Giubileo commissariato

Il Corriere della sera: “Il nuovo Jobs act: congedi più ampi per i genitori. Nuove misure sperimentali. Stretta sulla cassa integrazione”.

A centro pagina: “Alfano: sostengo l’inchiesta. Questo governo non cadrà”. “Caso Azzollini: rivolta Ncd, i dem frenano l’arresto”.

La grande foto in prima pagina è per l’atterraggio in Kazakistan di Samantha Cristoforetti dopo 200 giorni. “Samantha sul pianeta terra”. “L’italiana che cambierà i sogni delle bambine” è il titolo del commento della scrittrice Silvia Avallone.

A fondo pagina: “Acido, il patto diabolico: 14 anni di carcere. Studente sfregiato, condannata la coppia. Lei disse: mi purificherò, poi voglio un figlio”.

La Repubblica: “Roma, blitz del governo, Giubileo commissariato”, “Decreto pronto. Migranti, scontro vescovi-Lega. Maroni: serve l’Onu”.

E il quotidiano racconta “l’emergenza”: “’Basta profughi’. Caos e sgomberi nelle stazioni”.

A centro pagina: “Lavoro, aumenta il congedo parentale. Meno vincoli per la spesa dei Comuni”.

Sulla crisi greca: “Atene, l’ira Fmi: stop al dialogo”.

Una grande foto di Samantha Cristoforetti sorridente campeggia in prima: “Il ritorno di AstroSamantha: ‘I miei 200 giorni tra le stelle’”.

Sull’inchiesta Mafia Capitale, in prima il commento di Gianrico Carofiglio: “La mafia senza lupare”.

Anche su La Stampa una grande foto dell’astronauta italiana: “Samantha, l’astronauta dei record”, “Sette mesi in orbita, tanti esperimenti e boom di popolarità: ieri è rientrata”.

Il titolo di apertura a sinistra riguarda però l’emergenza migranti: “’Quote volontarie’. L’Ue volta le spalle all’Italia sui migranti”, “Juncker: nessun obbligo per i Paesi dell’Unione”.

E su questo tema, da segnalare l’analisi di Roberto Toscano: “Così rischiamo il futuro dell’Europa”.

Sul caso del presidente della Commissione Bilancio del Senato ed esponente di Ncd Azzollini: “Il Pd verso il sì all’arresto di Azzollini”, “Ira Ncd contro Orfini”.

In basso, i decreti attuativi del Jobs Act varati dal governo: “Congedo parentale più lungo. Taglio alla cassa integrazione”.

Il Sole 24 ore: “Lavoro, mansioni più flessibili. Stretta ‘soft’ sui collaboratori. Poletti: più risorse alla disoccupazione. Si allunga il congedo parentale”. “Approvati gli ultimi sei decreti attuativi della riformam due in via definitiva”.

In alto: “Milano e Roma, emergenza migranti nelle stazioni. E poi: “Maroni: blocco navale o campi in Libia”.

Sulla politica: “Caso Azzollini, il Pd voterà l’arresto. Alta tensione con i centristi. Per Renzi il nodo dei numeri al Senato”.

A centro pagina: “L’Fmi gela Atene: accordo lontano. I rappresentanti del Fondo lasciano il tavolo dei negoziati: ostacoli su pensioni e tasse. La Borsa greca sale dell’8’9 per cento ma gli altri listini Ue frenano”.

Il Fatto: “Il governo dei ricatti”, “Effetto scandali”, “Renzi nelle mani di Alfano, che minaccia lui e il sindaco di Roma. Azzollini&C. Contro il leader Ncd che vuole cedere sull’arresto. Il premier tratta con Verdini per imbarcare 15 transfughi forzisti”.

Poi, sul caso Mafia Capitale: “Restituirete i soldi sporchi di Buzzi? Il Pd non risponde”, “Orfini, Serracchiani, Guerini & C: domanda semplice, nemmeno una parola. Da quando renzi è premier, la sua fondazione Open ha incassato 1 milione: da chi?”.

E, ancora su questa inchiesta: “Buzzi pilotava la giunta Marino a colpi di sms”, “Il sindaco-chirurgo voleva allontanare il Dg dell’Ama (rifiuti), Giovanni Fiscon. Ma il ras delle coop, con sei messaggini, lo fece confermare dai suoi fedelissimi”.

