La condanna di Bergoglio

Il Corriere della sera: “Migranti, nuovo muro in Europa. Barriera in Ungheria. La condanna del Papa. Alfano: patto per smantellare i campi rom illegali”. “L’emergenza. Berlino: quote vincolanti. Londra: solo risorse. Polemica per un tweet di Grillo su ‘topi e clandestini'”.
La fotonotizia è per Michelle Obama: “Lezione di cucina della First Lady. Michelle a Milano: mangiate verdura”.
Il quotidiano offre la seconda puntata della inchiesta “il grande degrado”, firmata da Stella e Rizzo e dedicata a Roma: “Migliaia di hotel abusivi. Le strade di Roma dove svaniscono le regole”.
A fondo pagina: “Il mondo digitale stravince alla Maturità. Un ragazzo su due sceglie il tema sulla nuova comunicazione. Poi Calvino e Malala”.

La Repubblica: “Ungheria, il muro contro i migranti. Il Papa: pentitevi”, “Alfano ai sindaci: vanno smantellati i campi rom”, “Salvini attacca Francesco: non ci serve il perdono”.
E “la polemica”: “Grillo shock: a Roma troppi topi e clandestini”.
A centro pagina: “Jobs Act, lavoratori controllati su pc e cellulari. Rivolta dei sindcatati: colpo di mano, va fermato”, “Le aziende possono farlo senza autorizzazione”.
“Lo spirito tradito” è il titolo del commento di Roberto Mania.
In grande evidenza la foto della fisrt lady Michelle Obama, insieme a Matteo Renzi e sua moglie Agnese, ieri a Milano: “La battaglia della Nutella che divide Italia e Francia”, “Agnese Renzi la difende, Royal si scusa”.
Sulla colonna a destra, “La copertina” dell’inserto R2: “Lo stress da droni, il tormento dei guerrieri a distanza”, “Sempre più piloti Usa si rifiutano di uccidere: ‘Come stare in trincea’”. Di Federico Rampini.
A fondo pagina, “Il caso”: “Il Family day torna in piazza ma questa volta senza i vescovi”.
E il richiamo ad una intervista di Carlo Brambilla al presidente della Colombia Juan Manuel Santos, che dice: “Legalizziamo la cocaina”.
Sui temi dell’esame di maturità: “Il web vince la gara dei temi, la Resistenza arriva ultima”.

La Stampa: “Migranti, l’Europa si chiude. E Salvini attacca anche il Papa”, “L’Ungheria alza un muro al confine con la Serbia, la Francia aumenta le espulsioni, Londra: no ai profughi”, “Alfano: smantellare i campi rom. Poi frena, ‘solo irregolari’”.
E a centro pagina, l’esame di maturità: “Gli studenti alla prova del Mediterraneo”, “Fra le tracce della prima prova della maturità anche l’attualità delle migrazioni”.
In apertura a sinistra, le parole del presidente della Bundesbank Weidmann, che ha concesso un’intervista a Tonia Mastrobuoni, inviata a Berlino: “’Grecia, contagio possibile ma l’Italia non è il pericolo’”, “Parla il presidente Bundesbank Weidmann: ‘L’euro sopravviverà’”.
A centro pagina, “Modificato lo Statuto dei lavoratori”: “L’azienda potrà controllare i dipendenti ‘a distanza’”, “Per monitorare pc e cellulari non serviranno più accordi o autorizzazioni del ministero. Scontro governo-sindacati”.

