Il caso Pell e una svolta che fa perno sull’empatia

FILE - In this July 15, 2008, file photo, Cardinal George Pell walks onto the stage for the opening mass for World Youth Day in Sydney, Australia. Australian police charged a top Vatican cardinal on Thursday, June 29, 2017, with multiple counts of historical sexual assault offenses, a stunning decision certain to rock the highest levels of the Holy See. (ANSA/AP Photo/Rick Rycroft, File) [CopyrightNotice: Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.]

Cosa si chiede alle tantissime “curie” del mondo? Curia vaticana, curie diocesane, ma anche “classi” politiche, gruppi dirigenti, apparati. Di essere “immacolate”? Di essere davvero costituite da uomini senza macchia e senza colpa? Non è questa la richiesta vera, profonda. Questo è il prodotto di secoli di opacità. La vera richiesta è di non essere “caste”, di dar conto della propria condotta.

Nel caso degli abusi sessuali ai danni di minori il vero nodo è stato posto, ed esposto, dalla signora Collins. Gli uffici curiali parlino, interloquiscano con le vittime. “E’ fuori dalle procedure”, si obiettò. E allora cambino le procedure… Il punto posto dalla signora Collins, vittima di abusi che faceva parte della commissione per la tutela dell’infanzia istituita da papa Francesco, era dunque quello dell’empatia. Empatia con le vittime, con i genitori, con la società che quando affida un bambino a un istituto scolastico cattolico lo fa perché si dice che è “cattolico”, e quindi quanto vi avviene riguarda la Chiesa cattolica.

Nasce di qui, dall’empatia che le vittime chiedono agli uffici curiali, ma io direi che è la richiesta di tutti gli affiliati a tutti i gruppi dirigenti, di tutti i cittadini a tutti gli apparati, la richiesta della signora Collins e la sua importanza. Noi siamo il vostro “popolo”, non soltanto o principalmente i vostri confratelli. Qualcuno direbbe “noi siamo la Chiesa”. E con noi, con queste vittime, con questi genitori, con queste sofferenze, voi dovete stabilire un’empatia. Che non significa violare le leggi, colpire gli innocenti, fare processi alle streghe, ma entrare in un’ottica, in una cultura, una sofferenza, una priorità.

Con la decisione annunciata dal cardinale Pell e di certo sostenuta da papa Francesco, questa urgenza viene recepita, chiaramente. “Ci fidiamo della giustizia australiana”, quindi sospensione dall’incarico e presentazione davanti ai giudici. Altro che la storia dell’ “innocente fino al terzo grado di giudizio” come diciamo tutti noi garantisti. Tenendo conto dell’eccezionalità del ministero che i sacerdoti esercitano, l’empatia comporta rinunce “più” pesanti che in altri uffici, in altri ministeri. L’empatia ritrovata, o richiesta, ha comportato la scelta di entrare in congedo per potersi difendere, senza ricorrere a coperture, immunità, o altro. Qualcuno, a mio avviso incredibilmente, ritiene questo un colpo alla credibilità della Chiesa. Per me il colpo sta nel fatto che questo coraggio, questa “responsabilità ministeriale” non ci sia stata in precedenza, in altre circostanze.

Per la riforma di papa Francesco, “riforma dei cuori”, e quindi delle empatie, questa per me è una circostanza importante. Non ho idea se il cardinale Pell sia innocente o no, ma credo che il suo comportamento costituisca un precedente, e apre una pagina di trasparenza, al di là della “norma”.

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