Lo schiaffo di May

Il Corriere della sera: “Londra chiude ai migranti Ue”. “’Non faremo entrare chi è senza lavoro’. Alfano: un errore che alimenta la paura”. “Vertice europeo urgente, Roma rilancerà sul diritto d’asilo. Weber (PPE): i pesi vanno condivisi”. E poi: “’Schengen non si tocca’. Il ministro dell’interno”.
A centro pagina: “Arrestato un profugo per i coniugi uccisi. Catania, la rapina finita in un massacro”.
A fondo pagina spazio per un “super giacimento” di gas scoperto al largo dell’Egitto: “Il super giacimento scoperto dall’Eni. Gas davanti all’Egitto”.
E poi la morte dello scrittore e neurologo Oliver Sacks, autore tra l’altro di “Risvegli”: “Il testamento di Sacks: così buttai un libro”. Si tratta di un estratto dalla sua autobiografia che uscirà tra qualche settimana.

Grande spazio per tutti i quotidiani per lo sport: nel calcio, alla seconda giornata di campionato, la Juventus è ancora a zero punti e ieri ha perso con la Roma. Nel motociclismo Valentino Rossi, insieme ad altri due piloti italiani (Petrucci e Dovizioso) vince il Gran Premio di Silverstone.

La Repubblica: “Schiaffo di Londra: ‘Stop agli immigrati anche dalla Ue’”. “Il ministro May: le frontiere aperte non funzionano più”. “Vertice europeo d’emergenza. Il Papa: fermate le stragi”.
A centro pagina: “Più contratti stabili e più disoccupati: ecco i numeri di sei mesi di Jobs Act”.
A fondo pagina, dalle pagine R2: “Tra gli eroi curdi nella battaglia che ha respinto il Califfato”, di Adriano Sofri.

La Stampa: “Gas, l’Eni scopre un maxi giacimento al largo dell’Egitto. Il nuovo sito avrà riserve per 850 miliardi di metri cubi”. “È il più grande del Mediterraneo”. In evidenza anche una intervista all’Ad di Eni Descalzi: “Vantaggi anche per noi”.
A centro pagina: “Londra prepara la stretta: frontiere chiuse a tutti’”. “Così il terrorismo limiterà la libertà di viaggiare”.

Il Giornale: “Frontiere chiuse per noi. È caos immigrazione e ora Londra vuole vietare l’ingresso anche ai cittadini Ue senza lavoro”. E poi: “Coppia massacrata in villa, fermato un profugo”.
A centro pagina la politica: “Renzi chiede la tregua alla fronda Pd. Il premier vuole congelare lo scontro fino al 2017. Polemiche con Prodi, D’Alema e Letta”.

Il Messaggero apre con una intervista al ministro della giustizia Orlando: “Intercettazioni sì entro l’anno. ‘A settembre ok dalla Camera, approvazione entro dicembre’. ‘Caso Roma, giusta la scelta di Gabrielli’. ‘E per il Giubileo rafforzeremo gli uffici giudiziari’”.

Il Fatto Quotidiano dedica la “storia di copertina” ai “Casamonica d’Italia. Non solo re di Roma”. In alto: “Immigrati, il Muro di Londra: ‘Entra solo chi ha già un lavoro”.

Immigrazione

Tutti i quotidiani dedicano molto spazio al “pugno duro sui migranti europei” di Londra, annunciato ieri da un intervento del ministro dell’Interno britannico Theresa May dalle colonne della edizione domenicale del Times. Si spiega che il governo conservatore, più che ai barconi, pensa ai dati pubblicati due giorni fa che dicono che da marzo 2014 a marzo 2015 sono entrate in Gran Bretagna 330 mila persone, molte di più delle 100 mila promesse dal premier Cameron. Secondo la May “l’accordo che consente di muoversi liberamente all’interno della Unione europea è la causa della morte di centinaia di persone che scappano dalla Siria per finire nelle grinfie dei trafficanti di esseri umani e proprio per questo va abolito”.