Il Fatto: “Jobs Act, l’ultima vergogna: è lecito spiare i lavoratori”, “Nel decreto finale della riforma il governo modifica le regole sui controlli a distanza: computer, telefonini e tablet aziendali potranno essere monitorati senza il preventivo permesso ministeriale o l’accordo dei sindacati che erano richiesti finora. Airaudo (sel): ‘E’ il Grande Fratello’”.
Ancora in apertura: “Bilanci falsi, Renzi peggio di B.”, “Sorpresa: alla prima applicazione si scopre che le nuove regole sono più deboli delle precedenti. Proprio come è successo col voto di scambio. Ora tocca a ecoreati e autoriciclaggio”.
In evidenza anche i titoli sulle polemiche relative all’immigrazione: “Salvini contro il Papa. Alfano contro i rom”.
E su Expo Milano: “Expo-Farinetti, cantone manda l’appalto ai pm”, “L’Anticorruzione e l’affidamento senza gara”.
A fondo pagina, il richiamo all’intervista del quotidiano al senatore Ncd Antonio Azzollini: “Piango, già vedo le sbarre”. Il quotidiano spiega che “Oggi in giunta dovrà difendersi dall’ordine d’arresto per lo scandalo delle suore a Molfetta. ‘Ti piscio in bocca? Mai detto, giuro’”.
E il “bunga bunga”: “Ruby, un fiume di soldi da Arcore. Altre intercettazioni tra B. e le ragazze”.

Il Giornale: “Muro nostrum. L’Europa ha fallito: l’Ungheria alza palizzate di cemento per bloccare l’invasione. In centro a Milano accampamenti di clandestini”. E poi: “Invasione senza sosta. Con leggi, accordi e trattati ci siamo legati le mani”. “Ipocrisia rossa. Quando governano i democratici la sinistra parla come la destra”.
A centro pagina la visita in Italia di Michelle Obama: “La lezione americana di Michelle in auto blu”.
E poi: “Il Pd si spacca sul licenziamento di Marino. Batosta sulla scuola: governo costretto a un’altra retromarcia”.

Il Sole 24 ore: “La crisi di Atene costa alle Borse 600 miliardi. I costi pagati dai ‘periferici’: volano spread e tassi. Milano brucia 43 miliardi in due mesi. Oggi l’Eurogruppo: Tsipras sfida i creditori, Bce aumenta i fondi alle banche”.
Di spalla: “Roma, pressing di Renzi su Marino. Orfini: sindaco non dipende da lui. Frase shock di Grillo sui clandestini”.
In alto: “Immigrati, torna un muro in Europa. In Ungheria, al confine serbo. Cameron: no alle quote, solo risorse”.
A centro pagina: “Rimborsi 730, una parte slitta ad agosto. Il ritardo riguarderà i contribuenti che invieranno la dichiarazione dopo il 7 luglio”.
E poi: “‘Mille scuse’, così Ségolène si pente sulla Nutella”.

Papa, migranti, muri

La Stampa, pagina 4: “Il Papa: ‘Chiediamo perdono per chi chiude le porte ai profughi’”, “La Lega si scatena contro Francesco: quanti rifugiati sono ospitati in Vaticano?”.
Davanti a 15mila persone radunate ieri mattina in piazza San Pietro per l’udienza generale, Papa Francesco ha invitato i fedeli “a chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta a questa gente in cerca di una casa dove poter vivere senza timore e di una famiglia”.
E il vaticanista Andrea Tornielli: “Dalle mense ai dormitori. Ecco che cosa fa la Chiesa per aiutare gli ultimi”.
La Repubblica: “Il Papa: chieda perdono chi respinge i rifugiati. Alfano: via i campi rom”, “Salvini contro il Pontefice. Cameron: no alle quote, sì agli aiuti”. E, in riferimento ad Alfano: “il ministro: intesa coi sindaci per dare ai nomadi veri alloggi”.
Il Fatto, pagina 12: “Il Papa, i ‘fratelli migranti’ e le pecorelle smarrite”, “Anatema contro le istituzioni che respingono. Alfano: vi ai campi rom”. Di Giampiero Gramaglia.
Ferruccio Sansa, alla pagina seguente, dà invece conto di una denuncia presentata da alcuni profughi siriani, su cui la Procura di Ragusa sta indagando: “’Violenze a Pozzallo’”, “Siriani contro la polizia: ‘Botte durante l’identificazione’ nel centro siciliano. Si parla di manganelli elettrici”. Si tratta del centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo, in provincia di Ragusa.

