Le elezioni italiane viste da fuori

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Elezioni

Per lo Spiegel, una notizia buona c’è: Berlusconi non ha vinto le elezioni. Ma, per il quotidiano tedesco, la notizia cattiva è talmente cattiva da prendersi tutta l’attenzione. L’instabilità a cui va incontro l’Italia potrebbe infatti avere un effetto “devastante” per l’Europa. “E’ stato bello finché è durato”, scrivono dalla Germania commentando i primi exit polls che sembravano aver fatto tirare un primo, incauto respiro di sollievo a Berlino e Bruxelles. “Berlusconi non aveva raggiunto il suo obiettivo. Il suo avversario, il candidato di centrosinistra Pierluigi Bersani, sembrava aver vinto le elezioni. Metà dell’Italia era soddisfatta ed altrettanto era il resto del mondo.” Adesso invece la stampa tedesca guarda con preoccupazione a un Parlamento italiano composto per la stragrande maggioranza da Pdl e M5S che, non si piaceranno, ma condividono l’euroscetticismo e l’opposizione a “tutto ciò che il governo di Bersani cerca di fare – e deve fare”. Per questo, “il risultato delle elezioni di domenica e lunedì rappresenta forse il peggior scenario possibile, fatta eccezione per la vittoria di Berlusconi”. Per lo Spiegel, solo se Bersani riuscirà a trovare un alleato che garantisca al centrosinistra una netta maggioranza al Senato, l’Italia potrà invertire le tendenza degli ultimi anni – ma è un’eventualità “molto improbabile”. Rimangono poi da considerare due cose. La prima viene presentata come “uno dei più grandi misteri” del panorama italiano all’indomani delle elezioni ed è il comportamento che i Grillini adotteranno in Parlamento. La seconda è che Berlusconi, per proteggersi dalla giustizia, potrebbe decidere di partecipare con Bersani a una grande coalizione – magari che veda anche Monti a capo del Governo. Ma questo, commenta lo Spiegel “non è particolarmente realistico. E sarebbe devastante per la democrazia italiana”.

Il Washington Post parla di “elezioni caotiche” e si focalizza sui grandi sconfitti di questa tornata elettorale: Pierluigi Bersani – insieme a Nichi Vendola – ma pure Mario Monti. Stessa impostazione anche per il commento pubblicato sul proprio sito internet dal magazine Time, per il quale “l’Italia aveva bisogno di stabilità. E ha ottenuto tutt’altro”. “La strada che adesso l’Italia si trova davanti è tutto meno che chiara. Gli alleati e i deputati di Bersani hanno respinto la possibilità di nuove elezioni o di ciò che gli italiani definiscono una grande coalizione… Ma pure dovranno offrire un’alternativa realistica. Da aggiungere alla confusione c’è l’inesperienza dei parlamentari nuovi di zecca del Movimento 5 Stelle”.

The Slate getta sulle spalle del Porcellum il peso della responsabilità di un eventuale “collasso dell’economia mondiale” e in un altro articolo di qualche ora più tardi presentava l’austerity di Mario Monti come “un totale disastro”, ma comunque la migliore opzione. “Le piattaforme elettorali dei candidati anti-austerity” – Silvio Berlusconi e Beppe Grillo – non sono più disastrose dell’austerity proposta da Mario Monti o della versione più sinistrorsa dell’austerità offerta dai democratici. Ecco perché l’unica vera alternativa politica ai diktat della BCE sarebbe per l’Italia di fare come l’Argentina, scaricare l’euro, riconvertire i debiti in una Nuova Lira.”

“L’unica cosa certa sui i risultati di queste elezioni è che l’Italia è guidata da una nuova fase di assoluta e caotica incertezza”. Così attacca l’articolo della Cnn che ammette che sarebbe una “visione ottimistica” se il fatto di essere tornati al novembre 2011 significasse semplicemente essere tornati punto e a capo: “da più punti di vista, le cose vanno molto peggio”. Ma il sito dell’all-news statunitense ricorda anche che lo scenario poteva essere diverso, sostanzialmente se Bersani e Berlusconi avessero dato un messaggio di cambiamento che avrebbe trasmesso, al centrosinistra come al centrodestra, un maggiore ottimismo – capace magari di attrarre maggiormente l’elettorato più giovane. “Adesso l’Italia è in un limbo che non si vedeva da decine di anni… Cosa avverrà adesso nessuno può saperlo, ma non sarà bello.”

“In Italia, l’illusione è la sola realtà”, titolava il New York Times, sabato – a poche ore dall’inizio delle elezioni. Oggi, Roger Cohen coglie l’occasione delle elezioni per approfondire il “paradosso italiano” e il rapporto che l’Italia e gli italiani hanno con la realtà; e anche per Paul Krugman le elezioni sono l’occasione per puntare l’attenzione su altro – in questo caso, l’austerity tout court. Sì, lo scenario sarà pure “terrificante”, “ma l’Italia non è unica: politici indecorosi stanno emergendo ovunque nel Sud dell’Europa. E il motivo per cui ciò sta accadendo è che i rispettabili Europei non vogliono ammettere che le politiche che hanno imposto sui debitori sono un fallimento disastroso. Se ciò non cambierà, le elezioni italiani saranno solo un assaggio di quella che sarà una pericolosa radicalizzazione.”

Il Guardian continua invece ad interessarsi a Beppe Grillo e al suo M5S: in un articolo paragona il suo exploit a quello ottenuto da Silvio Berlusconi nel 1994.

George Ugeux, invece, sul suo blog di finanza ospitato da LeMonde – attentissimo a quelle che sono le reazioni dei mercati al risultato delle elezioni – si augura che adesso, finalmente, l’Unione Europea inizierà ad occuparsi della crisi italiana. E parlando di “irresponsabilità” dei risultati scrive: “L’elettorato italiano, dando più del 50% dei seggi al Senato a due buffoni, di cui l’uno è un artista e l’altro un depravato sessuale disonesto, ha inviato un messaggio pericoloso. Siamo arrivati al punto in cui i politici italiani hanno perduto la loro credibilità al punto che la commedia dell’arte è preferita alla gestione dello Stato. Dovremmo forse ricordare ai nostri amici transalpini la favola de La cicala e la formica tanto cara a Jean de la Fontaine? Come ha potuto un popolo che, nell’Antichità, ha avuto il destino dell’Europa tra le mani, e dà artisti, scrittori e pensatori tra i più grandi d’Europa – come ha potuto esprimere un voto così di disgusto? Non si tratta nemmeno di populismo, è un rigetto che contiene i fermenti di un’evoluzione che non esclude affatto l’insurrezione”.

  1. Si fà un ragionamento ideologico vecchio come la cuccuma; non ci sono alternative. Una delle due coalizioni contrapposte tra loro deve trovare un accordo con il movimento 5 stelle ma, entrambe si troveranno inculate a vicenda e sarà la loro estromissione da quel palazzo……

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