Chaouki: “Per sconfiggere l’ISIS
serve un’alleanza con l’Islam moderato”

“I primi a pagare con la vita sono proprio coloro che professano questa religione in modo pacifico, sereno e rispettoso”. Con queste parole, la Presidente della Camera Laura Boldrini ha commentato l’incontro con il segretario del Centro islamico culturale d’Italia, Abdellah Redouane, e i fedeli raccolti nella preghiera del venerdì, alla Grande Moschea di Roma. Un’occasione voluta e richiesta proprio dalla comunità islamica e rivolta agli italiani e ai musulmani, per dire “no al terrorismo” e ribadire che “l’islam è una religione di pace”. Così recitava, chiaro ed esplicito, l’appello letto al tavolo in cui la terza carica dello Stato Italiano sedeva al fianco delle autorità sovrintendenti la più grande moschea d’Europa.

“Per la prima volta è stato preso un impegno così solenne e molto sentito dalla comunità islamica, spaesata di fronte alle atrocità dell’ISIS ma ferma nel condannare non solo la deriva terroristica ma anche le ragioni e qualsiasi tipo di giustificazione – anche teologica – alla base di questa deriva”. Così racconta a Reset, il deputato democratico Khalid Chaouki che si è occupato dell’ organizzazione dell’incontro.

“Ieri è stato lanciato anche l’appello affinché in tutte le città ci siano iniziative pubbliche simile a questa di Roma – o a quella precedente di Milano – di condanna netta di quello che sta succedendo, per proteggere tutti insieme il patrimonio comune di convivenza che oggi abbiamo acquisito con fatica in Europa e in Italia. È una sfida per tutti i musulmani, per dimostrare sul campo quello che è il loro legame al paese, alle città e a quelle che sono le loro nuove comunità”.

Onorevole Chaouki, è a questo tipo di iniziative che fa riferimento quando sottolinea la necessità di un’alleanza dell’Italia con i musulmani moderati?

“Certamente sì. È giusta la pretesa che i musulmani condannino il terrorismo, ma dobbiamo passare all’idea che questa è una battaglia comune contro una deriva di civiltà, violenta a prescindere da quale è la religione di chi adotta questi atteggiamenti. Il pericolo oggi riguarda tutti ed è quindi un bene che questa battaglia sia combattuta insieme. I musulmani, venerdì, hanno di fatto teso una mano a tutta la società italiana e a tutte le comunità religiose per fare insieme questa battaglia contro la barbarie dell’ISIS.”

“Gli italiani sappiano distinguere” è stata l’esortazione della Presidente della Camera Laura Boldrini. Ecco, come si fa a distinguere tra terrorismo e islam moderato?

“Dobbiamo evitare il pregiudizio e soprattutto l’idea che il dubbio rimane finché non c’è una chiara tendenza di moderatismo. Io penso che l’approccio deve essere l’opposto. Noi dobbiamo stare molto attenti a isolare qualsiasi elemento di radicalismo e i musulmani in primo luogo hanno il compito di espellere qualsiasi elemento di confusione teologica ma soprattutto qualsiasi tentativo di giustificare e trovare ragioni a quello che sta accadendo oggi come invece, purtroppo, è accaduto in passato.”

Sembra però che si stenti a credere che esista un Islam moderato. Perché?

“La stragrande maggioranza dei musulmani è invisibile agli occhi dei più. Rischia di rimanere ingabbiata e presa in ostaggio da alcune personalità e organizzazioni che esercitano un’egemonia che invece non rappresenta la pluralità dell’Islam anche italiano. Questo avviene anche perché la leadership islamica e i musulmani delle moschee non hanno ancora raggiunto un livello di normale e naturale dialogo con le comunità locali e con le altre realtà religiose e sociali. Le iniziative di dialogo interreligioso e di lavoro comune con le altre realtà della società italiana ci sono, ma sono spesso al di sotto dalle aspettative, per colpa di un ritardo sia nell’organizzazione che nella consapevolezza del proprio ruolo e del dovere civico.”

La situazione è diversa in altri paesi d’Europa?

