Verso il giro di vite sugli scioperi

 

 

Il Corriere della sera: “Marino in trincea. Sugli appalti l’ultimo conflitto”. “Il caso Roma. Il sindaco verso il rimpasto. Il caso Sel”.

Di spalla: “La Bce vede troppi rischi. E la Borsa greca per oggi non riapre”.

A centro pagina: “La Libia quattro anni dopo. Un Paese di polvere e odio”.

Da segnalare in prima una “proposta per alleggerire le famiglie con il mutuo” di Lucrezia Reichlin e Paolo Surico.

 

 

La Repubblica: “Subito in un decreto i primi taglia alla Sanità, tetto a esami e visite”, “Oggi in aula le norme. Le Regioni: abbiamo già dato. Pagheranno i medici che prescrivono troppe analisi”.

Con un’intervista al ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “I risparmi devono servire per cure e ricerca”.

A centro pagina: “Turchia, cortei contro i raid. Ucciso poliziotto a Istanbul”.

In prima anche la situazione in Israele: “Gerusalemme, i militari entrano nella moschea” ( si tratta della moschea di Al-Aqsa).

A fondo pagina: “E Roma travolta dall’immondizia si divide sull’appello ‘fai da te’”, “Fa discutere la proposta di Alessandro Gassman”.

La storia di copertina sulla colonna a destra: “Così nasce SuperPechino, la megalopoli da 130 milioni di abitanti”, “Si lavora al progetto ‘JJJ’. La sua popolazione sarà più di un terzo degli Usa”.

La foto-notizia a centro pagina: “La Ferrari torna a trionfare (ma è oscurata dalla tv)”.

 

La Stampa: “Scioperi, verso il giro di vite. ‘Mai più Pompei e Fiumicino’”, “L’anno scorso i servizi pubblici sono stati bloccati 2084 volte”, “A settembre in Commissione al senato le proposte di Sacconi e Ichino: proteste solo col 50% dei consensi”.

A centro pagina, con foto del pilota Sebastian Vettel: “Riscatto Ferrari, Vettel domina in Ungheria”.

A fondo pagina: “Se la Spagna cancella il monarca democratico”, di Mimmo Candito.

E l’appello del Papa: “Il Papa: liberate Dall’Oglio. Ostaggio dove Dio non c’è”, di Domenico Quirico.

 

 

Il Fatto: “Gratteri: ‘Un regalo ai boss’”, “’Stop alle registrazioni e ghigliottina sulle indagini su Cosa Nostra: assurdo’”, “Oggi alla Camera le norme-scandalo sul processo penale. Parla il procuratore aggiunto di Reggio Calabria: ‘Grave punire chi cerca di scovare criminali, noi abbiamo bisogno dell’aiuto dei cittadini per raccogliere prove. Il limite di 3 mesi per finire le inchieste? Ridicolo. Il Parlamento? Sembra un lavandino otturato’”.

E a destra: “Altro che privacy: l’autogol della Cassazione”, “Sul sito svelati i nomi di minori e donne vittime di reati sessuali”, “I dati sensibili sono contenuti nelle sentenze, pubblicate sul web, ma spesso senza oscurare i nomi di chi è stato abusato. Il Garante aveva segnalato il divieto, ma basta un clic per scoprire che non è rispettato. E i giudici sono in buona compagnia: Comuni, Province e Asl mettono in rete le identità di chi ha subito trattamenti sanitari obbligatori o è invalido”.

Sulla situazione di Roma (“Roma-monnezza”) e l’appello lanciato da Alessandro Gassman con l’hashtag #Romasonoio, il quotidiano intervista Gigi Proietti, che dice: “A qualcuno ‘sto schifo piace”.

A centro pagina: “Quando il Sole di Hiroshima bruciò le nostre coscienze”, “Il 6 e 9 agosto ’45 gli Usa sganciavano due bombe atomiche sulla città simbolo della guerra nucleare e su Nagasaki. Una strage che ha segnato la storia e l’etica della seconda metà del 900”.

