Scuola, Renzi mette la fiducia

La Repubblica: “Scuola, sì alla fiducia per assumere i prof. Giallo su De Luca”, “Renzi: pronti a sospendere il Governatore campano”, “E spunta una norma per salvare la Regione”.
A centro pagina: “Svolta del Papa, apertura ai divorziati”, “Nel documento del Sinodo sulla famiglia accoglienza per i gay”.
In evidenza una foto del presidente francese Hollande con Barazk Obama: “Così il Grande Fratello spiava Hollande e Sarkò”.
A fondo pagina: “’troppi controlli’. Il Garante della Privacy boccia il Jobs Act”.
Sulla colonna a destra: “Benvenuti nella Città Proibita del Quirinale”, “I segreti del palazzo che ospitò 31 pontefici, quattro re e 12 presidenti”. Di Filippo Ceccarelli.

Il Corriere della sera: “Scuola, precari assunti subito. Domani il voto di fiducia la maxi-emendamento. Clima teso nella riunione dei ministri”. “Banche, più veloci i recuperi crediti. Renzi: in pochi giorni sospendo De Luca”.
In alto: “Rifugiati e asilo, Budapest sfida le norme europee”. “Caos a Calais: fuga in autostrada”.
A fondo pagina: “‘Spiato dagli Usa’. Si apre il caso Hollande. Rivelazione di Wikileaks, il presidente convoca il Consiglio di difesa: traiamo le conclusioni”.
In prima anche: “Castiglione salvato in Aula. No alla mozione di sfiducia”.
E poi: “‘Riconciliazione’ con i divorziati. La nuova linea nelle carte del Sinodo”.

La Stampa: “Scuola, arrivano le assunzioni”, “Centomila a settembre. Il testo approda al Senato, domani il voto di fiducia”, “Slitta la chiamata diretta dei prof, un membro esterno valuterà gli insegnanti. Campania, De Luca verso la sospensione”.
A centro pagina, la foto dell’inaugurazione del nuovo impianto del Monte Bianco: “La funivia dei record: sul Bianco in 15 minuti”, “Sale da Courmayeur a 3462 metri. Inaugurata dal presidente del Consiglio: punto di riferimento per l’ingegneria”.
Sulla colonna a destra, la questione immigrazione: “Campi profughi in Niger e Tunisia per fermare il grande esodo”, “Il piano Roma-Londra”.
E un intervento del presidente del Consiglio Matteo Renzi: “’Noi salveremo quei migranti’”.

Il Foglio: “Lode alla Regina d’Europa”, “Come Merkel nessuno mai. La forza di Angela e il gran poker del potere”. Di Lanfranco Pace.
E più in basso: “Come funziona il metodo Merkel”, “I debiti si pagano. Meno welfare e meno tasse. Un nuovo hard power”, di Renzo Rosati.
Sull’inchiesta ‘Mafia Capitale’ e il caso Roma: “Mafia, Roma e professionisti del bidone”, “La comica dell’isolamento e il grottesco paragonarsi a Falcone e Borsellino nella battaglia contro cravattari in combutta con funzionari municipali. Prestipino e la spettacolare mascherata dei nuovi crociati antimafia”. Di Giuliano Ferrara.
L’editoriale in prima, del direttore Claudio Cerasa (l’ iconcina è una piccola ciliegia): “Il Renzi che affoga su immigrazione e scuola ha un solo modo per resistere alla prova costume: giù le tasse, signora mia”.
In prima un intervento di Adriano Sofri, dopo le polemiche che lo hanno investito sul suo ruolo di “consulente” del governo sulle carceri: “Adriano Sofri risponde”, “L’invito del ministro, le ragioni del no, quelli che ‘è inaccettabile’. Cosa vuol dire esperti di carcere”.
Sulla colonna a destra, in riferimento al Consiglio diritti umani dell’Onu: “Il ‘Consiglio dei tiranni’ processa Israele. E arriva la Corte dell’Aia”, “27 membri su 45 sono ‘non democratici’. Il ruolo di Bensouda, giudice islamica ostile a Gerusalemme”.

