Un mare di bandiere a Mosca

La Repubblica ha in apertura una grande foto della manifestazione di Mosca dopo l’assassinio di Boris Nemtsov: “Mosca, migliaia in piazza per Nemtsov. Sfida a Putin: ‘Non abbiamo paura’”.
In apertura a sinistra: “Il centrodestra si spacca. Rissa su Salvini”, “Tosi: io commissariato? Me ne vado”, “Berlusconi: non mollo Alfano”.
A centro pagina, le primarie per le elezioni regionali in Campania: “Primarie Pd, vince De Luca, il sindaco-sceriffo condannato”.
A fondo pagina, un colloquio con Raffaele Cutolo: “I segreti di Cutolo: ‘Sepolto vivo perché se parlo crolla lo Stato’”.
Nella colonna a destra, la copertina dell’inserto R2: “India, il futuro ritrovato dei bambini in vendita”, di Adriano Sofri.

La Stampa: “L’opposizione sfida Putin: ‘Ora non ci fai più paura’”, “Cinquantamila in piazza per commemorare il leader assassinato venerdì vicino al Cremlino”, “Renzi mercoledì a Mosca: deporrò un fiore sul luogo dell’agguato”.
Nella colonna a destra un’analisi di Domenico Quirico: “Il Mediterraneo torna al centro della Storia”. E sul tema “uomini-donne” un intervento di Marta Dassù: “Stipendi,  una scossa per la parità”.
A centro pagina, foto della modella Bianca Balti, incinta di sei mesi, in una sfilata per Dolce e Gabbana a Milano: “In passerella un inno alle mamme”.
In prima anche la notizia relativa a Carige: “Carige, blitz di Malacalza: primo azionista con il 10,5%”, “La Fondazione vende”.

Il Corriere della Sera: “In marcia a Mosca per onorare il nemico di Putin”.
L’editoriale, firmato da Angelo Panebianco: “Le relazioni imbarazzanti. Gli amici del Cremlino”.
Il titolo più grande: “La battaglia della rete Telecom. I timori del gruppo telefonico”. “Più tempo per sostituire il rame, un piano da 6 miliardi per la banda ultralarga”. E poi: “E Mediaset va avanti sull’offerta per le torri Rai Way”.
A centro pagina: “A sopresa vince De Luca nelle primarie Pd in Campania”. Il commento di Antonio Polito: “La politica si ferma al passato”.
A fondo pagina: “Il film su Pio XII e gli ebrei che già divide. Oggi l’anteprima mondiale”. A scatenare le polemiche già la locandina, dice il quotidiano, con un “Pio XII che, accanto alla croce pettorale, ostenta una stella di David”. Il tema è se abbia davvero salvato tante vite. “Pezzetti (Museo della Shoah): salvò Tante vite? Falso”.

Il Giornale: “Complotto anti Berlusconi. Il golpe è costato due miliardi”. “La Procura di Trani svela il prezzo della crisi 2011:  l’Italia fu declassata ingiustamente da S&P e pagò una penale miliardaria. Adesso Renzi non ha scuse: deve chiedere i danni”. L’articolo è firmato da Renato Farina.
L’editoriale, firmato da Alessandro Sallusti, è dedicato invece al centrodestra: “Salvini non s’illuda, senza Forza Italia non può sfondare”.
Il “controcorrente” del quotidiano è dedicato al “grande business dei profughi” dove “avvocati e onlus fanno affari d’oro”e “lo Stato butta 61 milioni l’anno”.
In evidenza anche una foto di Giovanna Melandri, ex parlamentare e oggi presidente del MAXXI di Roma, “Regina di bugie. L’ultima è sullo stipendio”

