MALA TEMPORA

Marco Vitale

Un buon amministratore

“Raramente è dato ravvisare in modo così evidente le connotazioni di un’associazione a delinquere”. Sono parole con le quali la Procura di Milano descrive le attività dell’ex tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, per il quale sono scattati gli arresti insieme a due imprenditori e ad un manager. Non dunque una mela marcia, secondo il magistrato inquirente, ma una organizzata associazione a delinquere, specializzata in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e riciclaggio. Questo è l’ex tesoriere della Lega difeso, sino a poco tempo fa, come “un buon amministratore” da Umberto Bossi, ai cui pargoli Belsito provvedeva utilità varie, con l’uso di fondi pubblici destinati alla Lega, tra le quali, secondo l’accusa, uno yacht da 2,5 milioni di euro.

Storia di delinquenza comune? No! Storia di ordinaria politica in Italia, e se pensiamo che sia sufficiente il nuovo governo (al quale auguriamo, peraltro, ogni successo, essendo guidato da una persona per bene) per bloccare questa metastasi ed invertirne la rotta, non abbiamo capito niente di quanto in profondità la malattia si sia radicata. Per invertire la rotta, sarebbe necessaria una reazione collettiva e tenace, per un impegno a lungo termine, della quale, invero, si vedono scarsissime tracce.

Riprendo l’esempio che mi ha suggerito queste riflessioni. Che Belsito non fosse adatto a compiti importanti e delicati, lo testimoniava la sua storia personale. Eppure esso viene dalla Lega non solo nominato tesoriere del partito (funzione delicatissima),ma innalzato a posizioni importanti di governo. Infatti ce lo troviamo sottosegretario di governo alla Semplificazione normativa, con il ministro Roberto Calderoli (quello dei falò e che ancora oggi imperversa) e vicepresidente della Fincantieri, una delle più importanti imprese cantieristiche del mondo. La cosa più tremenda di questa storia non è che Belsito abbia rubato per far contenti i rampolli di Umberto Bossi, ma che sia stato portato a queste cariche di governo per le quali non aveva manifestamente nessuna, ma proprio nessuna, predisposizione e referenza. Ma, ancora più tremendo, non è il fatto che la Lega, dove ormai il motto Roma ladrona era stato sostituito da Lombardia ladrona, abbia portato a questi alti onori Francesco Belsito, genovese, 42 anni  (e poi dicono che l’Italia è un paese per vecchi!), ma che ciò sia avvenuto con l’acquiescenza di tutte le altre forze politiche. Immagino, infatti, che per diventare vice-presidente di Fincantieri esista una qualche procedura, una valutazione fatta da esperti indipendenti, un’audizione presso una commissione parlamentare dove qualcuno, se non del governo complice almeno dell’opposizione, avrebbe potuto porre qualche domanda tipo. Lei cosa ha fatto nella vita? Perché pensa di essere utile alla Fincantieri? E penso che, per essere nominato vice-presidente della Fincantieri, uno debba dimostrare ad una commissione del consiglio di amministrazione (di solito esiste nelle grandi società una commissione retribuzione e nomine) le sue credenziali. Allora scrissi: vorrei sapere i nomi di chi ha nominato un tipo come Belsito a vice-presidente della Fincantieri e perché? La prima parte della domanda è rimasta senza risposta e la ripropongo. La seconda ha trovato ora una risposta nelle parole della Procura di Milano (che Dio la benedica, ora e sempre!).

Ma ancora più preoccupante è che la Lombardia, una delle regioni più importanti d’Europa, quella sulle quali abbiamo puntato per il rinnovamento e il rilancio del Paese, abbia affidato, nel segno della continuità, il suo governo al partito che ha prodotto i Belsito e tante altre deplorevoli vicende. Ora il partito dice di essere stato vittima ed intende costituirsi parte civile. Comprensibile, ma inaccettabile. I Belsito erano parte integrante del partito e  ne rappresentavano, per così dire, la sua anima più profonda. E il presidente Maroni, quando Belsito fu innalzato alle cariche ricordate, non era un viaggiatore intorno al mondo alla ricerca di terre incognite.

Se dico queste cose non è per polemizzare contro la Lega, cosa che non mi interessa affatto, ma per riflettere, partendo da un caso concreto, sullo stato di salute della nostra economia e della nostra democrazia. Sino a quando:

–          un popolo, supposto evoluto, come quello lombardo, non imparerà ad applicare, sino in fondo, la sanzione politica del voto verso chi ha male agito e governato;

–          i partiti non reciteranno un serio confiteor per le loro malefatte (e ciò che si è visto recentemente, in relazione alla costituzione del nuovo governo, indica che non hanno la minima intenzione di ciò);

–          una seria e severa legge non regolerà i partiti ( ma chi la può proporre e votare?); e

–          le nomine non verranno inquadrate in procedure serie ed affidabili finalizzate ad affidare gli incarichi a persone capaci, addestrate e per bene e non ai Belsito di turno;

noi continueremo a balbettare, a declinare economicamente giorno dopo giorno, a lacerarci ed a perdere quel poco che ci resta di democrazia.

 

Marco Vitale

www.marcovitale.it

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