Rimpasto a Roma

Il Corriere della sera: “Roma, le accuse del Viminale. La relazione sulle infiltrazioni: episodi gravi. Marino presenta la nuova giunta”. E poi: “Nel Pd si apre il caso Azzollini. Zanda ai senatori: votate secondo coscienza”.

A centro pagina: “Renzi e il fisco sulle imprese: taglieremo più che in Spagna”. “Sviluppo: il premier critica l’Ue e l”ideale smarrito’”.

A fondo pagina: “Il futuro di Italcementi sarà tedesco”. La notizia è quella della “cessione della multinazionale bergamasca a Heielberg. Pesenti: gruppo più forte”.

L’editoriale è firmato da Sergio Romano ed è dedicato alla Turchia e alla guerra contro l’Isi: “La svolta ambigua di Erdogan”.

Di spalla si parla di Grecia: “Alto tradimento. E Varoufakis si ritrovò trattato da golpista”.

In prima anche un richiamo ad una intervista a Mario Monti, nella sua veste di presidente del “Gruppo sulle risose proprie della Ue”: “Non preparo un’eurotassa”, il titolo.

La Repubblica: “Sanità, via a due miliardi di tagli. Nuova giunta, Marino sfida Renzi”, “Al Senato fiducia sul decreto. Un tetto per le analisi e i ricoveri. Protestano i medici”.

“La prova Capitale che spetta al Pd” è il titolo di un commento di Claudio Tito sulla nuova giunta Marino.

“Il caso” raccontato in prima riguarda il senatore Ncd Azzollini: l’aula di Palazzo Madama dovrà oggi decidere sulla richiesta di arresto nei suoi confronti: “Azzollini, dietrofront dei democratici, ‘Libertà di coscienza sull’arresto’”.

E “la polemica” riguarda invece il caso Bonino-Pannella: “Bonino: ‘Da Marco un altro dolore ma non lascerò il Partito radicale’”, “Pannella insiste: ti sei messa fuori tu”.

A centro pagina: “Caldo record, la grande strage dei pesci”, “A Orbetello soffocate 200 tonnellate di orate e spigole”.

Di spalla: “Il Draghi cinese che manca a Pechino”, “Perché il crollo delle Borse asiatiche fa paura al mondo”, di Federico Rampini e Giampaolo Visetti.

A fondo pagina, dall’inserto R2: “Troppi intrusi e meno visitatori. Salvate il soldato Wikipedia”, di Fabio Chiusi.

E dalle pagine dell’Economia: “L’Italcementi diventa tedesca. Pesenti vende il 45% a Heidelberg”, “Nasce il secondo gruppo mondiale”.

In prima anche “Il tuffo d’oro di Tania Cagnotto, mondiale azzurro dopo 40 anni”.

La Stampa: “Marino rifà la giunta. Compromesso nel Pd”, “Esposito e Rossi-Doria a sorpresa nella squadra. ‘Basta polemiche, il governo ci giudichi sui fatti’”, “Roma, valutata anche la necessità di accelerare i lavori per il Giubileo”.

“Perché Renzi ha rinunciato al ribaltone”: a spiegarlo è Federico Geremicca con un commento in prima.

A centro pagina, il sondaggio dell’Istituto Piepoli per La Stampa: “Cala la fiducia nel premier, cresce quella nella ripresa”.

A centro pagina la foto del tuffo di Tania Cagnotto ai Mondiali di Kazan: “Tania, un tuffo d’oro 40 anni dopo Di Biasi”.

Di spalla: “Il figlio di Gheddafi condannato a morte”. E un’analisi di Roberto Toscano: “Le conseguenze degli interventi sbagliati in Libia”.

In prima anche il “blitz” della Lega a Torino: “’Gli islamici qui non pregano’. Due consiglieri portano via il tappeto in Comune: ‘Non è una moschea’”.

Il Sole 24 ore: “Pesenti cede Italcementi alla tedesca Heidelberg. Per il 45 per cento l’imprenditore incassa 1,7 miliardi: avrà fino al 5,3 per cento del nuovo big del calcestruzzo”. “Opa sul flottante a 10,60 euro: deal da circa 7 miliardi”. “Rinunciare al controllo per garantire la crescita” è il titolo di una analisi di Paolo Bricco.

Di spalla: “Roma, Marino cambia squadra e tenta un rilancio. La sfida a Renzi: ‘Ora ci giudichi sui fatti’”.

Sotto: “L’annuncio del premier: dal 2017 tassazione sui profitti giù al 24 per cento”.

A centro pagina: “Sanità, ok alla stretta da 2,3 miliardi. Al Senato passa la fiducia (163 sì, 111 no) sul decreto Enti locali. Scontro con le Regioni”. “Riforma bis delle province: scatta la mobilità per 10 mila dipendenti”.