Il Giornale: “Frana il modello Renzi. Sospende De Luca solo a parole, trama contro Marino e assume a colpi di fiducia: il premier è all’angolo”. “Berlusconi vede Salvini: c’è l’intesa su tasse e profughi”. “Governo in ostaggio”.
Di spalla: “Sofri ‘esperto carceri’. Ma l’innocente per forza rifiuta la nomina”.
A centro pagina, con foto di Marchionne: “L’anno zero dell’Alfa Romeo. Oggi rinasce un mito italiano”.
E poi: “Risse in spiaggia tra polizia e immigrati. Tensione a Rimini. Alfano manda soldi ai Comuni che si fanno invadere. E l’Ungheria sospende il trattato di Dublino”.

Il Sole 24 ore: “Banche, tempi più rapidi per recuperare i crediti. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge con le norme per contrastare il credit crunch. Renzi: ripartono i prestiti all’economia. Perdite deducibili in un anno”.
Di spalla: “Ad aprile rialzo record per gli ordini dell’industria. In ripresa il mercato interno”.
A centro pagina: “Il pacchetto fiscale slitta a venerdì. Primo esame per i testi su sanzioni penali (senza il 3 per cento), contenzioso, interpello e riscossione”. “Stop alla riforma del Catasto in attesa della tassa unica sulla casa”.

Scuola

La Stampa, pagina 2: “Renzi sfida le opposizioni. Fiducia sulla scuola con poche concessioni”, “Domani sera si chiude in Senato, i leghisti sulle barricate. E nel Pd si prevede che qualcuno della minoranza non voterà”.

La Repubblica, pagina 2: “Scuola, blitz del governo, ecco il voto di fiducia. Fassina: ‘Lascio il Pd’”, “Il dissidente: ‘Non ci sono più le condizioni, lavoro a un altro progetto’. Confermate 100 mila assunzioni”. E il “retroscena” di Francesco Bei: “Sms di Matteo ai ribelli, poi la svolta: ‘Bisogna chiudere ora o salta tutto’”. Il quotidiano intervista Andrea Marcucci, senatore Pd in Commissione Istruzione, che dice: “Troppo ostruzionismo, oramai non resta che andare in aula”. Si è dato una spiegazione sui motivi di una rivolta contro la riforma della scuola così diffusa? “I docenti italiani – risponde Marcucci – non sono abituati a essere giudicati e poi premiati, l’innovazione è epocale”. Assumete 103.000 docenti dal 15 settembre, metà subito e metà nel corso dell’anno, molti nel 2016 cambieranno di nuovo sede, sarà una stagione complicata? Marcucci: “Abbiamo messo fretta al Senato proprio per la necessità di gestire una fase di passaggio che qualche problema darà, ma l’aumento progressivo degli organici aiuterà la scuola italiana”. Avete fatto bene i conti in Senato? La fidcuia passerà? “Passaggi parlamentari recenti ci confortano. Questa riforma è stata fortemente voluta dal Pd, è programma delle sue primarie, si è discussa nei circoli. Mi aspetto senso di responsabilità, e che non ci siano problemi”.

Su La Stampa, Luigi La Spina descrive come “una prova di forza per uscire dall’impasse” la decisione del presidente del Consiglio di porre la fiducia: una sfida agli oppositori, “dentro il suo partito e tra i sindacati della categoria. Una sfida, però, calcolata con accortezza, perché preclude alla minoranza Pd la possibilità di negare il consenso alla riforma senza toglierlo al governo, espediente che il regolamento del Senato non ammette, e getta agli insegnanti l’amo dell’assunzione per centomila precari e il cosiddetto ‘concorsone’ per gli altri”.

