Immigrazione, il ritorno dei confini

Il Corriere della sera: “Ventimila posti per i migranti”. “La ricerca del Viminale in hotel e campeggi. A partire da Lombardia e Lazio”.
Nella parte alta della prima pagina, l’Ucraina: “Assalto nazionalista. A Kiev è ancora caos. Un morto negli scontri”. Il commento di Francesco Battistini è titolato “Si apre il fronte interno”.
Su Roma: “Gabrielli: ‘Sento Marino tra un’immersione e l’altra’. Roma, primo giorno del Prefetto. Il sindaco: certificherà i nostri successi”.
A fondo pagina: “Scuola, il giudice riapre le graduatorie. Ammessi 1900 precari che erano stati esclusi. Il ministero: non ci saranno intoppi”.

La Repubblica: “La Ue: ‘Basta muri’. Merkel: aiuti all’Italia. Nuovo diritto d’asilo”. “Bruxelles a Londra: nessun limite a Schengen”. “La Commissione alza le quote per Roma e Atene”.
A centro pagina: “Coppia uccisa a Catania, l’ira della figlia. Salvini accusa il governo. Il Pd: sciacallo”.
In evidenza anche: “Perché l’uragano Trump fa paura all’America”. E poi: “La scommessa di Marchionne pronto a forzare su General Motors”.

La Stampa: “Merkel: migranti, l’Italia va aiutata. L’aumento dei controlli provoca code in autostrada e stop ai treni tra Austria e Ungheria. Valls a Calais: situazione inaccettabile”. “E l’Ue bacchetta Londra sulla stretta all’ingresso di comunitari: regole comuni sull’asilo”.
A centro pagina, con foto: “Il sindaco di Barcellona: ora basta Airbnb. Intervista alla neoeletta Ada Colau, di Podemos. ‘È una attività illegale perché non si pagano tasse’”.

Il Giornale: “Emergenza clandestini. Il naufragio del buonismo”. “L’Europa litiga, la Merkel si sveglia. ‘Aiutiamo l’Italia’. Ma tra 15 giorni. La figlia dei coniugi massacrati: è colpa dello Stato, Renzi mi spieghi”.
A centro pagina: “La scissione del Pd vale il 10 per cento. La sempre più probabile fuoriuscita della minoranza Dem porterebbe più voti a Grillo”.
A fondo pagina: “Hanno devastato Roma ma non pagherà nessuno”. Si parla dei fatti del febbraio scorso con i tifosi olandesi ospiti della Capitale per una partita del Feyenoord. “Processo scandalo in Olanda. ‘Non ci sono prove contro gli hoolligans’”.

Il Sole 24 ore: “Energia, i big italiani crescono all’estero. Dopo la scoperta dell’Eni di un maxi giacimento in Egitto, Enel Green Power vince una gara e diventa leader in Brasile”. “Balzo dell’Eni in Borsa. Descalzi: ora più solidi. Enel GP investe 600 milioni”.
In alto: “Merkel: aiutare l’Italia, l’Ue deve essere solidale o Schengen va rivisto”.
A centro pagina: “Fiat rilancia sulla fusione con GM. Marchionne: ‘Dobbiamo sederci e discuterne, non possono opporsi’. Secondo il numero uno di Fca ‘la logica della alleanza è indiscutibile: 30 miliardi cash ogni anno’”.

