Grexit o non Grexit?

Il Corriere della sera: “Piano di Atene per l’accordo. Tsipras: soluzione definitiva con le nuove misure. L’ultimatum dei creditori”. “Oggi i vertici delle scelte. La Grecia si impegna ad intervenire su pensioni ed imposte”.
In alto la visita del Papa a Torino: “‘Sindone, icona degli esclusi'”.
A centro pagina: “Renzi e Hollande sui migranti: agiamo insieme”.
E poi “la sfida politica di Salvini (in attesa del programma)”, articolo di Dario di Vico dopo la manifestazione di Pontida.
L’editoriale, firmato da Francesco Giavazzi, è titolato: “Le buone regole del mercato”, ed è dedicato alla vicenda Cassa Depositi e Prestiti.
A fondo pagina Beppe Severgnini si occupa dell’arrivo in Italia della piattaforma Kickstarter: “I soldi della Rete per i creativi italiani”.

La Repubblica: “Atene, ultima offerta, ‘Le tasse saliranno’. Euro, ecco la riforma”, “Oggi il vertice. Tsipras: è il nostro piano definitivo”.
Con copyright dell’Irish Times, il quotidiano pubblica un intervento del
ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis: “Basta burocrazia, dovete ascoltarci”.
La fotonotizia viene da Charleston, South Carolina, dopo la strage in una chiesa afroamericana e si riferisce alle polemiche sulla bandiera della vecchia confederazione del Sud che l’assassino aveva accanto a sé (e che sventola ancora sul Campidoglio dello Stato): “La bandiera dei sudisti che fa litigare l’America”. Di Alexander Stille.
A centro pagina: “Migranti, il no di Hollande a Renzi. Salvini a Pontida attacca il Papa”.
In basso: “Saviano torna a Casal di Principe: ‘Io qui e i boss in cella: è un sogno’”, “I capolavori degli Uffizi nella villa sequestrata”.
La pagina delle “Idee” richiamata in prima sulla colonna a destra: “La crociata del Familiy Day contro il ‘diabolico gender’”, “La teoria di genere trasformata in arma contro le unioni gay”, di Michela Marzano.

La Stampa, con foto di Papa Francesco Torino: “Immigrati e lavoro, le sfide del Papa”, “’Fa piangere vedere in questi giorni lo spettacolo di esseri umani trattati come merce’. ‘Non basta aspettare la ripresa, serve più coraggio’. La condanna dei mercanti d’armi”, “Torino: Bergoglio alla Sindone, poi messa con decine di migliaia di fedeli in piazza Vittorio. In serata meeting coi ragazzi”.
“L’unica voce diversa nel mondo” è il titolo dell’editoriale del direttore Mario Calabresi.
“Il ritorno nella terra dei nonni” è il titolo del commento del vaticanista Andrea Tornielli, mentre Cesare Martinetti sottolinea che “Quelle parole non fanno sconti”.
A centro pagina: “L’Ue rilancia: 18 miliardi ad Atene”, “Oggi il vertice d’emergenza. Tsipras: pronti all’accordo. Ma il piano greco resta un mistero”.
“Senza intesa regaleremo la Grecia a Putin”, scrive Marta Dassù.
Sul caso migranti: “Patto tra Renzi e Hollande: ma niente quote”.

Il Messaggero: “Nuovo piano, la Grecia ci prova”, “Oggi vertice decisivo. La mossa di Tsipras: più tasse su redditi alti e imprese. Nodo aliquote Iva. I creditori offrono aiuti per 18 miliardi ma chiedono ulteriori sacrifici. Il ruolo chiave della Bce”.
A centro pagina, foto di migranti sugli scogli a Ventimiglia: “Missione militare antiscafisti, c’è l’ok. Renzi a Hollande: migranti, troppi no”, “Asse italo-francese per un maggior coinvolgimento comunitario”.
In prima anche le vicende di Roma e del suo sindaco: “Marino in trincea attacca la destra. Il gelo della Boschi”, “Il sindaco: devono tornare nelle fogne”, “Il ministro: se serve sì allo scioglimento”.
E sui circoli romani del Pd, la lettera al direttore di Fabrizio Barca: “’Nel Pd romano c’era un clima feudale’”.
A fondo pagina, la “reazione choc a Napoli”: “Camorra, catturato il boss latitante, la folla tenta di aggredire i carabinieri”. Con foto dello stesso boss, Luigi Cuccaro.
In prima anche l’Isisi: “Siria, l’Isis mina le rovine di Palmira”.

