Lezione per i partiti: ecco il metodo per ascoltare i cittadini

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I partiti politici in Italia sono in crisi. Si trovano ad affrontare scarsi livelli di fiducia da parte dei cittadini, la bassa partecipazione al voto nelle recenti elezioni amministrative, e il tentativo ufficiale da parte del governo di riorganizzare l’intero sistema entro cui operano. Come parte di questo tentativo, Giuliano Amato propone di riattivare i canali di comunicazione tra partiti e cittadini attraverso nuove forme di coinvolgimento. Invece di innalzare gazebo solo per raccogliere firme, egli suggerisce ai partiti di farlo «per aprire discussioni pubbliche su temi specifici, da cui possono venire indicazioni interessanti».

Amato offre l’esempio del sondaggio deliberativo del 2006 nella Regione Lazio a proposito del servizio sanitario e spiega che: «se chiedi a un cittadino se bisogna tagliare i posti letto, tenderà a rispondere di no. Ma quando al termine della discussione ci si rende conto che i posti letto costano moltissimo, e può essere conveniente sostituire la degenza con il day-hospital, l’orientamento cambia».

In un sondaggio deliberativo come quello della Regione Lazio, viene selezionato un campione casuale e scientificamente rappresentativo degli elettori, allo stesso modo di come si fa in un sondaggio tradizionale, ma poi lo si riunisce fisicamente in un posto per discutere la questione all’ordine del giorno. Ci sono piccoli gruppi di discussione con relativi moderatori, materiali informativi bilanciati, domande a esperti dei vari orientamenti. Questi punti di vista vengono registrati in questionari confidenziali e i cambiamenti di opinione al termine del processo sono spesso notevoli. Il sondaggio deliberativo rivela ciò che l’opinione pubblica penserebbe di un tema se potesse considerarlo in condizioni ideali, pesando le argomentazioni pro e contro ed essendo più consapevole.

Poiché i campioni della popolazione sono selezionati scientificamente in maniera casuale, essi rappresentano l’intera popolazione degli elettori, e non solo alcuni gruppi che si sono auto-selezionati dopo che sono stati mobilitati a presentarsi. Sondaggi deliberativi sono stati sperimentati in Italia a livello provinciale, a Torino, e regionale, nel Lazio; e ce ne sono stati due a livello dell’intera Unione Europea. Un campione rappresentativo a livello nazionale è economicamente conveniente perché dal punto di vista statistico non c’è bisogno di allargare il campione per rappresentare una popolazione più ampia. Così la proposta è praticabile sia per popolazioni piccole sia per quelle grandi.

Come possono questi processi deliberativi aiutare i partiti politici, sia a livello locale sia a livello nazionale?

Primo: i partiti possono consultare i cittadini per definire prima delle elezioni punti del programma elettorale o per prendere dopo le elezioni decisioni impreviste e controverse. (Nel caso il partito decidesse poi di consultare sullo stesso tema tutti i propri iscritti o elettori, il risultato del sondaggio deliberativo rappresenterebbe una informazione particolarmente importante, da tenere nel dovuto conto.) Nel fare ciò, i partiti comprenderebbero meglio, non solo le richieste di chi è arrabbiato o di chi solitamente si mobilita e partecipa agli incontri pubblici, ma anche il punto di vista di tutti gli altri cittadini loro elettori, dopo che hanno avuto l’opportunità di riflettere e discutere. Questo tipo di processo rimette in comunicazione gli elettori con i partiti consentendo a questi ultimi di farsi veramente carico delle preoccupazioni e dei disagi dei cittadini. La riforma del mercato del lavoro è, per esempio, una tematica attuale su cui si potrebbero consultare i cittadini.

Secondo: i partiti possono usare tale processo per selezionare, in maniera meditata e rappresentativa, il proprio candidato per le primarie di coalizione. Questa soluzione evita il problema di dover organizzare più elezioni primarie in successione, quelle all’interno dei partiti e poi quella all’interno della coalizione. Il fatto di consultare i cittadini – attraverso un campione rappresentativo di tutti i sostenitori o dei soli iscritti-, aumenta la trasparenza e legittimità dei partiti, che sono entrambe necessarie se essi vogliono affrontare la sfida di governare.

Terzo: nei casi in cui non è possibile organizzare le primarie, i partiti possono utilizzare i sondaggi deliberativi per valutare i propri candidati per le elezioni. Il partito socialista greco (Pasok) ha utilizzato nel 2006 un sondaggio deliberativo per selezionare il proprio candidato a sindaco di Maroussi, importante sobborgo di Atene. Un campione rappresentativo degli elettori si è riunito per un giorno, ha posto domande in un faccia a faccia coi candidati, ha riempito questionari dettagliati e, alla fine, ha votato a scrutinio segreto per scegliere il proprio candidato.

Se ci deve essere un dialogo a livello nazionale riguardo al ruolo dei partiti politici, allora un sondaggio deliberativo con un campione rappresentativo di tutta la popolazione contribuirebbe a dare forma alle possibilità alternative e a precisare cosa proporrebbero e sosterrebbero i cittadini italiani se avessero la possibilità di informarsi e di riflettere. L’argomento è complicato, ma l’esperienza di circa settanta sondaggi deliberativi in giro per il mondo ci insegna che le persone sono in grado di affrontare tematiche complesse se hanno modo di farlo nelle condizioni ottimali per l’approfondimento e la discussione.

Nello spirito dell’articolo 49 della Costituzione italiana, perché non trasformare i partiti negli strumenti attraverso i quali i cittadini effettivamente contribuiscono “con metodo democratico a determinare la politica nazionale”? Perché non incoraggiare i partiti (e i governi) ad ascoltare i cittadini – sulle questioni, sui candidati e su come cambiare lo stesso sistema? Non diventerebbe più semplice per i partiti riacquistare la fiducia dei cittadini se usasessero il finanziamento pubblico anche per coinvolgerli nelle decisioni più importanti?

James Fishkin è professore di Political Science alla Stanford University, dove dirige il Department of Communication e il Center for Deliberative Democracy. Il suo ultimo libro è When the people speak. Deliberative democracy and public consultation (Oxford University Press).

Raffaele Calabretta è ricercatore dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr di Roma e visiting scholar alla Stanford University. Il suo ultimo libro è Doparie, dopo le primarie (Nutrimenti).

  1. La proposta la trovo interessante ma ho la convinzione che sia insufficiente. La mia paura è la stessa di @passionescatto, ossia che si tratti dell’ennesima buona idea sfruttata nell’immagine ma non considerata nella sostanza, in pratica penso che possa trasformarsi esclusivamente in un modo per legittimare alcune scelte o per dare un’immagine più democratica al sistema attuale. Se le assemblee deliberano opzioni favorevoli anche ai politici di turno, bene, altrimenti si fa presto ad ignorare l’assemblea consultiva, qualche giorno di clamore poi tutti si dimenticano.

    Secondo me non serve curare un malato terminale che soffre prolungando le sue sofferenze, e quelle di tutti i suoi cari, con medicine buone ma non curative. Bisogna avere il coraggio di chiudere un ciclo e cambiare.

  2. “Volete voi che siano abrogati gli artt. 3 e 9 della legge 2 maggio 1974, n. 195: “Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”, così come modificati e integrati: dalla legge 16 gennaio 1978, n. 11: “Modifiche alla legge 2 maggio 1974, n. 195″; dall’art. 3, comma 1 (Per l’anno 1980 la somma da erogare a titolo di contributo di cui al primo comma dell’art. 3 della legge 2 maggio 1974, n. 195, è fissata in lire 72.630 milioni. Con effetto dal 1º gennaio 1981 la stessa somma è fissata in lire 82.886 milioni annui) e dal comma 6 (La percentuale di cui al primo ed al secondo periodo dell’ultimo comma dell’art. 3 della legge 2 maggio 1974, n. 195, è ridotta al 90 per cento) della legge 18 novembre 1981, n. 659: “Modifiche ed integrazioni alla legge 2 maggio 1974, n. 195 sul contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”?
    Voti %
    RISPOSTA AFFERMATIVA SÌ 31 225 867 90,30%
    RISPOSTA NEGATIVA NO 3 373 039 9,70%
    bianche/nulle 2 297 350
    Totale voti validi 34 598 906 100%
    dopo di ciò:
    Nello stesso dicembre 1993 il Parlamento aggiorna, con la legge n. 515 del 10 dicembre 1993[5][6], la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”, subito applicata in occasione delle elezioni del 27 marzo 1994. Per l’intera legislatura vengono erogati in unica soluzione 47 milioni di euro.
    Per capire quello che i cittadini chiedono e la casta nega occorrono degli scienziati?
    In gergo sindacalese state parlando di aria fritta per fregare nuovamente i cittadini.

  3. Ma non vi pare che a qs.punto non siail caso di passare a voti diretti? Grillo&CH docent! Oggi è possibile consultare direttamente l’intero elettorato tramite telefono o internet. Democrazia DIRETTA. Il problema è dare prima le info pertinetiin modo corretto TAV docet.

    • Pietro, sono perfettamente d’accordo con te quando dici che il “problema è dare prima le info pertinenti in modo corretto”.

      Come fare perché questo succeda? Non è un problema di facile soluzione. In agguato c’è il rischio grosso di finire col fare un sondaggio, in cui persone poco informate esprimono un parere superficiale, dettato da quel poco che sanno sull’argomento.

      Il sondaggio deliberativo crea condizioni ottimali per avere accesso a informazione, per quanto possibile, bilanciata e attendibile.

      Tu ti chiedi se non sia il caso di consultare l’intero elettorato. Nell’articolo abbiamo scritto che”nel caso il partito decidesse poi di consultare sullo stesso tema tutti i propri iscritti o elettori, il risultato del sondaggio deliberativo rappresenterebbe una informazione particolarmente importante, da tenere nel dovuto conto”.

      “nel dovuto conto” – e qui aggiungerei – con particolare attenzione da parte dell’elettorato, perché è molto difficile ricreare le condizioni ottimali di un sondaggio deliberativo dal “vivo”, cioè all’interno della normale vita di partito.

      Su questa ultima possibilità – come e quando consultare tutti gli iscritti/elettori di un partito/coalizione -, puoi trovare altra informazione qui (http://doparie.it), nel sito del mio personale progetto di ricerca sulle doparie.

      Grazie tante per il tuo stimolo, Raffaele

  4. Decisamente interessante. Quasi mai i cittadini sono messi nelle condizioni di prendere decisioni razionali sulle questioni che li riguardano.
    Questo porta a dubitare che simili strumenti saranno realmente utilizzati: chi dovrebbe finanziarli potrebbe ottenere risposte non gradite.

    • Paolo, mi fa molto piacere che trovi l’idea interessante.

      Tu dubiti che chi dovrebbe finanziarli voglia farlo. Cosa risponderti? Come scritto nell’articolo, in Italia sono stati già organizzati alcuni sondaggi deliberativi, uno nella regione Lazio, l’altro nella provincia di Torino.

      Questo sarebbe il momento giusto per i partiti di organizzarne altri: per riavvicinarsi ai problemi e riacquistare la fiducia dei cittadini; per prendere decisioni importanti riguardo al programma elettorale; per evitare doppie primarie (di partito e di coalizione)… Li faranno? dipenderà molto anche dalla spinta che riceveranno dal basso; comunque, vedremo… Intanto, se puoi e ti va, diffondi l’articolo. ancora grazie per il commento, Raffaele

  5. Caro @Roberto: non sono sicuro che consultare i propri elettori su questioni importanti, voglia automaticamente dire che i partiti “non sono più in grado di svolgere bene il proprio mestiere”. I sondaggi deliberativi, poi, hanno un costo. Nel frattempo che i partiti decidono se e di quanto diminuire il finanziamento pubblico, sei d’accordo che – come scritto alla fine dell’articolo – sarebbe “più semplice per i partiti riacquistare la fiducia dei cittadini se usasessero il finanziamento pubblico anche per coinvolgerli nelle decisioni più importanti” attraverso i sondaggi deliberativi?

    Tante grazie per il tuo commento, Raffaele Calabretta

  6. Personalmente concordo con il concetto del sondaggio deliberativo, questo pero’ dovrebbe presupporre un costo della politica notevolmente ridotto.
    Se i partiti non sono piu in grado di svolgere il proprio mestiere e rivolgono una richiesta di aiuto ai propri elettori, questi (gli elettori) hanno il diritto di pretendere una revisione dell’apparato politico, che in questo particolare momento si traduce sia in un risparmio economico, sia in una sostituzione della classe politica.

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