Oggi il primo voto sulla decadenza di Berlusconi

Corriere della Sera: “Lacrime e orgoglio per la Concordia”. E a centro pagina: “Verso l’aumento dell’Iva”, “Il Tesoro non riesce a trovare il miliardo per bloccarlo”.

In taglio basso, sul Lodo Mondadori: “Berlusconi, 494 milioni alla Cir”, “Ricorso Fininvest respinto in Cassazione”.

 

La Repubblica: “Berlusconi, condanna da 500 milioni”, “Risarcimento alla Cir per il Lodo Mondadori. Ira Pdl, oggi il videomessaggio”.

In prima un richiamo alle parole del vicepresidente della Commissione Ue: “Rehn all’Italia: ‘Sbagliato abolire l’Imu, così rischiate’”.

A centro pagina: “Concordia, ora è sfida tra i porti per avere il relitto”.

 

La Stampa: “Concordia, missione compiuta. Letta: il Paese volta pagina”.

A centro pagina: “Berlusconi, mezzo miliardo alla Cir”, “Decadenza, oggi il voto in Giunta. L’ex premier risponderà con un videomessaggio”.

In taglio basso: “Niente copertura, Iva verso l’aumento”.

 

Libero: “Esproprio giudiziario”, “La Cassazione impone a Berlusconi di consegnare 500 milioni di euro all’arcinemico De Benedetti. Il centrodestra rischia di non sopravvivere ai colpi che si abbattono sul suo leader. A meno che la figlia…L’ira di Marina: ‘Schiaffo alla giustizia. L’accanimento è sempre più evidente, ma non ci arrendiamo’”.

A centro pagina, una caricatura della presidente della Camera: “Foto e prosecco, le spese pazze della Boldrini”.

E sulle parole del commissario Rehn: “Italiani trattati da servi, ma Letta tace”.

 

Il Giornale: “Rapinato Berlusconi”, “Lodo Mondadori, la Cassazione conferma lo scippo: 500 milioni di euro nelle tasche di De Benedetti. Sinistra e giudici vogliono il Cavaliere fuori dal Parlamento, in galera e pure al verde. E su Ruby…”, “E nel Pdl scoppia il caso dell’uomo di Alfano pronto a tradire” (si tratterebbe del sottosegretario Castiglione, come si evince dalle pagine seguenti, ndr.)

Il quotidiano ospita in prima pagina un intervento di Marina Berlusconi sulla sentenza della Cassazione: “E’ uno schiaffo alla giustizia e alla democrazia”.

A centro pagina, con foto dell’interessata: “La Bindi vuole farci pagare gli esuberi del Pd”, “Proposta ai democratici: contributi pubblici e cassa integrazione agli impiegati dei partiti”.

 

L’Unità: “Il conto di Berlusconi”, “La Cassazione respinge il ricorso Fininvest e chiude il capitolo lodo Mondadori: Berlusconi deve pagare 540 milioni alla Cir. Alfano: ‘Sentenza spropositata’. Oggi voto in aula sulla decadenza. Stefano sarà il nuovo relatore. Rinviato il videomessaggio con il ri-lancio di Forza Italia”. E su Forza Italia: “E nel caos rispunta la carta Marina”.

A centro pagina: “Rehn: ‘Errore togliere l’Imu ai più ricchi’. Il Pdl insorge”.

 

Il Fatto, sul Lodo Mondadori e Berlusconi: “Frodatore & corruttore. B. ha scippato 500 milioni”.

A centro pagina: “La Concordia galleggia e i politici salgono a bordo”.

 

Il Sole 24 Ore: “Spread, l’Italia torna avanti”, “Rehn: rischioso tagliare l’Imu. Se il deficit risale si riapre la procedura Ue”. Di spalla, sul lodo Mondadori: “Bocciato il ricorso, Fininvest deve pagare 494 milioni alla Cir”.

 

Cir-Berlusconi

 

Su Il Giornale Marina Berlusconi scrive che “questa sentenza non è giustizia, è un altro schiaffo alla giustizia”. Secondo la presidente di Fininvest e Mondadori “la Cir non ha subito alcun danno, lo sa per primo Carlo De Benedetti, che continua a straparlare di ‘scippo’, neppure un euro da parte nostra era ed è dovuto. Oggi la Cassazione aveva la possibilità di cancellare quello che non esito a definire uno scandalo giuridico. Ha deciso di non farlo”. Nella stessa pagina un articolo di Luca Fazzo ricostruisce la vicenda e ricorda che nel 1991 ci fu una ipotesi di armistizio che Berlusconi e De Benedetti sottoscrissero. Arrivava dopo la sentenza di appello del gennaio 1991 con la quale i giudici di Roma stabilirono che il lodo arbitrale siglato da Cir con i Formenton, che avrebbe garantito il controllo di Mondadori, era nullo. Ma quella sentenza – dice oggi De Benedetti – era viziata dalla corruzione di uno dei tre giudici. E fu a causa di quella sentenza ingiusta – dice Cir – che dovemmo scendere a patti. E i giudici – di primo grado, d’appello e di Cassazione – gli hanno dato ragione.

Sul Sole 24 Ore Simone Filippetti racconta: “Finisce la ‘guerra dei vent’anni’”. Si ricostruisce quindi la saga dei Formenton, ricordando come nel 1988, dopo la morte del presidente della società Mondadori, gli eredi decisero di vendere a Cir e poi cambiarono idea. Nel 1995 fu Stefania Ariosto, allora compagna di Vittorio Dotti (al tempo uno dei legali di Berlusconi) ad accusare Previti (avvocato di Fininvest) e far partire un filone di inchiesta perché si sospettava che fosse stata pagata una tangente al giudice Metta (che poi andrà a fare il consulente proprio allo studio Previti) attraverso la finanziaria offshore All Iberian.

Su La Repubblica, in prima pagina, Massimo Giannini: “La corruzione come metodo”, “il metodo del Cavaliere, un sistema di corruzione per proteggere gli affari”, “ecco il business illiberale e tangentaro dell’ex premier”.

Sul Sole 24 Ore, la reazione dell’interessato: “Berlusconi: vogliono costringermi a vendere”. Dove si legge che il primo a commentare la sentenza è stato l’ex ministro Bondi: “Nessuno in Italia può sentirsi più al sicuro”.

Lo stesso Bondi viene intervistato da La Repubblica: “Questa sentenza è un esproprio politico, no si può più governare con i carnefici del Pd”.

 

Giunta, Berlusconi

 

Stasera, ricorda il Corriere, ci sarà il voto in Giunta delle elezioni al Senato sulla relazione di Andrea Augello, senatore Pdl, che propone di convalidare l’elezione a senatore di Silvio Berlusconi nonostante la sua condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale. Poi, i primi di ottobre, il vero voto (sempre in Giunta) sulla decadenza del Cavaliere in forza della legge Monti-Cancellieri-Severino, che esclude dal Parlamento i condannati a pene superiori ai due anni. Ieri, proprio l’ex guardasigilli Severino ha difeso a spada tratta la legge che porta il suo nome: “Su quella legge c’era l’accordo di tutti”. “Su questa legge, dopo un lungo e accurato approfondimento, eravamo tutti d’accordo, anche quando, con il ministro Cancellieri, il presidente Monti e Patroni Griffi abbiamo varato il testo. Adesso la sua applicazione spetta al Parlamento. Certo, quando fai una legge tutto va bene fino a che non arriva nel tuo giardino”.

 

A metà ottobre ci sarà il passaggio delicato nell’Aula di Palazzo Madama, dove la decisione definitiva sul seggio del leader Pdl verrà presa a scrutinio segreto. E’ per questo che la battaglia presto si sposterà dalla Giunta per le elezioni (dove il fronte anti-Berlusconi dispone di 15 voti su 23) a quella per il regolamento, che prima o poi verrà investita per sciogliere il nodo del voto segreto. Il regolamento recita: “Sulla verifica dei poteri” (dunque anche sulla decadenza) il voto in Aula “deve” essere segreto. Ieri si sono mossi i senatori grillini firmando un disegno di legge che intende cancellare il voto segreto dal Senato.

Sulla prima pagina di Libero viene riprodotto un intervento di Benedetto Croce del 1948 sotto il titolo: “Sì al voto segreto contro gli abusi della partitocrazia”.

Il quotidiano riferisce anche che in questi giorni è tornato a parlare l’ex senatore Ds Giovanni Pellegrino, che nel 1993 presiedeva la giunta chiamata a decidere sulla autorizzazione a procedere nei confronti di Andreotti, su richiesta del procuratore Caselli. Allora la Giunta prese atto di un mio parere e decise per il voto palese. Andreotti però, ricorda il Corriere, si espresse a favore della autorizzazione a procedere. Quanto al presidente Grasso, scrive il quotidiano che non sembra “impermeabile” alle pressioni dei grillini e di una parte del Pd: se esiste la possibilità di cambiare le regole le forze politiche hanno la possibilità di farlo e non sarà il presidente del Senato ad impedirlo, ha detto. Nel frattempo in Giunta è stato notificato anche un ricorso al Procuratore generale della Cassazione, firmato da un gruppo di avvocati “cittadini elettori”, pare ispirati da Micaela Biancofiore, Pdl, che chiedono la nullità della condanna contro Berlusconi perché nel collegio della sezione feriale della Cassazione che lo ha giudicato c’era un giudice civile di troppo. Il fatto singolare però è stata la smentita di Palazzo Grazioli: “Il ricorso non è stato in alcun modo autorizzato dal Presidente Berlusconi”.

La Repubblica racconta così l’orientamento di Berlusconi, anche a seguito della sentenza Mondadori: “L’ira di Berlusconi contro i giudici: ‘E’ ormai in atto una persecuzione, ma per ora non faccio cadere Letta’. Crisi a novembre, voto a febbraio, oggi il messaggio”.

Anche per il Corriere il Cavaliere sarebbe deciso a non sacrificare l’esecutivo: “La scelta di salvare la stabilità. Per ora”.

Per La Stampa: “Il piano di Berlusconi: ‘Nessuna crisi ora, ma tra due mesi…’. Il ragionamento: pericoloso far saltare il banco adesso, aspettiamo la manovra”. La strategia consisterebbe nell’attendere le misure economiche di novembre e sfruttare la finestra elettorale primaverile”.

Il Giornale dà conto delle parole del sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione, esponente del Pdl, coordinatore regionale in Sicilia, di cui ieri è stato diffuso un “fuori onda” nel corso della trasmissione Piazza pulita: “Se Berlusconi fa la crisi sarebbe una tragedia. C’è pronta una fronda. Siamo tanti”. Il fatto è che Castiglione viene descritto da Il Giornale come un “fedele amico di Angelino Alfano”: “al punto che alcuni nel Pdl-Forza Italia, in questa guerra di sospetti tra falchi, colombe, pitoni (e tonni) si domandano se non se le sia fatte sfuggire apposta per ‘mandare un messaggio’, a Berlusconi e al ticket Verdini-Santanché. ‘E’ stato un ingenuo ma ha fotografato la realtà, racconta un deputato Pdl vicino al Cav. Sono molti più di quei 4 nomi quelli pronti a mollare. Finora solo peones, il guaio sarebbe se alla fronda si unisse qualche leader. I fattori sono due: l’età e la regione di provenienza dei senatori. A uno che la carriera l’ha già fatta non importa la rielezione e vuole prolungare la legislatura. Ma se viene da una regione in cui non è sicuro che il Pdl vinca, si tiene stretta la poltrona’”. “Tipo la Sicilia, centro geografico della faida in corso, nonché patria dei cambi di casacca”, chiosa il Giornale. Ma se la faida, scrive ancora il quotidiano, ha radici in Sicilia, la testa è altrove, ai vertici del Pdl: “E guarda caso scoppia poche ore dopo l’intervista di Daniela Santanchè al Tempo in cui liquidava la segreteria della ‘colomba’ Alfano (‘in Forza Italia ci sarà un solo capo. Un segretario non serve’)”.

 

Imu

 

Il vicepresidente della Commissione Ue e commissario agli Affari economici Olli Rehn è stato ieri in Italia: ha incontrato il ministro dell’Economia Saccomanni ed è stato audito dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Il Sole 24 Ore riassume così il suo intervento: “Rehn: il taglio dell’Imu contrario alla linea Ue”, “’Se l’Italia sfora il deficit si riapre la procedura d’infrazione’”. Rehn ha detto che l’abolizione dell’Imu sulla prima casa “va nella direzione opposta” alle raccomandazioni Ue. Quanto alla service tax che dovrà sostituirla, “se ben configurata”, ha detto il commissario, potrebbe essere coerente con gli indirizzi della Commissione. Sul fronte del rafforzamento della disciplina di bilancio, Rehn ha spiegato che non v’erano alternative per un Paese con un debito che nel 2014 toccherà il 132% del Pil, stima che giudica “più o meno in linea” con le previsioni di Bruxelles. L’importante -ha detto- “è che l’obiettivo di pareggio strutturale nel medio termine sia raggiunto il prossimo anno”. Negli ultimi tempi, ha aggiunto ancora Rehn, sono stati fatti “molti progressi importanti, ma molto resta da fare” per un Paese che ha paragonato alla Ferrari: “per poter vincere bisogna avere un motore competitivo, essere pronti a cambiare”.

La Repubblica sintetizza così le sue parole: “’Male abolire l’Imu, riducete il costo del lavoro’”. Ancora parole di Rehn: “i dati dell’Italia sulla crescita economica sono deludenti e l’incertezza politica frena gli investimenti e la ripresa”. C’è bisogno, secondo Rehn, di incanalare sforzi sul lavoro, per “accelerare il ritmo delle riforme per una ripresa sostenibile e per creare posti”.

 

 

 

Internazionale

 

La Stampa scrive che il segretario generale Onu Ban Ki-Moon, a microfoni spenti, ha fatto riferimento alla possibile applicazione dell’articolo 7 della Carta Onu, parlando della risoluzione del consiglio di sicurezza in gestazione. Il capitolo 7 è quello che impone sanzioni e, in caso di inadempienza delle misure chieste, prevede l’uso della forza: è senza dubbio lo strumento “più efficace” per applicare i contenuti della risoluzione sulla Siria perché se “in linea di principio” tutte le risoluzioni sono ugualmente vincolanti, in realtà “avremmo bisogno delle chiare linee guida che solo l’articolo 7 garantisce”. Ma tra i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Russia e Cina restano contrarie all’uso della forza come ultima ratio nel caso in cui non vengano rispettati i dettami della risoluzione.

Il Foglio dà conto della diffusione di una video-intervista girata questa estate e trovata addosso ad un uomo ucciso dai ribelli siriani. L’intervista è in farsi e sarebbe stata confermata come autentica. Il protagonista è un comandante militare iraniano che si trova ad Aleppo. Dice: “La maggior parte dei combattenti siriani su questo fronte li abbiamo addestrati noi in Iran”.

La Stampa intervista Maurizio Barbeschi, che è stato come capo della componente dell’Organizzazione mondiale della sanità, membro della squadra che ha compiuto le ispezioni Onu sui luoghi dell’attacco chimico siriano del 21 agosto. Era uno degli ispettori che ha raccolto i campioni poi consegnati nel rapporto al consiglio di sicurezza Onu: “Negli occhi dei bimbi di Damasco ho visto tutto l’orrore dei gas”. Sulle possibili responsabilità del regime nell’uso dei gas: “Non è nel nostro mandato stabilire responsabilità. Noi crediamo però che per vedere sintomi così forti, in persone così diverse, a cinque, sei, anche sette giorni dopo l’attacco, sia stata usata una grande quantità di gas con metodi non artigianali di dispersione. Se hanno fatto potenzialmente mille vittime, vuol dire che almeno diecimila persone sono state colpite”.

 

Anche oggi La Repubblica ha una corrispondenza dalla Siria di Alberto Stabile: “Shabaa, nella trincea dei tunnel, chilometri di strade sotterranee per strangolare l’aeroporto di Assad. Scoperte dagli Hezbollah le vie segrete della guerriglia”. Gli Hezbollah, racconta uno dei ribelli anti-Assad, hanno trovato nei depositi dei ribelli che combattono Assad le scavatrici coreane che loro stessi avevano regalato ai capi di Hamas per rompere l’assedio di Gaza nel 2006-2007. Sono quindi “ritornate in Siria”.

Sulla stessa pagina, intervista a Carla Del Ponte, ex procuratrice capo del Tribunale penale per la ex-Jugoslavia e oggi membro della Commissione Onu sulle violazioni dei diritti umani in Siria: ha ricevuto un invito ‘personale’ da Damasco per aver dichiarato che anche i ribelli potrebbero aver fatto ricorso ai gas. Dice che sui lealisti che si sono macchiati di crimini di guerra “abbiamo prove ormai conclusive”. E sulle violenze dei ribelli? “L’assenza di un loro comando unificato rende il lavoro arduo”. Avete indizi sull’uso di armi chimiche da parte loro? “E’ stato forse usato Sarin il 19 marzo. Ma dobbiamo accertarlo, come per tutti i 14 casi sospetti su cui stiamo indagando”.

 

 

E poi

 

La Repubblica, con una corrispondenza da Londra, dà conto di quella che considera una “via di mezzo” nella questione del velo integrale: un giudice inglese ha deciso che un’imputata che rivendicava l’uso del velo integrale durante il processo, potrà tenerlo fino al momento in cui dovrà deporre. Una decisione che il quotidiano definisce “salomonica” e che viene commentata da Renzo Guolo in un’analisi dal titolo: “Il vecchio continente e la sfida di una nuova identità”. Dove si legge: “La Grane Bretagna affronta la sfida del velo integrale. E appare riluttante a farlo. Perché, come già in Francia qualche anno fa, la vicenda non investe solo la liceità di un simbolo discusso, ma anche il modello di integrazione culturale. Un modello, quello britannico, di matrice multiculturalista, fondato essenzialmente sull’idea di massimo riconoscimento della differenza culturale nello spazio pubblico in cambio della lealtà sistemica”.

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