Su La Repubblica, alle pagine 2 e 3: “Un nuovo muro nel cuore dell’Europa, l’Ungheria annuncia: ‘Barriera contro i migranti”, “Un reticolato alto 4 metri lungo tutto il confine con la Serbia. Il premier Orbàn: ‘Pronto entro una settimana. Non possiamo più aspettare: dobbiamo difenderci dall’invasione’. Belgrado: ‘Sorpresi, noi siamo solo un Paese di transito’. Protesta l’Onu. Ue: ‘Servono misure alternative per sorvegliare le frontiere’”. A scriverne è Andrea Tarquini: “Quando l’annuncio è venuto, non voleva crederci nessuno: in Europa, con Orban e con la marea dei migranti, torna l’èra dei Muri, proprio quei Muri della cui caduta Orbàn allora giovane dissidente liberal fu coraggioso protagonista”. E “fu proprio in Ungheria, 26 anni fa, che, incoraggiati dalla rivoluzione di Solidarnosc e dei generali in Polonia, i comunisti riformatori allora al potere ma consci di stare per perderlo, aprirono una prima breccia nel Muro”. Il 16 settembre 1989, “l’Ungheria, invasa da cittadini della Ddr infuga, decise di lasciarli passare oltre il confine austriaco, con l’accordo di Gorbaciov e Kohl e sfidando i gerarchi tedesco-orientali, cecoslovacchi e romeni, da Honecker a Bilak a Ceausescu che minacciò attacchi missilistici contro il Paese magiaro”.
“Quel filo spinato nel nostro cuore” è il titolo dell’analisi di Adriano Sofri: “Due lezioni utili. La prima: investire in reticolati e fili spinati, il futuro è là. La seconda: con i muri di cinta, regolarsi come con le statue dei tiranni deposti, che vanno bensì abbattute durante le rivolte, ma avendo cura di salvarne gli stivali, cje torneranno buoni per i tiranni in entrata. Così i muri. Erano drizzati, non so, al confine tra Bulgaria e Turchia, 160 chilometri, per impedire di evadere dal paradiso del socialismo reale all’occidente capitalistico. Fu una festa demolirli, e però, appena una ventina d’anni dopo, ecco che bisognava rifabbricarli, tali e quali, gli stessi 160 chilometri, gli stessi miliziani armati ogni cento metri, gli stessi usurpati cani lupo, solo che ora devono stare voltati dal lato opposto, e mirare, invece che ai fuggiaschi da qui a là, ai fuggiaschi da là a qui. Adesso tocca all’Ungheria. La repubblica parlamentare ungherese esiste perché crollò la cortina di ferro e fu smantellato il Muro di Berlino: gran festa, ciascuno fratello di ciascuno”.
La Stampa: “Un miro contro i migranti. L’Ungheria sfida l’Europa”, “Blinderà la frontiera con la Serbia. L’Onu: il diritto d’asilo è inalienabile”.