 

Il Sole 24 ore: “Casse, conti sotto ‘stress’. Le prestazioni crescono più dei contributi. In autunno la verifica sui bilanci”. Il quotidiano offre una approfondita rilevazione sugli enti pensionistici dei professionisti e sui loro conti alla vigilia delle verifiche del ministero sulla sostenibilità delle gestioni previdenziali.

In evidenza in prima anche il via al cosiddetto click day per le assunzioni della “Buona scuola”, con le indicazioni per i precari che rientrano nella stabilizzazione.

 

 

Sanita’, pensioni

 

Scrive La Repubblica che un pacchetto di emendamenti al decreto “omnibus” Enti locali, presentato nei giorni scorsi, darà la prima spinta alla spending review sulla Sanità. Dopo le parole del Commissario alla spending review in un’intervista al quotidiano, si accelera la ratifica del piano. Il provvedimento arriva al Senato e non è escluso il ricorso alla fiducia. E’ previsto il taglio delle prestazioni specialistiche non necessarie che il ministero della Salute regolerà per decreto. I medici saranno chiamati a rispondere di tasca propria delle prestazioni prescritte fuori dai nuovi protocolli. E ci saranno un giro di vite anche per gli ospedali e l’azzeramento dei ricoveri nelle case di cura convenzionate con meno di 40 posti letto. I medici inadempienti, si spiega a pagina 2, avranno decurtazioni del loro stipendio. A pagina 3, un’intervista al ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Risparmi possibili ma le risorse restino al Servizio sanitario per contratti e ricerca”, “Non saranno tagli lineari, stiamo lavorando su organizzazione, efficienza ed acquisti. Potenzieremo la medicina territoriale, gli ospedali troppo piccoli li riconvertiremo”. Sulla ipotesi di recuperare 10 miliardi dalla Sanità, il ministro Lorenzin dice: “sono perfettamente d’accordo con la road map indicata dal commissario alla spending review Gutgeld”, ma il risparmio non si tradurrà in tagli ai servizi,

“anche perché non c’è niente da tagliare”. “I 10 miliardi -spiega- non vengono tolti dal fondo sanitario nazionale, che ha già dato in questi ultimi anni. Negli ultimi anni abbiamo dovuto fare fronte a una spesa fuori controllo che peraltro non si è trasformata in migliori servizi ai cittadini. Anzi, con la riforma del titolo V è nata un’Italia a due o tre velocità e gli sforzi necessari per sanare le casse del SSN dissanguate delle Regioni hanno sacrificato molto la qualità dell’assistenza. Quindi, dopo 25 miliardi di tagli, non c’è proprio più niente da tagliare. C’è invece la possibilità di recuperare risorse grazie a una maggiore efficienza e una nuova organizzazione. Si calcola una cifra intorno ai 30 miliardi ma se riusciamo a trovarne 10 mi accontento”. Come li recuperate? “Rafforzando la medicina territoriale. Portando i pazienti in ospedale solo quando necessario, ovvero per i momenti acuti della malattia. Razionalizzando la spesa per la medicina difensiva che costa 13 miliardi l’anno. Sono quei casi in cui il medico per evitare contenziosi legali con i pazienti, ricorre a un eccesso di prescrizioni. Poi c’è il patto della sanità digitale: incrociando i dati voglio capire non solo quanto spendo ma come spendo i nostri soldi”. Molte delle norme contenute nel patto della salute, dice ancora il ministro, “vanno attuate dalle regioni e altre portate nella prossima legge di stabilità. Le centrali uniche d’acquisto, le misure sulla produttività, le forme di disincentivo per la medicina sono solo alcune di queste”.

Il quotidiano intervista anche Costantino Troise, segretario dell’associazione dei medici dirigenti (Anaao-Assomed”). Chi stabilirà se una prescrizione o un ricovero sono inappropriati e quindi il medico va sanzionato? Troise risponde che il compito non può certo essere affidato a “un gruppo di tecnocrati”, “l’obiettivo vero di questa norma è quello di fare cassa, introdurre un superticket neanche tanto mascherato che porrà a carico dei cittadini una serie di prestazioni”.

