Tutti al centro

Le aperture

Corriere della Sera: “Partiti, si riaprono i giochi”, “Pisanu: oltre il Pdl. Casini lancia il nuovo movimento”, “L’iniziativa del senatore con 29 parlamentari. Tentazione delle urne negli schieramenti”.
In basso: “Lega, la casa pagata a Calderoli. Bossi: non c’è reato, sono soldi nostri”. “Il Senatur: i fondi potevamo anche buttarli dalla finestra”.
In prima, una grande foto dalla Corea del Nord, con il reportage di due studenti italiani della London School of Economics, Giovanni B. Conte e Ludovico Tallarita.

Il Giornale: “Il partito degli illusi”, “Casini chiude l’Udc e apre una nuova bottega”, “Pierfurby vuole arruolare i tecnici al governo e allargare il Terzo Polo. Ma Fini e Rutelli lo smontano subito”. “Incontro Berlusconi-Montezemolo. Pisanu prova ancora a tradire il Cav”.
A centro pagina, con foto dell’abitazione a Roma: “La casa pagata dalla Lega: anche Calderoli è nei guai”.

La Repubblica punta sulle parole del capo dello Stato e titola: “‘Crescita, ora tocca all’Europa’”. Monti da Napolitano. Gaffe del governo sul ticket per i disoccupati”.
In taglio basso: “Lega, casa pagata a Calderoli. Salta il vertice Bossi-Maroni”.

La Stampa riprende nell’apertura le nuove stime Istat e titola: “Cinque milioni senza lavoro. E tre non lo cercano neppure”. “L’Istat: record di rassegnati. ‘Imu una tantum’, passa alla Camera l’ordine del giorno Pdl”.
A centro pagina, due foto a confronto: nella prima Rosa Park, 1955, sfida le leggi dell’Alabama sedendo in un posto per i bianchi sul bus. Nella seconda, il presidente Obama, che ieri ha ripetuto quel gesto: “L’ho fatto per ricordare il coraggio di cambiare”.

Il Fatto: “Calderoli & Formigoni. Pagano sempre gli altri”, “L’ex ministro si fa pagare la casa di Roma dal partito. Guerra leghista: denunciate le spese pazze di Reguzzoni (ex capogruppo leghista, ndr). Il governatore ospite delle Antille, sputtanato dalla moglie del ciellino Simone: ‘Era il cagnolino del faccendiere Daccò'”.

Partiti e politica

“Si scioglie l’iceberg del voto moderato”, scrive Massimo Franco sul Corriere, secondo cui si assiste in questi giorni a una serie di simulazioni su quello che potrebbe essere “il sistema politico postberlusconiano”: Casini ha deciso di “rompere il guscio” del Terzo Polo per creare il “partito della Nazione”; Beppe Pisanu si pone alla guida di un gruppo di senatori pronti ad andare “oltre” il Pdl. E riflette ambizioni elettorali anche la tentazione del Pd di Bersani di cavalcare l’onda di una vittoria socialista alle prossime presidenziali francesi. In questo contesto, il governo “è insieme
l’origine e l’ostaggio. Palazzo Chigi può diventare l’elemento residuo di equilibrio per schieramenti in via di scomposizione; oppure il terminaledi tensioni destinate a sfuggire al controllo. E’ bastato un accenno all’eventualità che qualcuno dei ministri di Monti possa aderire al progetto di Casini per far balenare la crisi”, scrive Franco.  Di fianco, sempre sul Corriere, si riassume così il pensiero di Berlusconi: “‘Si rischia il voto a ottobre'”, “Berlusconi persuaso che per volontà del Pd ‘finirà così'”.
Su La Repubblica, un’intera pagina con foto di Casini e “il retroscena”: “Ministri tecnici e società civile, così Casini scardina i poli. Berlusconi spiazzato dal blitz”. E si legge: “l’operazione è molto mediatica e punta ad approfittare dell’emorragia di consensi di Pd e Pdl”, “la caccia ai pezzi pregiati del governo è già cominciata”. I nomi che Casini vorrebbe coinvolgere nell’operazione: nono solo Corrado Passera, Andrea Riccardi e Lorenzo Ornaghi, ma anche la titolare dell’Interno Anna Maria Cancellieri, nonché Emma Marcegaglia. Più difficile sarà “tirar dentro” il leader Cisl Raffaele Bonanni. E poi “tasselli della società civile”. Obiettivo politico è scardinare le frange moderate di Pd e Pdl. Nel Terzo Polo, la reazione di Fini, che ha contestato l’idea di “partito” ed ha invitato a parlare piuttosto di “movimento”.
Il Giornale riassume in un’analisi: “Casini vuole allargare il Terzo Polo. Fini e Rutelli lo smontano subito”, “Il leader oggi azzera i vertici dell’Udc, primo passo verso il Polo della Nazione. Porte aperte ai tecnici: Passera in pole. I due alleati: ‘Certi annunci si fanno insieme'”. La pagina di fianco parla invece di un “patto Berlusconi-Montezemolo: insieme contro le trame centriste”. Il Giornale racconta che a inizio aprile c’è stato un faccia a faccia tra i due che Montezemolo, in allontanamento da Casini, sarebbe interessato ad una coalizione di imprenditori e liberali. E, ancora sul Giornale, si parla di un’alleanza per spartirsi il Colle: “il Cav teme l’inciucio Pd-Udc” perché “Bersani e Casini vorrebbero scegliere il prossimo presidente” e “Napolitano insegna: dal Quirinale si decidono le sorti del Paese”.
Del documento presentato ieri da Beppe Pisanu e Lamberto Dini, insieme ad altri 27 senatori, si occupa Il Sole 24 Ore, spiegando come l’iniziativa preoccupi Berlusconi, anche perché giunta proprio in concomitanza con le dichiarazioni di Casini: “una pura coincidenza”, ha detto Pisanu “che, a dire il vero, nei giorni scorsi aveva incontrato Berlusconi per manifestargli la propria posizione”. Cosa scrive nel documento Pisanu? Propone di “partecipare, insieme ad altri e con pari dignità politica, a dun nuovo movimento liberlademocratico, laico e cattolico”. Raccoglie così interesse anche sul fronte opposto: nel Pd l’ex popolare Fioroni sollecita il partito a prestare “massima attenzione” alla proposta dei senatori pidiellini.
La Stampa: “Pisanu e Dini lanciano l’appello che spacca il Pdl. ‘Unire i moderati’. E il Cavaliere lo benedice”. L’articolo si apre non a caso con le dichiarazioni del capogruppo Pdl Cicchitto sul documento PIsanu: “Potrei firmarlo anch’io”. Interpretato come un gesto di rottura verso il segretario Pdl Alfano e un avvicinamento ai progetti centristi di Casini, l’iniziativa avrebbe invece ricevuto “un benevolo viua libera” del Cavaliere 15 giorni fa, quando Pisanu e Dini si recarono da lui in per illustrargli l’iniziativa.
Vittorio Feltri, su Il Giornale: “Pierferdinando Casini, notoriamente abile a nuotare nelle torbide acque del Palazzo, ha intuito al volo che i partiti sono invisi al popolo e ne ha inventato uno nuovo. Nuovo si fa per dire. Infatti nasce in una cull avetusta, quella dell’Udc, a sua volta nata e cresciuta in un ambiente decrepito e infestato dalle scorie della Democrazia Cristiana”.
“Via alla tecnocrazia cristiana”: è questo il titolo dell’editoriale del direttore di Libero Maurizio Belpietro, secondo cui Monti è a “fine corsa” e “i politici cominciano le grandi manovre”.

