Metà disgelo

Il Corriere della sera: “Senato, i due fronti di Grasso”. “Via 72 milioni di proposte di Calderoli. Ne restano 383 mila, che per il governo sono troppe”. “Emendamenti tagliati: Lega in rivolta, Pd scontento”. E poi: “Si apre il caso Tv pubblica”.

In evidenza un articolo di Antonio Polito: “Se l’attacco a Rai 3 arriva dai compagni”.

Di spalla: “Renzi all’Onu: siamo pronti a un ruolo guida in Libia”.

L’editoriale, firmato da Paolo Mieli: “Condanne a morte. Il silenzio italiano sui sauditi”.

A centro pagina: “Ponte sullo Stretto. Rivive il progetto dalla storia infinita”.

A fondo pagina: “’Marino cerca appoggi, il Papa è furioso’”. Sono parole di Monsignor Vincenzo Paglia, strappate al telefono dalla trasmissione radiofonica La Zanzara che ha registrato una telefonata tra un finto Renzi e l’arcivescovo. “Sfogo di monsignor Paglia con un imitatore del premier alla radio. Sindaco contestato”.

Accanto: “Berlusconi regala una villa a Pascale”.

La Repubblica: “’L’Is è circondato’. Obama lancia il patto anti-jihad”, “Il presidente Usa: pronti a lavorare con Russia e Iran”, “Allarme foreign fighters dell’Onu: aumentati del 70%”, “Cade Kunduz, vittoria talebana in Afghanistan”.

Sul caso Volkswagen: “Dieselgate, la Volkswagen richiama 11 milioni di auto”, “Bmw, sospetti sui crash test”.

Sulla riforma del Senato: Grasso blocca gli emendamenti di Calderoli. Scontro con la Lega”.

A centro pagina: “Marino sotto accusa per le spese. ‘Dica quanto ha pagato in Usa’”, “Il viaggio di due funzionari in conto al Comune”.

Sulla colonna a destra: “Se una modella con il velo divide il mondo”, di Michela Marzano (sulla campagna pubblicitaria della “H&M” con lo slogan “Non esistono regole sulla moda”).

E un intervento di Giancarlo Bosetti che rinvia alle pagine R2 Diario: “L’egemonia del politicamente scorretto”.

La polemica”: “’Ponte sullo Stretto ma solo per i treni’. Ed è lite nel governo”.

La Stampa: “Libia, l’impegno di Renzi all’Onu”, “’Pronti a un ruolo guida’. Putin prepara la spartizione della Siria per fermare l’Isis”, “Il premier italiano parla a New York: un errore immaginare un futuro senza la Russia. Obama: sconfiggeremo i terroristi”.

In apertura a sinistra un editoriale di Roberto Toscano: “Le Nazioni Unite e la diplomazia ristrutturata”.

A centro pagina: “Senato, Grasso cancella 72 milioni di emendamenti”, “’Irricevibili’. Salvini: il presidente si vergogni. Ma ne restano quasi 400.000”.

Sulla colonna a destra, caso Volkswagen: “’Sceriffi’ dell’Ue per i test sulle auto”. E un commento di Mario Deaglio: “Così lo scandalo farà danni a livello globale”.

Il caso” raccontato in prima è quello del Ponte sullo Stretto: si parla di “scontro nel governo”, “Delrio: altre priorità”.

Il Giornale: “’Quattroruote’ svela il bluff dei test sulle auto. Dai consumi alle emissioni, ecco perché le rilevazioni in laboratorio sono inattendibili. Volskwagen, disastro da 6,5 miliardi. E lo scandalo ora avvelena anche i risparmiatori”. Il titolo di apertura, più piccolo: “Grasso decapita 72 milioni di emendamenti. Scoppia l’ira delle opposizioni”. “Ma le scartoffie di Calderoli sono l’unica cosa costituzionale” è il titolo dell’editoriale di Alessandro Sallusti.

A centro pagina, con foto: “Obama disastrato, così Putin diventa l’unico difensore dell’Europa. Italiano ucciso dall’Isis, polemica sulla Farnesina: il Bangladesh non era tra i Paesi a rischio. E gli 007 lanciano l’allarme Giubileo”.