Sul Corriere si legge che il maxiemendamento preparato dal governo riscrive in parte il ddl sulla “buona scuola” accogliendo alcune delle richieste contenute negli oltre 3mila emendamenti presentati: le 100 mila assunzioni avverranno tutte subito ma le nuove regole (come la chiamata diretta da parte dei presidi) saranno valide solo dal settembre 2016, per dare tempo alle scuole di organizzarsi. Tra gli assunti ci saranno anche gli “idonei” del corcorso 2012, che entreranno gradualmente. La possibilità di donare soldi alle scuole (school bonus) sarà limitata a 100 mila euro. Il numero di docenti nel comitato di valutazione sarà di tre. Verranno introdotti criteri per la valutazione dei dirigenti. Il voto finale è previsto per domani mattina, la fiducia – si legge – è scontata.

Sul Giornale si lega la questione scuola agli altri provvedimenti all’esame del governo: “Scuola, assunzioni subito. Su fisco, lotterie e catasto Renzi mette la retromarcia”. Si legge di un “clima teso e ripensamenti” ieri a Palazzo Chigi. “La riforma del catasto – ha spiegato il premier – arriverà dopo una verifica, in un secondo momento, eventualmente dopo la tassa locale”. “Sarebbe a invarianza di gettito, ma poteva accadere che ‘io pago meno e l’altro di più’”. Insomma, scrive Il Giornale, “il governo cancella la riforma rinunciando alla delega o forse aspetterà la local tax, oppure rinuncerà del tutto. Decisione tutta politica. Renzi non si sentiva in grado di firmare un aumento delle tasse praticamente certo”.

Sul Sole: “Renzi: ‘Riparte il credito all’economia, venerdì i decreti fiscali ma senza catasto”. “Rinviati i testi sul fisco perchè non erano perfettamente limati, non ci saranno altre questioni del 3 per cento”. Il governo intanto ha approvato il decreto sulla giustizia civile che contiene le norme per ridurre i tempi di riscossione dei crediti da parte delle banche, come spiega lo stesso quotidiano di Confindutria. “

Marino e Roma

Secondo La Stampa continua l’assedio del presidente del Consiglio al sindaco della Capitale: ma nella “irrituale guerra di nervi messa in atto” da Renzi, per ora Ignazio Marino “sta rivelando tenuta”. Ieri è infatti riuscito a convincere il dimissionario assessore alla Mobilità Guido Improta (renziano) a tornare sui propri passi e a restare in giunta. Ed è rimasta al suo posto anche l’assessore al Bilancio Silvia scozzese, che veniva data come tormentata dai dubbi.

Per La Repubblica: “Marino ora è più debole, autosospesi 3 consiglieri”. Si sono fatti da parte due eletti del Pd e un “civico”: si tratta di Francesco D’Ausilio e Alfredo Ferrari (Pd) e di Luca Giansanti (lista civica). Si sono autosospesi perché citati, pur non essendo indagati, nell’inchiesta ‘Mafia Capitale’. E il quotidiano mette in rilievo anche le notizie sulla “resa del cda” di Palaexpo: è guidato da Franco Bernabé e si è dimesso in blocco accusando il Comune di inadempienza sugli obblighi finanziari.

Sulla stessa pagina, in un’intervista, il presidente del Pd Matteo Orfini, dice: “Andare avanti così non è possibile, qui deve cambiare tutto”. Ma Renzi cosa vuole fare, lei ci ha parlato e l’avrà capito – chiede Sebastiano Messina – vuole che Marino arrivi a fine mandato o vuol farlo cadere subito? Orfini: “Marino, Renzi ed io vogliamo tutti la stessa cosa”. E quale? “Che Roma sia governata nel miglior modo possibile”. Poi richiama una “road map” che prevede che si aspetti le valutazioni del prefetto Gabrielli su un eventuale scioglimento del Comune per mafia. Questo dovrebbe accadere il 10 luglio? “Può accadere anche prima: quando Gabrielli è pronto. A quel punto, se Gabrielli deciderà che si può andare avanti, tutti quanti saremo chiamati a fare una valutazione”.

Alla pagina seguente, un’intervista ad Alfio Marchini, che nel 2013 si candidò a sindaco di Roma raccogliendo il 10% dei voti: “Candidato con chi ci sta, destra o sinistra è uguale”, dice, insistendo sul fatto che Marino debba dimettersi. Chiede “dimissioni ed elezioni”.

Castiglione

Sul Corriere una intervista di Fabrizio Roncone al sottosegretario Castiglione. Ieri la Camera si è opposta alle mozioni di M5S, Lega e Sel che chiedevano le sue dimissioni. Lui è accusato di turbativa d’asta per un appalto da 100 milioni al Cara di Mineo. È citato nelle intercettazioni da Luca Odevaine: “Odevaine mi sembrava solo un bravissimo consulente” è il titolo dell’intervista. Ricorda: “Siamo nell’aprile 2011 e c’è la prima emergenza immigrati. Io sono presidente della Provincia di Catania e per conto della Protezione civile divento “soggetto attuatore” del Cara, il Centro assistenza rifugiati e richiedenti asilo. Al tavolo organizzativo, allestito da Roberto Maroni”, all’epoca ministro dell’interno, “capisco che il più bravo consulente che posso portarmi dietro è appunto Luca Odevaine, capo della polizia provinciale di Roma, un curriculum pazzesco”. Scrive a Gabrielli per chiedere l’autorizzazione ad usarlo, e Gabrielli gliela dà. “Io feci solo due gare laggiù: una il 5 agosto 2011, l’altra il dicembre successivo, e sempre seguendo tutti i protocolli, chiedendo parere preventivo alla Corte dei conti, registrando tutto presso la Ragioneria generale dello Stato”. Dice di non aver mai incontrato Buzzi, e che le contestazioni di Cantone si riferiscono a gare del 2014, quando lui era “già fuori dal giugno 2013″, avendo lasciato la presidenza del consorzio dei comuni intorno a Mineo.

De Luca

La Stampa, a pagina 4: “Renzi: pronto a firmare la sospensione di De Luca”. Si legge che ieri, al termine del Consiglio dei ministri, il premier ha confermato i passaggi già previsti sulla delicata vicenda del presidente della Regione Campania in questi termini: “La presidenza del Consiglio ha richiesto ai ministri un parere sul presidente della Regione Campania, intendiamo procedere alla sospensione” e, al tempo stesso, “vogliamo garantire il diritto del Consiglio regionale a costituirsi”, “aspettiamo che i ministri competenti esprimano un parere e che l’Avvocatura dello Stato ci dica come procedere”, “verificheremo quindi quando dovrà scattare il provvedimento di sospensione: io sono pronto a firmare quando mi diranno che è il momento di farlo”. Spiega il quotidiano che il Consiglio regionale si riunirà il 29 giugno ed entro dieci giorni dovrà presentarsi la giunta, con tanto di vicepresidente della Regione, cui verrà affidata la presidenza durante la sospensione del governatore De Luca.

La Repubblica, pagina 4: “Il giallo della norma sul caso De Luca. Renzi: va sospeso”, “Il premier chiede all’Avvocatura un parere prima di procedere. Confronto su una legge ad hoc”, “C’è, secondo Palazzo Chigi, uno spazio interpretativo da colmare: ‘Serve il parere dei tecnici’”. Il quotidiano intervista Gianluigi Pellegrino, l’avvocato che ha vinto in Cassazione la battaglia del Tar contro De Magistris, che dice: “Non servono consigli, è già una procedura ad personam”, “Di fatto il premier sta disapplicando la legge Severino a favore del governatore, consegnando la Campania ad infiniti ricorsi”.

Sul Corriere si leggono altre dichiarazioni di Renzi: “Ci vorrà qualche giorno” ma “la strada è tracciata”. “Sono pronto a firmare il provvedimento di sospensione per il presidente della Regione Campania”. “La norma sul punto lascia uno spazio interpretativo”, perché la legge si deve applicare non ad una figura istituzionale in carica ma ad una che deve essere proclamata. “Non sono certo pareri che durano settimane, si tratta di qualche giorno”.
Il quotidiano ricorda che subito dopo De Luca probabilmente farà ricorso, e che Luigi De Magistris – in una situazione analoga a quella di De Luca – attende la decisione del tribunale di Napoli sul suo ricorso contro la legge Severino.