Immigrazione

Su La Stampa, un articolo da Bruxelles ricorda che il primo punto “irrinunciabile” che sarà discusso al vertice Ue del 14 settembre sulla immigrazione è la riforma del regolamento di Dublino, che “serve a scardinare la rigidità del principio secondo cui i rifugiati vanno accolti nel paese di primo approdo. Ed è il requisito per trasformare in fatti i proclami di solidarietà europea, e condividere davvero gli effetti della grande ondata migratoria. Potrebbe alleggerire il problema e dimostrare che l’Unione sa affrontare le sue responsabilità”. Si citano fonti Ue: “’I servizi sono al lavoro – riferisce una fonte Ue, c’è da aspettarsi un’accelerazione dell’intero processo’. Vuol dire in settembre avremo l’Agenda-Bis, ovvero l’insieme rafforzato degli interventi con cui l’Europa cercherà di fare ordine sul bizzoso fronte degli arrivi da lontano”. Si ricorda che l’immigrazione non è materia comunitaria, ma l’idea che “poteva funzionare cinquant’anni fa” oggi “fa acqua da tutte le parti. ‘L’ognuno per sé non ha mai portato grandi frutti nella storia dell’Europa’, avverte Frans Timmermans, olandese e socialista, vicepresidente della Commissione, fautore del «’tutti per tutti’. È il playmaker schierato a metà strada fra il grande capo Juncker e il titolare degli Interni, Avramopoulos. Sa bene che per unire gli spiriti occorre che ognuno faccia la sua parte, che i controlli siano efficaci, le registrazioni puntuali e le accoglienze commisurate alle possibilità. Il 9 settembre, proprio Juncker pronuncerà il discorso sullo stato dell’Unione. Vuol essere una svolta, ‘perché non c’è più tempo da perdere’”.

Sul Corriere, Fiorenza Sarzanini parla delle “cifre da record” degli immigrati in Italia da inizio anno: 686 sbarchi e oltre 116 mila persone. E scrive che il sistema di accoglienza “è saturo, i posti sono finiti e dunque entro qualche giorno dal Viminale partirà una nuova circolare per il reperimento di almeno 20 mila alloggi. E la distribuzione continuerà ad essere equa, lasciando al primo posto la Sicilia con il 15 per cento e subito dopo la Lombardia con il 13 per cento e il Lazio con il 9 per cento. Una linea decisa già da settimane, nonostante le resistenze delle Regioni del Nord, e confermata in queste ultime ore”. “Obiettivo è quello di trovare sistemazioni negli alberghi, nei campeggi, nei residence e nei villaggi turistici che al termine della stagione estiva potrebbero essere disponibili ad occupare le stanze garantendosi comunque un guadagno. L’importante è fare in fretta perché gli analisti prevedono una ripresa degli sbarchi già nei prossimi giorni”. Si ricorda la riunione straordinaria europea prevista a metà settembre e si legge che “la delegazione del ministero dell’Interno sta già trattando per rivedere i numeri tornando almeno ai 40 mila previsti dall’agenda messa a punto a maggio dal presidente della commissione Jean-Claude Juncker e poi diventati 32 mila per superare le resistenze di numerosi Stati. Stranieri già presenti in Grecia e Italia che dovranno essere trasferiti altrove”. Infine, “i soldi”: secondo “i conti già elaborati, il nostro Paese spenderà per il 2015 circa un miliardo di euro, quasi trecentomila euro in più dell’anno scorso. Lo stanziamento previsto dal ministero dell’Economia è di 750 mila euro, ma nelle casse del Viminale devono ancora arrivare 380 mila euro e senza quei fondi il sistema rischia di arrivare al collasso. I 310 milioni messi a disposizione dall’Europa saranno infatti erogati in sette anni e dunque rappresentano soltanto una minima parte di quanto è necessario per garantire un’assistenza adeguata a chi attende anche mesi per sapere se potrà ottenere il riconoscimento di rifugiati”.

Sul Sole 24 ore, Adriana Cerretelli si sofferma sulle dichiarazioni di Merkel (l’Italia va aiutata) e scrive che “quando la Cancelliera parla, l’intendenza europea in genere segue, controvoglia o apertamente recalcitrante. Ma se di mezzo c’è l’emergenza migratoria si ostina a dare il peggio di sé”. E più avanti: “La politica comune dell’immigrazione che non c’è è lo specchio impietoso di questa partnership sfibrata e nervosa, perfino isterica nel suo negazionismo di un problema comune che pure è destinato a sommergere tutti, se continuano a prevalere inedia e agnosticismo nell’affrontarlo”.

