A un passo dall’accordo

La Repubblica: “Grecia, spinta finale, ‘Giovedì l’intesa’. E le Borse volano”, “Tsipras pronto a concessioni su pensioni e deficit. L’Eurogruppo: buona base. Merkel: il nodo è il debito”.
E l’analisi del filosofo tedesco Jurgen Habermas: “Diamo una patria alla nostra moneta”.
In evidenza la foto del presidente Obama, che ieri ha pronunciato la parola “nigger”: “Non basta tacerla per non dirsi razzisti”. Con le riflessioni di Paul Krugman: “’N-word’, la parola vietata pronunciata da Obama”.
Sulla colonna a destra un intervento di Massimo Recalcati: “Lo straniero interiore che preme alle frontiere”, “L’emergenza migranti e la difesa del confine: cosa ci fa davvero paura”.
In prima anche lo scontro sulla riforma del catasto: “Casa, rischio nuove tasse. Salta la riforma del catasto”.
“Il caso”: “Mafia Capitale, scorta per Orfini. Attacco alla destra, critiche a Marino”.
A fondo pagina, “la copertina”: “La ragazza che piegò Apple, Taylor Swift alla guerra del pop”.
E la morte di Laura Antonelli: “L’addio solitario di Laura Antonelli, sogno dimenticato degli italiani”.

La Stampa: “Grecia-Ue, accordo a un passo. Più tasse e aumento dell’Iva”, “Juncker: si chiude entro la settimana. Le Borse volano: Milano +3,4%, Atene +9%”, “Presentate nuove misure. Tusk: finalmente un piano concreto. La Bce aumenta i fondi d’emergenza alle banche”.
Sulla questione migranti: “Parte la missione Ue anti scafisti. C’è intesa sulle quote di migranti”, “Aiuti agli Stati in prima linea e redistribuzione di 40 mila profughi. Libia, spari su un gommone”.
Sulla colonna a destra, la visita del Papa al tempio valdese a Torino: “Il Papa al tempio valdese: ‘Vi chiedo scusa per i nostri atti inumani’”. Ne dà conto il vaticanista Andrea Tornielli, mentre il giurista Vladimiro Zagrebelsky firma un commento dal titolo “Lezione di pluralismo anche per i non credenti”. Ed Enzo Bianchi, il priore di Bose: “Un nuovo modo di camminare insieme”.
La foto a centro pagina è per la Sala del Druso del Quirinale: “Il Quirinale non ha più segreti”, “Da oggi aperti al pubblico salone e cucine: il palazzo del Presidente diventa la casa di tutti”.
A fondo pagina: “Addio a Laura Antonelli, bellissima e infelice”.

Il Corriere della sera: “I leader aprono all’intesa con la Grecia. Le Borse credono al salvataggio e volano”. “Juncker: fatti grandi passi avanti. Domani nuova riunione dell’Eurogruppo”.
A centro pagina: “Pressing di Renzi su Marino”. “Caso Roma, il presidente Pd Orfini sotto scorta per le minacce. Preoccupazione per il Giubileo”. E poi: “Il premier ferma la riforma del Catasto per timori di un aumento delle tasse”.
A centro pagina, con foto, la morte di Laura Antonelli: “‘Era sola e abbandonata’. Addio a Laura, fu il sogno degli italiani anni Settanta”.
In alto: “Lo storico gesto di Francesco. Le scuse del Papa ai valdesi. ‘Contro di voi atti non umani'”.