E un commento in prima di Gian Carlo Caselli: “Si autoassolvono e azzannano chi chiede legalità”.

In taglio basso: “La legge sulla scuola stoppata in Senato. Assunzioni a rischio”, “Il provvedimento-simbolo incastrato fra veti dem e manovre centriste. ‘Chissà quando chiuderemo’”.

Sulla Rai, con una foto di Franco Bernabé: “Rai, Matteo vuole Bernabé-Siervo. Intanto Gubitosi licenzia l’ex dg Lei”, “Il supermanager verso la carica di nuovo amministratore delegato, il fedelissimo renziano per quella di direttore generale. Per la riforma è già pronto l’accordo con Forza Italia”.

Il Giornale: “Alfano tradisce anche i suoi”. “Maggioranza a pezzi”. “Il ministro, dopo aver scaricato Lupi, ora è pronto a mollare anche il senatore Ncd pur di salvare la poltrona”. “I Democratici condannano Azzollini ma assolvono Marino”.

Di spalla: “Forza Italia all’attacco: basta sanzioni a Mosca, sono inutili e dannose”.

A centro pagina: “Stazioni invase da profughi e scabbia. Degrado e malattie a Roma e Milano”. “Torino, ragazza con handicap violentata da tre africani nel quartiere degli immigrati”.

Migranti, Europa

La Stampa, pagina 2: “Accoglienza solo su base volontaria. Così l’Europa scarica i migranti”, “Il compromesso al ribasso di Juncker: nessun obbligo per i Paesi dell’Unione”. Il corrispondente da Bruxelles Marco Zatterin spiega che lo schema temporaneo di redistribuzione obbligatoria dei migranti “si va arenando” sul tavolo del Consiglio Ue, il conclave dei governi nazionali. Una fonte altolocata dice che “le quote vincolanti non possono passare” e parla di una “opposizione diffusa”. Per questo si starebbe mettendo a punto un piano B: “lavoriamo a un meccanismo su base volontaria per mantenere l’impegno senza introdurre un principio che pochi vogliono”, spiega ancora il diplomatico. Il team del presidente della Commissione Ue Juncker si trova di fronte le resistenze di dodici Stati su ventotto sulla natura vincolante della riallocazione, mentre sette non accettano quella che considerano una “eccessiva attenzione al Mediterraneo”. Sono i Paesi baltici e dell’area centro-orientale, guidati dalla Polonia. Le uniche delegazioni integralmente favorevoli al progetto della Commissione sono Italia e Grecia, che accusano la presidenza di turno lettone di aver frenato l’iter: dalla fine di maggio ci sono stati solo incontri tecnici, il tema sarà affrontato al vertice europeo del 25-26 giugno, “dove il banco è tenuto” dal polacco Tusk. Il risultato certo è che non si partirà da luglio, slittamento probabile ad agosto o settembre. E, scrive ancora Zatterin, “dalle parti di Tusk si stigmatizza che Juncker si sia ‘spinto oltre il mandato avuto dai leader in aprile’ invece di attenersi ad una redistribuzione temporanea per aventi diritto su base volontaria”. Ma in Commissione insistono che la partita “è aperta” e avvertono che la morte del loro piano “sarebbe l’inizio della fine dell’integrazione europea e condurrebbe ad un attacco di Schengen”. Ne scrive Roberto Toscano, in un’analisi (“Così rischiamo il futuro dell’Europa”), in cui sottolinea come le notizie da Bruxelles siano “una doccia fredda” sulla speranza che almeno in parte non saremo lasciati soli a far fronte a un inarrestabile flusso di profughi. Il piano della Commissione, sottolinea, “si sta scontrando con le reticenze di numerosi Paesi, fra cui alcuni fra i più importanti: Germania, Francia, Spagna e Polonia”. Toscano ricorda che quando il Consiglio si riunirà, servirà una maggioranza qualificata, ovvero il 55 per cento dei Paesi e 65 per cento della popolazione dell’Ue: si deciderà di non decidere e si rinvierà la questione a dopo l’estate. E non ha torto il ministro degli Esteri Gentiloni quando dice che il rinvio sarebbe un’enorme sconfitta per l’Europa: per Toscano di tratterebbe anzi di una “minacciosa inversione di tendenza in quel processo di integrazione che, a sentire la retorica comunitaria, da tempo avrebbe dovuto passare dall’economia alla politica (e alla sicurezza)”, una “regressione a una visione ‘retro’ dell’interesse nazionale in totale contraddizione con l’ambizioso progetto europeo”.

