Dall’esclusione all’ascesa al potere,
la vicenda millenaria degli alauiti

copertina musulmano errante

Gli alauiti affermano di appartenere a un ramo dello sciismo duodecimano, ovvero quello dei Dodici imam. Si tratta di poco più di un milione di persone, circa il 12% della popolazione siriana, e sono concentrati nella regione nordoccidentale attorno ai porti di Latakia e Tartous, oggi le basi principali delle truppe russe. Per più di quarant’anni sono rimasti al potere, da quando diventò presidente Hafez al-Asad: la maggior parte dei capi delle forze armate e dei servizi di sicurezza sono sempre stati alauiti. Un tempo erano poveri contadini, poi hanno sostituito la zappa con la spada impossessandosi degli apparati dello stato con una rete di solidarietà difficile da definire: affiliazione settaria, tribale, o più semplicemente fedeltà a un clan, quello degli al-Asad.

Quanto pesa la storia degli alauiti sul contemporaneo conflitto siriano? E soprattutto è sufficiente inquadrare questa minoranza al potere come corrente dello sciismo? Ne Il musulmano errante, storia degli alauiti e dei misteri del Medio Oriente, edito da Rosenberg&Sellier, l’inviato del Sole24Ore e corrispondente da teatri di guerra Alberto Negri affronta la questione ripercorrendo con la sua narrazione una vicenda millenaria, in gran parte sconosciuta, e rivela segreti e misteri di questo ramo esoterico dell’Islam che ha trascorso secoli ai margini della società e del potere, fino all’ascesa del clan al-Assad in Siria.

Mescolando aneddoti vissuti in prima persona, antichi documenti, circostanze storiche e frammenti di vita di personaggi chiave per capire ideologie, correnti religiose e ripercussioni politico-sociali, Negri affronta un viaggio alla scoperta di una minoranza a lungo considerata come comunità di miscredenti, e poi a tratti riabilitata, osteggiata, utilizzata politicamente dallo stesso mondo sciita, come pure dai sunniti, dai principali centri teologici del Medio Oriente, e persino dai francesi.

Gli alauiti un tempo venivano chiamati nusayriti dal nome del loro fondatore Muhammad Ibn Nusayr, vissuto nel IX secolo e originario probabilmente di Bassora, nell’Iraq meridionale: sono una delle ultime sette di Ghulat, i miscredenti musulmani sopravvissuti fino a noi che attribuivano ad Alì, cugino e genero di Maometto, una natura divina, superiore a quella del Profeta. Furono gli ayatollah (gli esponenti più importanti del clero sciita), che poi andarono al potere in Iran con la rivoluzione, a dichiarare ufficialmente che gli alauiti sono veri musulmani e appartengono a un ramo dello sciismo. Questo è il motivo originario per cui gli al-Asad sono ancora oggi alleati di ferro di Teheran: i religiosi sciiti legittimarono il loro potere politico a Damasco di fronte ai sunniti. E la Siria di Hafez al-Asad fu l’unico alleato arabo degli iraniani quando Saddam Hussein attaccò Teheran il 22 settembre 1980.

Il suo racconto parte da Aleppo, città dove fu seppellito Husayn al Khasibi, colui che codificò una religione sincretica, che parlava di trasmigrazione delle anime, e proclamava Alì, genero di Maometto e quarto califfo per gli altri musulmani, come incarnazione della divinità. Peccato che, come testimonia il militare al quale Negri chiede lumi sulla tomba nel 2012, gli alauiti contemporanei non sappiano nemmeno chi sia questo personaggio. Non è un caso, ma una testimonianza concreta di quanto la setta delle origini abbia dissimulato i suoi riti e le sue credenze.

Da mille anni questa tomba conserva il suo segreto. Chi lo ha svelato è finito interrato vivo o con la lingua tagliata. Chi lo ha protetto è scomparso, misteriosamente assassinato. Ma i discendenti di questa storia antica, gli alauiti, oggi sono in Siria l’unica minoranza al potere nel mondo musulmano.