Il Fatto apre su Roma Capitale, con un’intervista a Michele Prestipino, ora procuratore aggiunto a Roma: “’Roma come Palermo anni 80′. Nessuno vuol vedere la Mafia’”. “Orfini sotto scorta, il renziano Improta fugge dalla giunta Marino”.
Sulla discarica di Bussi: “Veleni Edison, il governo scorda 1 miliardo di danni”, “Il documento dell’Avvocatura dello Stato che chiedeva l’azione di risarcimento in Tribunale contro il colosso energetico è fermo da aprile 2014. Nell’ottobre scorso Marco Fortis, che sedeva nel Cda dell’azienda allora sotto processo a Chieti per disastro ambientale, è stato promosso a Palazzo Chigi come consulente economico”.
A centro pagina: “Avellino, nuovo scandalo in convento: fondi spariti, sangue e suore molestate”, “Bergoglio fa ripartire le indagini”.
Poi un “reportage” da Expo di Selvaggia Lucarelli: “Luna park Expo, viaggio tra dittatori e vibratori”, “Nei padiglioni, tra gigantografie di despoti asiatici, taniche di benzina e panini McDonald’s. In cerca di qualcosa che giustifichi lo slogan ‘Nutrire il pianeta’”.
A fondo pagina: “Addio Laura Antonelli, bella e sola come Marylin”, “La diva di Malizia scomparsa in povertà”.

Il Giornale: “Tsipras non fa più il duro. Atene è vicina all’intesa. E le Borse festeggiano”. “Il premier ellenico cede su pensioni e surplus. I creditori: ‘Siamo soddisfatti, un accordo in settimana”. Sul quotidiano si parla di un “pressing americano per sventare il default. Cresce il timore che il Paese della Nato entri nell’orbita di influenza di Putin”.
“La moneta insensata” è il titolo di un editoriale di Vittorio Feltri.
Il titolo più grande: “Condanne per omicidi e rapina. I giudici lo lasciano a piede libero. Tre processi a sentenza per 44 anni di carcere non bastano a fermarlo”. Si parla di un condannato per reati “gravissimi” che “circola liberamente per Viareggio”.
A centro pagina, con foto: “La morte di Laura Antonelli. La donna dei peccati veniali che ha aiutato quell’Italia cupa”.

Il Sole 24 ore: “Grecia, i mercati credono nell’intesa. Posizioni più vicine su pensioni e fisco. Per l’Eurozona progetto di riforma in tre tappe”. “Consegnate ai creditori le proposte di Tsipras: il verdetto dei leader Ue sugli aiuti entro venerdì. Borse e bond in forte rialzo: Milano a + 3,47 per cento, Atene vola”. “Schiarita, ma non è la parola fine” il titolo di uno dei due commenti di prima pagina, a firma di Adriana Cerretelli. L’altro, firmato da Alberto Quadrio Curzio, è titolato: “Gli errori gemelli di Atene e Ue”.
Di spalla: “Squinzi: welfare da rivedere per la sostenibilità del sistema. Pronti ad aprire un confronto”.
In prima anche una intervista a Renzo Arbore: “‘Basta Auditel, la Rai torni a contenuti'”.

Grecia, i fatti

La Stampa, pagina 2: “Ottimismo sul piano di Atene. Un accordo adesso è possibile”, “Dalla Grecia nuove misure su tasse e vitalizi. I mercati ci credono, le Borse volano. Juncker: ‘Sono convinto che troveremo l’intesa entro la fine di questa settimana’”. Scrive il corrispondente da Bruxelles Marco Zatterin che “il testo greco appare solido”. Il complesso delle misure corregge la spesa da 1,51% del Pil nel 2015 e del 2,87% nel 2016, il che sarebbe superiore al 2% chiesto dai creditori. Le novità sono un prelievo aziendale “speciale” del 12% sui profitti superiori ai 500 mila euro e uno sui redditi superiori ai 30 mila euro l’anno. Dall’anno prossimo finiranno invece i vitalizi anticipati. Sarà elevata l’Iva su hotel e ristoranti. La manovra sarà in totale da 2,6 miliardi (2015) e 5,2 miliardi (2016). L’avanzo primario (al netto degli interessi) dovrà essere dell’1% a dicembre, del 2 fra un anno e del 3 fra due. “Tsipras offre molto”, sottolinea Zatterin: “avrà bisogno di incentivi ‘politici’ per accettare”.