E poi: “Dal Sud primi timidi segnali di ripresa, ma non basta”. “Check up Mezzogiorno di Confindustria”.

Avvenire: “Sud senza crescita. Dopo le stime Fmi, Confindustria pessimista sul Mezzogiorno. L’ex ministro Giovannini: più investimenti, la piccola ripresa non basta”. “’Generazione perduta’, nuovi dati lo confermano. E l’Italia vende un gioiello: Italcementi ai tedeschi”.

A centro pagina: “Passano i tagli sulla sanità’. Nel decreto Enti locali votato con la fiducia sforbiciata di 2,3 miliardi”. E poi: “’Aziende, imposta al 24 per cento’”, ovvero le parole di Renzi.

Su Roma: “Marino prova a salvarsi. ‘Così Roma ora cambierà’”.

Il Messaggero: “Roma, ultima sfida per Marino. Il sindaco presenta la giunta bis con 4 nuovi assessori. ‘Renzi mi giudichi dai fatti’. Sel fuori dalla maggioranza. Il premier: fiducia a tempo, serve la svolta in pochi mesi”.

Di spalla: “Caso Azzollini, dietrofront del Pd, arresto in bilico”.

A centro pagina la sentenza di condanna a morte per Saif Al Islam, uno dei figli di Gheddafi: “Tobruk non riconosce la sentenza. Tripoli, condannato a morte il figlio prediletto di Gheddafi”.

Accanto, il decreto Enti locali: “Sanità, tagli per oltre due miliardi”. “’Società, l’aliquota giù al 24 per cento’”. “Decreto enti locali, ok alla stretta dopo la fiducia al Senato”.

Il Fatto ha in grande evidenza i titoli sulla sentenza del caso Rostagno: “’Mattarella ospite del circolo della loggia massonica deviata’”, “Caso Rostagno: i giudici sulle frequentazioni del futuro presidente”, “Nel centro ‘Scontrino’ del Grande Oriente, legato a clan mafiosi, ritrovati i documenti che testimoniano la partecipazione dell’attuale inquilino del Quirinale a incontri e dibattiti, assieme a Mannino e Vizzini”.

Sotto la testata, le “Ferrovie a pezzi”: “’Fs, 7 miliardi buttati se si privatizza in blocco’”, “Lettera di sette pagine del presidente Messori al ministro Padoan: la mancata ristrutturazione prima della vendita rischia di tradursi in una ‘svendita’. Il governo però è intenzionato a far cassa con un ‘pochi ma subito’. Il capitale investito dalla società vale 43,7 miliardi ma l’esecutivo intende quotarlo a soli 10”. E di fianco di racconta “il calvario dei passeggeri”: “’Ritardi da 200 minuti e sportelli che cadono’”.

A centro pagina: “Pd-Ncd, prove d’inciucio per salvare Azzollini”, “Senato. Oggi si vota sull’arresto”.

A fondo pagina, un ‘intervento della segretaria Cgil Susanna Camusso: “La Cgil deve tornare in frontiera”.

Il Giornale: “Roma brucia, Renzi scappa. Capitale nel caos, ma il premier non ci mette la faccia. E gioa a biliardino”. “Marino vara la nuova giunta ma non c’è un romano”. Renzi sarebbe “in fuga dai guai Pd”.

A centro pagina: “Le sette regioni che affossano il Paese”. “Gli sprechi della malagestione”. “Partecipate, l’analisi della Corte dei conti: Lazio, Campania e Sicilia da incubo”.

In prima anche: “Poche prove per condannarlo. E lo scafista chiede asilo”.

Roma, Marino

Il Corriere, con Fiorenza Sarzanini, anticipa la relazione del Ministero dell’Interno su Roma, che “potrebbe arrivare a Palazzo Chigi prima della pausa estiva. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano non proporrà lo scioglimento per mafia del comune di Roma, ma nella relazione al governo evidenzierà i ‘gravissimi episodi’” che hanno segnato la giunta di Marino nei suoi rapporti con Buzzi e Carminati, “lasciando così aperta la strada anche a ‘una diversa valutazione politica’ da parte dell’esecutivo”. Sarzanini ricorda che “Alfano sa bene che Renzi ha sempre escluso l’eventualità che la capitale d’Italia possa essere ‘commissariata’ per infiltrazioni criminali”, e lo stesso Alfano ha la stessa convinzione. Nella sua relazione il ministro “sottolineerà, proprio come ha fatto Gabrielli, la ‘pesante infiltrazione’ nella giunta guidata da Gianni Alemanno e una minore influenza mafiosa dopo l’arrivo di Marino, sia pur spiegando che la situazione rimane comunque ‘molto grave’ soprattutto per quanto riguarda i mancati controlli in alcuni settori fondamentali per il funzionamento della città”. Marino – le parole sono virgolettate, come se fossero tratte dalla imminente relazione – “’in alcuni casi non si è reso conto di quanto stava accadendo all’interno del Campidoglio’, oppure – e questa è una carenza giudicata altrettanto grave – ‘ha sottovalutato il problema e le conseguenze sull’affidamento degli appalti e sulla gestione della macchina amministrativa’”. In vista del Giubileo e anche alla luce delle critiche della stampa internazionale Alfano si preccuperebbe delle conseguenze: (“’immaginate che cosa potrebbe accadere di fronte a uno scioglimento per mafia’”), “facendo proprie le preoccupazioni dello stesso Renzi, ma anche di altri componenti del governo”.

