EUROPEI

Andrea Mammone

Andrea Mammone è un docente di Storia dell’Europa presso la Royal Holloway, University of London. Ha precedentemente insegnato e svolto periodi di ricerca in Francia, Stati Uniti e Italia, pubblicando di fenomeni transnazionali, Europa, politica italiana e neofascismo. È stato invitato a discutere di questi temi in giro per l’Europa e negli USA (incluso dal Dipartimento di Stato). Il suo libro Transnational Neofascism in France and Italy è stato pubblicato da Cambridge University Press. Ha inoltre curato vari volumi sulla destra in Europa e sulla società italiana. Sta attualmente scrivendo un breve libro sull’Europa di oggi e uno sulla Calabria. Vive nella capitale britannica, da dove prova a riflettere sulla politica e la storia europea. Infatti, è stato intervistato, tra gli altri, da Al Jazeera, BBC, Voice of America, Sky, The Observer, Radio 24, Il Fatto Quotidiano, Weekendavisen, Radio Rai, To Vima, TIME, The Guardian, European Voice, O Globo, New Zealand Herald, e The Economist. Ha scritto per il The Independent, International Herald Tribune, The New York Times, The Guardian, Reuters, Al Jazeera America, Washington Post, Foreign Affairs e New Statesman.

Razzismo oppure ignoranza?

24 gennaio, Kingston upon Thames – 6 febbraio, tra le nuvole.  Mentre sono in giardino noto, ancora una volta, come il cielo di quest’isola cambi velocemente. Lo stesso non può dirsi dei miei pensieri, quasi immobili sulla cena di ieri e le frasi dette da un amico. Brasiliano, perfettamente integrato in Europa, grande amante dell’Italia, del cibo e dei suoi abitanti. Eppure non vivrebbe in Italia. Perché è un paese poco abituato alla multiculturalità e, magari, in fondo un po’ razzista. Una penisola d’Europa dove non ci sono solitamente stranieri che lavorano negli uffici pubblici (dalle Poste all’università), e dove, in alcune zone, una persona di colore, a prescindere dalla sua nazionalità, è considerata un “marocchino”. al netto dei (vari) “letterati” che seguono la Lega Nord e i suoi surrogati di protezionismo astorico e inconcludente, mi domando se, almeno in alcuni casi quest’approccio verso i cittadini stranieri non sia semplicemente ignoranza. Ignoranza che è generata da una non-conoscenza dell’altro, da poca abitudine a un mondo irreversibilmente arcobaleno, da retrogrado sospetto, e, perché no, da paura? Però se così fosse, occorrerebbe allora riflettere su quale sia la linea di demarcazione tra la grossolana ignoranza e il “rigetto” del diverso, e se invece ogni atto di discriminazione, pur non voluto e in qualche modo “benevolo” (quindi ignorante), non rappresenti una vera e propria xenofobia. Esiste, infatti, un problema che quasi mai ci poniamo – non si considera mai un livello “istituzionale” e strutturale di discriminazione, né vestiamo spesso i panni di chi una politica di esclusione e di rigetto la subisce davvero. Nel primo caso basta guardare le proteste nei campus universitari americani e sudafricani contro i simboli di colonialismo e schiavitù che pesano fortemente su un presente fatto non necessariamente di abbondanza di (pari) opportunità. Nel secondo caso, cosa succederebbe, e quali sarebbero le nostre emozioni, se, in un mondo che a volte fomenta l’odio invece di disinnescarlo, ci trovassimo improvvisamente un passaporto non occidentale in tasca e la pelle molto più scura? Forse capiremmo che vuol dire sentirsi emarginati e considerati inferiori. Magari dovremmo davvero tutti immedesimarci nel “diverso”, che in realtà è molto più simile a noi di quello che potremmo pensare. Guardo allora fuori dal finestrino dell’aereo. Vedo l’Appennino e poi il Tirreno, e immagino di essere una madre che scappa da Aleppo con il figlio di sei mesi tra bombe amiche e nemiche, un gruppo di bambini che giocano a pallone in un campo profughi innevato sul confine macedone, una famiglia afgana respinta dal filo spinato di Viktor Orban, e, infine, un giovane medico nordafricano su un barcone alla deriva salvato fortunosamente dalla guardia costiera italiana. Mi risveglio. Fa male guardare il mondo da un’altra prospettiva.

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