E il quotidiano intervista lo scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor: “Uno schiaffo all’integrazione. Torna la Budapest imperiale”, “Orban bluffa, Bruxelles reagisca con fermezza”. Pare proprio che facciano sul serio, chiede Mario Baudino. Pahor: “Purtroppo. E’ caduto il Muro di Berlino e ne sorgono altri, sto pensando anche a Israele. Dev’essere una specie di malattia”. Il vicino Oriente, però, è zona di guerra. Pahor: “E l’Europa dovrebbe essere una zona di pace, che abbatte le frontiere. Invece si scopre quanto ciò non sia del tutto vero, e come sia facile tornare indietro. L’Ungheria però è un caso con caratteristiche particolari, pur in un contesto dove la sua politica trova echi e risonanze. Ha storicamente quello che definirei uno ‘spirito dominante’; non dimentichiamo che quando la corona era unita a quella dell’imperatore asburgico, ha esercitato la sua influenza fino all’Adriatico”. Più avanti, Pahor dice: “Credo e spero che l’Ungheria stia lanciando un ballon d’essai. Del resto pochi mesi fa il premier aveva addirittura ventilato il ripristino della pena di morte”.
Il Corriere della sera: “Migranti, Budapest alza una barriera. Il Papa condanna chi chiude le porrte. Recinzione alta 4 metri al confine tra Ungheria e Serbia. Berlino appoggia Roma.’Quote vincolanti'”. “Non possiamo aspettare l’Ue”, dice il ministro degli esteri ungherese Szijiarto. “Costruiremo un muro ai confini con la Serbia per tenere fuori i migranti”. Il muro dovrebbe essere lungo 175 chilometri, la Serbia dal 2012 è candidata ad entrare nella Ue.
Sul Corriere il corrispondente da Parigi Stefano Montefiori racconta dei “muri in Europa”, ricordando che all’inizio deglianni Novanta la Spagna cominicò a costruire delle barriere di filo spinato attorno a Ceuta e Melilla, “alte prima quattro e poi sei metri”, per sbarrare la strada agli africani che tentavano di entrare in Europa attraverso le due città situate sulla costa mediterranea del Marocco e spagnole dal XV secolo. Si parla poi del muro in costruzione a Calais, cofinanziato da GB e Francia per rendere il porto inaccessibile ai migranti. E quelli “invisibili e provvisori” come a Ventimiglia o sul Brennero. Montefiori ricorda anche che al confine turco-bulgaro si sta costruendo un muro per rendere invalicabile il cofine. Nel settembre scorso è stata completata la prima tratta, 32 chilometri. Nel 2014 quattromila persone sono riuscite ad entrare, l’anno prima erano stati 11 mila.
Sul Sole si dà conto dell’incontro a Milano tra Renzi e Cameron. L’Italia – si legge – “incassa anche dal nuovo governo conservatore inglese” il “disco verde all’approccio globale e al principio di solidarietà nel dossier europeo sull’imigrazione”. Il Regno Unito non aderisce a Schengen e sul tema adotterà l’opting out, ovvero non parteciperà alla ripartizione delle quote. Ma esprime un “consenso politico di masima sul principio della solidarietà”, sulla necessità di trovar eunaccordo in Eiropa e anche sulle risorse e gli uomini necessari al centro di coordinamento Europo Fusion Cell presente in Sicilia, per “cercare di rompere il collegamento tra immigrati e scafisti e dare la caccia alle gang criminali in Libia”. Inoltre la Gran Bretagna sta aumentando un programma di aiuti economici al Nordafrica.