Su La Stampa: “Le regole ci sono, basta applicarle. Per Bruxelles è una provocazione. La Commissione: anche gli inglesi approfittano del welfare all’estero”. Si ricorda che già oggi le regole consentono di spostarsi in uno Stato dell’Ue per un massimo di tre mesi se non si ha un lavoro. E che se non si è mai lavorato “non si ha diritto ad alcun sostentamento pubblico”. “Applicare Schengen più che ripensare Schengen”, dicono dalla Commissione. E poi la Gran Bretagna neppure fa parte di Schengen, tanto che i documenti vengono attentamente controllati e “spesso i funzionari sconsigliano persino l’uso della carta di identità”. “’Se gli studenti dopo il diploma restano senza averne titolo il problema non è delle regole ma di chi non le fa rispettare’, insiste un diplomatico a dodici stelle”.

Su La Repubblica intervista al ministro degli affari europei Sandro Gozi: “Le decisioni sull’area Schengen le prendono i Paesi che ne fanno parte e non chi ne sta fuori come il Regno Unito”. E comunque “così si rischia di tornare indietro di 50 anni, ai muri che ci avevano diviso”.
La Repubblica intervista l’imprenditore Alessandro Gallenzi, che ha fatto il traduttore ed ha fondato una casa editrice indipendente. Ricorda che “il 40 per cento della popolazione di Londra è fatto di stranieri. Senza gli immigrati questa città si fermerebbe”.

Sul Corriere si ricorda che oggi il commissario Ue all’Immigrazione Avramopoulos andrà a visitare “uno dei punti più ‘caldi’ della frontiera comunitaria, assediato da migliaia di migranti: andrà a Calais, in Francia, al porto da cui partono i traghetti per Dover in Gran Bretagna, e all’imboccatura dell’Eurotunnel ferroviario per Londra. Là, il commissario greco sarà accolto dal primo ministro francese Manuel Valls e dal suo ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve”. Quanto alla Gran Bretagna, “anche se il ministero britannico degli Interni Theresa May lo nega, a Bruxelles non hanno molti dubbi: questa è o sarebbe la violazione aperta di una norma-pilastro dell’Ue, la stessa che garantisce la libera circolazione delle persone, dei capitali, delle merci e delle idee. Negandola, è come se il Regno Unito socchiuda già la porta dell’Unione, davanti alla quale esita da tanti anni, e faccia un passo al di fuori”.

Su La Repubblica John Lloyd scrive che la Gran Bretagna “è il ragazzo cattivo dell’Unione europea e lo è fin da quando entrò a farne parte” e spiega che nelle parole di Theresa May, ministro dell’interno “che ieri ha scritto sul Sunday Times che le migrazioni interne in Gran Bretagna sono ormai un problema insostenibile e devono essere notevolmente ridotte”, “si riflettono le opinioni e il comune sentire di quanti vogliono uscire dalla Ue”. Lloyd ricorda che la scorsa settimana si diede notizia che i migranti interni in Gb erano arrivati a 330 mila lo scorso anno, e che Cameron – diventando premier – aveva promesso che la quota non avrebbe superato le 100 mila persone. Spiega anche che May vuole presentarsi come la più inflessibile sul tema Ue rispetto ai suoi colleghi di partito, e che nonostante la Confindustria britannica abbia di nuovo criticato le proposte di chiusura dell’isola perché al Paese serve manodopera, “le esigenze del partito scavalcano quelle dell’economia”: i Conservatori hanno bisogno di strappare un accordo per modificare le regole Ue, in vista del referendum sull’Europa del 2017. La Gran Bretagna “chiede provvedimenti che gli altri Paesi reputano impensabili ma sui quali di fatto potrebbero essere costretti a pensare”.

