COSE DELL'ALTRO MONDO

Riccardo Cristiano

Giornalista e scrittore

Bergoglio, Assad e un lettera che archivia la sinfonia

 

Iniziativa diplomatica che non ha precedenti del Vaticano, che coinvolge Papa Francesco, il Segretario di Stato e il numero tre della gerarchia ecclesiale, cardinale Turkson, responsabile del dicastero per lo sviluppo umano integrale recatosi appositamente a Damasco. E’ la prima volta che un esponente di così alto prestigio si reca in Siria, da Assad, non in occasioni di visita alle Chiese Orientali. Tutto origina da una lettera personale che il Papa ha scritto al presidente siriano. E’ la seconda missiva personale, e quindi riservata, che il Papa indirizza ad Assad, che nell’occasione viene indicato con il suo pieno e proprio nome, Bashar Hafez al Assad, a confermare il carattere ufficiale e personale della missiva. La precedente missiva, riservata, venne inviata dal Papa in occasione della conquista di Aleppo est. In quella circostanza il regime damascano parlò di liberazione di Aleppo. L’intellettuale siriano, e cristiano, Faruq Mardam Bey chiarì che la liberazione era “liberazione dalla popolazione”. Decine di migliaia di aleppini sottoposti è sopravvissuti all’assedio vennero espulsi dalle loro case, distrutte. Il papa, nell’imminenza del Natale, prima che l’esercito conquistasse la città scrisse ad Assad, ma questi, approfittando della riservatezza, tentò di modificarne il senso, con un comunicato che uscì sull’agenzia di stampa governativa, la Sana. La Sala Stampa fu costretta a intervenire, chiarendo che il Papa chiedeva al presidente siriano il rispetto del diritto umanitario internazionale. Cioè il rispetto dei civili durante quel selvaggio assedio e poi la tutela dei diritti dei civili che furono espulsi dalle loro abitazioni.

Questa volta il Vaticano non ha consentito al leader siriano di giocare d’anticipo, ha immediatamente fatto sapere che il cardinale Turkson e il cardinale Zenari stavano incontrando il presidente Assad per rendere nota la preoccupazione del Santo Padre per la popolazione civile di Idlib. Subito dopo è intervenuto il segretario di stato di vaticano, cardinale Pietro Parolin, che ha reso noti gli obiettivi dell’iniziativa umanitaria del papa. Così riassunti da Vatican News:   “Protezione della vita dei civili, stop alla catastrofe umanitaria nella regione di Idlib, iniziative concrete per un rientro in sicurezza degli sfollati, rilascio dei detenuti e l’accesso per le famiglie alle informazioni sui loro cari, condizioni di umanità per i detenuti politici. Insieme a un rinnovato appello per la ripresa del dialogo e del negoziato con il coinvolgimento della comunità internazionale.” 

La catastrofe umanitaria di Idlib va spiegata, visto che recentemente unità dell’esercito siriano hanno dato fuoco, com bombe incendiarie a intere coltivazioni e la popolazione civile fugge verso il confine con la Turchia, ermeticamente chiuso.  E infatti Parolin ha chiarito: “All’origine di questa nuova iniziativa c’è la preoccupazione di Papa Francesco e della Santa Sede per la situazione di emergenza umanitaria in Siria, in particolare nella provincia di Idlib. Nell’area vivono più di 3 milioni di persone, di cui 1.3 milioni di sfollati interni, costretti dal lungo conflitto in Siria a trovare rifugio proprio in quella zona che era stata dichiarata demilitarizzata l’anno scorso. La recente offensiva militare si è aggiunta alle già estreme condizioni di vita che hanno dovuto sopportare nei campi, costringendo molti di loro a fuggire. Il Papa segue con apprensione e con grande dolore la sorte drammatica delle popolazioni civili, soprattutto dei bambini che sono coinvolti nei sanguinosi combattimenti. La guerra purtroppo continua, non si è fermata, continuano i bombardamenti, sono state distrutte in quella zona diverse strutture sanitarie, mentre molte altre hanno dovuto sospendere del tutto, o parzialmente, la loro attività.”

Dunque entrano in ballo gli sfollati, un milioni e 300mila persone molte delle quali oggi vivono sotto gli alberi, i campi profughi non possono ospitarli, sono stracolmi, e i bombardamenti si intensificano, raggiungono le 400 bombe al giorno. Ma perché sono tutti lì, ad Idlib? Si tratta di una scelta del regime: gli sfollati provengono dalle zone insorte contro il regime, non hanno preso le armi ma solidarizzato con le ragioni della rivolta. Quando le loro aree sono state riconquistate dal regime loro sono stati tutti mandati nella provincia più a nord, Idlib, come tutti i guerriglieri. Così le regioni riconquistate venivano liberate da popolazione ritenuta non “fedele ad Assad”, e attaccare Idlib sarebbe stato giustificato dalla presenza dei jihadisti in armi trasferiti lì proprio dal regime, che li ha accompagnati ad Idlib in tutta sicurezza. 

La guerra ai “terroristi” è in realtà una guerra agli sfollati, che devono lasciare il Paese, deputato solo ai fedeli al regime e alla popolazione che eventualmente si vorrà importare da Iraq e Libano. 

Così anche sugli sfollati il Vaticano ha ritenuto di dover chiarire: se non si creano le condizioni per far rientrare nelle loro case gli sfollati interni si può pensare di far tornare in sicurezza gli esiliati, i profughi, coloro che il regime ha scacciato? 

Ma non basta. Il Vaticano ha denunciato, sempre per bocca del segretario di stato che racconta il contenuto della missiva del Papa, anche un’altra tragedia, quella degli scomparsi: “ Nel marzo 2018 l’Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic ha pubblicato una relazione a questo proposito, parlando di decine di migliaia di persone detenute arbitrariamente. A volte in carceri non ufficiali e in luoghi sconosciuti, essi subirebbero diverse forme di tortura senza avere alcuna assistenza legale né contatto con le loro famiglie. La relazione rileva che molti di essi purtroppo muoiono in carcere, mentre altri vengono sommariamente giustiziati.” 

Dunque in Siria si bombardano gli ospedali, si mette in fuga gli sfollati scacciati da altre aree, si perseguitano i dissidenti, si uccidono i detenuti politici. 

Questo è il vero quadro siriano, che il Vaticano dettaglia con estrema accuratezza, mentre le diplomazie chiudono gli occhi o pensano a banchettare con la ricostruzione da farsi sulle fosse comuni delle vittime di questo genocidio siriano che nessuno intende cercare neanche per offrirgli solo una degna sepoltura, non giustizia. 

Ma perché il Vaticano si è determinato a questo passo “enorme”? I motivi possono essere tanti. La deriva definita da molti addirittura razzista che certi esponenti politici cristiani libanesi vanno assumendo contro i profughi siriani può essere uno. Ma forse dire che il Vaticano ha capito che l’idea orientale della sinfonia tra potere politico e potere ecclesiastico attuata in questa tragica Siria sta mettendo in pericolo la stessa idea di cristianesimo davanti a crimini di questa portata commentati solo con il silenzio forse non è azzardata. Schierarsi contro il terrorismo è prioritario ovunque, ma in Siria non può che essere contro tutti i terrorismi. E questi anni, al di là della pur necessaria ricostruzione di come sia veramente nato l’ISIS e chi lo abbia aiutato e foraggiato, hanno dimostrato l’enormità del terrorismo di Stato. Così archiviare la sinfonia con una Stato terrorista è una scelta che salva il cristianesimo. 

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