Scandalosa Regione, scandalosi partiti

Le aperture

 

Il Corriere della Sera: “’I partiti si spartivano i fondi’. Fiorito: Polverini sapeva, ecco la lettera con cui la informai. Il verbale dell’ex capogruppo Pdl. Acquisite le carte sui soldi erogati a tutti gli schieramenti”. L’editoriale è firmato da Gian Antonio Stella: “L’ingordigia dei mediocri”:

 

La Repubblica: “Fiorito: così si rubava alla Regione. ‘Avvisai la Polverini, non mi rispose. Ai consiglieri 100 mila euro in più’”. “Scandalo Lazio, i verbali dell’ex capogruppo del Pdl. Battistoni si dimette. La governatrice: non ho colpe”. A centro pagina: “Il filo diretto Formigoni – Daccò, mai un rimborso per i viaggi pagati”. E poi: “Crolla il Pil, meno 2,4 per cento, ma Monti vede la ripresa”.

 

La Stampa: “Recessione anche nel 2013. Il Pil scende del 2,4 per cento. Monti: l’anno prossimo -0,2 per cento, ma comincerà la ripresa. Il premier: si vede la luce, nessun aumento delle tasse. Debito pubblico, via libera alla vendita dei beni dello Stato”.

 

Il Sole 24 Ore: “Pil rivisto al ribasso. Monti: conti in linea. Confermato il pareggio di bilancio strutturale nel 2013. Il Governo corregge le stime: -2,4 per cento quest’anno, -0,2 per cento il prossimo. Debito al 126, dismissioni per ridurlo”. Di spalla: “Squinzi: pressione fiscale verso il 55 per cento. Riforma per la crescita”:

 

Il Fatto quotidiano: “Quelli della Regione Lazio mangiano ma non pagano”. “Sono 700 le aziende che devono avere soldi della giunta Polverini. Senza quei 7 miliardi, molti rischiano il fallimento e la disoccupazione. L’infamia di una politica che pensa solo ad arricchirsi e a fare feste”.

 

Libero: “Tutti i conti del magna magna. Dal Pdl 753 mila euro a banche italiane ed estere di Fiorito, 1.426 mila euro in bonifici, 864 mila in assegni a beneficiari ignoti. E poi vacanze, cene, gioielli. Persino la spesa al supermercato veniva pagata con i soldi del partito”.

 

Il Giornale, con foto del direttore Sallusti: “Stanno per arrestare il direttore del Giornale”: “Condannato a 14 mesi di galera per un articolo che non ha scritto: il 26 verdetto della Cassazione. La colpa? Non dei giudici, ma dei politici che non hanno mai cambiato una legge antidemocratica”.

 

Il Foglio apre con le elezioni Usa. “Ok, il peggio è passato, si guarda avanti. I piani di rimonta di Mitt Romney”. Di spalla si parla delle primarie del centrosinistra (ieri Bersani ha presentato la sua squadra): “Cosa nasconde la mossa ‘rouge’ di Bersani contro i signori del papello. La storia dei nomi scelti dal segretario per la campagna, il messaggio alla nomenclatura e quella paura del rosso”.

 

Europa: “Le squadre delle primarie, il centrosinistra del futuro. Come Renzi, Bersani promuove giovani e donne. ‘Non voglio dei fans’”. “In attesa delle regole, ecco i comitati elettorali. AreaDem: con Pier Luigi a modo nostro”.

 

Regione Lazio

 

In prima pagina sul Il Giornale una lettera di Renata Polverini, di risposta all’editoriale di ieri di Vittorio Feltri. “Vi spiego gli errori e rivendico i meriti”, il titolo

 