Migranti, Italia

La Repubblica, pagina 10: “Migranti, assedio alle stazioni, allarme scabbia a Milano. Salvini-shock, è polemica”, “Il leghista: i malati abbraccino Renzi. Bagnasco: no alla paura. Torino, rabbia per la disabile stuprata da tre nordafricani”. E la cronaca da Roma racconta: “Sgombero a Roma Tiburtina, e alla fine il poliziotto si sfoga, ‘Questa non è la mia guerra’”.

Il quotidiano intervista il Presidente della Regione Lombardia, il leghista Roberto Maroni: “Rischiamo tensioni, premi a chi non li accoglie”. Lei dice che la Lombardia riceve più migranti di tutti, ma se si guarda il numero di migranti in rapporto alla popolazione, è il sud che fa più di tutti ed è la Lombardia a trovarsi in fondo alla classifica. Maroni: “Qui non parliamo di mele o pere da stoccare, ma di uomini e donne, di situazione del territorio, di società e reazioni nella società. La Lombardia ha il più alto numero di immigrati regolari, 1,3 milioni, il 13 per cento della popolazione. La media nazionale è dell’8 per cento, siamo ben oltre la media”. Quando gli si cita un titolo di giornale del 2011, in cui diceva di avvisare i governatori ‘nessuno può dire no agli immigrati’, ovvero sulla questione quote quando era ministro dell’Interno, Maroni sottolinea che “adesso la questione è più sofferta nelle comunità locali”. E suggerisce al premier di andare all’Onu, “parlare col segretario generale e, numeri alla mano, dire che c’è una crisi umanitaria nel Mediterraneo. Le Nazioni Unite devono fare un’operazione di life keeping, salvare delle vite”. E poi: “mi fa effetto che i giornali scrivano che arrivano ‘barconi di profughi’. No, sono immigrati clandestini”.

La Stampa, pagina 3: “Il nodo stranieri preoccupa Renzi. Nei sondaggi la destra supera il Pd”, “La fiducia nel premier resta solida, ma il calo dei consensi si fa vistoso”. Scrive Fabio Martini che, per esempio, secondo Ipsos il Pd sarebbe al 32,3%, mentre le forze del centrodestra, tutte assieme (Fi, Fratelli d’Italia, Lega, Area popolare) arriverebbero al 35,4%.

A pagina 2: “Roma, tra i disperati della stazione, ‘Vogliamo solo Londra o Parigi’”, “Gli stranieri del campo sgomberato: fuggiremo presto”.

Su Il Fatto: “Eritrei, ultima fermata Tiburtina”. Le centinaia di persone che per oltre dieci giorni hanno bivaccato nel piazzale della stazione hanno un obiettivo comune, spiega il quotidiano: lasciare Roma, evitare l’identificazione (che, come da accordi di Dublino, ne comporterà il ritorno obbligato in Itaia quando chiederanno asilo in Germania o in Svezia). “Munich, Monaco”, ripetevano in coro prima del blitz della polizia, a chi chiedeva dove fossero diretti, Dicevano di aspettare il money transfer da casa che gli avrebbe permesso di proseguire il viaggio ma, pur senza saperlo, attendevano che Austria e Germania ripristinassero la libera circolazione di Schengen, sospesa dal 3 al 15 giugno a causa del G7 (che si è tenuto in Baviera).

Il caso Azzollini, il Nuovocentrodestra e il governo

Sul Corriere Francesco Verderami intervista il ministro Angelino Alfano. Dice che il governo “arriverà fino al 2018” perché “questo stillicidio, paradossalmente, potrà produrre il risultato di serrare le file nella maggioranza”. Su Castiglione: “Sulla sua onestà e sulla sua correttezza sono pronto a scommettere”. Su Azzollini: “si può indagare e anche processare una persona senza necessariamente usare la detenzione preventiva. È in gioco la libertà, perciò invito il Senato a leggere prima le carte. Noi avremo come sempre un approccio garantista, tenuto anche quando si è trattato di parlamentari del Pd”. E se il Pd votasse per l’arresto: “Perché strumentalizzare politicamente una questione che attiene alla libertà di una persona? Questo ragionamento non sarebbe di aiuto né all’interessato né alla nobiltà dei nostri propositi”.  Sull’immigrazione dice che siamo “in presenza di un fenomeno migratorio che non ha eguali nel passato. Ma capisco i cittadini, infatti per la prossima settimana ho indetto una riunione con Regioni e Comuni per gestire intanto l’emergenza”. Dice anche che “non è vero che la trattativa sul piano Juncker sia fallita. È in atto un tentativo di affondare la mediazione ma noi non arretreremo e siamo pronti ad assumere posizioni molto dure a Bruxelles”.

