Carceri e torture: un romanzo
che ci porta nei sotterranei di Istanbul

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Da Reset-Dialogues on Civilizations 

Ovunque si sogni e si lotti c’è sempre uno spazio di dignità. Anche in una piccola cella sotterranea di un carcere di Istanbul dove le torture sono all’ordine del giorno e troppo spesso non si hanno notizie delle sorti dei prigionieri come ci mostra lo scrittore turco Burhan Sönmez nel suo romanzo “Istanbul, Istanbul” (Nottetempo, traduzione di Anna Valerio) in cui quattro uomini sfuggono al dolore fisico e alla condizione di prigionia passando il tempo raccontandosi storie.
Fa un certo effetto leggere “Istanbul, Istanbul” proprio mentre in Turchia è in atto una progressione di arresti di pensatori e scrittori scattati in base alle misure di emergenza decretate all’indomani del fallito golpe del 15 luglio. “Sono state arrestate migliaia di persone e licenziate altre centinaia di migliaia compresi giornalisti, insegnanti, accademici – conferma Sönmez, ospite a Pordenonelegge -. Il governo ha inoltre esteso il periodo di carcerazione preventiva da 2 a 30 giorni e ha sospeso la Convenzione europea dei diritti civili”. “Ma c’è ancora tanta gente che continua a parlare apertamente, fa resistenza ed è convinta che la Turchia avrà un futuro migliore” sottolinea l’autore di origini curde che si è sempre battuto per la difesa dei diritti umani.

Il suo avvicinamento alla scrittura è avvenuto proprio in seguito a uno spiacevole episodio che risale al 1996 in cui, dopo uno scontro con la polizia turca che lo lasciò gravemente ferito, esiliò in Gran Bretagna per farsi curare grazie al sostegno della Fondazione “Freedom for Torture” e, nei lunghi mesi di riabilitazione, cominciò a scrivere. Oggi vive tra Cambridge e Istanbul, insegna Letteratura all’Università ODTU di Ankara e quando è rientrato in patria, tre anni fa (“anche se lasci il tuo paese, il paese non lascia te”), ha partecipato attivamente alle proteste di piazza Taksim.

In “Istanbul, Istanbul” l’autore sceglie di portare il lettore in una squallida e tetra cella tre piani sottoterra e gli fa trascorrere dieci giorni in compagnia di quattro prigionieri -, Kamo il barbiere, Demirtay lo studente, Küheylan il vecchio rivoluzionario e il Dottore -, senza farlo sentire soffocato. Anzi, riesce a infondere a chi legge anche un inedito senso di ottimismo, spesso ricorrendo alla “risata gialla”, quella risata sarcastica e liberatoria che nasce nelle situazioni più dure a cui sembrano far spesso ricorso i turchi.
Attraverso un abile gioco di equilibrio tra le storie narrate, Sönmez cerca punti di contatto anche con l’altra Istanbul, quella illuminata, rumorosa e circondata dall’acqua del piano di sopra che scopriamo nei suoi aspetti più poetici perché, come spiega uno dei personaggi, il rivoluzionario, “ciò che faceva di una città una città era lo sguardo delle persone. Chi la guardava male, la rendeva maligna, chi la guardava con amore, l’abbelliva”.

Burhan, i protagonisti del romanzo sembrano potersi salvare solo grazie alla narrazione ininterrotta di storie, meccanismo che ricorda oltre il “Decamerone” di Boccaccio, anche “Le Mille e una notte”. Come può salvarsi la Turchia di oggi?
Quando il tempo scorre lontano abbiamo solo le storie con noi a ricordarci del passato. L’arte in generale è la mera riproduzione delle “Mille e una notte” o del “Decamerone”. Lo ripetiamo in forme nuove. E la vita non è diversa. Viviamo nuove vite molto simili a quelle che sono state vissute prima. La Turchia supererà i suoi dolori con nuove storie nell’arte e nella vita, anche se queste storie sono state già sentite prima.

Nel romanzo aleggiano due Istanbul, unite da una linea orizzontale, e il tema del doppio affiora anche nella storia. Vuol dire che gli abitanti di Istanbul sono costretti ad avere due vite e ad alimentare due anime?
Nella maggior parte dei casi non è una questione di “essere costretti”, ma sembra venire naturale. Non ci si rende conto di aver due anime e di vivere in una città a più livelli. Può succedere in effetti in molte città. Chi può dire che Roma sia diverso da Istanbul?

La poesia è molto presente nel romanzo. Qual è il suo ruolo nella storia? E nell’odierna Turchia?
I miei romanzi sono una voce umile di un poeta morto che è stato sotto terra per lungo tempo. Il romanzo, il sogno di libertà e il desiderio di uguaglianza sono la stessa cosa. Sono un paradiso perduto che è sempre stato molto vicino a noi e lontano allo stesso tempo.

Chi le raccontava le storie da bambino?
Sono stato fortunato per aver avuto una madre narratrice. E sono stato anche fortunato perché sono cresciuto in un piccolo villaggio dove non c’era l’elettricità, ma solo lampade a gas. La notte era la patria dei bambini. Ci raccoglievamo tutti intorno a mia madre e lei instancabilmente ci raccontava storie di geni, amanti e guerrieri.

Nel libro è molto presente il tema del destino. Come è possibile cambiare il destino della Turchia di oggi segnato da repressione, censura, purghe e una stretta anti democratica aggravata dal golpe fallito del 15 luglio?
Tutto è possibile, nel bene o nel male. La vita è abbastanza lunga per assistere a tante cose. Non posso parlare di cifre reali, non sono un politico, ma posso dire di essere ottimista e fiducioso per il mio paese, nonostante tutte queste catastrofi.

Ha paura di essere arrestato? Come fa per proteggersi da questo rischio?
Se avessi paura di essere arrestato non potrei vivere qui. Ho vissuto in esilio nel Regno Unito per dieci anni e poi sono tornato in Turchia. Non mi proteggo dal rischio di essere arrestato. Mi conoscono, mi tengono d’occhio. Ho superato la paura, ma certamente sono preoccupato per quello che può accadere alla mia famiglia.

Siamo di fronte a un “totalitarismo islamico”?
Senza dubbio. Lo scenario è chiaro.

Cosa resta del movimento nato a Gezi Park?
Le proteste di Gezi Park hanno rappresentato i giorni migliori per la gente in questo paese. È stato un movimento di milioni di persone totalmente pacifiche. Non è stato il movimento di certi gruppi, ma di semplici cittadini. Ogni parte della società si è ritrovava nel parco: lavoratori, studenti, LGBT, religiosi, socialdemocratici, socialisti, ecc. Poi la protesta è stata soppressa dalla violenza spietata del governo. Una dozzina di persone sono state uccise e migliaia sono rimaste ferite e sono state arrestate. Un movimento pacifico ritiratosi sotto la pressione di una brutale crudeltà. Ma il sogno maturato in quei giorni resta vivo.

Vai a www.resetdoc.org 

Titolo: Istanbul Istanbul

Autore: Burhan Sönmez

Editore: Nottetempo

Pagine: 320

Prezzo: 17 euro €

Anno di pubblicazione: 2016



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