La Repubblica riassume i contenuti di una lettera che l’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito detto Batman aveva indirizzato ai consiglieri del suo partito, alla governatrice Polverini, al presidente del Consiglio regionale Abruzzese, e al suo vice De Romanis. La lettera, scrive il quotidiano, rimase senza risposta e, nelle intenzioni di Fiorito, avrebbe dovuto avvertire che la situazione delle spese sostenute dal gruppo era ormai “insostenibile”. Fiorito la invia quattro giorni prima di esser rimosso da capogruppo del Pdl alla Regione. Il Corriere ne cita alcuni passaggi: “Sollecitato da alcuni zelanti colleghi, ho proceduto ad una serie di controlli sui documenti giustificativi delle spese effettuate. Trovando una situazione assolutamente insostenibile, con assenza totale di documentazione in alcuni casi, e con giustificazioni diciamo così ‘da approfondire’ eccessivamente generiche e prive di riscontri effettivi”. Tornando a La Repubblica, si legge che Fiorito ha dettagliato ai Pm le voci di spesa “legittime” perché previste dalla legge, relative alla sua busta paga mensile, che, tra stipendio base, diaria, spese del personale e retribuzione per la presidenza del gruppo e della commissione bilancio, arrivava a 31 mila euro netti. Spiegava ieri pomeriggio Fiorito ai Pm: “Funzionava così: il governatore e la Giunta fissavano il budget per l’anno finanziario in corso. Il consiglio lo approvava e lo dettagliava nelle singole voci, compresa quella del trasferimento di fondi ai singoli gruppi, Poi, però, per consuetudine, quella cifra veniva ritoccata”. Nel solo 2011 le variazioni di bilancio alla voce “fondi per il rapporto tra elettore ed eletto” conoscono tre variazioni: alla somma stanziata inizialmente, scrive il quotidiano, ovvero 5 milioni e 400 mila euro, si aggiungono dapprima 3 milioni, poi altri 3 milioni, e infine 2 milioni e mezzo di euro. Spiega ancora Fiorito: “Provvede il presidente dell’Assemblea regionale Abruzzese e il suo staff, ritagliando da altre voci di bilancio, quali i trasporti, la scuola o la sanità importi tali che, convogliati sui gruppi, consentano, alla fine, di far tornare il conto”. Il risultato sono 100 mila euro netti per ogni singolo consigliere. E “il mio gruppo, il Pdl, era nelle stesse condizioni degli altri gruppi”.

 

La Stampa riassume così le dichiarazioni di Fiorito: “Ho dato centomila euro a consigliere”, “guadagno più di Napolitano e Monti messi insieme”, “accusa nove colleghi. Con i soldi del partito anche la spesa”. Intanto ieri il capogruppo del Pdl alla Regione, Francesco Battistoni, subentrato a Fiorito, ha dato le dimissioni: da ieri gli investigatori del nucleo di polizia stanno effettuando controlli negli uffici del consiglio regionale.

 

Il Sole 24 Ore titola: “Berlusconi vuole il repulisti. Ora teme la ‘frana’ a Roma”. Il primo obiettivo è che la governatrice Renata Polverini non si dimetta, perché “sarebbe una catastrofe”, secondo tutti. Il primo segnale del repulisti, che Berlusconi ha affidato al segretario Pdl Alfano, sono le dimissioni del capogruppo Pdl Battistoni. Oltre a questo, si è decisa la convocazione dei capigruppo Pdl di tutte le regioni.

 

Su Il Fatto quotidiano, invece, un articolo su quella che viene definita la “sprecopoli” del sindaco di Firenze Matteo Renzi. I fatti si riferirebbero agli anni in cui era presidente della Provincia di Firenze: secondo il quotidiano la Corte dei Conti “vuole vederci chiaro” e, sempre secondo Il Fatto, ci sarebbero “troppi rimborsi senza giustificativi adeguati” e quello che definisce un “uso allegro” delle carte di credito da parte dell’attuale sindaco di Firenze e candidato alle primarie.

 

 

Europa

 

La Repubblica intervista il Ministro degli esteri tedesco Westerwelle che, sulla crisi dell’eurozona, dice: “Stiamo vedendo una luce alla fine del tunnel”, “questo settembre può essere il mese della svolta”. Sulle critiche di Berlusconi alla Germania, accusata di impedire alla Bce di stampare soldi: “Mi sarebbe piaciuto molto che avesse cominciato prima una politica di disciplina di bilancio e riforme, sono felice che adesso Monti abbia imboccato e faccia questa politica. Una crisi del debito non può essere combattuta con nuovi debiti o stampando più denaro”.

Spiega il suo ottimismo sulla crisi: “In Irlanda e Portogallo vediamo risultati positivi, in Italia il governo ha varato coraggiose riforme, in Grecia aumenta la competitività, malgrado le perduranti grandi difficoltà. E in Spagna per la prima volta da tempo i bonos sono stati venduti a tassi ragionevoli”. Dice poi che le elezioni in Olanda mostrano che la ragionevolezza può vincere contro ogni populismo europeo, perché “una leadership giusta sconfigge gli umori populisti”. Difende la Bce, le sue scelte e la sua indipendenza, poi spiega: “L’eurocrisi non esiste. L’euro scoppia di salute, è stabile verso dollaro, sterline ed altre valute”, “affrontiamo una crisi del debito sovrano in Europa, non una crisi dell’euro”.

