L'ASINO DI BURIDANO

Massimo Parodi

Professore di Storia della filosofia medievale all'Università Statale di Milano.

Francesco, misericordia e laicità

Il nuovo pontefice ha colpito di nuovo con i suoi movimenti, i suoi gesti e le sue parole di domenica scorsa, in occasione del primo Angelus domenicale in piazza san Pietro. Personalmente mi ha colpito in particolare un passaggio del discorso rivolto ai fedeli dalla finestra da cui tradizionalmente il pontefice si affaccia. Tutto il suo ragionamento si è basato sul concetto di misericordia, e fin qui niente da dire, ma a un certo punto ha detto

invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la misericordia di Dio fatta uomo.

L’incarnazione è sicuramente concetto centrale del cristianesimo, tant’è che proprio in questo Agostino riconosce l’elemento fondamentale che lo distingue dalla tradizione neoplatonica cui lo pensa strettamente connesso per molti altri aspetti. In alcuni libri dei filosofi platonici tradotti dal greco in latino dice infatti che

trovai scritto, se non con le stesse parole, con senso assolutamente uguale e col sostegno di molte e svariate ragioni, che al principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio; egli era al principio presso Dio, tutto fu fatto per mezzo suo e senza di lui nulla fu fatto … che però il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi, non lo trovai scritto in quei libri.
(Confessioni 7.9.13-14)

La tradizione cristiana ha attribuito l’incarnazione al Verbo, come in queste righe di Agostino, al Logos, alla Parola, al Figlio, in ultima analisi alla Sapienza divina. E’ chiaro che, se in Dio non si può dare distinzione tra essenza e persone, né tra sostanza e attributi, si può senza contraddizione definire Cristo anche misericordia di Dio, ma – confesso – non avevo mai sentito questa identificazione.
Non pretendo ovviamente di discutere i contenuti della teologia domenicale di papa Francesco, ma la sua affermazione mi ha richiamato alla mente quella che mi pare una folgorante intuizione di Ezio Melandri:

in sé la teologia non dà alcuna giustificazione, presenta solamente la forma di una giustificazione che può essere riempita da una credenza qualsiasi
(La linea e il circolo. Studio logico-filosofico sull’analogia, Quodlibet, Macerata 2004, p. 45).

Non si tratta di un limite della teologia, ma della sua grandezza, della sua straordinaria funzione di dare forma razionale a cose di cui si sa benissimo che, in senso proprio, neppure si dovrebbe cercare di parlare. Per questo il cristianesimo – malgrado gli sforzi di interpretarlo come qualcosa di coerente nel suo sviluppo storico – ha potuto essere di volta in volta neoplatonico, aristotelico, riformistico, controriformistico, modernista, tradizionalista, francescano, domenicano, gesuita, tutto e il contrario di tutto.
Commentando l’ultimo post, Dino sollevava il problema del concetto di laicità. Riconoscere tutto questo a me pare un carattere dell’atteggiamento laico: riconoscere l’importanza di una tradizione essenziale e costitutiva della cultura occidentale latina, senza temere di evidenziarne la complessità e le contraddizioni. Saper riconoscere che in suo nome sono state dette cose bellissime e cose deplorevoli, sono state fatte molte cose buone che non vanno dimenticate a causa delle cose cattive pure compiute e molte cose cattive che non devono essere censurate a causa delle cose buone.

  1. Due veloci note:
    1) già, se non c’è distinzione fra sostanza e attributi si può dire tutto e il contrario di tutto… e l’incarnazione è un mistero;
    quindi vale Enzo Melandri: “in sé la teologia non dà alcuna giustificazione, presenta solamente la forma di una giustificazione che può essere riempita da una credenza qualsiasi” (La linea e il circolo. Studio logico-filosofico sull’analogia, Quodlibet, Macerata 2004, p. 45). “credenza qualsiasi” cioè per esempio l’incarnazione. Bene, “io credo in ciò in cui non c’è bisogno di credere” (l’arte e quello che l’arte mi dice, i sentimenti, l’amore, ciò che provoca commozione etc. appunto li sento, con il corpo-mente.

    2) sulla laicità sono totalmente d’accordo, che però deve andare insieme all’onestà intellettuale: ambedue le cose e le buone e le cattive e non dimenticarsi delle une per le altre; anche perché non c’è l’una senza l’altra: come stabilire ciò che è bene se non per contrasto con ciò che è male e viceversa? una condizione di possibilità dell’altra, l’una abilitante l’altra: una sana dialettica eraclitea.

    Claudio Muti

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