COSE DELL'ALTRO MONDO

Riccardo Cristiano

Giornalista e scrittore

La lezione di un pontificato per salvarci dal Coronavirus

Pensiamo bene: sette anni di pontificato possono aiutarci a capire meglio come guardare alle sfide del nostro presente. Sì, io penso che Jorge Mario Bergoglio abbia molto da dirci, proprio oggi, sette anni dopo la sua elezione, mentre siamo sconvolti dal coronavirus. E provo a spiegarmi.

L’idea delle chiese chiuse oggi pesa per molti credenti. Lo ha detto bene Romano Prodi proprio in queste ore. In ottant’anni di vita, ha affermato in un’intervista, è la prima volta che manca la messa. Non sono parole dette per contestare una decisione, ma per dare la giusta dimensione a un fenomeno che certi mondi possono sottovalutare, ma altri percepiscono appieno. Ecco, qui troviamo la prima lezione della Chiesa ospedale da campo di Bergoglio. La Chiesa ospedale da campo… Possibile non aver capito? Possibile averlo notato così poco fino ad oggi? Cosa vuol dire “Chiesa ospedale da campo” oggi, in Italia, con la diffusione spaventosa e spettrale del Coronavirus?

Non aveva la palla di vetro Bergoglio quando ha invocato l’ospedale da campo ed ha evocato la sua Chiesa ospedale da campo. In certo senso da quel giorno ci chiede di essere medici, infermieri, portantini, volontari.

Lo abbiamo voluto essere all’epoca dei “porti chiusi”? Ognuno sa la sua risposta, ma tutti sappiamo la risposta del nostro Paese. Oggi abbiamo in merito idee un po’ più chiare? Se il sistema sanitario nazionale collassasse e ci beccassimo  il coronavirus ci farebbe piacere la mancanza di cure?

Il punto è che l’epidemia di povertà, guerre, miseria, malattie, alluvioni, siccità, che ha riguardato il sud del mondo non ha riguardato noi. Quell’epidemia non è diventata pandemia. Ma il risultato oggi lo possiamo capire. Cosa abbia significato “porti chiusi” lo capiamo se pensiamo oggi a un’ipotesi “ospedali chiusi”.

La Chiesa ospedale da campo di Jorge Mario Bergoglio dunque oggi ci riguarda in prima persona. Come? Capendo che essere responsabili serve a tutelare la salute degli altri, ma anche che tanti italiani, o tanti in Italia, oggi non hanno una casa dove rinchiudersi. Non hanno una cucina dove mangiare. E’ abbastanza chiaro questo. Eppure solo di sfuggita appare sui nostri giornali, o telegiornali. Ma possiamo vivere in casa nostra pensando che qualcuno viene fermato perché non ha una casa dove andare a dormire?

Se non scatta questo senso di “ospedale da campo per tutti” domani l’ospedale non ci sarà per noi, per me, per te. E’ chiaro? E questo riguarda chi decide ma anche chi obbedisce. Noi, chiamati a modificare i nostri simili di vita, a rinunciare alla presenza degli amici, abbiamo detto tante parole su quei medici o infermieri che si dannano l’anima per aiutare i malati. Ma chi sono quei medici? Chi sono quegli infermieri? Sono uomini e donne come noi che si sentono chiamati a essere parte dell’ospedale da campo. Non lo farebbero se arrivasse uno straniero in corsia? O lo farebbero? Io dico che lo farebbero. Anzi, dico che lo fanno.

Allora obbediamo a un istinto nell’ospedale da campo, se quell’ospedale riguarda noi, ma se quell’ospedale ci esclude quell’istinto non lo capiamo più? I medici di oggi allora sono i volontari delle ONG di ieri. I medici che tanto apprezziamo sono le Karola che qualcuno intendeva processare. Sbruffoncelli: qualcuno a quei medici ha detto “sbruffoncelli”?

Nulla è più attuale dell’ospedale da campo di Jorge Mario Bergoglio oggi, e non riusciremo a esorcizzare la paura facendo un po’ di baccano in finestra, ma imparando noi come si obbedisce, e loro come si comanda.

Chi comanda non va in ordine sparso e non si dimentica di chi non ha casa, di chi ha un piccolo lavoro in nero. Vale per i nostri politici, vale per una comunità internazionale che affronta una pandemia in ordine sparso. Ma se è pandemia la possiamo affrontare ognuno come gli gli aggrada? E chi aiuterà i paesi poveri a fronteggiarla e non a nascondere i morti sotto lo zerbino? Non voglio qui parlare di Siria; ma è vero che i morti di lì vengono portati in Iran? Bisogna andare avanti con gli appalti, i malati non devono disturbare?

Lasciamo stare. Chissà quanti esempi orrendi ci saranno altrove. Il punto che qui interessa sottolineare è un altro. L’idea di salvarsi ciascuno per conto proprio è un’idea pazzesca, primitiva. Ma solo scoprendo che l’idea bergogliana dell’ospedale da campo è venuta sette anni fa a salvarci dagli errori che stiamo commettendo oggi sulla nostra pelle e sulla nostra anima troveremo la via della salvezza. Altro che tamburelli dalla finestra… Chi pensa di costruire o ricostruire così una comunità non sa neanche cosa voglia dire festeggiare la vittoria ad un derby.

  1. Un articolo davvero bello.illuminante sul settennato di Papa Bergoglio e sulle nostre responsabilita’passate e future grazie

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