Il Fatto: “La scuola si è rotta”, “otto istituti su dieci rischiano di non avere l’agibilità. Tra crolli, amianto e norme anti-sismiche non rispettate. In Emilia si studia ancora nei container. Renzi twitta, ma una classe su due non è collegata a Internet. Viaggio nelle aule dove mandiamo i nostri figli ogni giorno”.
Sulle primarie in Campania: “Salerno corre alle urne e fa sognare De Luca”, “Primarie Pd, più polemiche che voti”.
Sul tema dei derivati: “Perdite per 40 mld, banche favorite nei contratti”, “Per il Tesoro va tutto bene: ‘Non diamo particolari’”.
Sulla Russia: “Complotti al Cremlino, piazze piene contro Putin”, “Lo zar o i suoi nemici dietro l’omicidio Nemtsov?”.
A fondo pagina, l’editoriale di Ferruccio Sansa: “L’eterno dubbio: I magistrati sono alleati o nemici?”, “Noi che ci ritroviamo nel colpevole e non nella vittima”.
E la rubrica di Erri De Luca: “Il paradiso è il tepore dell’accoglienza”, “Come Abramo, lasciare tutto e affidarsi  all’altro”.

 

Nemtsov

“Mosca, in 50 mila sfidano Putin: ‘Gli eroi non muoiono mai’”, titola La Stampa a pagina 2. Scrive l’inviata Lucia Sgueglia che c’era un mare di bandiere russe listate a lutto alla marcia funebre che ha ricompattato l’opposizione: “Nastrini tricolore in petto per dire al Cremlino che non ha il monopolio del patriottismo”. Nikolai Svanidze, giornalista d’opposizione, dice che “la società russa oggi è costruita su militarismo, revanscismo, aggressione, isolamento e nessuno in alto sembra mostrare sensi di colpa. Anzi”. E Cesare Martinetti sottolinea come attraverso l’omicidio di Nemtsov e l’emarginazione di Grigorij Javlinski, ovvero due degli artefici delle riforme degli anni di Eltsin, “cala il sipario su 20 anni di illusioni”: “Appena trentenni ai tempi di Eltsin, i due erano i volti della rinascita. Ma oggi sono i temi del nazionalismo alla Limonov a dominare il Paese”. Javlisnki è oggi “leader di un partito marginale, schiacciato dalla propaganda e dal populismo putiniano”, scrive Marinetti.

Su La Repubblica, alle pagine 2 e 3: “Sfida al Cremlino: ‘Non abbiamo paura’. Decine di migliaia in piazza per Nemtsov”, “I leader dell’opposizione e tanta gente comune fronteggiano l’imponente schieramento di polizia. Molti cori e cartelli contro la guerra in Ucraina. E c’è chi grida: ‘Ora una Russia senza Putin’”. A scriverne è il corrispondente Nicola Lombardozzi. A fine giornata si sono contati 50 arresti. “Continuare cosa, e soprattutto contro di chi, resta tutto da vedere. Troppe sono le divisioni, i punti di vista diversi”, sottolinea Lombardozzi parlando dell’opposizione in piazza. E un altro articolo riferisce delle contraddizioni in cui sarebbe caduta la fidanzata di Nemtsov, testimone dell’assassinio: un video la “smentisce”, nel senso che ricordava che i colpi fossero partiti da una vecchia Lada bianca subito ripartita dopo gli spari, mentre le telecamere attesterebbero la presenza di un uomo che si era tenuto nascosto dietro un mezzo spazzaneve. Lei, Anna Durisakya, 23 anni, di nazionalità ucraina, fotomodella (ma laureata in Economia) ha detto di essere confusa e sotto choc. Alle pagine seguenti, con un lungo intervento (copyright New York Times) Masha Gessen, scrittrice, giornalista e attivista per i diritti dei gay spiega che all’ombra del Cremlino è nato un esercito di cani sciolti che agiscono senza ricevere istruzioni esplicite, convinti di fare l’interesse del Paese: e Nemtsov era un bersaglio di questa forza. “E’ pur vero -scrive la Gessen – che l’attività di Nemtsov non costituiva una minaccia per il potere di Putin, ma il suo nome appariva lo stesso in tutte le liste dei ‘nemici della Russia’ fatte circolare sul web dai sostenitori del Cremlino. Nei quasi tre anni trascorsi dal ritorno di Putin alla presidenza e soprattutto da quando la Russia ha annesso la Crimea, il Cremlino si è sempre più concentrato sul nemico interno. Due settimane fa il movimento anti-Maidan ha manifestato a Mosca esortando alla violenza contro la ‘quinta colonna’ e su almeno uno striscione Nemtsov era indicato come fautore della rivoluzione ucraina”. Ancora su La Repubblica Vittorio Zucconi parla di un “avviso all’Occidente”: “l’omicidio di Nemtsov non dimostra che Putin sia un despota sanguinario, in attesa di verità giudiziarie che forse non arriveranno mai. Dimostra qualche cosa di ancora peggiore: che nella Mosca della continua mezzanotte la vita di un uomo può essere buttata come una chip sul tavolo di vendette, ambizioni, fazioni, provocatori interni o esterni, servizi segreti, mafie, in balia di chiunque abbia una Makarov calibro 9 -l’arma classica dello ‘shpion’ russo- e i soldi per affittare un sicario”.

