IL SOTTOSCRITTO

Gianni Bonina

Giornalista e scrittore. Vive a Catania. Ha pubblicato saggi di critica letteraria, romanzi, inchieste giornalistiche e reportage. È anche autore teatrale. Scrive su la Repubblica-Palermo.

La Sicilia del Covid che doveva diventare bellissima

La Sicilia, la regione più lontana dalla Lombardia culla del Covid e perciò quella che avrebbe dovuto essere l’ultima a rischiare una diffusione acuta dell’epidemia, è oggi la più contagiata d’Italia e la sola al momento dichiarata “zona gialla” con tutte le condizioni per diventare arancione. Giacché il controllo del virus è compito delle autorità politico-istituzionali, le responsabilità non sono che della Regione Siciliana. Responsabilità imperdonabili perché frutto di inadempienze, incompetenza, pressapochismo, tergiversazioni.
Cosa del resto ci si può aspettare da un governatore che, costretto a esautorare l’assessore alla Sanità per le gravi colpe commesse circa il numero sottaciuto di positivi e tuttora sotto inchiesta, lo ha poi richiamato al suo posto solo perché membro di primo piano del suo partito, una specie di lista civica nata per celebrare il culto della personalità di Nello Musumeci?
In una sola occasione il presidente della Regione ha mostrato determinazione e coraggio: quando ha donato a un maneggio del suo paese un milione e trecentomila euro perché fosse ristrutturato in conseguenza del maltempo e reso agibile per ospitare l’inedita e originale Fiera mediterranea del cavallo, che nessuno più ricorda. Sull’emergenza sanitaria ha invece rivelato la sua totale incapacità a gestire sia l’emergenza che la crisi. Povero di alleanze politiche parlamentari e quindi schiavo dei ricatti e delle condizioni degli altri partiti, anche di opposizione, finendo per ammiccare addirittura agli odiati Cinquestelle («l’ultimo dei quali», disse in campagna elettorale, «ha perlomeno la rogna»), pavido nell’adottare provvedimenti restrittivi che contrariassero i poteri forti siciliani, inerme di fronte all’escalation di contagi e alla necessità di incentivare la vaccinazione, lasciando che la Sicilia conti oggi il minor numero di immunizzati, mistificatore nell’accusare i siciliani rei di non portare la mascherina e inosservare le prescrizioni anti-Covid, interessato a non procurarsi danni in vista tra un anno della ricandidatura, così sacrificando a tale fine anche la salute pubblica, Musumeci è il solo a doversi fare carico di vite umane e di doverne rispondere quantomeno ai siciliani.
I picchi record di turisti che quest’anno la Sicilia ha registrato hanno fatto esultare l’assessore al turismo e piangere quello alla salute. Gli esercenti ringraziano per la totale libertà concessa nelle spiagge, nei locali al chiuso, nelle piazze, mentre i medici ospedalieri recriminano sull’aumento di ricoveri in terapia intensiva e sui decessi. Tra economia e salute Musumeci, in mezzo come un vaso di coccio tra i due assessori, si è schierato per la parte che può portargli voti e non creargli assembramenti di protesta sotto Palazzo d’Orleans. Mai stato un cuor di leone, Musumeci non ha preso alcuna iniziativa, se non rilasciare qualche dichiarazione plateale, per convincere i riluttanti a vaccinarsi, nel chiaro tentativo di non litigare con nessuno, essendo i No-vax altrettanto ardimentosi e fieri quanto gli operatori economici pronti a far valere le loro ragioni, ancorché infondate.
Un governatore come De Luca o un altro come Zaia avrebbero assunto ben diverse condotte in Sicilia, così come hanno fatto in Campania e Veneto che sono state per lungo tempo tra le regioni più colpite dal Covid. Il pugno di ferro alzato altrove, anche in città d’arte molto frequentate dai turisti, ha sortito oggi il contenimento dei contagi e il salvataggio di vite umane. In Sicilia invece le ragioni del profitto hanno fatto breccia nel palazzo di carta sede del governo regionale trovando in Musumeci il loro tremebondo alfiere. Il risultato sarà disastroso anche nel futuro politico dell’isola. Musumeci non sarà certo ricandidato, né ha la minima chance di rimanere dov’è ora, ma sta lavorando contro la sua volontà perché sia rimpiazzato dalla Lega che già ha annunciato le sue ambizioni. La Lega in Sicilia, la terra che i veneti cancellerebbero dalla carta geografica, è un paradosso. Come consegnare l’isola a una nuova dominazione. Ma meglio alla fine che essere soggiogati, giocati e sacrificati da una pletora che della Sicilia vaticinava che “diventerà bellissima”, mentre ad averla bruttissima e non mortifera qual è sarebbe stato già un successo.

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