Sul Giornale: “L’intervento che interesserà maggiormente i cittadini è il taglio delle prestazioni specialistiche non necessarie. Una sforbiciata poderosa a visite, esami strumentali e esami di laboratorio. Toccherà alla Lorenzin, con un decreto imminente, stilare la lista delle situazioni e delle patologie dove analisi e approfondimenti sono necessari. Chi non rientra in questa lista dovrà pagare di tasca propria”. E ancora: “Anche gli ospedali non scamperanno alla mannaia del governo. Se da una parte le strutture in rosso finiranno immediatamente sotto controllo, dall’altra ci sarà un giro di vite tout court sui centri sanitari. I ricoveri nelle case di cura convenzionate con meno di quaranta letti verranno tagliati. Come verrà tagliata anche la spesa per il personale”.

Sul Sole due pagine di numeri e analisi sulle Casse professionali “alla sfida dei conti tra giovani e welfare”. Si tratta di un vero e proprio “stress test” sullo stato dei bilanci degli enti di previdenza in cui cresce il numero delle prestazioni e anche la spesa in assistenza. Giornalisti e geometri hanno un saldo negativo tra entrate da contributi e costi.

Da segnalare sul tema della previdenza una lettera del presidente Inps Tito Boeri al Corriere in cui ribadisce che la proposta che ha presentato qualche settimana fa non è finalizzata a “penalizzare le persone che,lavorando più a lungo, hanno versato più contributi” ma al contrario “impedire che chi percepiscd o ha percepito più a lungo la pensione sia favorito rispetto a chi la percepisce per un minor numero di anni”.

Sulla stessa pagina una interssante analisi di Lucrezia Reichlin sulla base di uno studio di Paolo Surico e Riccardo Trezzi sull’impatto dell’Imu sui consumi. Dove si propone di mantenere l’imposta sulla prima abitazione introducendo detrazioni fiscali solo per chi ha un mutuo, ovvero circa il 17 per cento dei proprietari, non avendo gli altri diminuito o cambiato i loro consumi a causa della tassa sulla casa.

 

 

Scioperi

 

 

 

Su La Stampa, pagina 2: “Scioperi a tappeto, arriva la stretta”, “In autunno nuove regole: lo stop dovrà avere il consenso di almeno la metà dei lavoratori”. Scrive il quotidiano che il giro di vite sugli scioperi potrebbe maturare a settembre, Dopo la pausa estiva, infatti, la Commissione Affari costituzionali del Senato, esaurita la maratona infinita sulle grandi riforme, dovrebbe metter in calendario il disegno di legge presentato nel febbraio del 2014 dall’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (Area popolare-Ncd) e quella più recente a firma del senatore Pd Pietro Ichino. L’obiettivo è quello di evitare una volta per tutte -scrive il quotidiano- il ripetersi di proteste selvagge, come quelle di Pompei e Fiumicino dei giorni scorsi. Il governo, dopo i reiterati annunci dei mesi passati, è infatti intenzionato a lasciar fare al Parlamento, anche perché, come ha ricordato il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, trattandosi di materia regolata dalla Costituzione, è “meglio evitare un intervento diretto del Governo”, anche perché in Parlamento ci sono già diverse proposte di legge. Tanto Sacconi che Ichino puntano a regolamentare meglio gli scioperi nei trasporti in modo da evitare che l’utenza sia ostaggio di scioperi e proteste a volte anche solo annunciate, soprattutto dai sindacatini più piccoli che usano l’arma della protesta per fare una sorta di concorrenza sleale alle sigle maggiori. L’idea cardine di entrambe le proposte- scrive ancora La Stampa- è quella di introdurre una soglia di consenso per rendere valida l’azione di protesta, Sacconi ipotizza che nel settore trasporti possano proclamare un’agitazione solo i sindacati che abbiano complessivamente almeno il 50% della rappresentanza. In alternativa le organizzazioni che hanno anche in associazione tra loro almeno il 20% possono ricorrere al referendum preventivo, che però deve registrare almeno il 30% di lavoratori favorevoli. La proposta di Ichino, invece, prevede una soglia del 50% sia per i sindacati proponenti sia per l’approvazione con il referendum. In Germania, Regno Unito, Spagna e Grecia -sottolinea il quotidiano- questa è una prassi consolidata da anni.