Il Fatto: “Hanno spezzato il cuore alla Grecia”, “La vita tra le vie di Atene, in mezzo al ceto medio diventato improvvisamente povero e senza speranze: mense che esplodono, panchine tramutate in letti, bancomat a secco. Un pasto caldo al giorno è l’obiettivo massimo; il disprezzo verso l’Europa, la Germania in particolare”. A raccontarlo è Enrico Fierro, inviato ad Atene.
Sulle “guerre Pd”: “Boschi sfiducia Marino, Napolitano lo difende”, “Renzi ancora giù nei sondaggi”.
E sulla lega Nord: “Ruspa e amici del Sud, Salvini riempie Pontida”, “Il leader non scalda, ma funziona”.

Il Giornale offre una intervista a Silvio Berlusconi: “Noi, la Lega e quel che verrà”. “Il Cavaliere a tutto campo: ‘Nessun Nazareno bis, Renzi è uno statalista illiberale. Chi vota col governo è fuori dal partito’. Sul futuro: ‘Serve un contenitore nuovo di centrodestra, con Forza Italia, Carroccio e altri movimenti'”.
A centro pagina: “Esorcismo davanti al Papa. Una donna in visita alla Sindone viene ‘liberata’ dall’esperto vaticano”. La donna aveva cominciato a bestemmiare e ad urlare.

Grecia

La Stampa, pagina 8: “L’Europa: 18 miliardi di aiuti. Ma il piano greco resta un mistero”, “Oggi il vertice d’emergenza: dai creditori ossigeno per altri sei mesi. Tsipras: pronti all’accordo. E apre su aumento delle tasse e pensioni”. “I creditori – scrive Marco Zatterin, corrispondente da Bruxelles – hanno una proposta per Tsipras. Rivelano più fonti che Ue, Fmi e Bce sarebbero pronti ad estendere sino a fine anno il programma di salvataggio greco (che scade a fine giugno) e anche a rifinanziarlo, portandone la dote da 7,2 a 18 miliardi. In cambio chiedono riforme e un consolidamento da due punti di Pil nel 2015. il fiato è sospeso per la liquidità delle banche elleniche: venerdì la Bce ha deciso di alzare la liquidità d’emergenza (Ela) di 1,8 miliardi, quanto dovrebbe bastare per chiudere a oggi senza problemi. Per quel che riguarda le richieste Ur, Fmi e Bce, scrive Zatterin che essi auspicano un avanzo primario dell’1% (sei mesi fa era il 3%), una revisione dell’Iva con aliquote al 13 e al 23%, senza l’aumento dell’imposta sull’elettricità :un riequilibrio della spesa, magari con tagli alla Difesa, che viene giudicata eccessiva e in grado di compensare i mancati tagli del Welfare. Per quel che riguarda le pensioni, Tsipras sarebbe disponibile ad abolire i prepensionamenti a partire dal 2016, con un risparmio di circa 200 milioni.

La Repubblica, pagina 2: “Grecia, stretta fiscale e tagliola sul deficit, le ultime carte di Tsipras”, “previsto anche lo stop ai prepensionamenti dal 2016. ‘E’ una soluzione definitiva’. Oggi il verdetto Ue e Bce”.

A pagina 4 de Il Messaggero David Carretta, corrispondente da Bruxelles, scrive che Tsipras ha detto di aver inviato una nuova proposta che offre una “soluzione definitiva” alla crisi: secondo indiscrezioni, il documento di Atene conterrebbe alcune concessioni, come limiti graduali ai prepensionamenti dal 2016, un aumento delle tasse per i redditi medio-alti e un prelievo straordinario sulle imprese con profitti superiori ai 500 mila euro. Le misure fiscali permanenti dovrebbero essere pari al 2% del Pil: l’obiettivo è avvicinarsi alla richiesta dei creditori di realizzare un avanzo primario dell’1% del Pil di quest’anno. La Bce potrebbe essere decisiva per l’esito del negoziato: il consiglio dei governatori dell’istituto si riunirà in mattinata per decidere sulla liquidità d’emergenza per le banche greche, a rischio chiusura dopo l’accelerazione della fuga bancaria. Tsipras vedrà il presidente Bce Draghi prima del vertice, insieme al presidente della Commissione Ue, alla direttrice del Fmi Christine Lagarde e al presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem.
Alla pagina seguente indiscrezioni sul “piano d’emergenza” di Bruxelles per evitare uno scenario catastrofico e il contagio di una eventuale Grexit: il primo passo per evitare un default incontrollato è l’imposizione dei controlli sui capitali, per evitare l’implosione del sistema bancario greco. Un esperimento condotto con successo con il salvataggio di Cipro nel 2013: chiusura delle banche per alcune settimane, limiti al ritiro di denaro dai bancomat e ai trasferimenti verso l’estero, controlli fisici alle frontiere per tenere il contante nel Paese. Il passo successivo sarebbe di chiedere rapidamente un nuovo programma di salvataggio per coprire il fabbisogno finanziario: ma “la situazione a Cipro era molto diversa”, dice una fonte europea sottolineando che in quel caso ci fu collaborazione da parte del governo. Il ministro Varoufakis, inoltre, si è detto contrario all’adozione di un decreto per imporre controlli sui capitali, oltre che ad accettare un programma di salvataggio con condizioni più dure su austerità e riforme.