Su Il Fatto: “Folla per Nemtsov: ‘Non ci fate paura’”. Scrive Giuseppe Agliastro da Mosca che erano in 70mila davanti al Cremlino e la vittima aveva un dossier sulle truppe in Ucraina. Leonardo Coen, sulla stessa pagina: “Putin, mandante troppo ovvio per essere vero” (“Putin vuole capire se all’interno del Cremlino c’è qualcuno che gli rema contro. Che vuole ‘scalare’ la situazione”).

Sul Corriere Maria Serena Natale scrive che “gli investigatori russi puntano sull’Ucraina. Fonti anonime della polizia citate dalle agenzie di stampa parlano di ‘elementi radicali’ appartenenti all’estrema destra di Kiev che non avrebbero gradito le rivelazioni annunciate da Nemtsov sul coinvolgimento delle truppe di Mosca nel conflitto del Donbass. Si cavalca la linea del complotto per destabilizzare il Paese già alle prese con una grave crisi economica e per accrescere ‘l’isterismo antirusso all’estero'”. E non mancano “le ipotesi che indagano sulle inimicizie personali e politiche di un uomo che ha vissuto in prima linea il turbolento passaggio dall’Unione Sovietica alla Russia di Zar Putin. E le piste passionali che scavano nell’intensa vita del 55enne Nemtsov, relazioni più o meno ufficiali e rapporti difficili con le madri dei suoi quattro figli: Raisa, la prima moglie, dalla quale non h mai divorziato; la star tv Ekaterina Odintsova; l’ex segretaria Irina Koroleva, già impiegata nell’amministrazione della presidenza russa”. Infine “la pista preferita dal Cremlino è quella del complotto interno all’opposizione secondo il principio, più volte richiamato da Putin in questi anni, della ‘vittima sacrificale’: la scelta di un leader da eliminare per far ricadere la responsabilità del crimine su un potere così delegittimato”.
Angelo Panebianco sul Corriere scrive che “se esistesse un indice di moralità politica applicabile alle tirannie, Benito Mussolini otterrebbe un punteggio più alto di Vladimir Putin. Mussolini, dopo il delitto Matteotti, se ne assunse la responsabilità. Putin invece, di fronte all’omicidio del suo avversario Boris Nemtsov, ha saputo solo parlare di ‘provocazione’. Come peraltro è avvenuto in occasione di altri omicidi di oppositori del Cremlino”. Panebianco si rivolge ai “simpatizzanti che Putin può annoverare in Italia”, da Berlusconi alla Mogherini allo “stesso Renzi, sempre molto comprensivi per le ‘esigenze’ russe nella crisi ucraina”, e chieee perché si continui a “a fingere che il neoimperialismo della Russia non abbia una stretta connessione con l’autoritarismo interno” e invita a riconoscere “la pericolosità di quel regime, per ciò che fa agli oppositori interni e per il fatto che negli obiettivi della sua politica estera, oltre all’espansionismo territoriale, c’è anche il condizionamento da esercitare sull’Europa tramite i suoiamici politici greci, italiani, francesi, tedeschi”.