Su La Repubblica, a pagina 2, Andrea Bonanni, da Bruxelles, scrive che “il piano ellenico convince Bruxelles”. Giovedì si riunirà l’Eurogruppo per confermarlo. E le parole della cancelliera tedesca: “Merkel: resta il nodo del debito”. Scrive Bonanni: “pensioni, Iva, fiscalità, tagli al bilancio della Diefsa, avanzo primario: alla fine Tsipras ha ceduto quasi su tutto”. La cena di lavoro di ieri non è stata inutile: è servita a dare alla Grecia la garanzia che il programma europeo di aiuti continuerà nei prossimi anni e che si troverà il modo di ristrutturare il gigantesco debito del Paese. Si discute -scrive ancora Bonanni- di un’estensione del programma almeno fino a dicembre: “erano queste le condizioni che Tsipras esigeva per fare marcia indietro”.
Sulla stessa pagina: “L’equilibrista Tsipras trova la pace in Europa ma c’è Syriza in trincea”. È il reportage da Atene di Ettore Livini. Dove si legge che nel Parlamento ellenico “i 30 voti dei duri e puri di Syriza sono decisivi”. La proposta greca prevede non un taglio degli assegni, ma un aumento dei contributi di lavoratori e imprese in grado di sgravare le casse dello Stato. Salirà al 3,9% il versamento per assegni previdenziali tradizionali, dal 4 al 5% quello per il sistema sanitario mentre l’addio alle baby pensioni garantirà 300 milioni. Risultato: 1,7 miliardi di nuove entrate nel 2016, esattamente quanto richiesto dai creditori”. E questo compromesso sarebbe stato messo a punto dal ministro dell’economia Yanis Varoufakis.

Sul Corriere un articolo dell’inviato ad Atene che racconta “gli irriducibili di Syriza”. Si citano Panayotis Lafazanis e Costas Lapavitsas, “le due figure di maggior spicco” non “banali profeti del ritorno alla dracma e all’autarchia” ma convinti che la Grecia “crescerebbe meglio fuori dall’euro”. Citano il fallimento dell’Islanda nel 2008 e la sua succssiva risalita. Senza debito le risorse che ci sono andrebbero alla crescita e non ai creditori, dicono.

Sul Sole: “Solo uno 0,5 del Pil divide ancora le parti”. Si spiega che la Grecia si impegna con a non aumentare l’Iva sull’energia elettrica, è pronta ad adottare misure di austerità permanenti pari al 2 per cento del Pil, attraverso il blocco dei prepensionamenti a partire dal primo gennaio 2016, il già previsto aumento dell’età di pensionamento a 67 anni (progressivo), una tassa di solidarietà per i redditi superiori ai 30 mila euro all’anno, un prelievo speciale per le società con utili superiori ai 500 mila euro, una clausola di garanzia se la spesa sfora, un aumento dei contributi previdenziali e un aumento della pressione fiscale sulle fasce alte della popolazione, una riduzione della spesa militare nonostante l’opposizione della componente nazionalista della maggioranza. Atene vuole però mantenere tre aliquote Iva invece di due.

Il Corriere dedica un “retroscena” allo “scatto in avanti della cancelliera” che ha “convinto gli ultimi rigoristi”. Si legge che non è stato tanto difficile superare le riserve interne, come quella del ministro delle finanze Schauble e di molti esponenti del suo partito. E’ stato più difficile “placare l’ansia” dello spagnolo Rajoy, “scrupoloso esecutore della ortodossia rigorista” o quella degli irlandesi o dei portoghesi. “Angela Merkel ha trasformato il dossier greco nella prova di maturità politica della nuova Unione, quella che dovrebbe consolidarsi nell’eurozona, se la trattativa con Atene andrà a buon fine”, si legge. Ma “un accordicchio ponte con Tsipras non basterà per ridare fiducia all’eurozona”.
Sul Sole si fa un passo avanti, e si ricorda che “quattro Paesi, Germania compresa, dovrebbero far ratificare l’eventuale accordo ai propri Parlamenti”. Oltre a Germania, Olanda, Finlandia ed Estonia. Fino al completamento di questa procedura non saranno utilizzabili i 7,2 miliardi di euro che servono ad Atene a rimborsare l’Fmi e poi la Bce. “A cosa servirà questo ipotetico accordo del fine settimana?”. Secondo il quotidiano, “Una possibilità allo studio da tempo” che “sembra praticabile” sarebbe lo sblocco delle risorse – circa 10 miliardi – destinate alla ricapitalizzazione delle banche greche. Il fondo, “parcheggiato nel Fondo salva Stati, potrebbe essere sbloccato e destinato alla Grecia per coprire le emergenze di pagamento”.