Su La Repubblica l’intervento del ministro greco Varoufakis: “La casta dei burocrati non ci vuole ascoltare, così l’Eurogruppo sta perdendo potere”, “Ho presentato una serie di proposte concrete, ma purtroppo sono state accolte da un silenzio assordante”. Spiega Varoufakis di aver presentato, ad esempio, “una tassativa proposta per fare entrare in vigore un meccanismo di freno all’indebitamento instaurato per legge che, fatto scattare da una commissione fiscale indipendente, possa automaticamente ridurre tutte le spese pubbliche della percentuale necessaria a rimettere sulla giusta strada la spesa pubblica per il raggiungimento di obiettivi pre-concordati di primaria importanza”.

Su La Stampa il reportage da Atene di Niccolò Zancan: “Il cuore rosso di Atene si ribella: ‘Basta tagli, traditi da Varpufakis’”, “Il quartiere anarchico non ci sta: ‘Usciamo dall’euro, è una trappola’”. “Non pronunciate il nome di Varoufakis in questo quartiere -dicono a Zancan- Soltanto il nome può scatenare il putiferio”.Il quartiere in questione è Exarchia, cuore “rosso” di Atene: quartiere degli anarchici. Degli arrabbiati, di quelli che organizzano le manifestazioni più dure.

Su La Repubblica, il reportage da Atene di Ettore Livini: “Ma la piazza rossa di Syriza avverte il premier: ‘Non è più tempo di concessioni’”.
Il quotidiano intervista Paul De Grauwe, economista, già consulente Bce: “Ora tocca alla Merkel zittire i falchi”.

Il Messaggero intervista Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board della Bce: “Siamo a un centimetro dal baratro, per Atene è davvero la chance finale”, “Il Paese deve modernizzarsi, rischio nuova crisi tra un anno”. La Bce poteva fare si più? “La Bce ha fatto quello che doveva fare. Senza un accordo politico non può continuare a finanziare il sistema greco, pena il rischio di miliardi di euro di perdite che sarebbero a carico dei contribuenti degli altri 18 Paesi. Senza il sostegno della Bce, le banche non hanno più soldi per far fronte alle richieste di ritiro di banconote, e si genera il panico. Atene sarebbe obbligata a porre dei limiti al contante che ciascun cittadino può ritirare, e il sostegno al governo svanirebbe rapidamente”.

Sul Corriere Federico Fubini scrive se fosse solo la “logica dei numeri” ad ispirare i negoziati non ci sarebbe dubbio “sull’esito dell’incontro di oggi fra Alexis Tsipras e i suoi creditori. Il leader greco e quelli degli altri governi dell’euro ormai sono divisi nel negoziato da una differenza infinitamente più piccola di quella che farebbe la rottura: per arrivare a un accordo a questo punto servono da una parte e dall’altra concessioni per poche centinaia di milioni, in un’area monetaria da diecimila miliardi di euro”. Ma se accadrà sia Tsipras che Merkel che gli altri torneranno a casa “con compiti difficili”. “Nell’immediato il solo modo perché Atene possa saldare 1,6 miliardi al Fondo monetario il 30 giugno sarà permetterle di emettere nuovi titoli a breve per farli comprare dalle banche greche. Intanto Tsipras dovrà attuare l’intesa europea, con un governo in cui circa metà dei ministri è contro l’euro: non è un caso se ieri il premier li ha già riuniti, in vista di un passaggio parlamentare che si presenta durissimo. Gli altri leader europei dovranno convincere i propri governi e in cinque casi i parlamenti (incluso il Bundestag) a nuovi esborsi per permettere alla Grecia di sopravvivere all’estate. Quindi in autunno si negozierà alla luce del sole un nuovo programma da circa 40 miliardi e, passato il voto in Spagna, di nuove ristrutturazioni del debito. E nel migliore dei casi la Grecia resterà ancora nell’euro nella sua forma attuale: quella di una ferita aperta.”.