Il Sole 24 ore: “Su Azzollini il Pd voterà sì, tensione con Ncd. Orfini: valutare le carte ma inevitabile il via libera all’arresto. Quagliariello: hanno già deciso. Lo slalom di Reenzi tra le notizie delle Procure, i numeri in Senato e la minoranza Pd. Martedì Rosato capogruppo, il vice Mauri o la Lenzi”. “La giunta per le autorizzazioni ha stabilito il calendario per il caso del senatore centrista. Ncd e Fi non si presentano: l’obiettivo è allungare i tempi”.

Sul Giornale: “L’assedio giudiziario preoccupa Renzi. Il governo ora traballa. Da Palazzo Chigi in serata partono segnali distensivi verso Ncd: al Senato ogni voto è cruciale. Il premier si sente accerchiato ma la Boschi assicura: andiamo avanti”. “La fronda gongola: ‘Se cadono Zingaretti e Marino si va alle urne. Sarà la tomba di Matteo'”. A parlare sarebbe un “esponente della sinistra bersaniana”. Secondo il quotidiano “l’aria è pesante come non è mai stata” e “più d’uno, nelle file renziane, si spinge a parlare di elezioni anticipate, con tanto di calcoli sulla legge elettorale con cui si andrebbe al voto. ‘Basta un decreto del governo per rendere applicabile l’Italicum prima del 2016. E al Senato c’è il Consultellum che la lo sbarramento all’8 per cento, potremmo avere la maggioranza in entrambi i rami’, ragionava un dirigente Pd”.

Sul Corriere: “Il gabinetto di guerra di Renzi: cercano di colpirci, resistiamo. Ora acceleriamo sulle riforme”. Si legge che “appare scontato” il sì del Pd all’arresto di Azzollini, perché “in questo clima in cui il partito è sempre più nell’occhio del ciclone per gli scandali romani (tant’è che ieri alla Camera girava addirittura la voce di un possibile commissariamento della Capitale) diventa difficile dire di no”.

Sul Corriere qualche battuta al telefono del senatore Azzollini, che dice “sono cattolico, profondamente cattolico”, e che – dice – mai avrebbe pronunciato quella “brutta frase con cui avrebbe annichilito le suorine del consiglio generalizio in un giorno del luglio 2009”.

Sul Corriere un riquadro è dedicato a Francesco Boccia, parlamentare Pd, presidente della commissione bilancio, pugliese di Bisceglie, che dista 10 chilometri da Molfetta, dove è nato ed è stato sindaco Azzollini: “Il dem pugliese che duellò sulla Divina Provvidenza con il senatore nella bufera”. Dice che con Azzollini “ci siamo scontrati” ma “ora che pende anche una richiesta di arresto preferirei non commentare. Non voglio fare lo sciacallo”, dice.

Il Fatto, pagina 2: “Azzollini non è solo: le manovre vaticane sulla clinica col buco”, “Profiti, vicino a Bertone, voleva arginare l’inviato del governo e continuare a gestire l’ex manicomio”. Pagina 3: “Renzi, Alfano e Ricattopoli”, “In Parlamento si respira un clima da 1992. Ma stavolta tintinnano le minacce. E dopo Lupi, il leader Ncd si prepara a mollare il senatore finito nei guai con le suore”.

Mafia capitale, Roma, Giubileo

La Repubblica, pagina 2: “La scelta del governo, pronto il decreto per commissariare il Giubileo straordinario”, “Le competenze di Marino affidate al prefetto Gabrielli. Ieri l’esame, il sì al prossimo consiglio dei ministri”. Il “retroscena” di Goffredo De Marchis spiega che “Renzi non cambia linea sulla blindatura del primo cittadino, ma ritiene che vada aiutato”, “Per gestire l’Anno Santo il Comune si aspetta 500 milioni, stornati dalla copertura del debito”.