Internazionale

“In Egitto i generali vogliono pilotare il voto”: così La Stampa riassume una intervista a Kamel, fondatore del partito social democratico egiziano, all’indomani della bocciatura del ricorso dei tre maggiori candidati alle presidenziali, tra i quali Omar Suleiman, l’ex capo degli 007 di Mubarak. Spiega Kamel: “la giunta militare l’ha spinto nella mischia per poi allontanarlo, voleva prevenire l’accusa di boicottare i concorrenti islamisti e lasciare campo libero al suo vero campione, Amr Moussa”. Sono infatti confermate le esclusioni dalla gara presidenziale il candidato salafita Abu Ismail e dell’esponente dei Fratelli musulmani Al Shater. Dell’apertura di credito politico espressa anche dal nostro presidente del Consiglio Monti nei confronti dei Fratelli musulmani, Kamel dice: “E’ un errore. Quando sento i Fratelli musulmani parlare con gli ambasciatori e i rappresentanti stranieri resto senza parole: professano la libertà delle donne, la tolleranza religiosa, la democrazia: sulla carta sembrano talmente liberali che di solito alla fine di questi incontri li provoco  proponendogli di fonderci in un unico partito”. Risponde poi alle riflessioni dell’arabista Olivier Roy, secondo cui il sisma politico mediorientale sta cambiando i nuovi islamisti più di quanto loro abbiano fatto con la politica: “Questa analisi vale per i salafiti, non per la Fratellanza musulmana, fermamente ortodossa. I salafiti vorrebbero spostare l’età nuziale delle donne a 12 annie bandire l’inglese dalle scuole, ma hanno dei principi, stanno imparando la politica e sono sinceri. E’ come se ti minacciassero con il coltello che, invece, gli altri nascondono dietro le spalle”.

E poi

Su La Repubblica, in prima, un’analisi di Vito Mancuso rimanda all’inchiesta del quotidiano sul rapporto con la fede, così sintetizzata alle pagine interne: “Meno credenti, più atei convinti, così il mondo volta le spalle a Dio”. E’ uno studio dell’International Social Survey Programme su 30 Paesi secondo cui c’è un “crollo” tra i giovani”. In Italia i fedeli sono calati del 10 per cento in venti anni. I Paesi in cui la religiosità è in aumento sono spesso quelli in cui, per la fede, si combatte o si muore. I dati si riferiscono al 2008. Il Paese in cui è più alta la percentuale di colo che dichiarano di non credere in Dio è la Germania dell’Est (52,1 per cento). Segue la Repubblica ceca (39,9 per cento). Il Paese in cui è cresciuto il numero dei credenti sono Israele (+23 per cento) e Russia (+17,3 per cento). Il Paese in cui è più alta la percentuale di coloro che credono sono le Filippine: 60,2 per cento. L’analisi di Vito Mancuso: “Se i dogmi della Chiesa non convincono più”.
Sullo stesso quotidiano, alle pagine della cultura, le anticipazioni da un volume in cui si confrontano Adriano Sofri e Monsignor Gianfranco Ravasi sul tema: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli” (Lindau).

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