La Repubblica alle pagine 2 e 3: “Marino vara la nuova giunta e sfida Renzi: ‘giudichi i fatti, decoro e pulizia per la fase 2’”, “Nasce un monocolore Pd. Entrano il pro Tav Esposito, Causi, Di Liegro e Rossi Doria. Priorità anche a trasporti e casa”. E il “retroscena” di Goffredo De Marchis: “Matteo e il test dei tre mesi, ‘Senza vero cambio di rotta si va al voto in primavera’”. A pagina 3 un’intervista a Matteo Orfini, commissario del Pd a Roma, che dice: “’Scelti dei fuoriclasse ma Roma non si guida solo dal campidoglio, anche dal governo’”, “’Renzi non ha chiuso la festa dell’Unità perché volevamo evitare contestazioni organizzate’”, e sul degrado di Roma “E’ vero, la città è in grave difficoltà, ma non va umiliata. Ha periferie molto più sicure delle metropoli americane”.

A pagina 4 “l’inchiesta” di Cecilia Gentile e Corrado Zunino, corredata da una grande foto di cassonetti dei rifiuti non svuotati: “Assenteismo e mezzi rotti, ecco perché nella capitale i rifiuti restano nelle strade”, “salta il lavoro un netturbino su 7, guasto il 40% dei camion. Sulla nuova Ama l’ipoteca degli sprechi della Parentopoli”.

Poi un’intervista al neo-assessore ai trasporti Stefano Esposito: “’Si sa che ho un cattivo carattere, chi non collabora se ne accorgerà’”.

La Stampa, pagina 2: “Marino si riprende Roma, ‘Renzi ci giudichi dai fatti’”, “Via alla nuova giunta con quattro innesti graditi a Palazzo Chigi”.

Con le interviste a Marco Rossi Doria, neo assessore alla scuola e allo sviluppo nelle periferie: “Il maestro di strada: inutile portare il centro in periferia”. E a Stefano Esposito, neo-assessore ai trasporti: “Nessuno vorrebbe l’Atac? Da Rutelli battuta infelice”.

Il “retroscena” è firmato da Federico Geremicca: “La spinta del Giubileo fa arretrare il premier”, “Così Matteo ha dovuto rinunciare a far cadere il sindaco”.

Su Il Fatto, pagina 6: “Marino normalizzato: la nuova giunta senza Sel e tanto Pd”, “Nel rimpasto entrano 4 assessori, tra cui i parlamentari Causi ed Esposito: ‘Terremo il doppio incarico’”.

Sul rimpasto della giunta romana di ieri Il Giornale: “L’eterno rimpasto di Marino ridotto a un monocolore Pd. Il sindaco presenta la sua terza giunta in soli due anni: disposto a tutto pur di evitare le urne. Trasporti al pro Tav Esposito. Al Bilancio torna Causi, lasciò un maxi buco con Veltroni”.

Il quotidiano aggiunge anche che sia Causi che Esposito sono parlamentari, e che i due manterranno il loro scranno parlamentare. “Una scelta che non sembra particolarmente rispettosa né per l’una né per l’altra istituzione”.

Sulla stessa pagina: “Più assessori ‘esterni’ di così: uno arriva persino da Torino. Polemiche sulle origini dei nuovi amministratori: ‘Nessun romano’”.

Sul Messaggero: “Marino nomina 4 nuovi assessori. ‘Renzi mi giudichi da ciò che faccio’. La nuova squadra per affrontare la fase due. La promessa: ‘In sei mesi cambieremo la città’. Sel: è ormai ostaggio del Pd”.

Accanto: “La doppia poltrona spacca i Dem. Il caso incompatibilità è aperto”. Il quotidiano romano ricorda che Marta Leonori, assessore in una passata giunta Marino, si dimise da parlamentare. “Tra i renziani si ricorda il caso Leonori: venne fatta dimettere, non rinunciare al seggio dimostra che non credono al rimpasto”.