E a pagina 3 il quotidiano racconta “L’ira del sindaco, ‘Nessuno tocchi i miei poteri così non ci sto’”, “Non si fidano di me. Ora stanno provando a mollarmi. Ma nessuno può toccare i miei poteri. Così non ci sto”.

E sulla stessa pagina compare un’intervista al deputato M5S Alessandro Di Battista, che dice: “Non mi candiderò a Roma, sceglieranno i militanti”. Lo intervista anche La Stampa: “Vorrei fare il sindaco ma le nostre regole me lo vietano”, “prima termino il mio mandato”.

Sul Giornale una pagina è dedicata alle vicende romane: “Marino mollato dalla sinistra. Pure ‘l’Espresso’ vuol cacciarlo. Nel Pd aumentano i critici del sindaco, scaricato dal settimanale: lasci prima del Giubileo. Soltanto Orfini lo difende ancora. E Marchini scalda i motori”

Sul Corriere si parla della bozza di decreto del governo “per il raccordo operativo tra le amministrazioni coinvolte nella realizzazione del Giubileo straordinario della misericordia”. “Il documento non è stato letto come una buona notizia” perché i poteri per la gestione dell’evento sarebbero affidati al prefetto di Roma (Gabrielli) e non al sindaco Marino. “La bozza doveva essere discussa nel Consiglio dei ministri giovedì pomeriggio: così non è stato, ed è evidente che sia in corsa un ‘braccio di ferro’ sul testo finale”. Il quotidiano scrive di “rabbia e stupore in Campidoglio”, e aggiunge che secondo esponenti del Pd vicini a Marino “il testo cambierà”.

La Stampa, pagina 4: “Roma spaventa Renzi. Il premier congela i fondi per il Giubileo”, “Prima di erogare 600 milioni l’esecutivo vuole chiarezza”.

Su La Repubblica, pagina 4, a proposito dell’inchiesta Mafia Capitale, un articolo di Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi dà conto dei contenuti degli interrogatori di Luca Odevaine, membro del Tavolo di coordinamento sull’immigrazione, ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni: “la difesa del dirigente davanti ai pm: ‘Ecco perché quei 5 mila euro al mese’”, “Non sapevo di essere un pubblico ufficiale, Buzzi mi dava soldi per fare il facilitatore”, “Se a Buzzi serviva un mediatore culturale, nigeriano di dialetto bambara, lo fornivo io ma poi dovevo remunerarlo”, “In realtà quei soldi me li dava per le mie funzioni: quando le pratiche si bloccano conoscere i dirigenti semplifica i percorsi”.

La Stampa, pagina 5, ancora sugli interrogatori di Odevaine: “Mafia Capitale, nuova grana per il governo, ‘Un favore dal sottosegretario indagato’” (si tratta di Giuseppe Castiglione, Ncd, per la gestione del Cara di Mineo, ndr.), “L’uomo che gestiva gli immigrati: ‘Grazie a un emendamento Ncd ci regalarono 3 milioni’”, “Non ero pubblico ufficiale, non gestivo i flussi. Forse mi pagavano sperando in un mio ruolo futuro”.

Lavoro e Jobs Act

Due intere pagine del Corriere sono dedicate ai decreti sul Jobs act: “Addio co.co.pro, cambia la cassa integrazione. Paletti più stringenti per i contranti precari. La copertura anche per le aziende sopra i 5 dipendenti”.

Sull’assegno della Nuova Aspi le nuove norme prevedono che entro due mesi chi resta senza lavoro deve essere convocato dai centri per l’impiego. Se non si presenta si vedrà tagliare la Naspi, di un quarto alla prima mancata presentazione. Alla terza mancata presentazione si ha la decadenza della prestazione. La Naspi viene mantenuta a due anni.

Altre norme: resta il tetto di uno su cinque per i contratti a termine. Viene rimandata la chiusura dell’azienda se – in caso di lavoro nero – l’azienda regolarizza il dipendente.