Sul Sole: “‘Spunta’ la norma per De Luca. Renzi: sarà sospeso, chiesto parere. Una soluzione ponte per evitare un vuoto di potere alla Regione Campania. La disposizione consente la nomina di giunta e vice prima della sospensione”. Secondo il quotidiano ieri sarebbe arrivata al Consiglio dei ministri una norma ad hoc. “Pronto anche il treno sul quale farla salire: il decreto legge in materia di giustizia civile approvato al termine della riunione. Alla fine però la disposizione di interpretazione della legge Severino0 non sarebbe stata inserita nel testo del decreto”.

Forza Italia

Sul Corriere una intervista a Giovanni Toti: “‘Il premier rifletta sull’Italicum o il Paese rischia di andare a Grillo”. “Toti: ma se il premio resterà alla lista con la Lega troveremo la formula migliore. Non si voterà prima del 2017, alle prossime Comunali misureremo i rapporti di forza”. Sulla situazione del suo partito: “Io non mi auguro affatto che Verdini lasci il partito”. “C’è posto per tutti ma non esistono uomini per tutte le stagioni”, “oggi serve una nuova classe politica per una politica nuova”.

Sul Sole si legge delle “prove d’intesa” tra Salvini e Berlusconi. “Il Cavaliere mostra al leader leghista i sondaggi di Euromedia: solo uniti si vince. Ad Arcore cena interlocutoria. Il segretario del Carroccio: ‘Vedremo se si potrà fare un percorso comune’”.

Sul Giornale: “‘Renzi sta annaspando’. Via al percorso comune. Berlusconi vede Salvini. Ieri sera il leader della Lega ospite del presidente di Forza Italia. Si definisce la roadmap per siglare l’alleanza contro la sinistra”.

Papa, Sinodo

Su La Repubblica, due pagine dedicate al documento preparatorio del Sinodo sulla famiglia che si terrà in autunno e che è stato diffuso ieri: “Comunione ai divorziati e accoglienza dei gay, il Sinodo prepara la rivoluzione di ottobre”, “Pronto l’Instrumentum Laboris, il testo che sarà alla base dell’assemblea del prossimo autunno. ‘Accordo su un percorso di riconciliazione con i risposati’. Resta il ‘no’ su aborto, eutanasia e teoria gender”. La lunga analisi del testo è firmata da Marco Ansaldo. E il quotidiano intervista il segretario del Sinodo, l’arcivescovo Bruno Forte: “Nessuno si senta escluso, ma no a letture di parte”, “La famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna deve restare al centro della società”. E il cardinale Velasio De Paolis, sulla stessa pagina, dice: “Chi sbaglia va corretto, la dottrina resta chiara”.

La Stampa: “Il Sinodo sulla famiglia apre ai risposati: ‘Non escluderli’”, “Il Vaticano: Non c’è un no pregiudiziale a riammetterli ai sacramenti’. Resta la contrarietà alle nozze gay, più attenzione ai poveri e a chi resta solo”. Ne scrive il vaticanista Andrea Tornielli. E alla pagina seguente, l’intervista a Paola Menaglia, vicepresidente dell’Associazione Famiglie Separate Cristiane, che commenta così il documento: “Giusto, noi separati cristiani viviamo la fede da soli”.

Il Foglio: “Aperture su gay e divorziati. Le richieste dei fedeli cattolici ai padri sinodali”, di Matteo Matzuzzi. Si ricorda che infatti il documento diffuso ieri è la sintesi ragionata delle risposte date dai fedeli ovunque dispersi al questionario spedito lo scorso inverno dal Vaticano, basato sulla ‘Relatio Synodi’ approvata a conclusione dell’appuntamento straordinario dell’ottobre 2014. Scrive Matzuzzi: “i fedeli, stando ai questionari, chiedono aperture su tutti i fronti, a cominciare dai divorziati risposati”.