E poi: “L’idea del presidente dell’Inps”. Si parla di dichiarazioni fatte ieri da Tito Boeri. “Boeri vuole sforbiciare le pensioni agli italiani espatriati. E aiuta gli immigrati”.

Il Fatto: “Ideona: il Ponte sullo Stretto”, “Il governo Renzi si impegna a valutarlo per i treni”, “Le elezioni regionali in Sicilia si avvicinano e l’esecutivo regala all’Ncd di Alfano una bandierina per ingolosire le clientele. Delrio dissente: ‘Non è una priorità’”, “La Camera resuscita il simbolo degli anni di B.. Che ci può ancora costare 630 milioni di penali alle imprese. Il nuovo presidente Anas, Armani: ‘Non serve, inutile parlarne’. Intanto la sottosegretaria Vicari (Sviluppo Ncd) è accusata dalla Corte dei Conti: ‘Danno erariale da 140 mila euro’”.

A centro pagina di parla di “Assedio renziano a Rai3” e si scrive che “Mattarella riceve il Cda”. Il titolo: “Il Tg3 al Pd: ‘Altro editto bulgaro’. Grillo: ‘Censori come Goebbels’”, “Anzaldi rincara: ‘A casa la Berlinguer e Vianello’”.

Il Sole 24 ore: “Rientro dei capitali: c’è il rinvio a fine anno”. “Prorogato al 30 novembre il termine per le domande. Orlandi: già presentate 45 mila istanze. Evitate due clausole di salvaguardia per 1,4 miliardi”.

Di spalla: “Senato, Grasso boccia gli emendamenti leghisti. Renzi: voto FI non conta”.

In alta: “Obama: Isis isolato, sarà sconfitto”. “Stretta Usa sui fondi ai terroristi”.

A centro pagina: “Volskwagen, la Borsa guarda all’aumento. L’azienda ha già stanziato 6,5 miliardi per il ‘dieselgate’ e può far fronte a spese fino a 10 miliardi”. “Per gli analisti il costo finale potrebbe costringere il gruppo a ricorrere al mercato”.

Sotto si parla delle valutazioni della Banca d’Italia sugli effetti della vicenda Volskwagen sulla economia italiana: “’Scandalo grave, conseguenze difficili da valutare’.  

Siria, Onu, Russia-Usa, terrorismo e Libia

La Stampa, pagina 2: “Spartizione della Siria e negoziati. Così Putin costruisce la sua agenda”, “Dopo l’incontro con il leader Usa i russi lavorano al dialogo Iran-sauditi e alla definizione del Gruppo di contatto. Verso un vertice fra i capi dei ribelli. Obama: batteremo l’Isis”. E’ un articolo di Maurizio Molinari, dove si legge che fonti diplomatiche vicine al viceministro degli Esteri russo Bogdanov, suggeriscono che per avvicinare Teheran e Arabia saudita potrebbe spuntare una spartizione della Siria, facendo sopravvivere il regime di Assd solo sulla costa alawita, dove ci sono le basi russe, per consentire l’intesa sulla transizione a Damasco. “Assad vive sotto assedio, con l’incubo di essere tradito”, si legge poi in un altro articolo di Molinari sulla stessa pagina.

E a pagina 3, un’analisi di Paolo Mastrolilli: “Strette di mano e bilaterali. L’Onu è tornato al centro del mondo”, “Da Raùl Castro a Rohani fino a Papa Francesco. Mai come quest’anno tanti ritorni e incontri chiave”. Delle Nazioni Unite dopo anni di “linciaggio” per i costi,la burocrazia inefficiente e le accuse di inazione, scrive anche Roberto Toscano in un commento in prima.

La Repubblica, pagina 2, corrispondenza di Federico Rampini da New York: “Obama: ‘L’is è circondato, perderà’. Mosca: ‘Raid coordinato con gli Usa’”, “primo disgelo dopo il faccia a faccia tra il presidente americano e Putin, restano i contrasti sul ruolo di Assad. Ban Ki-moon: ‘Foreign fighters da 100 Paesi’”. Si riferiscono le parole del segretario di Stato Usa Kerry all’Onu: “Russia e Iran possono convincere Assad a cessare i bombardamenti sulla popolazione civile”. Scrive Rampini che la strategia di Putin è anche “difensiva”: mentre dall’America e dall’Europa i foreign fighters si misurano a centinaia, i russi sono almeno 2000. Ma “tra Obama e Putin, due debolezze possono trasformarsi in una forza? L’America incassa una sconfitta grave in Afghanistan per la prima volta dall’invasione militare del 2001, i talebani riconquistano un’intera città afghana, Kunduz. Il Pentagono è costretto a organizzare in fretta in attacco aereo a sostegno dell’esercito governativo”. L’oggetto del contendere, a parte un inizio di disgelo Russia-Usa, resta Assad, sempre difeso da Putin come “unico governo legittimo e baluardo nella lotta al terrorismo”: ma anche su questo qualcosa si è mosso, scrive Rampini. Obama ha ribadito che per sconfiggere l’Is in Siria serve “un nuovo leader e un governo inclusivo che unisca il popolo siriano nella lotta contro i terroristi” e sarà un processo complesso, ma gli Usa si dicono pronti a lavorare con tutte le parti, incluse Russia e Iran, pur confermando che la soluzione passa per l’uscita di scena di Assad. Ma -sottolinea Rampini- la posizione americana è flessibile sui tempi: il dittatore di Damasco non deve per forza andarsene subito. Putin in questi termini ci sta, ha detto che “un futuro cambiamento politico in Siria è possibile, su questo è d’accordo anche Assad”.

Sul Sole un articolo sull’intervento di Obama all’Onu: “Obama all’Onu: l’Isis è circondato. Ribadita la necessità di un cambio di regime in Siria dove serve un ‘nuovo leader’. Davanti ai rappresentati di cento Paesi il presidente americano si mostra fiducioso di vincere la battaglia”. Il Sole ricorda che ieri Obama presiedeva un vertice speciale antiterrorismo a margine dei lavori dell’Assemblea generale Onu. Vertice cui non ha partecipato la delegazione russa, che anzi ha “emesso un comunicato criticando l’azione americana”. “La spiegazione è che la Russia questo mese ha la presidenza del Consiglio di sicurezza Onu ed aveva a sua volta convocato un vertice sullo stesso tema che è andato però quasi deserto”. “E’ solo l’ultima conferma di quanto le due potenze siano più interessate a un ostruzionismo reciproco che a una reale collaborazione per vincere davvero il nemico comune”.

Sul Corriere una intervista a Fareed Zakaria. Dice che “Putin sta cercando di proteggere uno dei pochi alleati che gli sono rimasti. Mosca ha due sole basi militari fuori dai suoi confini: in Vietnam e Siria. Sono il simbolo residuo della Russia potenza mondiale. La prima ragione del build-up militare è che Assad è nei guai, il suo esercito indietreggia di fronte all’Isis. Putin cerca di rafforzarlo. Certo così facendo occupa un vuoto strategico. Ha un chiaro alleato e un chiaro nemico: è per Assad e contro l’Isis. Il problema per gli Usa è che sono contro tutti e due; posizione limpida sul piano morale, incoerente su quello strategico. Non si può essere contro entrambi i fronti di una guerra civile. Non dico che dobbiamo appoggiare Assad, ma è chiaro che siamo paralizzati”. Zakaria, a proposito di Assad e della Siria, dice che “la cosa più importante degli ultimi giorni è la risposta del premier turco Erdogan alla domanda se può immaginarsi un futuro politico della Siria con Assad. Ha detto sì, lui che è stato il primo nemico di Bashar nella regione, segno che c’è spazio per una transizione gestita, come dice Barack Obama”. Ma conferma che “il problema siriano è complicato. Penso alla guerra civile libanese durata 13 anni: un caso simile, un regime di minoranza osteggiato da una maggioranza. Ho paura che questa guerra civile sia destinata a continuare”. Parla anche di Renzi, che ha intervistato: “Come Clinton e Blair è un politico naturale, molto carismatico, pieno di energia che riesce a trasmettere nei suoi interlocutori”, è un “socialdemocratico progressista favorevole alla crescita. Però il punto non sono tanto le idee della Terza Via, quanto la loro traduzione pratica, la capacità di riformare un sistema nonostante le resistenze di gruppi di interesse e lobby. Blair riuscì a farlo grazie a un sistema che gli consentiva forte stabilità”

Su La Repubblica a pagina 4: “Il dossier foreign fighters sul tavolo dei leader: ‘Più 70% in un anno, ora risposta comune’”, “Partono da tutto il mondo per combattere in nome dell’Islam: verso Iraq e Siria ma anche Yemen e Afghanistan” (la fonte è il dossier stilato a maggio dal Counter Terrorism Committee del Consiglio di Sicurezza Onu, rilanciato anche ieri dal segretario geenarel Ban Ki-moon).