Grecia, i commentii

In prima su La Stampa, Mario Deaglio avverte sui rischi di una “Ideologia che condiziona i risultati”. Si fa notare che “visto il parziale condono alla Grecia del debito, altri Paesi indebitati potrebbero mettersi sulla stessa strada. Perché il Portogallo, che sopporta, senza contestare Bruxelles, misure economiche molto gravose, a causa dei suoi debiti, dovrebbe continuare ad essere ‘virtuoso’, visto che un grande accordo sul debito greco dimostrerebbe che la virtù finanziaria non paga? Perché la Spagna – che tra qualche mese potrebbe essere governata da Podemos – non dovrebbe opporsi alla continuazione di pesanti misure di austerità?”. È un rischio “politico” che rende inquieta l’Unione europea, “che vede aprirsi così la strada della propria disgregazione”. Essa dovrebbe esser pronta a finanziare “trasformazioni produttive dell’economia ellenica, senza le quali, dentro o fuori l’euro, l’economia greca rimarrebbe disastrata”. Ma ciò che intimorisce ancor di più la comunità internazionale è il “rischio ideologico”: Tsipras definì l’intimazione al suo Paese di restituire quanto ricevuto in prestito un “ricatto alla democrazia”. La Grecia, insomma, potrebbe diventare “la testa di ponte di un nuovo movimento mondiale per il non pagamento del debito estero, finalizzato al superamento dell’attuale ordine economico”.

Su La Repubblica, a pagina 4, un intervento di Jurgen Habermas: “Basta con le banche, il destino dell’Unione lo scelgano i popoli”, “Il filosofo tedesco: i politici non possono nascondersi dietro lacune dovute a chiare incapacità istituzionali”. Habermas sottolinea come sia “un errore di fondo della costruzione europea” quello di “aver costituito un’unione monetaria senza un’unione politica. Tutti i cittadini dovrebbero essere grati a Mario Draghi, che nell’estate del 2012 scongiurò con un’unica frase le conseguenze disastrose dell’incombente collasso della valuta europea. Aveva tolto la patata bollente dalle mani dell’Eurogruppo annunciando la disponibilità all’acquisto di titoli di Stato senza limiti quantitativi in caso di necessità: un salto in avanti cui l’aveva costretto l’inerzia dei capi di governo, paralizzati dallo shock e incapaci di agire nell’interesse comune dell’Europa”. Più avanti: “fin dal maggio 2010 la cancelliera tedesca ha anteposto gli interessi degli investitori al risanamento dell’economia greca”. E “le elezioni greche hanno gettato sabbia negli ingranaggi di Bruxelles, dato che in questo caso gli stessi cittadini hanno deciso su un’alternativa di politica europea subita dolorosamente sulla propria pelle”.

Su La Stampa, un “retroscena” da Berlino di Tonia Mastrobuoni: “L’imbarazzo di Draghi. Più fondi alle banche greche tra i malumori nella Bce”, “Da Francoforte 87,8 miliardi per i finanziamenti d’emergenza. Ma il presidente teme le critiche per un ruolo troppo politico”.

La Repubblica intervista Thomas Schmid, già direttore del settimanale tedesco Die Welt. Quanto rischia la cancelliera tentando di salvare la Grecia? “Molto -risponde Schmid- Nel gruppo parlamentare Cdu-csu ma anche nel resto del governo cresce il numero di chi dice ‘adesso basta’”.
Sul Sole Alberto Quadrio Curzio commenta “gli errori gemelli” di Grecia ed Ue. Ad Atene “non ci si fida dello Stato che a sua volta non ha capacità di riforme per lo svilppo”, l’Europa ha scelto di “non affiancare al controllo dei conti pubblici misure per rilanciare gli investimenti con qualche ‘regola area’ a livello europeo o nazionale”. Insomma, scrive Quadrio Curzio: “Nel caso della Grecia noi abbiamo sempre sostenuto un commissariamento europeo per controbilanciare le irrinunciabili riforme di una Nazione con un semi-Stato partendo da un pianoo di investimenti di ristrutturazione e di rafforzamento. Non è andata purtroppo così e se questa volta si è evitato il Grexit ciò non significa che la Grecia sia fuori pericolo”.

