MALA TEMPORA

Marco Vitale

Olimpiadi 2024

Jean Gimpel è stato uno storico francese profondo studioso degli sviluppi tecnologici e industriali del Medio Evo (di grande interesse il suo libro La révolution industrielle du Moyen Age, Editions du Seuil, 1975). Nel 1956 si recò negli Stati Uniti, invitato dall’università di Yale, a tenere una conferenza sul parallelismo tra lo sviluppo della Francia medioevale e quello degli USA. Gimpel sostenne che la  società americana aveva passato il vertice della sua fase ascendente e che, verso gli anni ’70, ciò sarebbe stato percepibile con chiarezza. La previsione di Gimpel non fu apprezzata dagli studiosi e dai governanti americani. Ma due anni dopo l’URSS mandò in orbita lo Sputnik e gli Stati Uniti scoprirono di essere tecnologicamente in ritardo in tanti campi. Nel 1972, quando lo sviluppo americano e la loro supremazia tecnologica diede vistosi segni di cedimento, Gimpel fu reinvitato negli Stati Uniti per illustrare, in varie università, su  quali fattori si era basata la sua previsione. Gimpel illustrò vari fattori e tra questi illustrò che, da tempo,  gli Stati Uniti non finanziavano più progetti grandiosi e innovativi, per ragioni di bilancio (in realtà negli anni ’60 Kennedy lancerà il progetto uomo sulla luna entro il decennio, ma ci volle la sfida dello Sputnik per smuovere le acque).Gli argomenti di Gimpel mi ricordano la memorabile relazione che Carlo Cattaneo tenne nel 1845 alla Società Incoraggiamento Arti e Mestieri di Milano, dal titolo “Industria e morale” nella quale il grande lombardo disse: “Quindi è  necessità, necessità morale, che ogni generazione inalzi i suoi templi e i suoi archi, e modelli le sue sculture, e apra nuove vie per alpi e per lagune, e inarchi nuovi ponti non solo ormai sui fiumi, ma sui laghi,  ma sui mari, e non solo sopra lo specchio delle aque, ma fin per disotto ai tetri loro gorghi. E mestieri che a forza d’ardimenti e di temerità l’uomo si trovi di repente dubitoso e smarrito a fronte d’immediati ostacoli, affinché il genio allora si svegli, e si avvegga di sé, e affronti con nuovi pensamenti la vecchia natura”.

Entrambi gli episodi mi sono emersi alla memoria, leggendo la maggior parte delle reazioni suscitate dalla notizia che l’Italia, con Roma, avrebbe presentato la sua candidatura alle Olimpiadi del 2024. La notizia è, insieme al fatto che la candidatura è giudicata forte dal presidente del Comitato Olimpionico Nazionale, in sé, positiva ma le reazioni, sia quelle positive che quelle, forse maggioritarie, negative, sono state preoccupanti.

Le reazioni negative si basano su tre argomenti. Due di questi sono basati su fatti veri, il terzo è basato su fatti solo  parzialmente veri. I primi due argomenti basati su fatti veri sono: “non possiamo permettercelo”; e “non possiamo immaginare un evento così importante nella città di Mafia Capitale”. Una efficace sintesi del secondo argomento, condiviso da tanti anche all’estero, è formulata da Marco Travaglio, in un documentato articolo con il titolo: “Tangentiadi 2024”, cioè le Olimpiadi 2024 saranno dominate dalla Mafia come avviene ormai per qualsiasi importante evento che muova tanti soldi in Italia. Se guardiamo all’Italia desolata e desolante di oggi si tratta di due argomenti incontestabili. Ma stabilire, per certo, che, fra dieci anni, saremo nelle stesse condizioni di oggi vuol dire accettare  che saremo definitivamente affondati. Vuol dire rinunciare a battersi e dichiararsi battuti in partenza. Nel 2024  o saremo usciti dallo stato fallimentare della finanza pubblica ed avremo vinto delle partite decisive contro la corruzione e le mafie, o saremo spariti come Nazione.