A pagina 2 una corrispondenza di Nicola Lombardozzi da Mosca: “Caccia e alleati sul terreno, la guerra del Cremlino con il via libera dell’Onu”.

Sul Corriere Guido Olimpio scrive che “Vladimir Putin ha ipotizzato raid insieme agli Stati Uniti. I suoi ufficiali hanno invitato quelli americani a partecipare alle riunioni del centro di coordinamento aperto da pochi giorni a Bagdad con siriani, iraniani e iracheni. Scontato il no statunitense davanti ad un’iniziativa che li ha colti di sorpresa”. Olimpio ricorda anche che se Mosca ha un alleato storico – la Siria- e uno “temporaneo” come l’Iran, gli Usa devono “fare i conti con una miriade di alleati, ognuno con le proprie idee — opposte a quelle di Putin — e le sue regole.
Per evitare di spararsi addosso in cieli super affollati, i russi hanno chiesto l’istituzione di un meccanismo di coordinamento con gli Usa e, separatamente, con Israele. Questo snodo potrà fare da piattaforma, in futuro, a missioni comuni? In teoria sì. Magari con una distribuzione dei target. Voi colpite l’Isis a Deir ez Zour e noi a Raqqa”. Olimpio ricorda anche che “molte basi siriane oggi sono sotto attacco da parte non dell’Isis, ma da insorti armati da Stati della coalizione, come i sauditi, i qatarioti e i turchi. Se i Sukhoi 24 mandati da Putin li bombardano per salvare una postazione quale sarà la posizione di Obama? Ignora? Approva? Per fare da sponda deve capovolgere la posizione di sostegno — cautissimo — alla ribellione aprendo una crisi con le monarchie del Golfo”. Insomma: “è possibile una condivisione dell’intelligence sulle attività del Califfato in determinate zone. Appare invece lontana l’idea di interazione tra i caccia impegnati nei blitz”.

Su Il Giornale Livio Caputo scrive che “sono state, probabilmente, le 48 ore più positive, nella carriera di Putin” e cita la definizione di ieri di Ian Bremmer, che parlava di “trionfo” e quella dell’ex ambasciatore americano a Mosca McFaul: “’Rischiava di essere inchiodato sulla crisi ucraina e invece è riuscito a far parlare solo di Siria, con tutti a pendere dalle sue labbra’” ed elenca i “fatti nuovi” di questi giorni: l’accordo per lo scambio di informazioni tra i servizi di Russia, Siria, Iraq e Iran, con il via libera di Israele, nella lotta contro l’Isis e il “rafforzamento” della presenza militare russa in Siria.

Su La Stampa, intervista al sociologo francese Jean Baechler: “Inutili i raid sul Califfato. Servono truppe di terra”, “Non vedo l’urgenza per noi di intervenire, è più una minaccia per gli arabi”. Non è evidente, insomma, per quel che riguarda l’Is, “la minaccia a Europa, Usa, Russia, cioè quelli che pensano di fermarla. La minaccia invece c’è e diretta su Iraq, Siria, Iran, Arabia saudita, Libano, il mondo arabo e iraniano”.

La Stampa, pagina 6: “Renzi rivendica un ruolo per l’Italia, ‘Pronti a essere leader in Libia’”, “Il premier ha chiuso la tre giorni a New York parlando dal podio dell’Onu e ha rinforzato il legame con Mosca: errore pensrae un futuro senza la Russia”. Ne scrive Fabio Martini.

Riforma del Senato

Il Corriere della sera: “Senato, la scure di Grasso sulla Lega. Ma è già scontro sui voti segreti”. Si legge che l’opposizione protesta per il taglio di oltre 72 milioni di emendamenti; che ne restano oltre 300 mila, quelli depositati in Commissione, sui quali la presidenza deciderà articolo per articolo: che la maggioranza non teme tanto questi ma i voti segreti che potrebbero esserci già a partire da oggi sugli emendamenti all’articolo 1.