Sulla stessa pagina un’intervista all’ex presidente della Camera Luciano Violante: “Attenti alle micro-sigle. A Pompei sembrava sabotaggio”, “Sbagliato generalizzare. Le grandi organizzazioni sindacali non fanno così”.

A pagina 3, un articolo di Paolo Baroni: “Tra rifiuti e trasporti pubblici subiamo due proteste al giorno”, “E i lavoratori dei servizi essenziali hanno incrociato le braccia 2084 volte bel 2014”.

Sulla stessa pagina: “La nuova coscienza dei consumatori: ‘Mai più scudi umani delle serrate’. Altroconsumo: ‘In Italia la gestione dei servizi va peggiorando’”.

Anche sul Corriere si legge che la proposta di Ichino viene discussa a Palazzo chigi e che ” il quadro sembra definito”. “Referendum obbligatorio per i mini sindacati”.

Sul Corriere (“Non siamo solo questo”),Aldo Cazzullo scrive  che “occorre dire con forza che questa non è l’Italia. O, almeno, che non tutta l’Italia è così. Purtroppo il massacro mediatico che da 48 ore il giornale più famoso del mondo sta conducendo ai danni della capitale e del Paese non è fondato solo su pregiudizi; è alimentato dalle immagini che i lettori mandano al New York Times per avvalorare l’idea della sporcizia, dell’inefficienza, del degrado estetico e morale. E il fatto che molti commenti alle foto della vergogna siano nonostante tutto di simpatia per le nostre bellezze e le nostre sventure non ci consola, anzi ci amareggia ancora di più.

Forse i conducenti della metropolitana peggiore d’Europa che si fermano a singhiozzo, i piloti che bloccano gli aerei Alitalia, i custodi che chiudono il Colosseo e Pompei per assemblea non hanno compreso che simili atteggiamenti sono incompatibili con il ruolo dell’Italia nel mondo globale. Per rivendicare diritti e salari si deve cercare la comprensione dei concittadini, non esasperarli”.

E l’immagine di Roma e dell’Italia all’estero non è solo questione di orgoglio nazionale”. E più avanti:”Purtroppo questo non l’ha capito neppure Ignazio Marino. Anche l’incapacità di risolvere un’impasse politica che si trascina da mesi è il metro della crisi del Paese. Il sindaco appare in fase confusionale. In realtà ha davanti a sé solo due strade: o costruisce una nuova giunta di alto livello, senza cedere agli interessi dei gruppi di pressione e dei comitati d’affari; oppure si dimette”.

 

Registrazioni vietate

 

 

Su La Stampa: “Registrazioni, compromesso Pd. Niente carcere per i giornalisti”, “Diritto di cronaca e esercizio della professione: un emendamento per mediare. Rabbia Ncd: ‘Noi non cediamo’. Il M5S attacca ancora: cancellare tutta la norma”. Scrive il quotidiano che quando oggi, alle 13, scadrà il termine per presentare gli emendamenti alla riforma del processo penale che sarà in discussione alla Camera, saranno soprattutto due di origine Pd a catalizzare l’attenzione: quelli messi a punto per cambiare l’ormai celebre norma anti-registrazioni (proposta da Ncd), che prevede pene da 6 mesi a 4 anni per chi diffonda video o audio “fraudolentemente” effettuati. Due sarebbero le modifiche da apportare al testo, da parte Pd: aggiungere alle due scriminanti che evitano la punibilità (quando le registrazioni sono prova in un procedimento giudiziario o servano al diritto di difesa), due altri casi: quando viene esercitato il diritto di cronaca, e quando viene esercitata un’attività professionale legalmente riconosciuta. In questo modo, dicono i Pd, dovrebbero venire esclusi dal rischio di galera i giornalisti: come per circoscrivere il reato di diffamazione, quando la notizia è vera, di interesse pubblico e raccontata con “continenza”, il diritto di cronaca è legittimo.