Il Corriere intervista Laura Boldrini che dice di aver “letto con piacere” l’intervista di Renzi allo stesso quotidiano domenica scorsa, in cui invocava standard comuni europei in tema di immigrazione e un “diritto d’asilo europeo”.
Sullo stesso quotidiano anche Ian Bremmer sul concetto di confine e sulle migrazioni. Dice che “l’Unione europea non imploderà”.
“L’inatteso ritorno dei confini” è il titolo di una riflessione di Sabino Cassese, ancora sul Corriere.

Su La Repubblica viene intervistato Daniel Gros che spiega che Merkel ha preso l’iniziativa sui migranti “perché ha un problema in casa e vuole riaffermare la leadership” non solo finanziaria ma globale del suo Paese.

Sul Sole un articolo da Londra che “cerca alleati per il giro di vite” sull’immigrazione interna. Venerdì Cameron andrà in Portogallo e poi in Spagna per tentare di convincerli a sostenere le proposte di riforme della Ue che Londra vorrebbero portare a casa prima del referendum sul “Brexit” del 2017.

Roma

Sul Corriere si parla di Ignazio Marino e della situazione a Roma: “Apparentemente, né le battute (‘Marino? L’ho sentito tra un’immersione e l’altra…’) né le considerazioni più serie (‘non farò il notaio: tra i poteri del prefetto c’è anche lo scioglimento del Comune’)” sembrano “scalfire” il sindaco che dice: “Basta gossip o chiacchiericci. Voglio parlare solo per canali istituzionali”. Marino è però “in costante contatto coi suoi uomini in Campidoglio — dal vicesindaco Marco Causi all’assessore alla Legalità Alfonso Sabella — il sindaco ci tiene a rimarcare la sua posizione: ‘Fui io — ricorda — a chiamare gli ispettori del ministero dell’Economia, appena mi sono insediato a Palazzo Senatorio, per controllare i conti del Campidoglio. E ora, allo stesso modo, sono sempre io a poter dire che degli otto punti indicati da Alfano ne abbiamo già rispettati sedici: abbiamo già fatto il doppio di quanto ci chiede il ministro dell’Interno’. Perché, nella vulgata romana, il Comune avrebbe già fatto quasi tutto quello che c’era da fare: procedure sugli appalti, stop agli affidamenti diretti, rotazione dei dirigenti (‘perché noi non li possiamo licenziare, solo spostare di ruolo’, si lamenta Marino), interventi sulla centrale degli acquisti. E anche il fatto che, secondo indiscrezioni del Viminale, Gabrielli sarebbe furibondo con lui, non lo toccano. Marino dice di andare avanti per la sua strada: ‘Ha detto che non farà il notaio? Ben venga. La sua ricognizione potrà solo dimostrare gli straordinari risultati che abbiamo già raggiunto’, fa sapere il sindaco ai suoi”. Domani Marino incontrerà il sindaco di New York De Blasio. Poi salirà sull’aereo per Roma, dove “presiederà la giunta politica e poi si recherà alla manifestazione anti Casamonica. Poi ci sarà l’incontro con Gabrielli e lì, realmente, si capirà come andrà questa strana forma di ‘diarchia’”.
Sempre sul Corriere viene intervistata Silvia Scozzese, ex assessore al bilancio della Giunta Marino, richiamata dal governo come commissaria sul debito storico del Comune. “La mia non è una rivincita”. Dice che esser chiamata è stata “una piacevole sorpresa”, dice di non sapere chi ha fatto il suo nome. Scozzese viene intervistata anche da Il Messaggero.

Sul Sole 24 Ore: “Gabrielli: non mi candiderò. Nessuna diarchia, ma posso sempre sciogliere il Comune”. Si dà conto delle dichiarazioni del prefetto che ieri ha ribadito che Roma “ha un solo sindaco che è stato eletto dai cittadini” e che “non possono esistere giuridicamente consolati e diarchie”.