Il Sole 24 ore, nel suo “rating” dedicato all’efficacia delle misure varate dal governo, dà una “alta efficacia” alle norme che prevedono solo una sanzione amministrativa per l’azienda che sfora sul numero di contratti a termine e su un’altra misura: “In caso di rassetto organizzativo il datore di lavoro può unilateralmente cambiare le mansioni del lavoratore”.

Efficacia “bassa” invece per il Sole per la nascita dell’Anpal, ovvero l’Agenzia nazionale per le politiche attive, una struttura con l’organico fissato a 400 addetti, con la quale il ministero e le regioni dovranno coordinare gli interventi di politica attivasul lavoro. Della rete fanno parte anche Inps e Inail

Grecia

Sul Corriere: “Lo strappo del Fondo, la Grecia in bilico. I tecnici del Fmi: non ci sono stati progressi sulle divergenze. Tusk: basta con il gioco d’azzardo. La questione all’Eurogruppo convocato per il 18 giugno. Allarme Bundesbank: rischio insolvenza”. I principali punti di contrasto tra Fmi ed Atene restano la spesa dello stato per le pensioni e la previdenza e l’evasione fiscale. “Non si tratta però di una rottura. ‘L’Fmi non lascia mai l tavolo'”, ha detto il portavoce del Fondo Gerry Rice. “Restiamo impegnati ma in questo momento la palla è soprattuto nel campo della Grecia”.

La Repubblica: “Doccia fredda dall’Fmi: ‘Nessun progresso, torniamo a Washington’”, “il team lascia il tavolo della trattativa, mercati nervosi. Atene: ‘Pronti ad accelerare’. Ma c’è il nodo pensioni”. E, a proposito della direttrice generale del Fmi: “Lagarde si sfila per evitare la rivolta dei soci del Fondo”, scrive Ettore Livini.

A pagina 17 un’intervista al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei Sandro Gozi: “Una volta risolta la crisi greca l’euro va sottratto ai tecnocrati”, dice.

Sul Sole una analisi di Vittorio da Rold: “La via stretta dell’intesa passa dalle pensioni”. Si citano i dati forniti dallo stesso Rice: “In Grecia pensioni e salari rappresentano il 18 per cento della spesa primaria. Non è possibile raggiungere gli obiettivi di bilancio senza una riforma delle pensioni. E tutti riconoscono che il sistema pensionistico greco è insostenibile”. “La pensione media greca è allo stesso livello che in Germania ma si va bin pensione sei anni prima e il Pil pro capite è la metà di quello tedesco”. Il quotidiano ricorda che anche in Grecia i pensionati hanno presentato ricorsi alla magistratura contro i tagli degli anni scorsi, e in alcuni casi hanno vinto.

Russia, sanzioni

Su La Stampa, a pagina 14: “La Casa Bianca avverte l’Italia, ‘Non si fanno affari con Putin’”, “Gli Usa preoccupati che Roma spacchi il fronte occidentale dopo la visita all’Expo”. Un senior official dell’amministrazione Usa rilascia al quotidiano la seguente dichiarazione: “Le conclusioni del G7 dello scorso fine settimana hanno chiarito che un ritorno alle relazioni economiche usuali con la Russia non sarà possibile, fino a quando gli accordi di Minsk non verranno pienamente applicati”. Insomma, spiega l’inviato a New York Mastrolilli, in questo modo l’amministrazione Obama ha ricordato al nostro presidente del Consiglio che durante il G7 in Baviera ha promesso non solo di mantenere e prorogare le sanzioni attuali, al Consiglio europeo che si terrà il 25 e 26 giugno, ma anche di inasprirle, se Putin non facesse marcia indietro.

Sul Giornale una intervista a Lisa Ferrarini, consigliere delegato dell’omonimo gruppo agroalimentare e vicepresidente di Confindustria con delega per l’Europa. “Le sanzioni contro la Russia non vanno alleggerite. Vanno tolte. Ci amareggia il fatto che debba venire in Italia Vladimir Putin per ricordarci che perdiamo fatturato. Aggiungo che quest’anno andranno in fumo 3 miliardi di Euro”. Sul quotidiano di Sallusti di dà conto della mozione di Forza Italia perché il governo “convinca l’Ue” a rimuovere le sanzioni e di una opinione di Renato Farina: “Quelle misure volute dagli Usa per indebolirci”.