Sul Sole si dà conto anche del parere di Prodi: “Il problema è che l’Europa non è solidale, perciò si divide sull’immigrazione come sulla crisi greca”. “Accontenentiamoci per ebitare il disastro”, ha detto l’ex presidente della Commissione Ue. “Nessuno si vuole prendere la responsabilità né di fare un passo avanti di solidarietà né di una uscita della Grecia dall’Euro”. Il titolo: “Prodi critico: Questa Ue farà un accordicchio'”.

Sul Giornale Vittorio Feltri (“la moneta insensata”) scrive che “sperare che il negoziato in corso (l’ennesimo) sia risolutivo è da ingenui o da sciocchi”, perché la situazione “è tragica ma semplice da capire”: da un lato la Grecia “ridottasi alla fame per una cattiva amministrazione (cominciata anni orsono)” e dall’altra un Ue che “non ha il coraggio di mandare al diavolo Tsipras, temendo che, togliendo un mattone dalla costruzione comunitaria, crolli l’intero edificio”.
Il quotidiano milanese dedica anche un articolo al ruolo Usa: “Quella manina Usa per evitare l’abbraccio tra Atene e Mosca. Pressing americano per evitare il default. Cresce il timore che un Paese della Nato entri nell’orbita di influenza di Putin”.

Sul Corriere un commento di Paolo Valentino: “La (resistibile) attrazione di Putin: l’Unione deve dare una risposta”. Si citano il memorandum d’intesa con Gazprom per far passare dalla Grecia una bretella del futuro gasdotto e la presenza di Tsipras al forum di San Pietroburgo, la “Davos di Putin”.

Migranti

Su La Repubblica, pagina 9: “Ue, sì all’accoglienza ma senza quote”, “Il compromesso nella nuova bozza: l’ultima parola ai governi. Via libera alla missione per bloccare i barconi. Spari su un gommone al largo di Tripoli: un migrante morto, giallo sulla dinamica. In 2.500 soccorsi in un giorno”.

Sul “giallo”, un articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere spiega che ci sono “almeno tre versioni” sulla sparatoria che ha provocato il ferimento di un giovane del Gambia che tentava di raggiungere l’Italia a bordo di un barcone. Secondo una versione ci sarebbe stata una sparatoria su una spiaggia libica da parte di un gruppo di uomini armati che voleva impedire ad alcuni migranti di salire su un mezzo di un clan rivale. Secondo la versione del ferito, lui sarebbe stato colpito in mare, da una imbarcazione che si è affiancata a quella nella quale viaggiava chiedendo ai migranti soldi. Prima si parla di una motovedetta della guardia costiera libica, poi diventa un gommone con a bordo personale in mimetica.

La Stampa: “Parte la missione Ue anti scafisti. C’è l’intesa sulle quote di migranti”, “Nella bozza del vertice di giovedì previsti aiuti finanziari ai Paesi in prima linea e redistribuzione di 40 mila persone da Italia e Grecia verso gli altri Stati dell’Unione”. Scrive Marco Zatterin che “ormai il compromesso è a portata di mano” e che la bozza di conclusioni del vertice in programma giovedì e venerdì invita i leader ad approvare la redistribuzione per due anni da Italia e Grecia verso gli altri Stati di 40 mila persone che abbiano evidente bisogno di protezione temporanea”. E allo stesso tempo sottolinea che “tutti i Paesi concorderanno”, entro luglio, sul come farlo.
“Navi, droni e mille soldati sotto la guida dell’Italia”: scrive Guido Ruotolo sulla stessa pagina, che toccherà alla Cavour, la nostra nave ammiraglia, guidare le operazioni, sotto comando europeo, del pattugliamento e della distruzione delle imbarcazioni usate dai trafficanti per il trasporto dei migranti nel Mediterraneo. La Cavour salperà sabato e darà di fatto inizio alla prima fase del piano di intervento militare europeo. Prima fase che prevede il posizionamento dei mezzi (5 navi, 2 sottomarini, 3 aerei da ricognizione, 2 droni, 3 elicotteri e un migliaio di uomini complessivamente).