Renzi, Scuola, Pd, Marino

Sul Corriere un “retroscena” di Maria Teresa Meli: “Matteo Renzi sta giocando una partita che per sua stessa ammissione è ‘difficile’ ma proprio per questo lo affascina. Ama alzare la posta, il premier”. I fronti aperti in contemporanea sono tre a partire da quello del cambio della guardia in Campidogli. “Marino ha i mesi contati. A settembre dovrà cedere le armi. Per Palazzo Chigi la strada è segnata”, si legge sul quotidiano. In primavera si voterà a Milano, Torino, Napoli Bologna e anche a Roma. Il premie rinoltre vorrebbe “tgenere insieme alle elezioni il referendum confermativo sulla riforma costituzionale”. Per farlo però dovrà “portare a casa in tempi ragionevoli” il ddl Boschi che è al Senato, “dove come è noto i numeri non gli sono propriamente favorevoli”. Infine, il terzo fronte: la scuola. Renzi vuole portare direttamente in Aula la legge sulla scuola la prossima settimana mettendo la fiducia su un mazi emendamento. “Votino pure contro: noi ce ne andiamo tutti a casa e centomila precari non vengono assunti. Vogliono assumersi questa responsabilità?”.
Sulla stessa pagina si legge che Orfini, presidente del partito e commissario a Roma, nega che nella capitale si voterà nel 2016. “Nè io né il premier possiamo dimettere Marino”.
La Repubblica, pagina 12: “I primi dubbi di Marino: ‘Potrei pure andarmene’. Orfini: ‘Il Pd non lo molla’”, “La strategia dei consiglieri dem: ‘Dimissioni in massa se il sindaco non va via’. Gabrielli: niente incarichi politici”. Si legge che i consiglieri di maggioranza in Comune “sono allo sbando” e, preoccupati di sapere quale sarà il loro destino, tempestano di telefonate la sede del Pd al Nazareno.: “soprattutto quelli di fede renziana”. Che sarebbero pronti, a quanto pare, al sabotaggio, a dimettersi in massa e a far mancare il numero legale, paralizzando l’aula. Lo dice chiaramente Orlando Corsetti, presidente della Commissione Commercio al Comune: “Ha ragione Renzi: per la giunta Marino è scattato l’ultimo giro. Se l’amministrazione deve cadere, cadrà per sua incapacità e non per Mafia Capitale. Molti assessori non hanno l’esperienza per amministrare Roma”.
E sulla stessa pagina, il deputato Pd Walter Verini, che è stato per otto anni capo della segreteria dell’ex sindaco Veltroni dice: “Si esca dal Palazzo, Ignazio cerchi aiuto tra i migliori della città”.
La Stampa intervista il presidente del Pd e commissario del partito a Roma: “La battuta di Renzi su Marino sbrigativa, ma il sindaco si muova”, “Questa vicenda andava trattata con più garbo e professionalità”, “Non c’è nessun derby col premier, i derby li giochiamo con la playstation”, “La giunta romana aggredita dagli squali; e c’era un pezzo del Pd che ha remato contro il sindaco”, “La legittimazione di Marino non siamo io o Renzi, solo Ignazio può decidere”.
Il Fatto, pagina 2: “Marino: ‘Non mi toccano’. Arriva la sponda vaticana”, “Renzi pressa per le dimissioni, il Pd romano lo difende: il sindaco resta fuori dalla rissa, forte di un filodiretto nientemeno che con Papa Francesco”. E, a pagina 3: “Da Orfini a Fassino. Prime crepe nel renzismo”, “Il presidente Pd critico sulla gestione di Palazzo Chigi del caso Roma inaugura la nuova stagione, in cui il premier non ha più sempre ragione”, “Antichi rancori e veleni freschi: così il governo paga il prezzo di aver affidato tutto al Giglio magico”.
Sul Giornale: “Il Pd finisce nel pantano sulla cacciata del sidnaco. Orfini replica a Renzi che voleva il passo indietro: ‘Richiesta irricevibile. Il partito è già spaccato. E il prefetto Gabrielli: ‘Scioglimento non escluso'”. Anche sul Giornale si legge che Renzi, sulla scuola, vuole “aggirare l’ostruzionismo”, e che sul tema sta “giocando la sua mano di poker”.
Sul Sole: “Sulla scuola è trattativa in extremis. Renzi: ‘Discutiamo, facciamo modifiche ma poi decidiamo sennò saltano gli investimenti’. Commissione rinviata a martedì per tentare di sfoltire gli emendamenti. Giannini: ‘Temo che quest’anno le assunzioni non saranno più possibili'”.
Un articolo sulla stessa pagina del quotiidano spioega che “se non arriva l’intesa assunzione comunque per 30 mila precari”, con i fondi previsti dalla legislazione vigente per il turn over. Ci sono infatti da coprire oltr 18 mila posti liberi dovuti a cessazioni dal servizio, ed altri quasi 9mila per nuovi posti di sostegno autorizzati da una nroma del 2013. Per queste immissioni in ruolo non è necessaria l’approvazione del Ddl sulla buona scuola. L’eventuale affossamento del Ddl lascerebbe invece certamente a casa a settembre i quasi 50 mila docenti in più nell’organico dell’autonomia.

Milano

Sul Corriere una intervista a Corrado Passera che si candida a sindaco dsi mIlano. “Cointro questo Pd renziano, contro una destra che ha perso identità, contro il salvinismo. Ma insieme a tanti miei concittadini nell’intersse generale”. Dice che non è il candidato del centro “è uno schema superato”, e che vuole aggregare “sulla base di un programma e d iuna squadra”, per “unire i vari pezzi di elettorato deluso”.

Jobs Act

Il varo di alcuni decreti attuativi del Jobs Act (all’esame del Parlamento) sul tema del controllo a distanza dei dipendenti sta suscitando polemiche. Sul Corriere viene intervistato Giangiacomo Livi, dello studio legale DLA Piper, esperto di diritto del lavoro e di tematiche legate all’innovazione e alla privacy dice che la norma consente l’uso di dati e immagini “anche per questioni disciplinari. Con le leggi attuali era più difficoltoso’. Detto questo, Olivi non crede che la legge porti a uno ‘scenario da Grande fratello'”. Si tratta di una “modernizzazione dello Stato dei lavoratori in ottica di cyber security. “Se si usa la mail aziendale si presume che sia una comunicazione di lavoro. Dovremmo abituarci a usare account personali che, comunque, potranno essere tracciati se usati dal computer aziendale”.
Sul Sole 24 Ore una pagina in cui si illustra il provvedimento: “Meno vincoli sui controlli. Niente nulla osta per assegnare dispostivi utili all’attività”. Anche il quotidiano di Confindustria ricorda che il progetto di Decreto legislativo acquisterà forza di legge dopo il parere del Parlamento e la definitiva approvazione da parte del Consiglio dei ministri. “Sul monitoraggio effettuato a distanza scoppia la rivolta dei sindacati”, si legge in un altro articolo. Cgil, Cisl e Uil annunciano che £”daranno battaglia in Parlamento” sul tema.