“In Europa siamo in una situazione con differenze molto più nette. Ci sono i movimenti di musulmani chiaramente aperti alla società e impegnati nella costruzione di un futuro plurale nella laicità degli Stati. E ci sono invece gruppi radicali ed estremamente pericolosi, spesso sottovalutati negli anni passati e che in molti casi legittimano di fatto la ribellione, la separazione, i nuovi ghetti. Questo per fortuna in Italia è stato marginalizzato in passato e non è più presente. È una sfida però che deve interessare anche noi, perché anche in Italia rischiamo di legittimare un Islam comunitaristico che però non fa i conti con il dovere della costruzione di una comune cittadinanza. Quindi la sfida oggi, rivolta soprattutto verso i giovani, è quella di fare una operazione molto seria su come vogliamo interagire con la minoranza musulmana e soprattutto valorizzare le esperienze più coraggiose che hanno creduto e continuano oggi a credere in una dimensione civica della presenza di tutti a prescindere da quella che è l’appartenenza religiosa.”

Tra i jihadisti che partono per unirsi all’esercito di al-Baghdadi ci sono molti occidentali. Ci sono neomusulmani moderati o chi si converte lo fa principalmente perché attratto dall’estremismo?

“All’interno del panorama dei convertiti ci sono sia diverse motivazioni, che diverse estrazioni sociali e provenienze. Anche l’adesione è a diverse scuole di pensiero: esiste però una tendenza, molto rilevante, ad abbracciare l’aspetto più mistico e sufi della religione. Ci sono stati ovviamente anche giovani italiani che hanno deciso di abbracciare l’Islam, individuando nelle frange più radicali quella che è stata una ricerca politica. Abbiamo giovani che appartenevano all’estrema destra o all’estrema sinistra, che si sono avvicinati all’islam perché particolarmente ispirati, ad esempio, dalla rivoluzione iraniana; oppure giovani che si convertono direttamente allo sciismo, proprio nell’ottica di avere un riscatto identitario e molto marcato politicamente nei confronti di Occidente e Stati Uniti. Purtroppo poi alcuni hanno deciso di abbracciare il salafismo jihadista e questo è un gravissimo problema che riguarda sì la formazione di questi giovani, ma anche certi discorsi che in Italia sono stati – e continuano a essere fatti – e che legittimano una visione islamica radicale.”

Abbiamo visto quella che è la risposta dei musulmani moderati all’ISIS. All’interno dei questa reazione però ci sono differenze tra le varie categorie? Ad esempio tra uomini e donne musulmane, tra i musulmani che si trovano nei paesi attualmente occupati dall’ISIS e tra quelli emigrati oppure tra quelli di prima e di seconda generazione?

“Credo sia molto difficile individuare differenze tra le varie categorie. Però, più in generale, possiamo rilevare che oggi assistiamo contemporaneamente a due tipi di condanna da parte dei musulmani: quella fatta senza alcun tipo di preanalisi; e quella di chi si preoccupa prima di capire le cause e interrogarsi sul perché nascono in questo momento delle complicità individuali in Occidente e nei paesi vicini.”

A livello globale, la condanna dei musulmani nei confronti dell’ISIS ha ottenuto più attenzione mediatica attraverso la campagna sui social network #NotInMyName che attraverso le manifestazioni di piazza. Sembra che l’intera comunità islamica si senta continuamente costretta a scusarsi o a prendere pubblicamente le distanze dalle azioni dell’ISIS, come se l’approvazione da parte loro fosse scontata o ne prendessero tutti parte direttamente. Perché a suo avviso avviene questo?

“Il nodo centrale è uno ed è comune sia al mondo arabo musulmano che all’Islam europeo e occidentale. Purtroppo ancora oggi non si è stati in grado di dar vita a una società civile che fosse capace di stringere alleanze forti con tutte le altre realtà della società europea. Né, soprattutto, di trovare il modo di dialogare con queste stesse realtà e con le istituzioni, in maniera credibile, forte e innovativa. Poi c’è il problema dell’esposizione mediatica del terrorismo e della capacità di questi gruppi di porsi al centro dell’agenda tramite i massacri efferati che stanno compiendo.”

Quindi i musulmani dovrebbero continuare questa forma di condanna…

“Sì, di fronte a questa situazione i musulmani non dovrebbero mai stancarsi di condannare. Anche perché in questa fase va a tutela della convivenza civile dell’Europa e del nostro paese. Meglio però farlo in una formula come quella di venerdì alla Grande Moschea di Roma, dove insieme ai musulmani sono scese in campo tutte le altre realtà, proprio per ribadire il concetto che non è una guerra tra musulmani e Occidente ma è una guerra tra inciviltà, terrorismo e il resto del mondo.”

 

Nella foto: la Presidente della Camera Laura Boldrini, al fianco del segretario del Centro islamico culturale d’Italia Abdellah Redouane, durante l’incontro di venerdì 17 ottobre alla Grande Moschea di Roma. (Credits: pagina Facebook ufficiale di Laura Boldrini)

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