La Repubblica intervista la filosofa ungherese Agnès Heller, che dice: “Da profughi a nuovi cittadini, l’Europa impari dal sogno americano”, “Serve una svolta come quella di Obama, che ha regolarizzato tre milioni di migranti. Noi invece li temiamo”, “Mio padre morì ad Auschwitz anche perché i Paesi democratici chiusero gli occhi di fronte alla Shoah”. Per la Heller “occorre determinare chi può restare e chi no”: è giusto forse favorire le famiglie giovani con figli e bisogna smetterla di “vedere nei migranti potenziali terroristi”, visto che i terroristi entrati in azione in Europa o negli Usa erano legalmente residenti. Il migrante, poi, “deve poter sperare di divenire cittadino”, a condizione che rispetti le leggi del Paese d’arrivo (“non possono praticare tradizioni che contraddicano le leggi dello Stato d’accoglienza”, dice, citando il caso di un padre che uccida la figlia che ha deciso di scegliersi un compagno in autonomia).

Marino

Su La Repubblica, pagina 10: “Mafia, Orfini sotto scorta. Alfano attacca Marino, si dimette un assessore”, “Il ministro: ‘Destra nelle fogne? Slogan violenti’. Improta lascia la giunta. Speranza: Renzi parli chiaro”.
La Stampa: “Il premier e Marino alla resa dei conti”, “Si dimette l’assessore ai trasporti Improta ed è in bilico anche la Scozzese al Bilancio. Palazzo Chigi preme per un rimpasto. E Anzaldi avvisa: l’ipotesi commissario è concreta”.
Il Fatto: “Nel Pd ‘feduale’ a Orfini serve la scorta”, “La scelta di proteggerlo legata alla minaccia di Ostia tra clan locali, ‘mondo di mezzo’, commissari e incendi dolosi”.

La Repubblica intervista l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che commenta anche le parole pronunciate da Ignazio Marino e rivolte alla “destra” (che ha invitato a “tornare nelle fogne”): “Così il sindaco torna agli anni Settanta. Qualcuno mi ha tradito, meglio andare a votare”, “Le accuse di Panzironi nei miei confronti? È da sei mesi in galera, spero ritratti”.

Il Fatto intervista Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma, in passato pm nei processi contro la mafia a Palermo e poi procuratore aggiunto a Reggio Calabria: “Anche in Sicilia e in Calabria negli anni 80 negavano le mafie”, “Quando si disvela una realtà criminale a noi vicina si tende a farla diventare qualcosa più di colore che di sostanza”.

Il Sole 24 Ore: “Improta si dimette, scorta a Orfini. Marino perde l’assessore renziano ai trasporti”. “In serata vertice del sindaco con la maggioranza: ‘Avanti fino al 2023, quello che chiedo è di lavorare di più”. Sul quotidiano si legge che “il Pd resta in subbuglio ache sul territorio romano” e che “la mappatura affidata da Orfini all’economista Fabrizio Barca”, illustrata la scorsa settimana ad una festa romana de L’Unità, “non è andata giù a molti di quei 37 circoli definiti ‘potere per il potere'”. Presto ci saranno ricorsi alla commissione di Garanzia con controdeduzioni alle contestazioni mosse.

