CROCE E DELIZIE

Corrado Ocone

Filosofo

Berlusconi e il fascismo. La politica di oggi e la storia di ieri.

Non credo che le frasi dette da Berlusconi sul fascismo, in un momento e in un luogo inopportuni, gli siano dal sen fuggite. A Berlusconi del fascismo e dell’antifascismo non interessa nulla: possiamo non accettarlo, ma è così. A lui in questo momento interessa far dimenticare l’anno di Monti e l’esistenza stessa di un centro che propone Monti come leader. Egli vuole ritornare al vecchio gioco dei berlusconiani e degli antiberlusconiani, l’unico che può ancora dargli uno spazio politico. E cosa meglio all’uopo di frasi ad effetto, alquanto banali e da un punto di vista storiografico persino ovvie, poi prontamente ritrattate? Le reazioni inconsulte di una sinistra antifascista ma spesso non anticomunista non fanno altro che il suo gioco politico, che, per come gli riesce, non può che destare ammirazione. Quell’ammirazione che a volte concediamo a certe capacità indipendentemente per l’uso che ne viene fatto. Ma anche stupore per l’infantilismo degli italiani che ci cascano sempre. Siamo purtroppo ancora al “fascisti e comunisti giocavano a scopone”, mentre il vecchio premier è in una dimensione aideologica e postideologica. Non accompagnata, e questo è il suo irredimibile “peccato originale”, da una visione etico-politica adeguata. E tantomeno liberale. Il dato politico però è che Berlusconi continua ad esistere e che “Berlusconi siamo noi” (che gli facciamo da cassa di risonanza). Detto questo, a latere, visto che questo è un blog di cultura e non di politica, ripeto qualche ovvietà storiografica (non politica) sul fascismo, giusto a mo’ di memo. Dire che il fascismo ha fatto anche “cose buone” non significa proprio nulla, da un certo punto di vista: Ed è una banalità, da un altro. In verità, così la pensavano anche i Padri della nostra Repubblica, che erano alti politici, in primis Togliatti che fu il principe del continuismo fra fascismo e nuovo stato, in tutti i sensi. Si pensi solo un attimo alle politiche amministrative, di cui parla l’illuminante libro di Sabino Cassese su Lo Stato fascista (Il Mulino). O a quelle industriali (le fantomatiche “partecipazioni statali”) impostate dal fascismo e subito reintegrate. Si pensi al corporativismo che abbiamo dal fascismo ereditato. Si pensi al Welfare State di stampo centralistico. Il fatto è che le “cose buone” realizzate dal fascismo non sono proprio tali per un liberale, che le critica nel fascismo e anche nella Repubblica. Spostandosi poi dal lato della società e della politica a quello della cultura, come negare i mille nodi che legano fascismo e antifascismo di cui discorrevo nel precedente post? Altra questione: è vero che il fascismo è stato più tenue sia del nazismo sia dello stalinismo, ma ciò è dovuto al fatto che, da una parte, era meno monolitico e più pluralistico al suo interno e, dall’altra, la sua presa sulla società italiana non fu mai totale per la presenza di forze (come la chiesa cattolica) che in parte lo contrastarono o ammorbidirono. Ciò che però condanna in modo definitivo il fascismo è che le forze plurali che lo componevano non erano affatto liberali. E tanto basti! Un parola, infine, sulle politiche razzistiche e più in generale sulla biopolitica eugenetica. Esse erano delle aberrazioni nate con il positivismo (oggi tanto decantato da certi sedicenti “filosofi”) e con il darwinismo sociale, ammantate di “scientificità” e presenti in tutta la cultura europea del tempo e nella prassi persino delle democrazie e delle socialdemocrazie (il riferimento in questo caso è il recente volume di Lucetta Scaraffia, Per una storia dell’eugenetica. Il pericolo delle buone intenzioni, Morcelliana). Il nazismo, che da questo punto di vista non è un corpo estraneo o “piovuto dal cielo” nella storia europea, non fece altro che radicalizzare e rendere scientifiche quelle idee e quelle prassi. Mostrandole a tutti, vivaddio!, nella loro efferatezza e disumanità. In questa prospettiva il razzismo e l’antisemitismo del fascismo, che ci furono e interessarono anche intellettuali non secondari, si capiscono e spiegano meglio. Anche se, ovviamente, non si possono assolutamente giustificare e vanno fermamente condannati.

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