Sul tema immigrazione da segnalare su La Repubblica una intervista a Tzvetan Todorov: “’Governi egoisti, ma così l’Occidente non avrà un futuro’”. “Il dramma dei migranti deve riguardare tutti”.

Sul Corriere viene intervistato il ministro dell’Interno Alfano: ieri il quotidiano milanese aveva intervistato il presidente del Consiglio Renzi che – oltre a parlare del suo partito e della tenuta della sua maggioranza – aveva invocato un “diritto d’asilo europeo”. Alfano dice che è “la strada giusta”, “se c’è cittadinanza europea e libera circolazione ci deve essere il diritto di asilo europeo che non si regala a nessuno che non lo meriti. L’obiettivo è quello di impedire ai profughi di sce gliersi il Paese dove andare, ma per raggiungerlo bisogna avere una forte leadership politica: se si gioca a scaricare tutta la responsabilità sul Paese di primo ingresso, alla fine non ci sono Stati capaci di trattenere entro i propri confini una pressione epocale”. Sull’Europa, a partire dalle preoccupazioni britanniche, Alfano elenca “le proteste in Germania, i sondaggi inglesi con la preoccupazione per l’immigrazione e la crescita di movimenti razzisti xenofobi in Francia con Marine Le Pen e in Italia con Matteo Salvini”. Spazio anche per il tema unioni civili, pure annunciato da Renzi come provvedimento che sarà votato entro la fine dell’anno: “Noi siamo d’accordo con il rafforzamento dei diritti, ma diciamo no all’equiparazione con il matrimonio, all’adozione, all’utero in affitto. Lavoreremo per l’intesa, ma non sono convinto che riusciremo a trovarla. La legge comunque non era nel patto di governo, siamo liberi di non votarla”.
Sullo stesso quotidiano una ampia intervista al presidente del gruppo dei Popolari al Parlamento Europeo Manfred Weber: “Noi popolari d’accordo con Renzi. Più solidarietà per superare Dublino”, ovvero le regole sul diritto d’asilo in Europa. Weber dice che oggi “pochi Paesi” portano il grosso del peso dei rifugiati, e cita – con l’Italia – la Svezia e la Germania. Ricorda che due terzi dei richiedenti asilo nella Ue “non vengono da zone di guerra o guerra civile” e “quei migranti che cercano di venire nella Ue per ragioni economiche e ai quali viene negato l’asilo dovrebbero essere rimandati indietro nei loro Paesi”, “ciò deve essere fatto rapidamente e consistentemente”.

Roma, politica

Su La Stampa: “Il sindaco contestato dà consigli ai colleghi di Philadelfia e New York. Incontro con i Democratici Usa in cerca di visioni comuni”.
Alla pagina successiva il quotidiano torinese offre una intervista ad Achille Serra, ex prefetto ed ex parlamentare. Alla domanda se la nomina di Gabrielli corrisponda ad un commissariamento risponde che “il sindaco deve prendere atto, anche obtorto collo, che si tratta di una decisione del governo”, “il sindaco Marino non attraversa un momento felice, anche dal punto di vista psicologico. Occorreva prendere quella decisione”.
Ancora da La Stampa una intervista a Massimo Ghini, attore ed ex consigliere comunale Pd: “Il tandem sindaco-prefetto è la tipica toppa all’italiana. Per non decidere si costringe Gabrielli e Marino a comportarsi come Arlecchino”.

Sul Corriere si racconta “il primo giorno di Gabrielli da tutor (in attesa di Marino)”.

Il Giornale intervista il comico e attore romano Enrico Montesano, ex consigliere comunale con il Pd: “Il sindaco è nudo. Se ne deve andare, lui e il suo codazzo”.

Su La Stampa viene intervistata Debora Serracchiani: “Al voto solo nel 2018, sul Senato non si cambia”. Dice che, girando le feste de L’Unità in questi giorni, ha capito che “anche i nostri militanti più critici con Renzi non tollerano che il Pd si divida e non capiscono come possa succedere sul Senato elettivo”.