Nell’altra pagina la linea di Renzi: “La proroga a tempo del premier scettico sulla pax romana nel Pd”. “Il leader concede qualche mese in più alla giunta ‘formato Orfini’. Rimandata la rottamazione della nomenklatura spezzando i potentati”. Secondo il quotidiano “affondare il colpo e rottamare tutto il partito romano rappresenta per il presidente del Consiglio un rischio troppo grosso specie ora che i rumors di una frattura a sinistra del Pd sono talmente forti da ringalluzzire persino Silvio Berlusconi”.

Sul Corriere anche Sergio Rizzo (“Il Giubileo per Marino è l’ultima occasione”) si sofferma sulla presenza in giunta di Causi ed Esposito, perché “per quanto nessuna norma impedisca loro di tenere il seggio” parlamentare “il problema della compatibilità” esiste “eccome”. Si legge anche che il Pd potrebbe “pagare un conto elettorale salatissimo” a causa dello stato di degrado in cui versa Roma, con il Giubileo alle porte.

Su Roma i quotidiani continuano ad intervistare personaggi famosi. Oggi tocca a Carlo Vanzina. Sulla proposta di Alessandro Gassmann: “Scope? Ramazze? Ma che è? Miracolo a Milano di Vittorio de Sica?”.

Rostagno (e Mattarella)

Le pagine 2 e 3 de Il Fatto sono dedicate alle motivazioni della sentenza sul caso Rostagno: “in tremila pagine la conferma: il movente è mafioso”. Questa -si legge- è la conclusione della sentenza con cui è stato condannato all’ergastolo nel 2014 il boss Vincenzo Virga e il killer mafioso Vito Mazzara, rispettivamente mandante ed esecutore dell’agguato e dell’uccisione. “A tappargli la bocca -spiega Sandra Rizza leggendo le motivazioni della Corte d’Assise di Trapani- quella sera del 26 settembre 1988 è stata Cosa Nostra perché Mauro Rostagno costituiva una minaccia persistente ‘come un tarlo’ per i santuari del potere mafioso. Ma con tutta probabilità sulla morte del giornalista-sociologo, rimasta per 26 anni senza colpevoli, è scattato il collaudato copione di un depistaggio a più mani, voluto da una ‘rete di protezione’ intrecciata tra massoneria e servizi deviati, per coprire chi aveva eliminato un testimone scomodo, in quello che potrebbe essere stato uno scambio di favori con il gotha dei boss”.

Ma la notizia per Il Fatto sta nell’articolo che campeggia nella parte alta della pagina: “Mattarella e quelle conferenze nel circolo delle logge trapanesi”, “Nella sentenza Rostagno, la presenza del Capo dello Stato (all’epoca deputato Dc) alle iniziative del centro ‘Scontrino’, descritto dai giudici ‘paravento di massoni’”. Scrive Sandra Rizza: “C’erano Calogero Mannino e Carlo Vizzini, ma anche il capo dello Stato Sergio Mattarella (all’epoca deputato Dc) fra i frequentatori delle iniziative pubbliche del circolo ‘Scontrino’, il centro di cultura ospitato in un palazzo barocco, che negli anni ’80 nascondeva un vero e proprio tempio massonico e che ora la Corte d’Assise di trapani, nelle motivazioni della sentenza Rostagno, definisce un paravento di logge infestate da elementi mafiosi del calibro di Gioacchino Calabrò, l’artificiere della strage di Pizzolungo. Quando, l’11 aprile 1986, la polizia perquisì il circolo di via Carreca, nel centro storico trapanese, saltarono fuori sei logge: Iside, Iside 2, Osiride, Ciullo d’Alcamo, Hirma e Cafiero, ma anche una copiosa documentazione di agende e rubriche fitte di numeri di telefono di esponenti politici locali e nazionali. I loro nomi, ora scolpiti nero su bianco nel verdetto su Rostagno, li aveva già elencati in aula il generale Nazareno Montanti, ex dirigente dei carabinieri di Trapani: ‘Sergio Mattarella e Francesco Canino, entrambi Dc, Carlo Vizzini del Psdi, e l’ex sindaco di Trapani Erasmo Garuccio’. Informazione confermata da Paolo Scontrino, una delle fonti più introdotte nel circolo, che nel suo verbale reso alla Criminalpol il 28 ottobre nel 1986, raccontò come il centro Scontrino organizzasse ‘conferenze alle quali mi risulta abbiano partecipato l’on. Sergio Mattarella, l’on Vincenzo Culicchia (oggi Pdr), l’on. Francesco Canino (morto nel 2014)”, ma anche “il rabbino Toaff” e ancora “lama tibetani, tale padre Antonij di religione indù, Dacia Maraini ed altri’”. Poi si legge che nella perquisizione si trovò anche una lettera di Calogero Mannino datata 24 ottobre 1984 e indirizzata al Gran Maestro Giovanni Grimaudo, in cui il politico informava che era stato concesso al centro Scontrino “un contributo in denaro”.

