i centristi, Toti con il Carroccio”.
Di spalla il quotidiano dà anche conto dell’affettuoso scambio di tweet durante il fine settimana tra Fini e Storace: “I tweet al miele tra Fini e Storace: prove di disgelo per la Fiamma”.
Nella pagina successiva: “Renzi cala, centrodestra a due punti”. “Il premier in crisi di consensi paga la situazione economica. Il Pd precipita al 36 per cento. La Lega vola al 10: la coalizione sarebbe al 34”.
Un altro articolo (“Ma il D-Day dell’alleanza arriverà domenica”) si ricorda che domenica prossima in Calabria ed Emilia Romagna: in Calabria l’Ncd rischia un flop, in Emilia la Lega secondo i sondaggi scavalcherà Forza Italia (10-11 per cento contro 8-9 per cento). E se si aggiungono le regionali di primavera in Campania, Veneto, Puglia, Liguria, Toscana, Umbria e Marche, “se il centrodestra non troverà una intesa” rischia “di fare anche peggio della Roma in Champions”.

G20

Su La Repubblica due intere pagine sul vertice G20: “Obama non piega la Merkel, dai Grandi solo promesse sul Pil. Elusione, Juncker ‘processato’”, “Il comunicato finale del vertice indica un 2,1% aggiuntivo entro il 2018, ma anche con investimenti privati. Putin isolato sul caso Ucraina”. E il quotidiano riproduce un’intervista con copyright Ard allo stesso Putin: “In Ucraina – dice – lavoriamo a un miglioramento della situazione, per chiudere la crisi. Vogliamo rapporti normali con tutti nostri partner: anche con gli Usa e l’Europa”. Quale è il peso delle sanzioni sulle banche? “Le banche russe hanno finora concesso crediti a Kiev per 25 miliardi. Se i nostri partner europei e gli Usa vogliono aiutare l’Ucraina, è forse perché vogliono seppellire il nostro sistema finanziario che la sorregge?”, “se crollano le nostre banche, crolla anche l’Ucraina”.

Su La Stampa Enzo Bettiza torna sulla decisione di Putin, al vertice G8, di dileguarsi dopo aver posato con il koala tra le braccia, adducendo come scusa di avere molto sonno: “una scusa banale” per evitare critiche frontali a proposito dell’espansionismo in Ucraina. “Tutti formalmente ostili nei suoi confronti i leader dei Paesi che contano, tranne Matteo Renzi: il quale si è smarcato dagli altri e ha addirittura calorosamente invitato l’ultimo zar russo a Milano per l’Expo. E chissà che l apolitica del compromesso e dell’ospitalità, grazie all’atteggiamento del premier italiano, on possa dare, a breve termine, una spinta utile all’avvicinamento fra Russia ed Europa, in un momento in cui il fanatismo islamico, con le sue azioni atroci, sta terrorizzando il mondo occidentale”. Ma durante il vertice “ancora una volta, Putin è apparso come un Giano bifronte. Perseverante e duro nella strategia a lungo termine, quanto sibillino e conciliante nel posare a favore dei fotografi con un koala in braccio”.

ISIS

“L’Isis decapita l’americano Kassig”, titola La Stampa raccontando che un nuovo video ha mostrato il cooperante convertitosi all’Islam e che i familiari della vittima hanno chiesto di non mostrare le immagini. Il video dura 16 minuti e inizia con la ricostruzione della genesi di Isis da cellula di Al Qaeda a Califfato, per poi spostare l’obiettivo tra gli stivali del killer, dove si vede la testa mozzata dell’americano Peter Kassig. La voce del killer ha lo stesso accento britannico di Jihad John, il terrorista già autore della decapitazione di almeno altri quattro ostaggi. Alla pagina seguente, il “retroscena” firmato da Maurizio Molinari: “Autobotti, zattere e tubi interrati. Così il Califfo esporta il ‘suo’ petrolio”, “Il sistema ricalca quello di Saddam Hussein per eludere le sanzioni Onu”.