Grecia

La Stampa, a pagina 2, la corrispondenza da Bruxelles di Marco Zatterin: “Niente accordo all’Eurogruppo. Atene pronta a dire il ‘grande no’”, “Oggi il vertice Ue, Juncker cerca la mediazione in extremis e telefona a Tsipras. Il premier greco: no senza un compromesso onorevole. Yellen (Fed): rischio di caos globale”.
Sulla stessa pagina: “Banche al collasso, più poveri e disoccupati. Ecco cosa succede in caso di fallimento”, “L’ipotesi migliore è il default dello Stato e non dei privati”.
A pagina 3 l’intervista di Tonia Mastrobuoni al presidente della Bundesbank Jens Wiedmann, che dice: “Grecia, c’è il rischio contagio, ma l’euro non è in pericolo”, “Nei trattati va previsto il crac di un Paese”. “Non è rimasto molto tempo alla Grecia -dice Wiedmann- la decisione di restare nell’euro è unicamente nelle mani del governo di Atene”, “non è compito della Bce finanziare gli Stati. Tocca alla politica decidere se aiutare Atene. Italia e Spagna? Nessun rischio di uscire dall’euro”, “La riforma elettorale e quella del mercato del lavoro sono punti importanti delle riforme su cui Renzi si è impegnato a fondo”.
La Repubblica, pagina 9: “Tsipras: ‘Pronti a un grande no’”, “Ancora un rifiuto alle richieste di interventi sulle pensioni. La Bce alza il tetto di liquidità”, “Yellen (fed): accordo o rischio caos. Tassi Usa invariati, verso un solo aumento entro fine anno”.
E il reportage, sulla stessa pagina, da Atene, di Ettore Livini: “Euro in contanti trasportati dai cargo Ue, l’ultimo aiuto ad Atene se farà default”, “Le istituzioni internazionali e i Paesi dell’Unione si preparano al peggio nel caso il negoziato dovesse fallire”, “L’azienda canadese che può stampare la nuova dracma ha guadagnato in Borsa il 100% da maggio scorso”.
“Tsipras è pronto allo scontro finale” si legge su Il Giornale. “Il premie greco: ‘Diremo un grande no a un cattivo accordo’. Ma la Bce ci crede ancora: altri soldi alle banche elleniche”. “Quasi nulle le speranze di un’intesa al vertice Eurogruppo di oggi”, scrive il quotidiano.
Sul Sole 24 Ore si dà spazio ai timori della Banca centrale di Atene: “‘Catastrofica un’uscita dall’euro’. Monito della Banca nazionale greca a Tsipras. La Bce aumenta la liquidità alle banche”. Il documento della Banca centrale dice che “sarebbero molto dolorose” le conseguenze e “porterebbero anche a un’uscita dalla Ue”. “Da Atene il linguaggio di Tsipras è stato quasi minaccioso”, si legge sul quotidiano di Confindustria.
Sulla stessa pagina: “E anche Londra si prepara al peggio. Il Cancelliere Osborne ai Comuni: avviati i piani per contenere il contagio di un possibile default greco”. “City in allerta”. “Tesoro e Banca d’Inghilterra in stretto contatto con Downing Street nonostate l’esposizione diretta con Atene sia minima”.
Sul Corriere si spiega che la situazione di un eventuale fallimento greco appare molto diversa, “almeno in termni di impatto”, rispetto a quella dell’Argentina. “I titoli del debito greco trattati sul Mot, dunque acqusitabli anche con delle semplici piattaforme di trading online dal proprio computer, sono molto ridotti perché la Grecia non è l’economia argentina del2000 e non ha mai potuto fare grandi emissioni”. Il Corriere ricorda che il declassamento dei titoli greci è da tempo in atto, che le agenzie di rating li considerano junck da tempo, e che dunque una buona parte del defaultè stato “sostanzialmente scontato dai mercati”. Se però la Grecia uscisse dall’euro, i creditori si troverebbero in mano titoli in qualche moneta che ora potrebbe chiamare dracma 2″, una moneta che subirebbe per forza di cose una grave svalutazione e che dunque danneggerebbe anche i titoli greci.

Russia

Sul Corriere Paolo Valentino intervista Henry Kissinger, a Berlino per insignire Giorgio Napolitano del premio American Academy- “La Gierra fredda tra il presidente Napolitano e me è finita da vent’anni”. Ricorda di aver “sempre pensato che i comunisti dovevano essere tenuti fuori dal governo”, e che quando Napolitano, nel 1996, diventò ministro degli Interni, “forse l’ultima posizione nella quale noi americani avremmo voluto vedere un comunista”, andò a congratularsi con lui al Viminale e gli disse che pensava fosse “sproporzionato per un ex comunista” stare al Viminale. “Lui sorrise di gusto a quella battuta”.
Parla di Russia e dice che “il dialogo fondamentale” tra Usa e Russia è “fondamentale per gli equilibri del mondo”. “Mosca e Washington devono fare di tutto per evitare una politica di confronto ostile”. Alla domanda se l’Occidente stia sbagliando dice: “Non parlerei di errore. Ma i Paesi occidentali devono riconoscere che la Russia è importante per la pace nelmondo, che abbiamo bisogno del suo contributo per affrotnare questioni gravi come le crisi regionali, il terrorismo islamico, la proliferazione delle armi di distruzione di massa il clima, la sicurezza alimentare”.
Anche Il Sole mostra la foto della cerimonia di Berlino con Napolitano e Kissinger. Sulla stessa pagina: “‘Rinnovare le sanzioni a Mosca’. Intesa degli ambasciatori presso la Ue per estenderle fino a gennaio. Lunedì la decisione sarà formalmente approvata dai ministri degli Esteri”.

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