Sul Giornale: “Grasso padre padrone scontenta destra e sinistra”. Si legge che “fa infuriare le opposizioni”, si cita una frase pronunciata da Calderoli nel suo intervento in Aula, che ha paragonato il presidente del Senato al marchese del Grillo (“Io so’ io e voi non siete un c…”), ma anche che Grasso non ha ancora sciolto la riserva sugli emendamenti all’articolo 2, quello oggetto prima di tensioni e poi di un accordo tra maggioranza e minoranza Pd. “’Finché non sappiamo se verranno dichiarati ammissibili gli emendamenti all’articolo 2 – spiega il sottosegretario alle riforme Luciano Pizzetti – è difficile avviare un confronto sull’articolo 38′, quello sul sistema di elezione dei senatori sul quale la minoranza Pd chiede delle modifiche”.

Sul Corriere una intervista al vicesegretario Pd Lorenzo Guerini: Dice: “Rispettiamo la decisione del presidente Pietro Grasso. Ma sulle riforme resta ancora un ostruzionismo pesante: in ogni caso il 13 ottobre è la data stabilita per l’approvazione”. Domanda: “Il Pd avrebbe voluto che Grasso andasse oltre la bocciatura dei 72 milioni”. Risposta: “Il Partito democratico ha assunto una posizione per la quale gli emendamenti non presentati in Aula su cartaceo e non firmati, quelli su cd per intenderci, fossero da ritenere irricevibili”.

Il Corriere dà conto della “rabbia dei renziani” in un “retroscena” firmato da Maria Teresa Meli. Si legge che i deputati Pd erano “convinti che alla fine la scure di Pietro Grasso ne avrebbe depennati di più. Molti di più. Erano convinti che su Roberto Calderoli la ghigliottina sarebbe stata ben più recisa e decisa” e che “gli uomini del presidente del Consiglio, a Palazzo Chigi sono inquieti: ‘Prima Grasso ci ha chiesto di fare un accordo politico con la nostra minoranza, poi una volta che abbiamo cercato di farlo, ha messo le cose in modo tale da impedire una trattativa’. Matteo Renzi però non vuole essere messo in mezzo in questa nuova diatriba.” . E tuttavia, scrive Meli, “il presidente del Senato sa che se il governo cadesse non ci sarebbe un governo tecnico da lui guidato perché Sergio Mattarella non potrebbe non prendere atto della volontà del segretario del partito di maggioranza relativa” e dunque “per questa ragione il premier non ha intenzione di stare appresso ai contorcimenti di Palazzo Madama”.

La Repubblica: “Grasso stoppa Calderoli, emendamenti falcidiati”, “Irricevibili 72 milioni, ma ne restano 380 mila. Il governo: navighiamo al buio. L’ira dell’opposizione”.

La Stampa: “Grasso stoppa le trappole di Calderoli. Salvini attacca: presidente si vergogni”, “Sforbiciati 72 milioni si emendamenti, ne restano 383 mila. L’ex ministro leghista: ‘Da oggi vige la regola del marchese del Grillo, io so’ io e voi non siete un …’”.

E un’intervista al costituzionalista renziano Stefano Ceccanti, che dice: “Scacco matto. Ora si può chiudere in dieci votazioni”, “Possibile anche il ‘canguro’”.

Su Libero Maurizio Belpietro firma l’editoriale: “Grasso decapita Calderoli ma al Pd non basta”.

Sul Sole 24 ore un intervento del costituzionalista Francesco Clementi: “’Superpoteri’ al presidente se l’ostruzionismo blocca i lavori”. “I poteri ‘anti-blocco’ del presidente”. Si ricorda che “la prima regola” alla quale deve attenersi ogni presidente di assemblea è “quella di evitare che si blocchi il Parlamento” e per questo “i regolamenti” gli affidano poteri “rilevanti”, il cui uso è “di regola parco e morigerato”. E tuttavia “il regolamento gli impone di decidere, rendendo pure inappellabili le sue decisioni”. E’ in “base a questa logica ferrea” che Grasso ha dichiarato “irricevibili” i 72 milioni di emendamenti di Calderoli. Una “irricevibilità che non nasce da una valutazione contraria nel merito” agli emendamenti ma in una “impossibilità concreta e oggettiva, anche in ragione del loro numero, di una semplice lettura per il consueto vaglio”. Allo stesso modo “sarà inevitabile aspettarsi in Aula, sugli emendamenti residui”, un vaglio altrettanto severo per tutelare “l’economia e la chiarezza delle votazioni”, consentendo al presidente di “modificare l’ordine delle votazioni”.

Ma le scartoffie di Calderoli sono l’unica cosa costituzionale” è il titolo dell’editoriale di Alessandro Sallusti su Il Giornale. Scrive Sallusti che la maggioranza “si appresta a mettere in atto le contromosse” come “il canguro”, ovvero “raggruppare gli emendamenti per genere, se il primo viene bocciato tutti gli altri decadono”, e la “ghigliottina”, ovvero il passaggio diretto al voto finale della legge, in qualunque fase dell’esame dell’aula si trovi. Sallusti premette che “quella della Lega era ovviamente una provocazione” ma ribadisce “il diritto costituzionale” di “modificare una proposta di legge senza vincoli di quantità” e aggiunge che invece “non rispettano lo spirito costituzionale trucchi” come il canguro o la ghigliottina

Rai

Ieri il Corriere della sera offriva una intera pagina dedicata a Rai 3, dopo le critiche del presidente della Regione Campania De Luca ad una delle sue trasmissioni. Nella pagina ieri anche una intervista al deputato Pd e membro della Commissione di Vigilanza Rai Michele Anzaldi, che esprimeva giudizi molto diretti sulla rete. “Questi non sanno chi ha vinto”, diceva tra l’altro.

Oggi sulla prima del quotidiano milanese un commento di Antonio Polito: “Prima Renzi, col fioretto del sarcasmo sull’audience dei talk show, poi il suo uomo in Vigilanza Michele Anzaldi, con la mazza ferrata di un minieditto bulgaro, e infine l’ineffabile governatore della Campania De Luca, con il kalashnikov dell’accusa di ‘camorrismo giornalistico’, hanno reso chiaro che il Pd ripudia la ‘sua’ rete, della quale non si sente più amato e rispettato ‘editore di riferimento’. L’accusa, esplicitata da Anzaldi, è molto chiara: a Rai3 e al Tg3 non hanno ancora capito chi è il nuovo padrone, cioè chi comanda nel partito che comanda””. Niente di nuovo, scrive Polito, il governo che critica la Rai. “L’unica differenza è che, stavolta, non si sente volare una mosca. Neanche un girotondo, un ottavo nano da salvare, un articolo 21 da invocare”.  

Oggi il Corriere intervista Angelo Guglielmi, che è stato direttore di Rai 3 tra la fine degli anni 80 e la prima metà degli anni 90. Dice che ai suoi tempi “nessuno si azzardava a contestarmi nulla, i politici erano tutti tremebondi di intervenire, potevo fare quello che volevo”. Stavano zitti perché “noi facevamo una grande tv, due prime serate al giorno, una dietro l’altra. La nostra presenza gli conveniva, il gradimento era altissimo”. Oggi “c’è qualcosa che ancora brilla, Chi l’ha visto , Fazio. Ma è poca roba. I talk show si ravvivano solo con Salvini che, come tutti i gradassi, fa presa. Massimo Giannini è bravissimo, un professionista eccellente. Ma sulla carta stampata, non è da video”

Marino

Sul Sole: “’La Zanzara’ fa cadere in errore monsignor Vincenzo Paglia, presidente del pontificio consiglio per la famiglia, e riaccende il confronto tra Vaticano e Campidoglio rispetto al discusso incontro del sindaco di Roma, Ignazio Marino, con il Papa in visita a Philadelphia”. Si dà conto della telefonata del finto Renzi al vero Paglia. Renzi chiede “come sono andate le cose”, Paglia “Lui ci ha brigato. Ha cercato di sfruttare questa situazione, e questo fa imbestialire il Numero Uno. Certo che si e’ imbucato. Il sindaco e’ una brava persona. Pero’ nessuno lo ha invitato. Io con lui parlai una volta, mesi fa… su questa storia il Papa era furibondo”. E ancora: “Quando era a Philadelphia ha insistito per vederlo e rivederlo, e questo ha fatto scocciare tremendamente il Papa. Deve avere delle cose da farsi perdonare, sta cercando appoggi. Queste cose fanno infuriare il Pontefice, con lui non funzionano. E mettono un bel freno al rapporto”.