 

Abu Omar

 

Due giorni da una sentenza della Cassazione ha convalidato la condanna al carcere di 23 agenti della Cia per il sequestro dell’imam egiziano della moschea di viale Jenner di Milano, avvenuto nel 2003. La Stampa scrive che Roma ha fatto sapere a Washington che serviranno 60 giorni per conoscere il dispositivo della sentenza e che dunque fino ad allora nessuna decisione sulla richiesta di estradizione verrà presa. Italia e Usa hanno quindi sessanta giorni di tempo per disinnescare una potenziale crisi bilaterale. Fonti dell’Amministrazione Obama parlano di “disappointment” per il verdetto della Cassazione ed esprimono “sorpresa” in ragione del fatto che “avrebbero dovuto essere applicati gli accordi bilaterali sull’immunità diplomatica e sulla tutela delle nostre truppe in Italia”. Scrive Il Sole 24 Ore che per decidere sulla richiesta di estradizione non c’è bisogno fi aspettare il deposito della sentenza, perché quel che conta è il dispositivo e l’ordine di esecuzione: il nostro codice, però, dà al ministro (in questo caso la Severino) la possibilità di differire la domanda, ammesso che decida di inoltrarla. Il codice prevede anche che il ministro non presenti affatto richiesta di estradizione per ragioni politiche o giuridiche. La chiave potrebbe stare nel fatto che mancherebbe il presupposto della doppia incriminazione: per ottenere l’estradizione è necessario che il fatto per cui si è condannati sia previsto come reato in entrambi i Paesi, me le extraordinary renditions, come quella di Abu Omar, costituiscono reato in Italia ma non negli Usa, e comunque non lo erano all’epoca dei fatti, tanto più se eseguite da agenti della Cia. Il quotidiano ricorda anche che di recente il ministro della giustizia americano Eric Holder ha dichiarato che non ci saranno azioni giudiziarie per chi ha utilizzato la tecnica del waterboarding. Una fonte dell’Amministrazione Usa dice: “Ci aspettavamo una decisione diversa” sul caso Abu Omar, “sulla base dei molti accordi giuridici che abbiamo con i nostri partner della Nato, anche perché non esistono precedenti in materia su questo tipo di decisioni”. Il verdetto della Cassazione è arrivato peraltro alla vigilia del viaggio del presidente Monti a New York, all’Onu.

La Stampa intervista Sabrina De Sousa, uno dei 23 funzionari della Cia nei cui confronti la Cassazione ha confermato la condanna del Tribunale di Milano. Nega di aver avuto un ruolo nella “presunta operazione illegale”, poiché dal fine settimana precedente alla data del sequestro ipotizzato era in settimana bianca: “Dico presunta perché questa è la posizione del governo Usa, che non conferma né smentisce la rendition. Per il tribunale italiano è un caso di sequestro, e i sequestri sono illegali. Le rendition sono invece legali negli Usa. Una rendition straordinaria è la cattura e il trasferimento di una persona da una nazione all’altra e, per renderlo legale, deve essere il presidente Usa ad approvarlo”. Perché accusa gli Usa di aver violato la legge? “Sono stati individui sotto la direzione del presidente Usa a violare la legge italiana”.

“Alti funzionari di Cia, Dipartimento di Stato e Consiglio per la sicurezza hanno approvato e finanziato le renditions. Purtroppo i governi europei hanno difficoltà ad indagare sui funzionari dell’Amministrazione Bush, perché facendolo vengono sottoposti a pressioni dall’Amministrazione Obama. Ogni azione politica di diplomatici Usa sul suolo straniero è approvata da Washington”:

 

Vignette

 

“Venerdì a rischio a Parigi”, titola La Stampa: oggi perché è il giorno della preghiera. Ma anche la giornata di domani non sarà tranquilla, perché sui social network circolano almeno due appelli a scendere in piazza a Parigi, nonostante il governo abbia vietato le manifestazioni. Il settimanale satirico Charlie Hebdo ha annunciato la ristampa delle vignette sul profeta. Al Cairo il partito della libertà e della giustizia dei Fratelli Musulmani ha chiesto al governo francese di “prendere misure ferme e rapide” contro il settimanale satirico, come si è fatto nel caso delle foto in topless di Kate, e come si fa “contro chi nega l’Olocausto”. Daniel Cohn-Bendit ha definito i responsabili del settimanale, molto semplicemente, dei “coglioni”. Il prefetto di Parigi ha vietato il raduno annunciato per domani davanti alla grande Moschea della capitale, provvedimento rarissimo. Le autorità musulmane collaborano. Il rettore della grande moschea di Parigi Boubaker alla preghiera di oggi predicherà la calma. Persino il discusso intellettuale Ramadan dice che “non bisogna assolutamente manifestare”. Tanto La Repubblica che il Corriere intervistano l’intellettuale ebreo di origine polacca Marek Halter. Il Corriere sintetizza le sue parole: “Censurare è sbagliato. E non funziona”. Secondo Halter, “la censura non è una opzione, perché non c’è nessuno che possa arrogarsi il diritto di censurare, di stabilire quel che si può dire e quel che è proibito”. I musulmani che protestano non vogliono “che una intera civiltà venga stigmatizzata per l’opera di pochi fanatici o terroristi. Li comprendo, ma anche loro non commettano lo stesso errore con l’Occidente. Non siamo tutti produttori di film ignobili o di vignette che non fanno ridere. I musulmani che protestano non accettano che i Paesi occidentali permettano questo genere di libertà di espressione”. Crede che ci sia troppo silenzio da parte di musulmani laici? “Le separazione tra religione e Stato – dice Halter – è all’inizio nell’Islam. Le voci moderate ci sono, anche se fanno più rumore le altre”. L’intervista su La Repubblica è così sintetizzata: “Halter: ‘Si sono risvegliati nella violenza, ma non abbiamo il diritto di offenderli’”. Halter sottolinea che “la satira funziona quando è rivolta verso noi stessi”. Poi si chiede: “La democrazia permette tutto?”. “Noi umanisti diciamo che la nostra libertà si ferma dove comincia a intaccare la libertà del mio vicino. Teoricamente ho diritto di far la pipì nel giardino di casa del mio vicino, ma non lo faccio per una questione di rispetto”. Halter parla poi della rivista: “Ho guardato la copertina del settimanale e l’ho trovata buffa. Poi apro e vedo Maometto con il sedere per aria. Se fosse stato Gesù o Mosè quale sarebbe stata la reazione dei cristiani o degli ebrei? Non è un problema di legge, il problema è il rispetto dell’altro”.