Su La Repubblica, a pagina 19, un articolo di Salvo Palazzolo: “’Rostagno di fidava dei boss, ecco perché fu ammazzato’”, “Trapani, la verità 27 anni dopo. Nelle motivazioni delle condanne dei mafiosi, depistaggi e collusioni”. Si citano alcune espressioni dei giudici nelle motivazioni: dopo l’uccisione scattarono subito “colpevoli ritardi e inspiegabili omissioni”; le conseguenze sono state devastanti, vi fu “la soppressione o dispersione di reperti, la manipolazione delle prove e reiterati atti di oggettivo depistaggio”; “bisognava mettere a tacere per sempre quella voce che come un tarlo insidiava e minava la sicurezza degli affari e le trame collusive delle cosche con altri ambienti di potere”; c’era un delicato lavoro d’inchiesta “sommerso” che Rostagno stava portando avanti. A dirlo sono alcuni appunti ritrovati, che “raccontano del Circolo Scontrino, della massoneria deviata, di protezioni istituzionali”.

Italcementi, economia

Il Sole dedica due intere pagine alla decisione della famiglia Pesenti di vendere Italcementi al gruppo Heidelberg, il più grande produttore di cemento della Germania. Una operazione annunciata ieri ma non una sorpresa, si legge sul quotidiano di Confindustria, perché “espessione di una fase di consolidamento nel settore”, dopo la fusione tra la svizzera Holcim e la francese Lafarge, una aggregazione da 40 miliardi di dollari che ha creato un gigante del settore. La società che nasce con la cessione di Italcementi sarà la prima al moondo negli aggregati, la seconda nel cemento e la terza nel calcestruzzo. Heidelberg oggi è “un colosso da 12,9 miliardi di ricavi”, con LafardeHolcim,. Con la cinese China National Builiding Material Company e con l’irlandese Crh. I Pesenti saranno i secondi azionisti del gruppo.

Sul Corriere Dario Di Vico: “Solo con grandi volumi è possibile restare competitivi, godere di economie di scala e affrontare l’aumento dei costi dovuto a più moderne norme ambientali”. Inoltre il cemento è stato “martoriato dalla recessione”, con “otto anni di calo consecutivo dei volumi”. I produttori hanno dovuto arricchire il prodotto, per esempio investendo sulla sostenibilità ambientale, escogitando nuove soluzioni tecnologiche, ma i riscontri di mercato, con l’attività edilizia praticamente paralizzata, non potevano essere entusiasmanti per nessuno.

Sul Sole 24 ore si dà conto di una indagine di Confindustria sul primo timestre del 2015: “Segni di ripresa dal Mezzogiorno. L’indagine Confindustria-Srm sui divari tra il Sud e il resto del Paese registra una timida investione di tendenza”. “Dopo sette anni ne primo trimestre dell’anno l’occupazione torna a crescere”. Si legge tuttavia che per il Sud “la strada per la crescita resta ancora lunga e faticosa”, e che se le regioni meridionali crescessero allo stesso ritmo del Pil nazionale “potrebbero recuperare i livelli di ricchezza perduti dal 2007 in poi solo nel 2025”.

Il quotidiano offre anche una intervista ad Alessandro Laterza, vicepresidente della associazione imprenditoriale con delega per il Sud. Ricorda che ogni euro investito nel Mezzogiorno “per il 40 per cento ricadea favore del sistema produttivo del Centro Nord”. Dice che il Sud non compare come priorità nell’agenda del governo, che sull’utilizzo dei fondi europei “manca ancora un chiaro assetto delle deleghe a livello di Governo e quindi le competenze sui fondi strutturali e su quelli di coesione nazionali”. Il governo dovrebbe varare un Dpcm per attivare una cabina di regia “in modo che tutti i soggetti” coordinino le loro azioni.

Su Avvenire viene intervistato l’ex ministro del lavoro ed ex presidente Istat Enrico Giovannini, che commenta i dati del Fondo Monetario Internazionale. Giovannini ribadisce che la crescita economica è ancora “timida” e che “senza una forte ripresa una riforma come il Jobs act da sola non è in grado di generare occupazione aggiuntiva. E infatti, come dimostrano i dati, l’occupazione è sostanzialmente sui livelli di un anno fa”. Giovannini punta l’attenzione sulla necessità di fare investimenti “non solo nella scuola ma nella formazione in generale, occorre un sistema di lifelong learning che permetta l’aggiornamento dei lavorator lungo tutta la loo vita professionale per rendere le persone più occupabili”.