Sul Corriere: “Monsignor Paglia su Marino: ‘S’è imbucato. Il Papa furibondo’”. Si dà conto anche delle parole del conduttore della trasmissione radiofonica, Giuseppe Cruciani: “Francamente non pensavo che fosse così spontaneo”. Si legge che l’audio della telefonata “azzera tutti i tentativi compiuti ieri in Vaticano per smussare quei toni utilizzati da Papa Francesco quando ha pubblicamente smentito di aver voluto Marino a Filadelfia”.

Anche su Il Giornale: “Lo scherzo svela il retroscena. ‘Papa furibondo con Marino’”. Dove si legge che quello che ne esce di Marino è “il ritratto di un millantatore, un seccatore, una persona che cerca sgraziatamente di essere sorretto di fronte a responsabilità che l’opprimono e lo terrorizzano.

Su La Repubblica: “Opposizioni all’attacco: ‘Marino deve dirci quanto ha speso in Usa’”, “Due dipendenti in viaggio a spese del Comune. Al sindaco compenso dalla Temple University”. E l’articolo sullo “scherzo” della Zanzara: “Monsignor Paglia: ‘Figura da bischero’”. A pagina 13, un lungo articolo di Paolo Rodari: “Dalle unioni civili alle paure sul Giubileo, il gelo in 4 mesi”, “Così si è consumato il rapporto con l’entourage del Pontefice”, “L’Osservatore romano era intervenuto per stigmatizzare le inefficienze della città”.

A pagina 15: “La rabbia di Renzi: ‘Il sindaco va cambiato ma dopo l’Anno Santo’”, “Il Pd punta anche a far dimenticare i recenti scandali di Mafia Capitale” (articolo di Goffredo De Marchis).

La Stampa: “I timori del Vaticano per il Giubileo”, “Cresce l’insofferenza della Santa Sede verso Marino anche per i ritardi nei lavori. Ma padre Lombardi ammette: ‘La risposta del Papa? Era sbagliata la domanda’”.

E sulla stessa pagina: “L’invito partito dal sindaco di Filadelfia. Le spese pagate dalla Temple University”, “La trasferta negli Usa è stata interamente a carico dell’ateneo della Pennsylvania, dove Marino ha tenuto una conferenza”.

Catalogna

Sul Giornale: “Il leader indipendentista Mas indagato per disobbedienza”. Si ricorda il referendum proclamato dalla Catalogna nel novembre dello scorso anno, contro il parere della Corte Costituzionale, per proclamare l’indipendenza. Parteciparono circa 2,5 dei 5,5 milioni di elettori catalani, e quasi tutti votarono per l’indipendenza. Il referendum non ebbe alcun valore. Ieri il Tribunale superiore di Giustizia di Barcellona ha annunciato che interrogherà Artur Mas il prossimo 15 ottobre.

Sul Sole alla pagina dei commenti: “Il problema catalano non si risolve con i giudici”. Dove si ricorda che “l’indipendentismo catalano non nasce con Mas e non finisce con lui”. E che la stessa data scelta per annunciare l’avvio di un processo nei confronti del leader indipendentista – anniversario della instaurazione della dittatura di Franco – “non è stata felice”.

Sul Corriere una intervista a Pablo Zalba Bidegain, europarlamentare Ppe spagnolo. Il titolo è “Se lasciano Madrid usciranno dalla Ue. Un rischio per tutti”. Spiega che Artur Mas, il leader catalano, ha “ingannato molti catalani continuando a dir loro” che da indipendenti resteranno sempre nella Ue. “Se Barcellona dichiarerà unilateralmente l’indipendenza dalla Spagna, la sua uscita dalla Ue sarà inevitabile, automatica. E sarà un rischio per tutta l’Unione”. Non è possibile una “uscita morbida” dalla Spagna per la la Catalogna? “Impossibile. Sono gli stessi Trattati dell’Ue a sancire il destino di chi vuol secedere dal proprio Paese. E poi, la Catalogna ha una sua grande vocazione europea. Ma lo ripeto: è europea perché è spagnola”. Ricorda anche che “i sostenitori dell’indipendenza hanno avuto in realtà meno voti di quelli che non la vogliono. Poi hanno vinto con i seggi, per via della legge elettorale. Però io continuo a credere nella vocazione europea dei catalani”

Corbyn

I quotidiani danno conto del primo discorso del nuovo leader laburista Jeremy Cobyn al congresso annuale del suo partito.

