L’espansione dei mercati globali, la frammentazione delle società, il rischio di uno svuotamento interno della democrazia. È in questa tensione – già al centro delle prime riflessioni di Jürgen Habermas sui media di massa e sul progressivo processo di “rifeudalizzazione” della sfera pubblica – che la sua eredità acquista oggi una rinnovata urgenza. Questo dossier ne ripercorre la traiettoria, con un ricordo di Giancarlo Bosetti, un’intervista a Seyla Benhabib e una selezione di testi dello stesso Habermas e di sue interviste, tratti da Reset DOC e dagli archivi di Reset. Emerge l’immagine di un pensatore che ha rotto tanto con le illusioni dello statalismo marxista quanto con le ombre persistenti del totalitarismo nazista, insistendo invece sulle basi fragili ma esigenti della vita democratica, fondate sulla comunicazione tra cittadini liberi e uguali.

Dalla critica alla mercificazione del discorso pubblico alla difesa di un’Europa politicamente integrata come orizzonte necessario per la democrazia in un mondo globalizzato, Habermas non ha mai abbandonato la convinzione che la legittimità debba essere costruita, non presupposta. Anche il suo confronto più recente con il post-secolare può essere letto in questa chiave: non come un arretramento, ma come il tentativo di rigenerare quelle risorse morali che le società liberali appaiono sempre più incapaci di produrre dall’interno. Non si tratta tanto di una dottrina compiuta quanto di un impegno intellettuale costante, lo sforzo di tenere insieme ciò che la modernità tende incessantemente a separare: mercati e democrazia, diritto e partecipazione, pluralismo e coesione.

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