Sul Giornale: “Renzi chiede alla fronda Pd una tregua fino al 2017”. Si cita l’intervista di ieri di Renzi al Corriere, in cui il premier “si mostra spavaldo” ma “propone di congelare lo scontro” interno al Pd in attesa del Congresso e comunque “non aprirà alcuna trattativa” fino a quando il presidente del Senato Grasso non “avrà sciolto l’enigma” se “cedere alle pressioni” della minoranza Pd che chiede di riaprire la possibilità di emendare l’articolo 2 del disegno di legge Boschi sul Senato (quello che fissa la selezione e la composizione del Senato, e che dunque riguarderebbe la eleggibilità dei senatori) o se invece respingerà la richiesta.

Anche sul Messaggero: “Senato, il muro di ribelli Pd e opposizioni”.

Sul tema interviene sul Corriere Paolo Cirino Pomicino: “Oggi la vera divisione è sul sistema di voto”, in cui si risponde anche all’intervento di Mieli di qualche giorno fa sulla “sinistra ateniese”.

E poi

“Kurdistan, rapporto dalla battaglia” è il titolo del reportage firmato da Adriano Sofri, alle pagine R2 de La Repubblica, scritto da una zona a quaranta chilometri da Kirkuk, nella battaglia che i curdi continuano contro gli uomini dell’Isis. “Un giorno insieme alla fanteria peshmerga nell’offensiva contro il Califfato alla periferia di Kirkuk, la grande città petrolifera del nord dell’Iraq. La maggior parte dei jihadisti si ritira ma ricorre alle autobombe suicidi e ai cecchini per contrastare l’avanzata curda”.

Su La Repubblica ancora numeri sul lavoro: “Sei mesi di Jobs Act. O meglio, sei mesi con il nuovo contratto a tutele crescenti, il cuore della riforma del lavoro del governo Renzi. Come vanno le cose? Non benissimo. Il tasso di disoccupazione dei giovani è al massimo storico: 44,2%. Il tasso di occupazione dei giovani è al minimo storico: 14,5%. Così anche in generale: giù l’occupazione al 55,8%, su la disoccupazione che ora viaggia al 12,7%, dopo aver sfiorato il 13% record a novembre. Nel mese di giugno – ultimi dati Istat a disposizione, domani arrivano quelli di luglio e del secondo trimestre – si sono persi 40 mila posti sull’anno prima e aggiunti 85 mila disoccupati”. Il quotidiano spiega che è “difficile sostenere” che tuttavia sia per colpa del Jobs Act, visto “un Pil che si affaccia solo da qualche mese al segno più, stagnando allo zero virgola (+0,2% nel secondo trimestre, +0,7% atteso per l’anno). Consumi, investimenti, produttività: nulla tira. Non come dovrebbe per rianimare il lavoro. Nessun demerito, dunque. Ma neanche rimedio, a leggere i dati, a sei mesi dall’entrata in vigore del primo degli otto decreti attuativi (gli ultimi quattro sono attesi in settimana)”.
Sullo stesso quotidiano una analisi di Ilvo Diamanti è dedicata alla “solitudine del sindacato” e alla sua crisi di rappresentanza.

Ancora da La Repubblica – ma anche su tutti gli altri quotidiani – ampio spazio alla scoperta in Egitto, “cortile di casa dall’Eni”, di un maxigiacimento di gas. Nel Mediterraneo una “colonna di gas alta 630 metri, per 100 chilometri quadrati e a 1,5 di profondità, con potenziali risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas. “È la riserva più grande del Mediterraneo”, scrive il quotidiano romano. Viene intervistato l’Ad Descalzi, tornato sabato notte dall’Egitto, “stanco ma molto felice” per una “scoperta da brividi”. Con questa scoperta l’Egitto diventa indipendente dal punto di vista energetico, e una parte potrà anche arrivare in Italia.

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