Il terzo argomento negativo è che le Olimpiadi portano sempre e solo conseguenze negative. E’ questo un argomento solo parzialmente vero. Per restare solo a casa nostra, io ricordo bene le Olimpiadi di Roma del 1960 (quelle del volo di Berruti per intenderci). Fu un evento meraviglioso che fece conoscere al mondo Roma e la nuova Italia e che ebbe degli effetti positivi formidabili per lunghi anni sulla percezione dell’Italia nel mondo. Fu molto bello essere italiani a Roma in quei giorni magici. Più recentemente, le Olimpiadi invernali di Torino del 2006 (anche se è vero che alcuni impianti furono un inutile ed evitabile spreco) ebbero effetti positivi duraturi nel difficile processo che ha portato Torino a trasformarsi da “Company Town” Fiat dipendente, ad una città dotata di una nuova articolata vita ed al ricupero di sue grandi doti e bellezze che sembravano disperse. Ha pienamente ragione il sindaco Fassino quando dice: “Grazie ai Giochi Torino è una città migliore”.

Insomma, le Olimpiadi possono avere effetti positivi o negativi a seconda della qualità del progetto, dei gestori dello stesso e del tempo in cui si svolgono. Dunque evitiamo sparate ideologiche e preconcette in un senso o nell’altro ed attendiamo di poter giudicare nel merito.

Altrettanto preoccupanti sono gli argomenti positivi che mi è capitato di leggere. Mi riferisco a chi ha detto: le Olimpiadi segneranno la rinascita dell’Italia. Non solo non possiamo rimandare la rinascita dell’Italia al 2024, ma l’esperienza dimostra che questi grandi eventi possono avere effetti positivi solo se si inseriscono nel quadro di una strategia vincente e coerente di lungo periodo, se funzionano da acceleratori per forze positive già in atto. Così è stato per l’Italia nel 1960, così è stato per Londra nel 1948 con le Olimpiadi della ricostruzione e della nuova pace tra i popoli. Così non è stato per tante Olimpiadi che sono state inutili, anzi pericolose manifestazioni di potere e di esibizionismi  insensati, che hanno finito per soffocare lo stesso sport e lo spirito sportivo. Perciò lanciamo sin da adesso un progetto di rinascita dell’Italia a prescindere dalle Olimpiadi e fissiamo degli obiettivi ambiziosi, a dieci anni data, in relazione al livello di corruzione, al risanamento della finanza pubblica, alla lotta alle mafie, per rendere l’Italia degna di rispetto e, quindi, anche di ospitare le Olimpiadi del 2024, che si ricolleghino a quelle di Roma del 1960, le ultime Olimpiadi umane della nostra epoca. E lanciamo un programma decennale per lo sviluppo dello sport nelle nostre scuole: oggi la nostra scuola ha il più basso numero di ore di attività motoria di tutta l’Europa, compresa la Turchia, per i nostri giovanissimi, che sono anche tra i più obesi del mondo sviluppato. Allora anche i nostri risultati alle Olimpiadi saranno meno deprimenti.

Dunque è giusto correre per la candidatura per le Olimpiadi 2024, ma senza minimizzare i tragicamente realistici argomenti di chi è contrario. Con un impegno comune uniamo le forze contro questi mali invece di subirli per rassegnazione. E chiediamo: progetto dettagliato, professionalità assoluta, trasparenza ineccepibile, monitoraggio approfondito ( e non il solo solito Cantone che, nel 2024, sarà probabilmente, presidente della Repubblica), contenimento dei costi, riduzione al minimo dell’onere per le casse pubbliche, investimenti strettamente necessari, evitando di far entrare nel progetto cose che non c’entrano per nulla. E soprattutto rimettere al centro lo sport perché le Olimpiadi ritornino ad essere solo un grande evento sportivo che unisce i popoli, e non una inutile esibizione di potenza che, tra l’altro, non abbiamo, per la quale non siamo vocati, e per la quale saremmo ridicoli.

Marco Vitale

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