Salvini

Su La Stampa, pagina 4: “Salvini, ultimatum a Forza Italia: ‘I vostri elettori sono già con noi’”. Il giorno dopo la manifestazione del leader della Lega, scrive Marco Bredolin, Forza Italia insiste, attraverso il capogruppo al Senato Paolo Romani: “Non abbiamo nulla in comune con Casa Pound e la cultura del vaffa”. La risposta di Matteo Salvini: “Mi spiace che qualcuno in Forza Italia si agiti senza senso. Se guardano alla forma e non alla sostanza, se non condividono le nostre proposte, peggio per loro, perché i nostri elettori sì”. Sulla stessa pagina, Mattia Feltri scrive che “nella piazza della destra salviniana” c’è stato “il tramonto dell’intramontabile Silvio”: “per la prima volta una manifestazione di destra ignora Berlusconi”.

La Repubblica: “Salvini spacca il centrodestra e vuole commissariare Tosi. Berlusconi: non mollo Alfano”, “Oggi la resa dei conti sul Veneto tra i vertici del Carroccio. Il segretario leghista: ‘Forza Italia si decida o peggio per loro’”. Tommaso Ciriaco scrive che potrebbe esserci in settimana un incontro tra l’ex Cavaliere e il leader della Lega, “ma gli azzurri sono divisi” e il “cerchio magico” intorno a Berlusconi (guidato da personalità come Giovanni Toti) è contro l’alleanza e vorrebbe rilanciare l’asse con i centristi.

Su La Repubblica, a pagina 9 la “mappa” di Ilvo Diamanti: “Padana, nazionalista e ‘personalizzata’, ecco la tripla Lega alleata di casa Pound”: “la piazza romana ha sancito la mutazione genetica del Carroccio. Baricentro verso il Sud, primi bersagli l’immigrazione e l”eurocrazia’”, “la discesa nella Capitale è servita a legittimarsi come versione italiana del Front National”, “le liste ‘Noi con Salvini’ sono un modo di parlare, oltre che ai ‘duri’, agli elettori più spaventati”.

Per restare alla Lega, va segnalata un’intervista ancora su La Repubblica, allo stesso Flavio Tosi, che dice: “Inaccettabile esautorarmi, se succede pronto a tutto, un errore la deriva estremista”. “Non ci sono i presupposti per il commissariamento” -sottolinea Tosi- perché “è lo Statuto della Lega a dire che i candidati e le alleanze li decidono i territori e non Milano. Dopodiché il Consiglio federale (che si riunirà oggi, ndr.) è sovrano”. Ancora Tosi: “una lista con il mio nome non porterebbe via consensi alla Lega, farebbe solo crescere la coalizione. Se a Verona non avessi avuto con me le civiche, io sarei stato sepolto”. E della manifestazione di Roma con Salvini dice: “il messaggio è quello di una Lega che si sposta troppo a destra e abbandona il tema centrale del federalismo. Il nostro movimento è sempre stato trasversale, se ci schiacciamo a destra Renzi vincerà a mani basse. Per batterlo bisogna mettere insieme tutti i moderati, a livello nazionale lo schema è diverso”.

De Luca

La Stampa: “Pd, in Campania vince De Luca. 150 mila al voto tra le polemiche”, “L0ex sindaco di Salerno batte Cozzolino. Saviano alla vigilia: ‘Primarie inquinate’”.

La Repubblica: “Primarie Pd, vittoria a de Luca”. Alla pagina seguente, in un’intervista Roberto Saviano: “Il mio invito a disertare i seggi lontano dal nichilismo di Grillo, volevo fermare le clientele”. Per lo scrittore le primarie campane restano un “fallimento”: “De Luca e Cozzolino nomi legati a vent’anni di sperperi”, “Persa l’occasione di proporre persone nuove. Anche Renzi ha grandi responsabilità, il suo governo sta ignorando il Sud”.

Il Corriere intervista Aldo Masullo, filosofo, parlamentare del PCI e dei Ds. Dice che vede gli attuali dirigenti “totalmente privi di pudore”, e. che Cozzolino e De Luca “appartengono a quella categoria di politici che corrono per sé stessi”. Nel Pd “non esistono gare di idee e di proposte, esistono lotte tra persone e i rispettivi seguiti”.
Alla pagina dei commenti sullo stesso quotidiano Antonio Polito si sofferma sulla “resa del partito” romano”, visto che ha “dovuto ritirarsi” Gennaro Migliore, “l’homo novità lanciato in campo da Renzi nella speranza che con lui si riuscissero ad evitare le primarie”.

Internazionale

Su La Stampa: “Una cellula di Al Qaeda nel cuore di Londra. La rete di Jihadi John”: ne scrive Alessandra Rizzo da Londra. “Il boia dell’Isis aveva legami con Bin Laden e gli Shabab. Fallì attacchi in Gran Bretagna e nel 2010 voleva uccidersi”, racconta Rizzo. Jihadi John era nel mirino dell’MI5 almeno dal 2009: in alcune email mandate a un giornalista del ‘Daily Mail’ tra il 2010 e il 2011 si lamentava di interrogatori secondo lui violenti e raccontava di sentirsi perseguitato dagli 007.
Alla pagina seguente, un lungo articolo di Domenico Quirico: “Così il Mediterraneo torna al centro della Storia”, “Guerre, terrorismo islamico e continue ondate di profughi. Il mare che unisce Europa, Asia e Africa è il nuovo protagonista”.

Su La Repubblica un’intervista a Yitzak Herzog, il candidato premier del centrosinistra al voto del 17 marzo in Israele, che dice: “L’era di Netanyahu è arrivata alla fine. Cercherò il dialogo con i palestinesi”, “’Sono io l’unica alternativa. Riattiveremo il processo di pace, è necessaria la fiducia, ma basta con gli atti unilaterali: inaccettabile il ricorso all’Aja”, “L’Iran non può avere la possibilità di realizzare la bomba, un accordo deve essere ‘corazzato’”. E su Gaza: “Lanceremo un appello per ricostruire la Striscia ma la nostra priorità è la sicurezza”.

Il 7 maggio so vota in Gran Bretagna. Una intera pagina del Corriere alla’argomento: “Il Regno Unito in mille peIzzo. chi (non) vincerà le elezioni”.

E poi

Sul Messaggero (“La rivoluzione della scuola”) Francesco Grillo invita a tornare a Don Milani, che diceva che la scuola nonseleziona perché se lo facesse ‘priverebbe il povero dellapossibilità di appropriarsi delle parole e i ricchi di quella di conoscere la realtà’, rendendo tutti più vulnerabili. Tornare aquesta visione che è, insieme, classica e moderna comporta, però,scelte drastiche, leadership e un lavoro che coinvolge milioni dipersone”. Grillo dice che “va bene che ci siano voucher da spendere per attività che integrino il curriculum della scuola pubblica, ma è la scuola pubblica a rimanere collante dei pezzi nei quali le società si stanno disintegrando e la proposta del governo sembra collocarsi su un piano diverso da un modello anglosassone nel quale ad ogni tipologia di quartiere corrisponde una tipologia di scuola. Se, però, la riforma non è solo questione amministrativa, di certo le visioni sopravvivono solo se c’è qualcuno che risolve anche i problemi organizzativi”. Invita tra l’altro il governo a rendere pubblici – “come succede in Inghilterra – i risultati dell’INVALSI per singola scuola. La trasparenza dei dati e la scelta da parte del pubblico produrrebbe, da sola, una forte spinta verso la competizione e l’emulazione”.

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