CROCE E DELIZIE

Dialettica e libertà

Fra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, la fama internazionale di Croce raggiunge forse la vetta più alta. E’ in quel periodo che il settimanale “Time” lo indica come il capo della resistenza morale al fascismo, dedicandogli la copertina. Ed è sempre in quel torno di tempo che al filosofo napoletano la casa editrice Harcourt, Brace and Company commissiona il saggio di apertura di una raccolta collettanea sulla libertà (Freedom). Il contributo, che Croce scrive nel 1939, si intitola The Roots of Liberty e lo si può leggere in italiano in Il carattere della filosofia moderna, la cui prima edizione è del 1941, col titolo Principio, ideale, teoria. A proposito della teoria filosofica della libertà. E’ il secondo dei due saggi da Croce dedicati esplicitamente al liberalismo (l’altro è La concezione liberale come concezione della vita, del 1927, in Etica e politica, 1931). Ed è a prima vista un saggio, nella tesi di fondo, alquanto eccentrico e originale, soprattutto se visto con gli occhi dei neoliberali e neoliberisti di questi ultimi anni italiani. Nel fare il punto della situazione sul liberalismo, sullo “stato dell’arte”, il filosofo napoletano argomenta infatti che, mentre la prassi liberale si è affermata nei paesi anglosassoni, la teoria del liberalismo è stata elaborata nell’area cultura tedesca. E’ come si fosse creata un’asimmetria, da ricomporre, fra “teoria” e “prassi”. Quello che a tutta prima può sembrare un’affermazione “schizofrenica” fatta da Croce per giustificare la sua doppia adesione all’idealismo filosofico e al liberalismo, visto con gli occhi dell’oggi, e anche alla luce di quanto qui in precedenza argomentato sulla non corrispondenza lineare fra filosofia e politica, risulta forse meno eccentrico e implausibile di quanto a me stesso era apparsa in un primo tempo. Ma idealismo significa dialettica. E la dialettica come metodo (non come sistema) è la logica che più “aderisce” al corpo della realtà, alla vita. D’altro canto, il liberalismo, per come la vedo io, non è tanto un’ideologia politica ma una teoria metapolitica, cioè etica e filosofica, perché la libertà è la realtà stessa colta nel momento positivo della sua dialettica.

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