Sanità, tagli, partecipate

Sul decreto enti locali, che prevede una “stretta da 2,3 miliardi su forniture, analisi e ricoveri”, come scrive Il Messaggero, si possono leggere sui quotidiani molte schede e grafiche sulla spesa sanitaria in Italia, regione per regione.

Ieri il ministro Lorenzin – come scrive Il Sole – “ha difeso una volta di più a spada tratta il decreto” che prevede misure di efficientamento ma nessun taglio, dice.

Lorenzin oggi risponde alle critiche del presidente del Veneto Zaia, in una intervista al Corriere. Ricorda che “le misure sulla sanità sono state decise insieme alla Conferenza Stato regioni”, dove negli ultimi anni il Veneto ha presieduto la commissione sanità e la Lombardia la commissione bilancio. “Sono queste due Regioni che di fatto hanno deciso la linea, compreso il taglio da 2,3 miliardi di euro cui sono sempre stata contraria e di cui si discutte adesso”.

Per tornare al Sole, in una analisi firmata da Roberto Turno, si legge che “la nuova (l’ennesima) manovra che va a pressare i conti della sanità pubblica” è da una parte un “passo obbligato” ma dall’altra rischia di gettar via il bambino con l’acqua sporca. Turno critica il “ping pong” di responsabilità tra governo e Regioni sulle responsabilità.

Il Messaggero ospita un intervento del presidente di Confindustria Squinzi che propone di rafforzare il pilastro integrativo privato nella sanità. “Serve il pilastro integrativo. Rivedere le detrazioni fiscali”. “Il nuovo modello basato su libera scelta di cura e integrazione pubblico-privato”.

Su La Stampa, pagina 8, un lungo articolo di Marco Sodano sulle società partecipate (7.684 partecipate locali di cui quasi duemila del tutto pubbliche): “L’allarme della Corte dei Conti: ‘Partecipate, bilanci-groviera’”, “I magistrati: in sette regioni le perdite superano gli utili”. E si ricorda che già l’Istat a fine 2014 ne contava più di 1800 con zero addetti a libro paga.

Anche su Il Giornale: “Partecipate, ecco le sette regioni che affossano i conti pubblici. La Corte dei conti lancia l’allarme: dal Lazio alla Campania i bilanci delle società con quote pubbliche sono in rosso. Nella sola Sicilia le perdite sfiorano i 120 milioni”.

Azzollini

Oggi l’aula del Senato dovrà decidere sulla richiesta di arresto per il senatore Ap Azzollini. “Azzollini, cresce il partito del no all’arresto”, scrive il Corriere della Sera. “Oggi il verdetto”, “i centristi confidano in un esito posiivi”, “il peso del voto segreto”, “Zanda scrive ai colleghi del gruppo Pd e li invita a ‘decidere secondo il proprio convincimento’”. Il voto segreto, scrive il quotidiano, verrà chiesto dai senatori (ne bastano venti). Zanda ha ricordato che il voto del Senato “non ha ad oggetto la valutazione delle eventuali responsabilità penali del senatorie Antonio Azzollini ma esclusivamente la sussistenza del fumus persecutionis”. Azzzollini è accusato in una inchiesta sul crac di una casa di cura pugliese. Secondo il senatore Pd Casson “l’ordinanza era lineare efatta bene ed è stata confermata dal tribunale del riesame”, “non c’è fumus persecutionis nella maniera più assoluta”. Casson è contrario anche al voto segreto.

Su La Repubblica, pagina 10: “Azzollini, il Senato ci ripensa e dà libertà di coscienza. Verso il no all’arresto”, “Oggi il voto in Aula, Ncd chiede lo scrutinio segreto. Ma in Giunta i dem avevano detto sì ai domiciliari”, “Molti democratici temono che i %Stelle votino no e scarichino la colpa su di loro”.

Su Il Fatto: “Minacce Ncd e difesa di Casta: Azzollini si salva?”, “Oggi il voto sull’arresto del senatore, I democratici cambiano linea: Orfini disse sì, ora è già ‘forse’”.

Bonino-Pannella

Su La Repubblica, due interviste a confronto a Emma Bonino e Marco Pannella. Bonino: “Marco sbaglia e mi addolora ma l’espulsione non esiste”, “Andrò a parlare di questo alla nostra radio? Forse…Non cado però nella trappola del gossip”, “L’attacco è stato un fulmine e ciel sereno. Io ancora radicale? Nella politica radicale mi identifico”. Pannella: “Io l’ho sempre mandata avanti e ora Emma è sparita”, “Lei è sempre in giro, si fa i cazzi suoi. Telefonarle? Sono sicuro che non la troverei. Forse non ha più bisogno di me”, “lei deve curarsi il tumore? Guardi, io ne ho due di tumori e sto qui al partito. Abbiamo reagito diversamente”.