L’Unità intervista due islamologi: Gilles Kepel e Olivier Roy. Dice Kepel che in Europa ormai vivono milioni di cittadini di origine musulmana, che per jaihadisti rappresentano “un enorme bacino di proselitismo” e l’unica soluzione possibile è andare verso una “piena partecipazione democratica” di questa gioventù alla vita sociale, civile e politica. Olivier Roy evidenzia come stia cambiando la realtà sociale dell’islam in Francia: “Basta guardare i nomi dei professori di scuola media e di liceo, quelli dei medici negli ospedali, degli avvocati, dei giornalisti locali (non nazionali) o dei membri dei consigli nazionali (non dell’assemblea nazionale) per vedere la lenta affermazione di una classe media musulmana che lascia i ghetti per trasferirsi nei centri delle città e manda i figli nelle scuole cattoliche (ci sono pochissime scuole private islamiche, in Francia, mentre più di 30 mila bambini sono scolarizzati nelle scuole private ebraiche)”. Kepel esclude, in riferimento alle vicende di questi giorni, che si possa parlare di una jihadizzazione delle primavere arabe: perché dietro la rabbia strumentalizzata dai jihadisti “c’è la frustrazione di quanti avevano investito su quei moti. E, a distanza di quasi due anni, fanno i conti con una condizione generale caratterizzata da una disoccupazione e da una miseria accresciute”. Roy ammonisce: l’Islam non è un mondo monolitico, “non è un’isola culturale, è un fenomeno globale che subisce la globalizzazione e ne partecipa”.

 

E poi

 

“La realtà dei populismi” è il titolo di una analisi firmata dal direttore di Reset Giancarlo Bosetti, a pagina 41 de La Repubblica. Dove si evidenzia come “la disoccupazione e la paura della povertà premono dovunque, e producono un vento favorevole alle ricette di autodifese più semplici, incentivano retoriche del miracolo e, nei casi peggiori, caccia i capri espiatori, che talora se lo meritano: banchieri fallimentari, politici corrotti, pensionati d’oro, o immigrati che funzionano anche bene”. “La ripresa del nazionalismo, del localismo, ognuno per sé, sono evidenti dalla Catalogna alla Germania”, scrive Bosetti. Per quel che riguarda gli italiani: potrebbero prendersela con i cattivi tedeschi, come suggerisce la stampa di destra, oppure con i vecchi politici da cacciare, come suggerisce il movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, o ancora con i “professori” che, come dice Di Pietro, sono degli “asinoni”. A guardare il programma del blog del Movimento di Grillo si trova la “apocalittica ideologia di una democrazia popolare in cui il popolo si autodetermina” e si legge un programma in cui sembra trovarsi l’Eldorado: insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri, medicina predittiva, più treni per i pendolari, molti investimenti nella ricerca e nella salute: “Non ci sono noiosi dettagli finanziari”. Ma non è detto che il populismo prevalga: in Olanda hanno vinto gli europeisti, in Francia ha vinto un presidente socialista che parla con insistenza di tasse. E’ bene che ad arginare la tempesta della retorica populista ci si dia da fare per rimettere in onore il “principio di realtà”, altrimenti detto “controllo dei fatti”. E il direttore di Reset cita ad esempio i due “non populisti” Enrico Morando e Giorgio Tonini, con il loro “manifesto riformista”.

 

Leggi su Reset il dossier sul populismo e la recensione del saggio scritto da Morando e Tonini 

 

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