Il Sole 24 ore. “Il ‘pacato’ Corbyn tira fuori gli artigli”. Il commento del quotidiano di Confindustria sottolinea che nel suo primo discorso – in 32 anni e 32 congressi Corbyn non aveva mai preso la parola – il “pacato Corbyn” ha attaccato il governo tory “accusato di tutelare solo gli interessi dei ricchi e dei potenti”.

Sul Corriere: “Debutto al Congresso. Il mio Labour sarà una sinistra moderna”.

Su La Repubblica: “’Farò una politica gentile ma voglio vincere subito. Corbyn scalda la sinistra”, “’Basta parole rudi e attacchi personali, io penso alle cose serie’”, “’La priorità va data alle persone e alla prosperità per tutti, non ai profitti. Amo questo Paese che ha fondato il welfare’”.

Sul Foglio una intervista a Helen Thomson, docente di scienze politiche al Clare College. Dice che Corbyn “non durerà a lungo”, “è partito male”, “si è alienato delle persone” nel partito. L’uomo chiave del momento è Tom Watson, il “viceleader” che ha “fatto passare il messaggio” di non essere stato eletto in ticket con Corbyn “e non sono neanche d’accordo con lui su tutto”. Secondo la politologa sarà lui ad “accentrare il potere se necessario, portando alla fine di Corbyn come già successo con Blair o con la Thatcher in passato”

Il cooperante italiano ucciso

Sul Corriere (“Il giallo delle cooperate assassinato”) si parla dell’agguato in Bangladesh al cooperante italiano Tavella, rivendicato dall’Isis “anche se rimangono i dubbi legati a una dinamica segnata ancora da molti punti oscuri”. Sicuramente a Tavella non è stato portato via nulla. Una mendicante che ha assistito all’omicidio ha parlato di due esecutori e di un terzo in moto ad aspettarli. Tavella lavorava per la Icco Cooperation, Ong “che sul proprio sito internet si definisce «cooperativa interreligiosa”. Nella rivendicazione ci sono alcuni dettagli “che non corrispondo al vero — per esempio l’uso del silenziatore”.

Sul Giornale Fausto Biloslavo: “Secondo la Farnesina il Bangladesh era sicuro. La scheda-Paese sul sito Viaggiaresicuri parlava di ‘ritorno alla normalità’. Ma Londra e l’Australia avevano lanciato l’allarme”. Si legge che sul sito non si faceva nessun cenno dei “blogger laici fatti a pezzi dagli estremisti islamici fino ad agosto

Su La Repubblica: “Tavella, vittima italiana della sfida tra jihadisti, così Al Qaeda e il Califfo si contendono l’Asia”, “Dacca frena sulla rivendicazione da parte dell’Is e teme che il terrorismo pesi sull’industria tessile. Ma gli estremisti fanno sempre più adepti negli slum”. Di Jason Burke.

E poi

Alle pagine R2 “Diario” de La Repubblica le analisi di Giancarlo Bosetti (“Politicamente scorretto”, “L’egemonia nascosta dei populisti”, “Nato negli Usa anni ’80, il linguaggio più provocatorio e ostile alle minoranze riconquista il discorso pubblico. Spesso sotto forma di insulto. E non solo in Francia”, “L’invenzione è stata applicata per prendere il sopravvento linguistico sugli scrupoli ‘progressisti’ nei confronti delle minoranze”. E si citano i casi degli intellettuali francesi Bruckner, Fourest, Finkielkraut, ma anche quelli legati alla destra del govenro Modi in India); di Marc Lazar (“Quei polemisti così lontani da ogni idea universale”, “Ecco l’identikit dei nuovi intellettuali francesi”) e di Massimo Recalcati (“Tramontate le ideologie resta la cecità delle pulsioni”).

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