Il primo a sancire l’appartenenza ufficiale degli alauiti alla corrente sciita è stato nel 1973 Musa al Sadr, all’epoca a capo dell’Alto Consiglio sciita del Libano; fu il primo imam a pregare in una chiesa, influente anche oltre ai confini del paese dei cedri, per una storia familiare di prestigio politico, oltre che religioso, anche in Iraq (il figlio di suo cugino, Moqtada, che guidò la corrente sciita antiamericana dopo il 2003, è ancora presente sulla scena politica e da oltre un anno e mezzo ispira le proteste contro il governo di Baghdad).

Ma la storia – e i conflitti – cominciano ben prima degli anni Settanta, e per decifrare cosa succede bisogna partire dalla fine dell’Impero Ottomano.

Alla caduta dell’Impero Ottomano, la Francia si lanciò alla conquista della Siria e gli alauiti trovarono nuovi sponsor e protettori: la politica francese si fondò sull’incoraggiamento del separatismo alauita da contrapporre al nazionalismo arabo-sunnita che puntava a una Siria indipendente e unita. Dal 1922 al 1937 gli alauiti ebbero il loro stato e un governo. La Siria, sotto il mandato francese dal 1920, fu frammentata e gli alauiti si videro assegnato un territorio autonomo. Nel 1922 la Francia autorizzò l’insediamento di tribunali religiosi alauiti separati che si sarebbero adeguati al corpus dei testi sciiti. Ma nessun alauita, fu la scoperta, era in grado di servire come giudice secondo le leggi sciite. Nessun alauita era mai stato a Najaf o Kerbala, o a Qom.

E’ qui che diventa chiaro che il separatismo politico non può essere la strada, anche perché il malcontento nei confronti della Francia cresce, come pure il movimento nazionalista arabo. A questo punto saranno i sunniti ad intervenire, dichiarando che gli alauiti sono veri musulmani, in cambio della promessa di rispetto della fede e dei precetti dell’Islam. Ma nel 1948 anche gli sciiti cominciano ad interessarsi agli alauiti:

L’ayatollah al-Hakim finanziò lo sforzo missionario invitando 12 studenti alauiti a Najaf: in breve tempo soltanto tre continuarono gli studi, la maggior parte degli studenti siriani incontrò un ambiente ostile. Questo fallimento spinse lo sceicco libanese Habib al-Hibrahim ad aprire alla religione alauita un centro di studi teologici e giuridici sciiti, con sede centrale a Latakia, e filiali a Tartous, Jabala e Banias.

Nonostante la legittimazione esterna, il regime baathista e alauita non è stato automaticamente ben visto, come racconta Negri che dedica la seconda parte del libro a Guerra siriana e alauitismo, e ripercorre la sollevazione popolare sunnita del 1982 con la violenta repressione di Hama, le proteste di Daraa, da dove nel 2011 è esplosa la rivolta a seguito dell’arresto di alcuni bambini e ragazzi fra i 9 e i 15 anni.

Un capitolo a parte, conclusivo, merita la figura di Soleyman Effendi, alauita convertito al cristianesimo che nel 1863 pubblicò a Beirut uno dei testi di al-Khasibi, figura che l’autore presenta all’inizio del libro: il percorso si chiude con il viaggio di un uomo che fu alauita, musulmano, ebreo, greco-ortodosso senza mai trovare pace, ma capace di svelare, con la pubblicazione del suo libro, i riti segreti originari, scatenando l’angoscia dei depositari della fede.

Gli sceicchi più giovani volevano spedire a Beirut un sicario per farlo fuori. Ma gli imam anziani presero una decisione più scaltra: “abbiamo tutto il diritto di ucciderlo ma se lo facessimo avvaloreremo la tesi che il libro dei nostri segreti è autentico”.

Titolo: Il musulmano errante, storia degli alauiti e dei misteri del Medio Oriente

Autore: Alberto Negri

Editore: Rosenberg & Sellier

Pagine: 128

Prezzo: 12 euro €

Anno di pubblicazione: 2017



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