Su La Stampa: “Bonino dopo la fatwa di Pannella: ‘Mi fa male, non sono di legno’”, “L’ex ministro considera ‘ingeneroso’ lo sfogo del fondatore del partito”.

Anche il Corriere offre una conversazione con Pannella mentre scrive che Bonino non ha voluto rilasciare interviste. “Pannella e la lite con Bonino. ‘Le sono affezionato. Ma ora stanze separate’. Il racconto del leader: tutto cominciò quando chiesi ad Adele Faccio dimandarmi con urgenza una giovane. E lei mi segnalò Emma”. Ieri il quotidiano milanese, insieme ad altri giornali, aveva dato conto di alcune affermazioni del leader radicale a proposito del presunto scarso impegno sul fronte delle battaglie del Partito Radicale da parte della Bonino, fatte durante la conversazione domenicale con Massimo Bordin a Radio Radicale. Oggi Pannella ribadisce le su “accuse”. “Noi qua stiamo per chiudere. Le risulta che la Bonino stia facendo qualcosa per evitarlo?”.

Europa

Il Corriere offre una intervista a Mario Monti , presidente dal “Gruppo sulle risorse proprie dell’Ue”, istituito nel febbraio 2014. Il Gruppo dovrà presentare le sue proposte in una conferenza con le istituzioni europee prevista tra un anno. Delle proposte di riforme dell’Unione dei “cinque presidenti”, di cui pure il Corriere ha parlato nei giorni scorsi, dice che sono troppo graduali, che si rinviano a dopo il 2017 temi cruciali e di cui la crisi greca ha dimostrato ulteriormente l’urgenza”, che rimandare in attesa delle elezioni dei Paesi europei non funziona più, “sono riti che francamente non ci possiamo più permettere, perché se vogliamo che l’Europa abbia una sua maggiore capacità di funzionamento e poi non deluda i cittadini non possiamo scaricare sul tavolo europeo tutti i vincoli delle politiche nazionali”. Monti dice che “la Grecia è il migliore esempio di successo della moneta unica. Non è un paradosso. L’ho detto nel 2011 e lo confermo oggi ancora di più. Quanto qualcuno tiene ad una cosa lo si capisce dai sacrifici che è disposto a fare pur di non perderla. Nessuno ha fatto tanti sacrifici quanto i greci, che sono disposti a farne ancora, per rendere la loro economia adatta all’euro, anziché dire addio alla moneta unica”. Dice che i tedeschi “non sono un ostacolo” per una Europa più forte e anche Schauble “resta uno dei più convinti europeisti della Germania. È il ministro delle Finanze e si rende conto di quali siano gli stati d’animo dell’opinione pubblica tedesca”. “I “no all’euro” appaiono sempre più radicati nell’insofferenza verso la Germania e nel disprezzo nei confronti della Merkel. Ora, chi ha questa posizione deve stare ben attento. Se si pensasse che uscendo dall’euro, e magari dalla Ue, l’Italia si affrancherebbe d’incanto dall’influenza e dal potere della Germania, si commetterebbe un errore madornale”.

Turchia

Sul Corriere: “Sostegno Nato alla Turchia. Ma con i curdi pace a rischio”. Si legge che la Nato ha espresso compattamento sostegno ad Ankara nella lotta al terrorismo ma “una decina di Paesi” hanno invitato la Turchia a non abbandonare il processo di pace con i curdi. Nelle stesse ore, scrive il Corriere, il presidente turco Erdogan ha definito “impossibile” proseguire il dialogo con i curdi fino a che proseguiranno le offensive del Pkk. Erdogan si è spinto a dire che il Parlamento dovrebbe togliere l’immunità ai deputati del Hdp, il partito filo-curdo che ha preso il 13 per cento alle ultime elezioni, scrive il Corriere.

Sul Sole: “La Nato al fianco della Turchia. Notificata la creazione di una ‘fascia di sicurezza’ d’intesa con gli Usa. I Paesi dell’Alleanza solidali con Ankara nella guerra all’Isis malgrado l’apertura del fronte curdo”. Scrive Alberto Negri: “Sarà interessante vedere cosa racconteranno adesso ai curdi siriani e al Pkk gli americani – ma anche gli europei – che guidano la coalizione internazionale anti-Isis. Sono stati considerati finora l’eroica fanteria da lanciare contro i jihadisti mentre Obama e la Nato sembrano aver accolto in pieno le preoccupazioni turche sulla espansione territoriale dei curdi siriani e le attività del Pkk con qualche distinguo, assai flebile, che va da Hollande alla Merkel”.