Su La Repubblica: “L’Is decapita l’americano Kassig. Obama: ‘Atto di male assoluto’. Massacrati anche 15 soldati siriani”, “L’ex militare si era convertito all’Islam: è il quinto ostaggio giustiziato. Video meno sofisticato dei precedenti. I servizi: ‘segno di debolezza’”. Kassig si era arruolato nei ranger nel 2007 ed era stato mandato in Iraq: cosa che i suoi rapitori non gli hanno perdonato. Poi era diventato infermiere di primo soccorso e si era recato dapprima in Libia e poi in Siria per assistere i rifugiati. E lì era stato rapito nel 2013. All’Is è dedicato un commento di Thomas L. Friedman: “Gli uomini in nero spaventano Dubai, ‘Vogliono conquistare anche i nostri figli’”.

Il Giornale: “Un’altra testa tagliata dall’Isis. E’ un americano convertito”. “Trucidati anche 15 soldati di Assad”. Il quotidiano scrive che Peter Kassig, che da convertito si faceva chiamare Abdul Rahman, si sarebbe rifiutato, a differenza di altri ostaggi, di regalare una dichiarazione assolutoria ai propri carnefici”.

Il Corriere della Sera: “Il boia dell’Isis decapita il quinto ostaggio. Un video mostra l’uccisione dell’americano Peter Kassig e di una quindicina di soldati siriani. Gli estremisti in crisi vogliono mostrare di essere ancora forti”. “Obama: ‘Sono il male assoluto'”. Lorenzo Cremonesi scrive che Obama è accusato nel video di essere “il cane di Roma”, e sottolinea che “il riferimento a Roma è sempre più frequente negli atti pubblici dell’Isis”.
Un altro articolo del quotidiano descrive un ritratto della vittima, volontario in Libano e poi in Siria, rapito a Deir El Zor nell’ottobre 2013. “Anche Abu Omar Aqidi, alto dirigente della fazione qaedista Al Nusra, si rivolge ai rivali ricordando come Peter abbia curato lui e i suoi compagni feriti in un bombardamento del regime siriano”, ma sono appelli che rimangono senza risposta.
Angelo Panebianco, che firma l’editoriale del Corriere della Sera invita a non sottovalutare: “Sembra che in questa crisi la classe politica italiana (Renzi e il suo governo, Berlusconi) sia un’Europa la più restia di tutte a prendere atto del fatto che sulla scena internazionale non contano solo gli affari”. Sulle minacce del “Califfo” a Roma “chi fa spallucce, che pensa si tratti solo di una sbruffonata, ha capito ben poco”.

E poi

Il Corriere offre un intervento di Malala Yousafzai, la studentessa pakistana oggi diciassettenne sopravvissuta ad un attentato da parte dei Talebani e premio Nobel per la pace. L’intervento è uno stralcio dal suo libro, edito da Garzanti e prossimamente in vendita con il Corriere della Sera “Io sono Malala”.

Il Sole 24 Ore si sofferma sui dati diffusi dal Ministero dell’Interno sui reati nel 2013, offrendo anche un quadro provincia per provincia, con variazione percentuale sul 2012. “Nonostante la percezione, gli omicidi volontari sono ai livelli più bassi degli ultimi anni”. Se si escludono le 366 vittime del naufragio di Lampedusa (classificate sotto questa voce) sono stati 502, in calo del 5 per cento. Gli arrestati o denunciati per questo reato sono invece saliti del 10 per cento, a 1157. Diminuito anche il numero di furti d’auto. Sono invece aumentati i furti in casa, i borseggi, le rapine e le truffe e frodi. Il record di rapine per 100 mila abitanti va a Napoli, quello per i furti in casa ad Asti e Pavia, quello per le truffe a Trieste e Savona.

Sul Corriere prosegue il dibattito sul liceo classico e la sua utilità, dopo un processo in cui a rappresentare accusa e difesa erano rispettivamente Andrea Ichino ed Umberto Eco. Oggi Ichino firma un commento dal titolo “Lode allo scientifico ma anche a Cicerone. Basta licei a menù fisso”.

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