Sul Corriere Massimo Gaggi ricorda che il presidente del consiglio Renzi nei giorni scorsi, “pur accogliendo Putin a Milano, ha parlato apertamente davanti a lui di divergenze con la Russia e ha confermato che le sanzioni proseguiranno se gli accordi di Minsk continueranno a essere violati”. Sicuramente “l’accoglienza riservata a Putin non ha fatto piacere” agli Usa, ma “Renzi aveva spiegato fin dalla sua visita alla Casa Bianca, due mesi fa, di avere bisogno di margini di manovra più ampi di quelli di altri alleati: perché all’Expo sono invitati tutti i leader, anche quello russo; per l’intensità dei rapporti commerciali e delle forniture di energia tra Italia e Russia; e perché il nostro Paese ha bisogno di dialogare con Mosca e di assicurarsi la sua collaborazione anche su altri fronti diplomatici, a cominciare dalla Libia: all’Onu, ad esempio, è soprattutto la Russia a bloccare la risoluzione che dovrebbe autorizzare un limitato uso della forza contro i trafficanti di uomini”

Turchia

Sul Sole: “Erdogan: ‘Governo al più presto’. L’Akp ha 45 giorni per trovare una coalizione ed evitare il ritorno alle urne”. “La sconfitta elettorale del presidente legata all’ambiguità della sua politica estera”. Il giudizio è di Cengiz Candar, “autorevole firma del giornalismo turco” secondo il quale la politica di Erdogan in Siria “a favore dei gruppi jiahdisti e contro i curdi” è costata la maggioranza al partito di governo. Il quotidiano ricorda che le combinazioni possibili per dar vita al governo “non sembrano molte”

E poi

I quotidiani danno conto delle dichiarazioni di Umberto Eco che, a proposito di Internet ha detto, fra l’altro, che è “il luogo un cui nascono le più assurde teorie complottistiche”. E, parlando di Facebook e Twitter, ha sottolineato, come riassume La Stampa, che lo considera uno sfogatoio per quelli che “prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, e di solito venivano messi a tacere”. Il dibattito prosegue: La Stampa raccoglie le opinioni di Juan Carlos De Martin (“Ma per difenderci dalle sciocchezze abbiamo ancora gli anticorpi”), Maurizio Ferrars (“La stupidità conforta, perciò la diffondiamo”, “Ha ragione Eco”), Luca Sofri (“Frottole anche sui giornali. Internet aiuta a scoprirle”, “il web migliora l’informazione”).

Su Il Fatto: “La Rete secondo Umberto Eco”, “Il semiologo parla di Internet e delle ‘legioni di imbecilli’ che twittano. E viene sommerso dai commenti”. E si ascoltano le opinioni di Giampaolo Pansa (“Un luogo senza regole, utile solo per cazzeggiare”) e di Giovanni Valentini (“I social network ci arricchiscono ma servono leggi”).

Sul Corriere una intervista a Evo Morales, presidente della Bilivia, in Italia in questi giorni per una conferenza Italia-America Latina. Dice che in Bolivia il libero commerci e il neoliberalismo hanno lasciato soltanto fame, miseria, disoccupazione”. “In Bolivia decidiamo noi la nostra politica economica, non il Fmi né la Banca Mondiale. Ci siamo liberati dell’ambasciatore Usa e stiamo meglio di prima”.

Sul Sole 24 ore la notizia in prima pagina che Marco Tronchetti Provera è stato assolto con formula piena in appello dall’accusa di ricettazione nella vicenda Kroll, nell’ambito della contesa per il controllo di Brasil Telecom nel 2004″. “Dieci anni senza un perché” è il titolo di un commento di Alessandro Plateroti, che ricorda come dei diciassette capi di imputazione nei confronti dell’imprenditore milanese “ben sedici sono finiti con l’archiviazione. Il diciassettesimo, quello appunto relativo alla sentenza di ieri nel caso di hackeraggio contro la kroll, si è concluso in appello con una sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto”.

Sul Corriere: “Spionaggio sull’affare Telecom. Assolto Tronchetti Provera. Giudizio ribaltato in Appello: non sapeva che il cd preso da Tavaroli era rubato”. Luigi Ferrarella scrive che “avrebbe potuto beneficiare della prescrizione del reato maturata già prima della fissazione dell’appello, nell’ottobre 2014”, ma “con gesto inusuale” Tronchetti ha rinunciato per “cercare una assoluzione di merito”.

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