Sul Corriere Sergio Romano scrive che “non è sorprendente che Erdogan e il suo primo ministro, messi di fronte alla necessità di scegliere il loro obiettivo prioritario, abbiano deciso di difendere l’integrità dello Stato. Comprendere le ragioni di un alleato, tuttavia, non significa condividerle”. E infine: “Se Ankara chiede alla Nato di essere autorizzata a combattere conteporaneamente l’Isis e i curdi, come sta accadendo, saremo costretti a rispondere che i nemici dei nostri nemici sono nostri amici”.

Su Avvvenire si dà conto della opinione di Bayram Balci, analista turco, specialista in politica regionale turca presso il Ceri di Parigi, il Centro studi sulle relazioni internazionali della prestigiosa Fondazione di Scienze politiche. Dice che “sarebbe esagerato interpretare questa offensiva come in sintomo del ritorno di tentazioni imperiali turche, anche perché l’immagine che Ankara tiene a coltivare nei confronti dell’Europa rappresenta un importante freno per il governo nel suo atteggiamento verso la minoranza curda”. Secondo Balci se vacilla la fiducia reciproca tra Turchia e Pkk è anche per responsabilità della “imprudenza del Pkk, dopo un periodo in cui aveva già tergiversato sul quadro del processo di pace”. L’offensiva delle ultime ore insomma ha sostanzialmente un “valore simbolico” ma “non credo” che la Turchia sia “disposta a mostrarsi oltranzista verso i curdi”, dice.

Saif Gheddafi

Sulla condanna a morte di Saif al Islam Carlo Jean scrive sul Messaggero che la sentenza e il processo “sono stati criticati come illegali dal miistro della giustizia del governo di Tobruk, quello riconosciuto internazionalmente. La fretta con cui il tribunale tripolino ha voluto pronunciare il suo verdetto sarebbe stata strumentale, secondo lui, alla volontà delle autorità di Tripoli di affermare con la dura sentenza la loro legittimità di fronte al popolo libico e alla comunità internazionale e, soprattutto, la loro intransigenza nell’allontanare dal potere tutti i collaboratori del passato regime”. Ma – aggiunge Jean – “la condanna degli esponenti del passato regime non muterà comunue la situazione in Libia” che è “in fase di stallo”, “tutti attendono di vedere cosa faranno le parti che non hanno firmato l’accordo preliminare per la costruzione di un governo unico, promosso dal rappresentante dell’Onu Bernardino Léon”.

Sul Corriere un commento di Donatella Di Cesare rcorda che il tribunale internazionale dell’Aja ha chiesto già un anno fa l’estrazione di Saif Al Islam. “E’ lì che dovrebbe trovarsi, non davanti a un plotone di esecuzione”, anche se “uccidere il tiranno è una tentazione antica mai del tutto placata e spenta”

E poi

Da segnalare sul Messaggero un intervento del ministro Alfano firmato insieme al Vicesegretario di Stato Usa Antony Blinken dal titolo: “Un’offensiva di civiltà contro il fanatismo”. Si parla di un incontro che si terrà a Roma oggi tra i rappresentanti di oltre 60 Paesi: un Summit sul contrasto all’estremismo violento in cui insegnanti, coach, genitori e leader religiosi di tutto il mondo si inconteranno per parlare di tolleranza, fanatismo, diritti umani, dialogo.

Sul Giornale si dà conto di un sondaggio Gallup negli Usa, di cui ha dato notizia il Financial Times. “Il gradimento del Papa negli Stati Uniti resta forte ma è calato notevolmente nel giro di un anno e messo, passando dal 76 per cento del febbraio 2014 al 59 per cento attuale. Secondo i ricercatori la crisi di consensi sarebbe dovuta alle posizioni del Papa su “alcune tematiche particolarmente sensibili negli Usa”, dalla condanna al “capitalismo globale” alle sue “stoccate sulla tutela dell’ambiente”.

Su Avvenire spazio alla “accusa del Nobel Sen”. Si parla di un intervento di Amartya Sen sul numero di agosto della New York Review of books in cui si critica il governo nazionalista indiano al potere dal maggio 2014. “La tesi del premio Nobel, anticipata dal Times of India, è che i nazionalisti filo-induisti intendono controllare le istituzioni accademiche indiane e che in questa linea rientrano le interferenze di ‘eccezionale ampiezza’ nel mondo della ricerca, accompagnate da sensibili tagli di bilancio per l’istruzione”. Anche per questo Sen avrebbe ritirato la sua disponibilità a svolgere l’incarico di rettore della università di Nalanda. “L’accusa del Nobel Sen, costretto a lasciare la carica”, si legge su Avvenire.

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