Sul Corriere un “retroscena” di Maria Teresa Meli si sofferma sul Pd e Marino che “non è in grado di proseguire”, come avrebbe detto il premier Renzi “ai fedelissimi” riuniti ieri. Altre parole di Renzi virgolettate: “su Roma ci saranno delle sorprese imminenti”. E ancora: “Delle truppe cammellate che si è portato dietro per farsi applaudire a me non importa niente, ma proprio niente”, e si parla degliapplausi alla festa de L’Unità. “Quello che deve dimostrare e che finora non ha dimostrato è di saper governare una città. Io lo aspetto a questa prova. Lui mi ha sfidato alla festa dell’Unità, vedremo chi la vince”. Secondo il retroscena la prova romana è ormai diventata “più importante” della riforma della scuola (su cui la fiducia sarebbe sicura) e del ddl di riforma istituzionale. Dunque Renzi lascerebbe “due strade” a Marino: “O si commissaria il Comune, non per mafia, ma per corruzione o si dimette. Ed è chiaro che è la seconda soluzione quella che viene indicata a Marino come la via di scampo. Per consentire al premier di accorpare l’elezione di Roma con le altre che si terranno la primavera prossima a Milano, Torino, Bologna e Napoli. E il candidato, è ovvio, non sarà Marino”.

Il Giornale: “La giunta Marino si sgretola ma lui fa (ancora) finta di niente”. Molto spazio sul quotidiano di Sallusti a quel “tornate nelle fogne” indirizzato dal sindaco ai suoi contestatori di destra. Un commento di Giordano Bruno Guerri (“Quello slogan ripescato male e poco geniale”) e una intervista alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Il sindaco istiga all’odio. Nelle fogne c’è finita Roma”. Marino è “uomo disperato e deriso, faccia i conti con il suo fallimento”. Quanto al candidato del centrodestra, se ci fossero le elezioni, “nel momennto in cui Marino si degnasse di lasciare la poltrona, sarebbe importante mettere in campo una alternativa credibile, vincente ma anche di rottura”.
Sul Corriere una intervista all’assessore alla Legalità del Comune, Sabella: “Il braccio di ferro è dannoso. Adesso Ignazio e il premier si assumano le responsabilità”. Sulla stessa pagina si racconta delle dimissioni di Improta che “spiega al suo staff: non ci sono più le condizioni, lui è fuori di testa”. La “goccia finale” sarebbe stata proprio la frase di Marino sulla destra che dovrebbe “tornare nelle fogne”. Ancora sul Corriere viene intervistato anche l’ex sindaco Rutelli, in una pagina dove si ricorda che c’è anche il Giubileo. “‘Cambio di passo necessario. Bisogna aprire all’opposizione'”. Marino “dovrebbe uscire dal bunker”, dovrebbe “fare una mossa del cavallo”, una “giunta di altissimo profilo” con “esponenti moderati dall’opposizione” per “preparare un Giubileo di manutenzione urbana” e organizzare una “task force trasversale per la legalità e la trasparenza”.

Fisco

Secondo Il Giornale “oggi potrebbe materializzarsi la nuova stangata sulla casa”, ovvero la riforma del catasto prevista nei decreti attuativi della delega fiscale, che il consiglio dei ministri potrebbe varare questa sera.

Secondo Il Sole invece tra i decreti esaminati oggi dal governo non ci sarà il catasto. “Tutti i provvedimenti saranno sul tavolo del premier, a partire da quelli politicamente più sensibili come la riforma del catasto e la revisione del mercato dei giochi. Ma se sul catasto la riflessione su un suo varo o meno sarà rimessa alla decisione collegiale di Palazzo Chigi, sui giochi spira sempre più forte il vento di un rinvio o (ancora peggio) di una rinunzia all’esercizio della delega”.

Israele

Sul Corriere: “E l’Onu accusa di crimini sia Israele che Hamas”. È il rapporto Onu sulla guerra di Gaza del 2014 in cui morirono 2374 persone. Il rapporto è basato su 780 testimonianze e conclude che ci sono possibili crimini di guerra sia da parte dell’esercito israeliano che della controparte palestinese.

“Israele parificato ad Hamas, il solito strabismo dell’Onu. La commissione accusa Gerusalemme e i terroristi di crimini di guerra. Ma le motivazioni sono politiche”, si legge in un articolo di Fiamma Nirenstein sul Giornale. Nirenstein scrive che la guerra contro Hamas “è stata una guerra che Israele ha cercato di evitare in tutti i modi; che ha prevenuto un massacro di israeliani tramite i tunnel, un progetto miliardario finanziato da Qatar ed Iran; e se Israele ha potuto utilizzare Iron Dome per proteggere la sua gente da una pioggia di missili forse è dispiaciuto a qualcuno”. In ogni caso “distinguere i morti civili da quelli militari in una guerra in cui la maggior parte dei combattenti non indossa una divisa e costringe i più a diventare scudi umani” è “una pretesta che si è già dimostrata irrealistica nelle indagini precedenti”.