Sul Corriere: “Le aperture chieste dal Papa sui fedeli risposati e i gay nel testo che prepara il Sinodo. L’ipotesi per i divorziati: fare i padrini, insegnare religione e dare l’eucaristia. Il documenti inviato a tutti i prelati che discuteranno sui temi sensibili”. Sul quotidiano si legge che ieri è stato pubblicato il “foglio di lavoro” della prossima assemblea sinodale redatto dalla Segreteria del Sinodo sula base della consultazione di tutte le comunità cattoliche nazionali. Sul tema dei divorziati il documento dice che “c’è un comune accordo sull’ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l’autorità del Vescovo, per i fedeli divorziati risposati civilmente che si trovano in situazione di convivenza irreversibile”. I possibili esiti sono diversi: quello “rigorista” prevede un “percorso di presa di coscienza del fallimento e delle ferite da esso prodotte, con pentimenti, verifica dell’eventuale nullità del matrimonio, impegno alla comunione spirituale e impegno a vivere in continenza”. L’altro, “possibilista”, prevede “un processo di chiarificazione e di nuovo orientamento”, accompagnato da “un presbiterio a ciò deputato”. E si prevede anche che i divorziati risposati possano svolgere alcune funzioni nella Chiesa, da quelle educative a quelle caritative. Si tratta di sette funzioni, non nominate dal documento: testimone di nozze, padrino di battesimo o di cresima, catechista, membro di consigli pastorali, insegnante di religione, ministro straordinario dell’Eucaristia.
Infine, sulla omosessualità: “Ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza sia nella Chiesa che nella società”.

Sul Giornale: “I vescovi bocciano le nozze gay ma aprono a omosex e divorziati”. “Invito alla ‘accoglienza’ anche per chi si risposa dopo una rottura e per le coppie di fatto. Il voto al Sinodo sulla famiglia di ottobre”.

Sul Sole: “La Chiesa apre i risposati, prudente sui gay”. “Il documento base per la famiglia parla di ‘itinerario di riconciliazione per i divorziati e attenzione pastorale alle coppie omosessuali’”.

Sofri, carcere

La Stampa, pagina 11: “Sofri consulente sulle carceri, è polemica”, “La denuncia del Sappe: chiamato dal ministro al tavolo della riforma del sistema penitenziario. Il fondatore di Lotta continua: ‘Solo telefonate, rinuncio’. Ma c’è un decreto sulla sua nomina”. È il quotidiano stesso a ricordare che il direttore Mario Calabresi, figlio del commissario ucciso, ha twittato ieri: “Sentire pareri diversi è sempre giusto ma non comprendo la scelta di far sedere Sofri al tavolo della riforma. Spero che Orlando lo spieghi”. E il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha un colloquio sulla stessa pagina, durante una visita a New York (alla Borsa, dove ha illustrato i progressi compiuti dall’Italia nella velocizzazione di cause civili). Dice il ministro: “Era solo stato invitato a partecipare a una discussione”, “Ma forse abbiamo sottovalutato passaggi che andavano fatti”, “Non aveva un incarico o una consulenza, e tanto meno una retribuzione”, “La discussione includeva circa duecento persone divise fra diciotto tavole”. Va sottolineato che il quotidiano insiste: c’è un decreto ministeriale del 19 giugno scorso, firmato da Orlando, che rivelerebbe “la controversa nomina”.

La Repubblica, pagina 21: “Carceri, scontro su Sofri ‘consulente’”, “La destra e la famiglia Calabresi contro la partecipazione agli Stati generali sulla riforma: ‘Inaccettabile’. Il ministro Orlando: ‘Nessun incarico’. E l’ex leader di Lotta continua si chiama fuori: ‘Basta polemiche’”.

Ed è lo stesso Sofri, in prima su Il Foglio, a rispondere: “Si è sollevato un piccolo chiasso attorno alla mia ‘nomina’ da parte del ministro della Giustizia come ‘esperto’ di carcere, e in particolare di ‘cultura, istruzione e sport’ in carcere, nel contesto della preparazione di materiali utili a migliorare la condizione delle galere italiane. L’antefatto: ricevuto un invito a partecipare a uno di 18 (tanti) ‘tavoli’ a tema, avevo accettato. Non mi tiro indietro quando si tenti di fare qualcosa di utile alla vita quotidiana dei detenuti e della vasta umanità che il carcere travolge. Il mio contributo si era limitato a una conversazione telefonica con un autorevole giurista, e all’adesione a una eventuale riunione futura. Alla quale non andrò, scusandomene con i promotori, perché ne ho abbastanza delle fesserie in genere e delle fesserie promozionali in particolare. La polemica è stata innescata dal segretario del sindacato di polizia penitenziaria Sappe. Costui mi porta uno speciale attaccamento, spiegabilissimo”. Scrive più avanti Sofri, rispondendo al segretario Sappe che aveva definito “inaccettabile” che venisse considerato un esperto: “Ora, non c’è dubbio che ci siano esperti più esperti di me: ergastolani senza riparo, che stanno in galera da una vita e sanno di starci fino alla morte; ragazzi arabi denudati e messi in una cella liscia; detenuti gravemente malati e destinati a creparci”.

Ungheria, immigrati

Ieri l’Ungheria, come scrive Il Sole 24 ore, ha annunciato che non rispetterà più le regole sulle richieste di asilo nella Unione europea. Il governo nazionalista di Orban ha infatti deciso, “senza concordare nulla con gli altri Stati membri, di sospendere le regole di Dublino III secondo le quali le richieste di asilo devono essere esaminate nel Paese in cui è entrato il rifugiato. L’Ungheria insomma non riaccoglierà i migranti che dopo essere entrati nella Ue attraverso l’Ungheria siano andati altrove. “La barca è già piena, dobbiamo proteggere gli interessi ungheresi”, dice il governo di Budapest. La polizia ha fermato quest’anno oltre 60 mila profughi senza documenti. Nel 2014 erano entrati nel Paese 43 mila clandestini registrati.Dopo aver annunciato la scorsa settimana la costruzione di un muro al confine meridionale con la Serbia, una nuova decisione “inattesa e sconcertante”, come scrive il quotidiano di Confindustria. Soprattutto per i Paesi vicini, a partire dall’Austria.

Sul Corriere: “Schiaffo dell’Ungheria a Bruxelles: ‘Sospese le regole sui rifugiati’. Budapest: porte chiuse ai rimpatri”. Sulla stessa pagina si racconta anche dell’assalto dei migranti ai Tir a Calais. I camion diretti in Inghilterra sono il modo con cui migliaia di persone tentano di entrare sfuggendo ai controlli. Spesso mettendosi nello spazio tra cabina e rimorchio, oppure forzando le porte del rimorchio e cercando di nascondersi tra le merci.

Sul Corriere alla pagina dei commenti un intervento di Ernesto Galli della Loggia: “Immigrati, itlaiani di domani. Cittadini con diritti e doveri”. Secondo Galli della Loggia “l’unica via per rendere compatibile l’immigrazione e la democrazia” è “l’integrazione”, “buttando a mare tutte le chiacchiere insensate sulla società multiculturale” e invece “adottando consapevolmente l’obiettivo di fare degli immigrati altrettanti nuovi italianai”. Ma anche “ferme misure repressive” come “cancellazione delle attenuanti e istituzione di un percorso giudiziario accelerato per quei reati che con più frequenza vedono coinvolti gli immigrati”, “divieto di usare una lingua diversa dall’italiano nelle funzioni religiose, tranne evidentemente per il testo delle preghiere e dei libri sacri”, e “divieto” che “in un qualunque edificio” “più della metà delle abitazioni siano stabilmente occupate da persone prive della cittadinanza italiana”.