Il Giornale: “Gabrielli arriva e sfotte il sindaco subacqueo”. La risposta era: “Se sento il sindaco? Come no, tra un’immersione e l’altra…”.

Sui quotidiani oggi (tra gli altri sul Messaggero) si dà anche conto degli interrogatori di Luca Odevaine. “Odevaine racconta il sistema Mineo. ‘Ecco come ci spartivamo i soldi’. Gli interrogatori a Roma sugli appalti del Cara. Il passaggio sul ruolo della Cascina. ‘Così Castiglione ha aiutato gli affari della coop’”. Si legge che i verbali di interrogatorio sono stati inviati alla Procura di Catania (per la posizione di Castiglione).

E poi

Su tutti i quotidiani notizie su quello che il Corriere chiama “assalto nazionalista al Parlamento di Kiev”, accusato di fare “troppe concessioni a Mosca”. Ieri i manifestanti di estrema destra hanno addirittura lanciato una bomba a mano contro la polizia che proteggeva i deputati, uccidendo un militare e ferendone altri. Fabrizio Dragosei ricorda che è stata approvata dalla Rada la legge che concede “un minimo di maggiore autonomia” al Donbass, oggi separato di fatto. Le norme votate non state concordate con i ribelli di Donetsk e Lugansk, che comunque le considerano insufficienti. Ma sull’altro fronte sono bocciate dai nazionalisti ucraini e anche da “esponenti storici del movimento democratico ucraino” come Yulia Timoshenko: è una strada che “porterà alla perdita di altri territori”, dicono.

Su La Stampa viene intervistata Ada Colau. Dice: “Barcellona non farà la fine di Venezia!”. “Colau ha intrapreso con lo stop alle licenze per nuovi hotel e per appartamenti turistici privati la crociata contro il turismo degli eccessi e del sovraffollamento, degli schiamazzi e dei comportamenti incivili sulle Ramblas e alla Barceloneta. Per restituire la città – meta di 27 milioni di arrivi – ai barcellonesi”. Ed ha iniziato una “linea dura contro Airbnb o Booking: “con un’offerta di oltre 137 mila bed and breakfast individuali è stata raddoppiata quella autorizzata di 78.400 posti. E ora la ‘alcaldesa’ vuole che le piattaforme web facciano i nomi dei proprietari delle case: ‘Svolgono un’attività illegale e non pagano le tasse. Le regole devono essere uguali per tutti’, assicura la battagliera prima cittadina, al lavoro nella canicola agostana nel suo ufficio di Plaza San Jaume”. Alla domanda se Venezia sia un paradigma negativo risponde di amare “moltissimo Venezia e il paragone serviva proprio a riflettere il rammarico per la città che ha perduto tanti abitanti, espulsi dal turismo senza limiti. Noi vogliamo una città bella, ma anche sostenibile. Fra il 2008 e il 2013 il turismo è aumentato del 18% ed è troppo per Barcellona, che non è Parigi. Sono cifre che ricordano la bolla immobiliare e il disastro che ne è poi venuto. E sono in rapporto agli squilibri che sono andati crescendo: il centro storico si è svuotato del 30% della popolazione”. Dunque “lo stop di un anno servirà a fare una radiografia dell’esistente, con la partecipazione dei barcellonesi. Si tratta di democratizzare il modello turistico, finora appannaggio dei grandi gruppi, delle catene alberghiere, delle imprese legate al settore”.

“Catalogna, la secessione è un gadget” è il titolo di un articolo su La Repubblica in cui si racconta anche del vasto merchandising “a righe orizzontali gialle e rosse”, in vista del voto regionale del prossimo 27 settembre che il presidente catalano Arturo Mas “ha trasformato in una sorta di plebiscito pro o contro l’indipendenza”.

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