COSE DELL'ALTRO MONDO

Riccardo Cristiano

Giornalista e scrittore

Lettera aperta a papa Francesco

Stimatissimo e caro Papa Francesco,

Ho avvertito il bisogno di scriverle in queste ore di inaudita vergogna per le critiche infondate che le vengono rivolte non tanto per esprimerle la mia solidarietà, sarebbe a mio avviso un po’ vanesio, ma per ringraziarla. E di dire “grazie” nella vita, quando si deve farlo, è sempre il momento opportuno per farlo. Da quando lei è diventato vescovo di Roma ho sentito dentro di me la certezza che la sua Chiesa in uscita parlasse a tutti, non solo ai suoi membri chiamati ad uscire, ma anche a chi come me, nelle periferie esistenziali del dubbio, ha sentito per la prima volta che una porta è aperta per il piacere o forse il dovere di aprirla.  Le hanno mai detto che per chi non sa, non riesce a sapere, questa è la certezza più bella? Il solo conforto, l’unico aiuto, la vera vicinanza che può aiutare a restare in cammino?

Stimatissimo e caro Papa Francesco, tutti noi, essere umani, abbiamo bisogno di camminare, e lei ricordandoci che per farlo occorre un orizzonte ci ha aiutato, tutti, a sentirci parte di un cammino più grande, e a guardare così anche a quello suo e della sua Chiesa come a un cammino che ci coinvolge, ci riguarda.

Chi oggi l’attacca io penso che tema anche questo, caro Papa Francesco. Sì, chi la prende di mira non vuole che, vedendo orizzonti comuni, gli uomini si riconoscano fratelli nella stessa umanità e che così facendo, come disse Martin Luther King, scoprano di aver imparato a volare come uccelli, a nuotare come pesci, ma non a vivere insieme come fratelli. Questo per me conferma la forza del suo messaggio, la sua profezia. Dico profezia perché se il suo messaggio sul poliedro salverebbe una globalizzazione fallita e con essa una democrazia che non sa più essere liberale, quel messaggio arriva in un tempo in cui il Corporate Power tenta di salvarsi cavalcando i nazionalismi, gli autoritarismi, i sovranismi che si dicono nuovi di conio.

Cosa dice all’uomo moderno la sua misericordia? Non ci dice forse che solo rompendo il cerchio maledetto della violenza mimetica in modo unilaterale riusciremmo a sconfiggere il terrorismo? E invece la paura legittima la repressione che giustifica la violenza che genera il terrorismo che le legittima la repressione che giustifica la violenza che genera il terrorismo, in una spirale infinita, come le spire di un mostro.

Questo tempo che ha avuto la possibilità di guarirci da tante malattie si è nuovamente ammalato, diventando un tempo globale di  muri, steccati, paure, rigetti. I pensieri che emergono parlano di eternità, quella che pensa soltanto allo spazio e dimentica il tempo, perché teme il nuovo e il cambiamento. Questo tempo aveva bisogna non di me, ma di lei. A lei il carico di sostenerci, a me, umilmente, di ringraziarla, per quello che fa, anche per i tanti fratelli e le tante sorelle che non conosce, come me. Questa mia lettera dunque ha un solo fine, ringraziarla dal più profondo di un cuore, perché lei ha aperto a tutti la piazza della misericordia, senza la quale periremo ciascuno per suo conto, come degli stolti.

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