Francia, Usa

Sul Corriere una corrispondenza di Stefano Montefiori da Parigi racconta che “i vertici della Repubblica francese, dai presidenti ai ministri ai loro collaboratori” erano “spiati dalla National Security Agency americana” secondo documenti diffusi dal giornale Mediapart in collaborazione con Wikileaks e pubblicati ieri da Libération. Sarebbero provate “intercettazioni sistematiche dal 2006 al 2012″ ma “è possibile che l’attività di spionaggio sia iniziata prima e finita dopo”, coinvolgendo tre presidenti francesi, da Chirac ad Hollande. Si tratta d irapporti della Nsa in cui vengono raccontate telefonate dei vertici francesi. L’Eliseo ha deciso di convocare per questa mattina alle nove il Consiglio di difesa per “trarre conclusioni utili”.

La Repubblica: “’Nsa, spiati Hollande e sSarkozy’”, “Le rivelazioni di Wikileaks: ‘Dal 2006 al 2012 l’America ha intercettato l’Eliseo: il primo è stato Chirac’. Sotto controllo anche ministri e ambasciatori. Il presidente francese convoca per oggi il Consiglio di Difesa”. I documenti, scrive Anais Ginori da Parigi, sono stati pubblicati ieri da Libération e dal sito Médiapart. Cinque documenti dal titolo “Global SIGINTHighlights”, ovvero informazioni rilevanti provenienti da intercettazioni elettromagnetiche (signal-intelligence), preceduti dalla menzione ‘NF’ ovvero ‘no foreigners’, a significare che si tratta di rapporti top secret che non devono essere condivisi con i Paesi alleati. Il documento più recente riguarda l’attuale presidente Hollande, poiché risale al 2012. Titolo del report: “Il presidente francese accetta delle consultazioni segrete sull’eurozona, incontro con l’opposizione tedesca”. Si tratta di una riunione non ufficiale all’Eliseo con esponenti dei socialdemocratici tedeschi della Spd, tra cui Sigma Gabriel, subito dopo l’incontro da neopresidente di Hollande con la cancelliera Merkel. Un faccia a faccia di cui la Nsa rivela il retroscena: “Hollande si è lamentato del nulla di fatto: era solo uno show. Hollande ha trovato che la cancelliera è ossessionata dal Patto di Stabilità e soprattutto dalla Grecia che ha deciso di lasciar cadere e, secondo lui, non si muoverà più. Risultato: Hollande è molto preoccupato dalla Grecia”.
Sulla stessa pagina: “Ostaggi, la svolta Usa: i familiari potranno pagare i riscatti”. Obama, scrive Federico Rampini, ha deciso di voltare pagina, in un anno tragico per le prese di ostaggi americani (l’Isis ne ha uccisi quattro dall’estate scorsa). Finora chi pagava ha rischiato una condanna penale.

Su La Stampa: “Svolta Usa sugli ostaggi: sì alle trattative”, “Obama: il governo potrà negoziare con i terroristi e alle famiglie non sarà più impedito di pagare riscatti”.

E poi

Sul Corriere Viviana Mazza, inviata a Yola, in Nigeria, racconta la storia di Semo Sunday, 10 anni, una delle bambine rapite da Boko Haram. “Per otto mesi è rimasta nella foresta. Poi è riuscita a fuggire”.

Maurizio Ferrera, alla pagina dei commenti del Corriere, si sofferma sulle recenti dichiarazioni di Jurgen Habermas e di Amartya Sen a proposito di Europa e di responsabilità dei leader europei, da Tsipras alla Merkel. “Sia Habermas che Sen auspicano un risveglio della politica con la P maiuscola. Un auspicio condivisibile ma a mio avviso insufficiente”, ed è “un po’ ingenuo pensare che possa essere l’attuale classe politica europea” ad elaborare nuove visioni. “Con molta probabilità la crisi greca si risolverà con un compromesso dell’ultim’ora scarsamente coerente e potenzialmente instabile”.

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