Roma

La Stampa: “Marino contrattacca e avvisa il Pd”, “Il sindaco: ‘Alemanno mi raccomandò due dei suoi e mi chiese: hai parlato col Pd?’. E sulla destra: ‘Torni nelle fogne’. La Boschi nel pomeriggio l’aveva sfiduciato in tv”.

La Repubblica: “Marino contrattacca: ‘Posso curare Roma’. Ma Boschi: ‘Sei sicuro?’”, “Il sindaco tra gli applausi alla Festa dell’Unità: ‘Destra vergognosa torni nelle fogne’”, “Il primo cittadino cita Blade Runner: ‘Se nel 2023 dovessi scrivere un libro, lo inizierei con la frase: ho visto cose che voi umani”.

Il Messaggero: “Marino: la destra torni nelle fogne. Ma Boschi: se serve sì allo scioglimento”, “Il sindaco attacca i legami fra Alemanno e il vecchio Pd: voleva segnalare due nomi per il Cda. La replica: falso, querelo”.
Su Il Messaggero la lettera di Fabrizio Barca, che è stato incaricato dal commissario del Pd a Roma Matteo Orfini di condurre una sorta di inchiesta sui circoli del Pd romano. Scrive Barca: sono passate meno di 48 ore dalla nostra valutazione dei circoli del Pd romano, ovviamente discrezionale e quindi opinabile ma fondata su una mole di dati mai prima raccolta e a disposizione di tutti e su metodo verificabile – si veda www.luoghideali.it. Un fatto inatteso emerge su tutti: il 60% dei circoli giudicati ‘di potere’ e tanti altri scossi da una valutazione comunque giudicata ‘inferiore alle attese’ ha scelto di aprirsi al confronto e di cambiare ‘spartito’”. Barca riferisce di un colloquio “duro, appassionato, argomentato” che “oltre 30 circoli hanno cercato con il gruppo di noi 30 valutatori”: “sono venuti a mettere sul tavolo le loro storie”, a “darci la loro versione dei fatti”. “Ci hanno dato informazioni integrative che tre, quattro mesi fa, nelle lunghe interviste del nostro lavoro d’indagine avevano tenuto per sé”, convinti che si trattasse si un rituale inutile, dell’ennesimo voler cambiare tutto per non cambiare nulla, in vista di un “ribilanciamento dei poteri” fra le fazioni. I dati di questa valutazione sono in rete, sono lì per essere analizzati: e mostrano “il circolo di un’area critica della città, che nonostante tutto riesce a dare battaglia per i propri cittadini. Addirittura a progettare. E che lo ha fatto nonostante l’inconsistenza della Federazione e il clima feudale del partito romano”.

Berlusconi

Su Il Giornale, una lunga intervista a Silvio Berlusconi. Sallusti gli chiede di eventuali voti per il governo Renzi provenienti dalle sue fila: “È normale che in un movimento possano esserci opinioni diverse sulle linee da seguire, ma se la minoranza non riesce a convincere la maggioranza sulla sua tesi, deve adeguarsi alla tesi della maggioranza o, altrimenti, lasciare il partito”, la sua risposta.
Su Salvini dice che è “abile, dinamico, spregiudicato: è ogni giorno in giro per l’Italia e in televisione, e sa che ogni sua provocazione è destinata ad essere rilanciata e moltiplicata, con l’effetto di fargli pubblicità anche da parte di chi pensa di contraddirlo. È un valore aggiunto per il centrodestra. Il leader di Forza Italia invece, a causa di una sentenza assurda che verrà ribaltata dalla Corte di giustizia europea, è stato costretto al silenzio, tenuto lontano dalle televisioni, impossibilitato a muoversi sul territorio. In queste condizioni, è naturale che Forza Italia sia calata e la Lega sia cresciuta. Comunque la leadership del centrodestra, al momento, non è un problema all’ordine del giorno”. Infine, sulle elezioni anticipate: “Nessuno in questo Parlamento vuole andare a casa prima del 2018, perché sa che difficilmente tornerà in Parlamento la prossima volta”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *