La Regina rossa di Acemoglu: quella rincorsa infinita tra Stato e società

La formidabile metafora del Leviatano di Hobbes regna «sovrana» dal 1651 quando uscì a Londra l’opera omonima con il mostro biblico sulla copertina, somma pittorica di tanti esseri umani, a rappresentare il potere assoluto conferito dagli individui al Commonwealth, al sovrano perché ponga fine a violenza, anarchia e terrore della condizione naturale, la “warre”, nell’inglese di Hobbes, la guerra di tutti contro tutti. È un potere creato da noi, ma, per contratto, assoluto.

È ancora utile per noi, XXI secolo, la metafora del dispotismo? Sembra di sì, ma a condizione di integrarla e correggerla, immaginando un Leviatano «incatenato», ugualmente potente, ma costretto in vincoli e reso più mite. Questa correzione della metafora è l’impresa a cui si è accinto Daron Acemoglu, celebre economista turco-armeno-americano, insieme al collega inglese James Robinson. Una grande impresa che produce uno sguardo nuovo sulla storia comparata del mondo con un libro importante, nonostante il titolo enigmatico: La strettoia. Meglio il sottotitolo: Come le nazioni possono essere libere (800 pagg., Il Saggiatore).

Quante diverse vicende ha avuto nel mondo quel contratto originario? E come si spiega la prevalenza della libertà nella storia europea o l’incapacità millenaria della Cina di uscire dal dispotismo nonostante la crescita?

La congiuntura che ha favorito l’Europa è dovuta alla combinazione tra l’eredità delle tribù germaniche, franche, longobarde, che usavano governarsi attraverso sistemi assembleari, e l’eredità istituzionale, giuridica, amministrativa dell’Impero Romano e della Chiesa cristiana. In molti altri casi o i popoli pur dotati di tribali metodi di gestione assembleare riuscivano a vivere in pace senza bisogno del Leviatano oppure la società era troppo debole e disorganizzata per arginarlo. Perché viva un regime di libertà occorre che il mostro si imponga, ma al tempo stesso che la società si organizzi, si mobiliti e lo tenga sotto controllo.

Tutto dipende dalla Regina rossa, un’altra metafora: è una invenzione di Lewis Carroll in Attraverso lo specchio. La Regina e Alice corrono e corrono, ma alla fine sono sempre lì. Ma è così che funziona: «Qui per restare nello stesso posto – spiega la Regina – devi correre più che puoi». L’effetto Regina rossa (immagine già usata in biologia evolutiva per specie che mutano insieme) si verifica quando Stato e società corrono a perdifiato per conservare l’equilibrio tra loro. Se la società rallenta, il Leviatano diventa dispotico, ma anche lo Stato deve correre, crescere, mantenere la sua autonomia, risolvere controversie, applicare leggi in modo imparziale e fare un’altra cosa molto importante: abbattere quella che Acemoglu chiama «la gabbia di norme» e cioè pratiche sociali ingiuste, oppressive come la schiavitù, l’asservimento delle donne, gli arbìtri che alla società piacerebbe spesso mantenere in vita.

Tra Stato e società la divisione dei ruoli non è univoca, cattivo lo stato, buona la società. No, entrambi i concorrenti sono pericolosi se l’uno surclassa l’altro. Degli eccessi di entrambi si può morire. In Libano la società divisa in comunità ha impedito la nascita di uno stato forte per timore, ciascuna, di subire il dominio di altre comunità. È un Leviatano assente. In India, nonostante le pratiche democratiche ed elezioni libere, lo Stato non ha conquistato forza sufficiente ad abbattere la «gabbia di norme», a creare condizioni di benessere, infrastrutture e servizi civili, a causa dell’elemento paralizzante e disgregante del sistema castale. La Repubblica di Weimar degli anni Venti o il Cile degli anni Settanta, invece, furono casi di Regina rossa fuori controllo, che impedì al Leviatano di reggersi in piedi: finì con Hitler e Pinochet.

La corsa parallela della Regina rossa crea un corridoio dentro il quale il Leviatano incatenato cresce e fornisce i benefici che l’Europa ha conosciuto al suo meglio nella seconda metà del secolo scorso (Grazie, Beveridge). Fuori dal corridoio la Russia, dove tutte le risorse hanno concorso a rinforzare il potere del capo senza che una sufficiente partecipazione popolare sviluppasse forme di controllo. E fuori dal corridoio la Turchia, che in verità non ci è mai entrata, anche se è sembrata avvicinarvisi in occasione della candidatura all’Unione Europea. Quanto ai paesi arabi e musulmani pagano un Leviatano nato per chiamata dall’esterno, inaugurato da Maometto, per mettere fine ai disordini tribali: un timbro di origine che ha iniziato una storia di stato forte e dispotico, militarmente orientato a sottomettere. Situazione ben sintetizzata mille anni fa da Al Ghazali, precursore di Hobbes: «Cent’anni di tirannide di un sultano fanno meno danni di un anno di tirannide dei sudditi gli uni contro gli altri». Il dispotismo saudita, non rincorso da nessuna Regina rossa, non ha toccato la gabbia di norme, al contrario l’ha cristallizzata nella forma più arcaica: donne in condizioni di casta asservita.

Il caso americano è una sfida per questa «teoria del corridoio»: geniale esempio di progettazione istituzionale, gli Usa sono un caso di successo, ma le lacune sono evidenti. Il Leviatano federale resta incapace di affrontare problemi primari come l’assistenza sanitaria, le infrastrutture, la stessa guerra, l’area per eccellenza propria del sovrano (il monopolio hobbesiano della violenza) viene gestita in partnership pubblico-privato. I padri fondatori accettarono un compromesso costituzionale che manteneva debole il sovrano federale sia per timore del dispotismo sia per rassicurare gli schiavisti del Sud. Il Bill of Rights arrivò dopo, ma non tutelava gli schiavi e proteggeva solo dagli abusi federali, non da quelli dei singoli stati. Il XIV emendamento, che arrivò nel 1868, dopo la guerra di secessione e l’abolizione della schiavitù, garantiva immunità e diritti dei cittadini, ma non toccava il potere di polizia locale, con conseguenze che arrivano fino a Ferguson 2014 e a George Floyd.

Circa gli esiti di questa corsa molto è già scritto nella storia di come nascono gli Stati, molto ma non tutto: la mobilitazione della società per i diritti e maggiore equità può allargare il corridoio e produrre successi per la libertà. Potrebbe accadere anche in Cina. Dall’altra parte l’effetto Regina rossa è usato in biologia evolutiva per spiegare anche casi di specie estinte, destino che non si può escludere a priori per regimi liberi e democratici.

 

Quest’articolo è uscito originariamente su Robinson de La Repubblica il 21/11/2020.

Titolo: La strettoia. Come le nazioni possono essere libere

Autore: Daron Acemoglu, James A. Robinson

Editore: Il Saggiatore

Pagine: 800

Prezzo: 33,25 €

Anno di pubblicazione: 2020



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