La Repubblica: “Giustizia, scontro sulle intercettazioni, rinvio a settembre”, “Orlando: ‘Escluderemo i giornalisti dalla norma sulle registrazioni. Il governo interverrà in seguito nella delega’”.

Il Fatto, pagina 2, intervista a Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria: “Questa legge bavaglio è un regalo ai criminali”, dice. Partendo dal divieto di registrare un colloquio di nascosto: “Noi sproniamo continuamente i cittadini -dice Gratteri- a collaborare con lo Stato nella lotta alle mafie, chiediamo che denuncino, che non siano omertosi”, “Io proteggo il diritto alla privacy di chi non fa nulla di male, non il diritto del mafioso a chiedere il pizzo in pace”.

Sul Corriere: “Mossa del governo sulla mina registrazioni. Giornalisti e investigatori saranno esclusi dal divieto di utilizzare audio e video ottenuti in modo fraudolento. Oggi l’emendamento, Orlando vorrebbe separarlo dalla delega sulle intercettazioni. Boschi: nessun  bavaglio”.

Sul Corriere è Giovanni Bianconi a firmare un articolo. “Mossa del governo sulla mina registrazioni”.

 

Turchia

 

Su La Repubblica, alle pagine 12 e 13, il reportage di Marco Ansaldo da Istanbul: “Barricate contro Erdogan. ‘Basta bombe sui curdi’. Istanbul, ucciso un agente”, “Proteste diffuse, le forze dell’ordine disperdono i manifestanti: un poliziotto colpito da un proiettile. Sit-in in molte città, a Dyarbarkir attentato all’esercito: due morti”. Da Istanbul Ansaldo racconta di un poliziotto ucciso da un proiettile. Steso a terra nel quartiere feudo dell’estrema sinistra, Gezi. Dopo i funerali di un giovane appartenente a un gruppo marxista-leninista, il Dhkp-C, morto venerdì durante la retata di 6000 militanti vicini anche al Pkk curdo. La lunga giornata di Istanbul, chiamata dai pacifisti a riunirsi per protestare contro la guerra aperta dalla Turchia ai ribelli nascosti sui monti del Nord Iraq, finisce in tragedia. Era iniziata in sordina, con le iniziative del “Blocco della pace”: mille cartelli blu, inneggianti alla riconciliazione, si erano alzati all’improvviso come fossero uno, davanti alla polizia in assetto da battaglia. “La Turchia non vuole la guerra”, “Erdogan basta”, si leggeva sui cartelli.

Il quotidiano intervista il politologo Cengiz Aktar, esperto di minoranze, soprattutto curdi e armeni. Dice che è “una strategia suicida, che porterà al caos”, “il presidente è come il Faust di Goethe, capace di distruggere tutto per salvare se stesso e il potere”.

 

Libia

 

Sul Corriere spazio per la Libia del dopo Gheddafi a 4  anni dalla cacciata del dittatore poi ucciso. “Prigioni, bande e odio. I ragazzi della rivoluzione ora hanno solo macerie”, di Lorenzo Cremonesi.

 

E poi

 

Su La Repubblica Luciano Gallino racconta “la lunga marcia dei neoliberali per conquistare il mondo”, ovvero la nascita della Mont Pélerin Society nel 1947 sul monte omonimo, per volontà di Friederich von Hayek, che raccolse insieme personalitá come von Mises, Friedman, Popper, Allais, per promuovere i principi del liberalismo soprattutto economico, dalla liberalizzazione del movimento dei capitali alla riduzione del ruolo dello Stato. Dall’Italia parteciparono a questo think tank Einaudi, Bruno Leoni, Ricossa, Martino. Gallino usa Gramsci e gli fa dire che le sinistre europee “sono state travolte senza opporre resistenza dala offensiva egemonica del neoliberalismo partita dal 1947” per non aver “saputo imitare” quella intuizione.

 

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