Sul Sole in un commento di Ugo Tramballi si legge che se gli israeliani si sentono “vittime di un antico pregiudizio delle Nazioni Unite” rischiano di dimenticare che “nessun Paese, soprattutto se democratico, è legittimato alla violenza indiscriminata, neppure se attaccato”. Quanto ad Hamas non protesta perché “nel suo delirio islamico-nazionalista crede sia legittimo sacrificare centinaia di palestinesi civili nella sua guerra contro il sionismo”, e “certamente se avesse avuto la tecologia di Israele non avrebbe esistato a utilizzarla sui civili della parte nemica”. Tuttavia “è difficile se non impossibile che il risultato della Commissione porterà alla sbarra della Corte dell’Aia i vertici politici e i comandi militari delle due parti”.

Valdesi

Due pagine de La Stampa sono dedicate alla visita del Papa a Torino e in particolare alle parole pronunciate ieri al tempio valdese: “Il Papa nel tempio valdese: perdono per le persecuzioni”. “Francesco chiude la visita a Torino con una riconciliazione storica”, scrive Andrea Tornielli. Lo storico Alessandro Barbero ricostruisce “la storia”: “Otto secoli in fuga per i calvinisti francesi rifugiati in Piemonte”, “Una lunga alternanza di accordi e spedizioni punitive”. Sono passati più di otto secoli -ricorda Barbero- dalla prima volta in cui i Valdesi si sono incontrati ufficialmente col Papa. Correva l’anno 1179 quando una delegazione del movimento valdese si presentò a Roma per chiedere a Papa Alessandro III l’autorizzazione a vivere in povertà, come gli apostoli, e a predicare la parola di Dio.

La Repubblica, citando le parole del Papa: “’Perdonateci per avervi perseguitati’”, “Torino, mea culpa di Francesco durante l’incontro (il primo di un Papa) con i valdesi: ‘Nonostante le differenze profondo legamen’. La risposta: ‘Abbattutto muro di otto secoli’. Le Fondazioni bancarie escluse dal commiato” (erano sponsor dell’evento e per Marco Ansaldo si è trattato di un altro “schiaffo” dopo le parole di fuoco pronunciate dal Papa contro le banche il giorno precedente).
Su La Repubblica è Agostino Paravicini Bagliani a firmare un lungo commento: “Dall’accusa di eresia ai massacri, quegli atti ‘inumani’ contro i protestanti”, “Il voto di povertà di un mercante francese, la riforma calvinista: così gli evangelici subirono arresti, torture e stragi compiute in accordo col Vaticano”.

Da segnalare, ancora sulla visita al tempio valdese del Papa, alla pagina 25 de La Stampa, anche le analisi di Vladimiro Zagrebelsky (“Lezione di pluralismo anche per i non credenti”) e di Enzo Bianchi (“Un nuovo modo di camminare insieme”).

Sul Corriere: “Le scuse del Papa ai valdesi: inizia il dialogo”. “Bergoglio: ‘Da parte della Chiesa vi chiedo perdono per comportamenti non cristiani e non umani’. La commozione del pastore Bernardini: ‘Caro Fratello, lei ha varcato un muro alzato otto secoli fa’”. Sulla stessa pagina Luigi Accattoli ricorda delle origini del movimento valdese, ereticale, contemporaneo di Francesco D’Assisi, e le persecuzioni (“villaggi incendiati, stragi, tortura, roghi”) dal 1200 al 1800 (nel 1848 vengono riconosciuti ai valdesi italiani i diritti civili).

E poi

Da segnalare sul Sole un intervento del ministro della giustizia Orlando che racconta la sua missione negli Usa per “raccontare a manager, banchieri, avvocati e investitori come e in che direzione sta cambiando” nel nostro Paese la giustizia civile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *