Obama andrà a Hiroshima

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Il Corriere della Sera: “Unioni civili, la fiducia è un caso”, “Protestano le opposizioni. I vescovi: una sconfitta. Marchini: io non celebrerò”, “Boschi respinge le critiche e invita il candidato al Campidoglio a ‘rispettare la legge'”.

Luigi Ferrarella, in un commento, ricorda le “amnesie parlamentari”: “Se è consentita la ‘bigamia'” (la legge Cirinnà, scrive, ha ancora qualche asimmetria: per esempio, la bigamia non ha rilevanza penale per le unioni civili).

Più in basso: “Giustizia, il lodo verdiniano”. Ne scrive Dino Martirano dando conto del lodo del senatore del gruppo Ala Ciro Falanga per dare priorità ai processi per corruzione.

Di spalla a destra, sulle riforme costituzionali e il referendum di ottobre: “La riforma non è perfetta ma i suoi nemici hanno torto”, scrive Angelo Panebianco.

A centro pagina: “Apertura europea sulla flessibilità dei conti italiani”.

In prima anche un articolo del corrispondente dagli Usa Giuseppe Sarcina: “Obama, missione Hiroshima”.

L’editoriale in apertura a sinistra è dedicato al “concorsone” ed è firmato da Ernesto Galli della Loggia: “La scuola senza storia”.

A fondo pagina: “Dalle ‘fionde’ ai selfie, presi tre jihadisti”, “Operazione tra Milano e Bari. In Rete proclami, foto degli obiettivi e uno scatto col sindaco”. Di Giovanni Bianconi.

Infine, sulla condanna definitiva a 20 anni in Cassazione di Luca Varani, mandante dell’aggressione a Lucia Annibali: “Condanna definitiva all’ex di Lucia Annibali” (di Giusi Fasano) e una storia raccontata da Gian Antonio Stella che riguarda la città di Licata (“Il no alle case abusive vera svolta per la Chiesa”, sulla decisione dell’arcivescovo di Agrigento di stare dalla parte del sindaco di Licata contro le case abusive: “una svolta. Per troppo tempo la Chiesa siciliana ha avuto sul tema posizioni ambigue”).

La Repubblica: “Unioni, il governo mette la fiducia. La Cei: grave errore”, “La sfida di Marchini: se sindaco, no ai matrimoni gay. Parla Scarpinato: i giudici devono vigilare sui politici”.

“Quando Roma val bene una messa” è il titolo del commento che Stefano Folli dedica alle dichiarazioni del candidato sindaco Alfio Marchini a Roma.

Ancora sui temi della giustizia: “Così il depistaggio diventerà reato”, raccontano Gianluca Di Feo e Liana Milella.

A centro pagina: “A Bruxelles l’ambasciatore del caso Regeni. Israele, Nirenstein rinuncia: troppe polemiche”. Maurizio Massari sarà il nuovo rappresentante italiano presso l’Ue, al posto di Carlo Calenda, nominato ministro. Massari era ambasciatore al Cairo dal 20143 ed ha gestito il caso Regeni.

Una grande foto di una pattuglia di peshmerga sulla diga di Mosul, in Iraq, correda il titolo del reportage di Giampaolo Caladanu: “Mosul, sulla diga della paura: ‘Pronti a fermare il Califfo'”.

L’editoriale in apertura a sinistra è firmato dal fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari: “Matteo Renzi, la sinistra e l’Europa immaginata da Francesco”.

In prima anche i tre arresti di ieri a Bari e Milano: “In trappola tre jihadisti afghani: ‘Volevano colpire anche il Colosseo'”.

A fondo pagina i vent’anni di condanna per Luca Varani, con un’intervista a Lucia Annibali, sfregiata con l’acido: “Lucia, l’ultima vittoria: ‘Io più forte dell’odio'”.

Una foto da Cannes delle attrici Kirsten Dunst, Valeria Golino e Vanessa Paradis ricorda che si apre oggi il Festival.

La Stampa: “Unioni civili, sul voto l’ira dei vescovi”, “Oggi la fiducia, scoppia il caso Marchini: da sindaco non celebrerò nozze gay. Pochi giorni fa ha incontrato il Papa”, “La Commissione Ue chiede chiarimenti a Roma sul debito: una settimana per rispondere”.

L’editoriale firmato da Marcello Sorgi riassume i temi citati: “Due nuovi fronti aperti per il governo”. Ovvero: il Vaticano, per via della legge sulle unioni civili e l’Europa, per via del negoziato con la Commissione europea sulla legge di stabilità.

Sulle elezioni amministrative: “Cinque Stelle, le candidate agli antipodi”, “Raggi sulle barricate e Appendino defilata per conquistare i voti di sinistra e moderati”.

Più in basso, sui temi della giustizia: “Corruzione, processi più rapidi”, “Il dibattito sul ruolo delle toghe. Parlano Albamonte, de Siervo, Maddalena e Nordio”. Si tratta di quattro interviste sul tema: “Magistrati, meglio il silenzio?”).

Una grande foto a centro pagina ritrae soldati francesi schierati di fronte al palazzo del Festival di Cannes: “Cannes, festival blindato: per la prima volta la Croisette chiusa al traffico”, “In Puglia scoperta una cellula legata a Isis: pronta a colpire”.

“Adesso l’Italia rischia di più”, scrive in un’analisi Lorenzo Vidino.

Sulla colonna a destra un reportage di Francesco Guerrera da Londra: “In viaggio tra paure e speranze della Brexit”.

Il Fatto: “Referendum, primo epurato”, “Resa dei conti. il Pd caccia il n.1 del Consiglio regionale lucano: non è allineato”. Si fa riferimento a Piero Lacorazza, fino a ieri presidente del Consiglio regionale della Basilicata: era tra i promotori del referendum sulle trivellazioni. “‘Contro di me killeraggio politico, ero con i NoTriv e ora non sono schierato per il Sì come vogliono al Nazareno’. Le toghe e la consultazione di ottobre, Davigo a Legnini: ‘Per noi vale il codice etico Anm. se ci schiereremo lo deciderà il nostro direttivo’. Unioni civili, oggi la fiducia. La Cei: ‘Sconfitta di tutti'”.

Sotto la testata, sull’inchiesta sul petrolio in Basilicata: “De Vincenti dai pm, il prossimo è Delrio”, “Dopo Guidi e Boschi, anche il sottosegretario risponde ai magistrati sulle lobby. L’ex ministra aveva detto: ‘Lo ha messo il quartierino’. Nei prossimi giorni convocato il responsabile delle Infrastrutture”.

Di fianco: “Appalti pilotati”, “Lodi, indagato il fedelissimo di Guerini”. Si fa riferimento a Giuseppe Demuro, che è stato “capostaff” di Lorenzo Guerini (era capo gabinetto di Guerini ai tempi in cui era presidente della Provincia, nel 2001 e o ha seguito quando è diventato sindaco di Lodi).

Ancora sotto la testata: “Blablacar, l’anti-Uber adesso fa anche soldi”, “Il car sharing che i tassisti non riescono a fermare”-

L’editoriale del direttore Marco Travaglio è dedicato al tema della prescrizione: “Forza Renzi”.

Sulle elezioni amministrative, il richiamo in prima per le interviste parallele a due candidati sindaci a Torino: Piero Fassino, candidato Pd e Chiara Appendino del M5S (“Fassino all’ultima sfida. Appendino: ‘Vinco io'”).

Il Giornale: “Canone Rai, ecco come fare”, “La domanda di esenzione va presentata entro lunedì alla Agenzia delle Entrate. Breve guida per difendersi dalle fregature e non pagare due volte la gabella”.

Con foto di Berlusconi assieme ad Alfio Marchini e Guido Bertolaso: “Berlusconi a Roma incorona il ticket Marchini-Bertolaso”.

A centro pagina: “Caso Petrolio, interrogato De Vincenti”, “I pm di Potenza hanno convocato il sottosegretario che ha dovuto saltare il cdm”.

Sulla colonna a destra: “Unioni civili: legge imperfetta, fiducia assurda”, “Governo illiberale”. Di Giordano Bruno Guerri.

E più in basso: “Le accuse della Boschi”, “Meglio CasaPound del Cda di Etruria”. Di Francesco Maria Del Vigo.

A fondo pagina: “Jihad sempre più vicina: tre arresti a Bari e Milano”, “Attacco a Monaco: un morto”.

Il direttore Alessandro Sallusti dedica il suo editoriale alla scomparsa di Paolo Granzotto, firma di punta del quotidiano: “Addio a Granzotto, ufficiale e gentiluomo del ‘Giornale'”.

Libero: “Il terrorista arrestato sfilava col sindaco Pd”, “Chi ci mettiamo in casa”, “Aveva la protezione, manifestava per l’integrazione, pianificava la nostra distruzione: il jihadista fermato a Bari e i due suoi compagni sono l’emblema della nostra idiozia”, “A Monaco tedesco accoltella in stazione nel nome di Allah: un morto, tre feriti”.

Ancora sul tema immigrazione: “Caserme, l’ultima idea per farci diventare deposito di clandestini”.

La foto a centro pagina è per il candidato sindaco a Roma Alfio Marchini: “Marchini scuote Roma: ‘Se vado al Campidoglio non farò nozze gay'”.

Più in basso: “Fiducia sulle unioni civili. Le opposizioni: ‘Servi'”, “Boschi contestata, anche i vescovi all’attacco”.

Di fianco, intervista all’avvocato Annamaria Bernardini De Pace: “‘I conviventi si vedranno sposati a loro insaputa'”.

L’editoriale del direttore Maurizio Belpietro: “Macché riforme”, “A ottobre si vota solo su Renzi: se vince si pappa tutto”.

“E dal Quirinale preparano un governo ‘di scopo'”, scrive Davide Giacalone.

A fondo pagina: “Caos canone Rai, esenzioni a rischio”, “A 5 giorni dalla scadenza manca ancora il decreto”.

Infine: “Se sei di destra Facebook ti censura”, “L’algoritmo è una favola: c’è chi decide le notizie”, scrive Glauco Maggi.

Avvenire: “Unioni civili, ultimo ‘colpo di fiducia'”, “Il governo blinda il voto di oggi per l’approvazione finale della legge. Insorgono le opposizioni. Boschi alle Pari opportunità”, “Galantino: così si rischia una sconfitta per tutti”.

Più in basso: “Roma. E Marchini parla chiaro: rispetto, non cerimonie”. Si riferiscono così le parole del candidato sindaco: “Sì ai diritti ma non celebrerei le nozze gay come fece Marino. Perché non tocca al sindaco”.

A centro pagina: “Cellula jihadista progettava attacchi in Italia”, “Tre stranieri arrestati a Bari e Milano.

In prima, con grande foto dal Pakistan: “Volti e martiri dell’Islam della convivenza”, “Testimoni di pluralismo”. L’articolo di Stefano Vecchia torna sull’omicidio, domenica scorsa, nella città pakistana di Karachi, di Khrurram Zaki: attivista dei diritti umani, sciita, sulla sua pagina Facebook spiegava che voler diffondere “idee religiose liberali e condannare l’estremismo in ogni sua forma”. La sua uccisione, spiega il quotidiano, è stata ispirata dal leader religioso della Moschea rossa di Islamabad.

A questo omicidio è dedicato l’editoriale del direttore Marco Tarquinio: “Ricordate Khurram Zaki”. E su questo tema il quotidiano intervista Paul Bhatti, cattolico, ex ministro dell’Armonia religiosa, il cui fratello Shahbaz, ministro e difensore delle minoranze, fu assassinato nel 2011 (“è necessario promuovere uno studio serio del Corano e della religione musulmana” dice fra l’altro).

Unioni civili

La Stampa, pagina 2: “I vescovi bocciano le unioni gay. ‘La fiducia? Sconfitta per tutti'”, “Monsignor Galantino: i cattolici pensino alla famiglia. Domani il sì finale”.

La Repubblica, pagina 2: “Alla Camera la fiducia sulle unioni civili. Marchini attacca: ‘Non le celebrerò'”, “La Boschi: ma se sarà sindaco dovrà farlo. Fi e Lega insorgono. Cei: sconfitta per tutti”, “Proteste dai CinqueStelle e da Sinistra Italiana. E il Family day lancia il referendum abrogativo”.

In basso, intervista alla senatrice Pd Monica Cirinnà, che ha dato il suo nome alla legge, sulle parole del candidato sindaco Alfio Marchini: “Fa ciò che gli ordina la destra, ma la sua promessa è illegale”.

La Repubblica intervista anche Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, che dice: “Credo davvero che aver posto la fiducia sia un fatto del tutto negativo per la nostra democrazia. Argomenti così delicati e importanti necessiterebbero infatti di altri approcci. Con la fiducia, piuttosto, il Parlamento viene imbavagliato”, “A mio avviso questo modo di fare è fascismo strisciante”. Alfio Marchini ha detto che se venisse eletto sindaco di Roma non escluderebbe di esercitare il diritto all’obiezione di coscienza, non le sembra troppo? Pennisi: “Di fronte a una legge ingiusta è lecito esercitare questo diritto”.

Sulla stessa pagina, il “retroscena” di Carmelo Lopapa e Giovanna Vitale: “Ira dei vescovi sulla maggioranza: ‘Una forzatura votare così la legge'”, “La paura di una parte del Pd di perdere consensi nel mondo cattolico in vista delle comunali. La mossa del candidato centrista per recuperare spazi nell’associazionismo e nelle gerarchie ecclesiastiche”, “Il ricorso alla fiducia anche alla Camera, dove la maggioranza è solida, ha irritato la Chiesa”, “Marchini: ‘Non sono un bacchettone, ma quel che penso io dico. Senza calcoli'”.

Su La Stampa, pagina 2, “retroscena” di Amedeo La Mattina: “Marchini incontra Papa Francesco e promette: con me niente nozze gay”, “Il candidato a Roma ‘firma’ un patto con le gerarchie vaticane e lancia un segnale: da sindaco farà obiezione di coscienza”. Marchini dunque “vira a destra”, scrive La Mattina: tre giorni fa è stato ricevuto in forma privata da Papa Francesco, accompagnato dal senatore Gaetano Quagliariello, che in Vaticano ha molti agganci, essendo stato in prima fila a tutti i Family day e nelle battaglie contro l’utero in affitto, il caso Englaro e le unioni civili. Per accreditarlo a quell’incontro avrebbero lavorato Quagliariello, Gianni Letta, ma anche Guido Bertolaso, che di entrature al Vaticano ne ha moltissime, dai tempi in cui gestiva con Francesco Rutelli il Giubileo.

Il Fatto: “Unioni civili, oggi il voto. La Cei: ‘Sconfitta di tutti'”, “Approvazione blindata per le norme sulle coppie omosessuali. Nuovo incarico per la titolare delle Riforme: ora ha anche le Pari opportunità”, “A Roma già litigano. Marchini e Meloni: ‘Non celebreremo le unioni’. Giachetti: ‘Io non vedo l’ora'”.

Il Corriere, pagina 2: “Unioni civili, fiducia e proteste. Polemica sulle parole di Marchini”, “Oggi il voto blindato. La Cei: sconfitta per tutti. Boschi: l’agenda del governo è centrata su riforme e diritti. Il candidato sindaco a Roma: non celebrerò cerimonie gay. Cirinnà: nessun Comune potrà rifiutarsi”.

E in basso un colloquio di Ernesto Menicucci con lo stesso Marchini: “‘Omofobo io? Mai stato. Ma le nozze sono sacre'”, “L’imprenditore in corsa a Roma: avere a cuore l’uguaglianza non significa imitare Marino”. Dice Marchini: “Chi può pensare che io abbia una cultura omofoba non mi conosce affatto”, “Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma non è compito del sindaco fare queste cose e non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni”.

Su Libero un articolo di Paolo Emilio Russo dà conto della presentazione, ieri a Roma, con Berlusconi, delle liste di Forza Italia : “Marchini sorpassa a destra: ‘Non celebrerò le unioni gay'”, “Nel giorno del sì alle unioni civili, il candidato al Campidoglio avverte: ‘Rispetto i diritti di tutti, ma non sono compito dei sindaci’. La sinistra insorge: ‘Conta la legge'”. Marchini, scrive Russo, è stato accolto come una star e buona parte del merito era proprio di quella battuta “in pieno stile Cavaliere”. Marchini ha detto che non avrebbe fatto come l’ex sindaco Marino: Russo sottolinea che Marino aveva agito di sua iniziativa, organizzando una grande messinscena senza alcun valore legale, i cui effetti erano stati poi annullati dal ministero dell’Interno. Ma quella di Marchini, si legge più avanti, è stata anche una mossa in direzione dell’elettorato cattolico che a Roma e dintorni è netta maggioranza e che potrebbe avere qualche problema a votare il Piddino Giachetti, renziano ma con un passato da Radicale. Che ieri ha risposto via Twitter: “Marchini dice di essere contrario alle unioni civili. Io invece non vedo l’ora di votare la legge alla Camera”. La mossa a sorpresa di Marchini, che proviene da una famiglia tradizionalmente di sinistra, si legge ancora su Libero, ha costretto ad intervenire sul tema anche la candidata di Fratelli d’Italia e Lega Nord Giorgia Meloni, da sempre contraria alle unioni gay: “Unioni gay? Dubito mi chiederanno di celebrarle comunque se ci sarà una legge andrà rispettata”.

Referendum riforme costituzionali, magistratura e politica, giustizia

La Stampa interpella, sul tema “Magistrati, meglio il silenzio?”, Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia (“Sbagliato schierarsi. Chi riveste cariche deve essere prudente”); Marcello Maddalena, ex procuratore generale della Corte d’Appello di Torino (“Aderire ai comitati si può, ma il referendum è troppo politicizzato”); Eugenio Albamonte, sostituto procuratore della Repubblica di Roma (“Per cambiare la Carta si deve anche ascoltare il parere tecnico dei pm”) e Ugo de Siervo, ex presidente della Corte costituzionale (“Opinioni legittime ma i giudici devono apparire sopra le parti”).

La Repubblica intervista Roberto Scarpinato, procuratore a Palemo: “i magistrati -dice- devono esprimersi sul referendum costituzionale non solo perche’ e’ un “diritto”, ma per la futura valenza che la riforma comporta”, “Forse a tanti non e’ sufficientemente chiaro quale sia la reale posta in gioco che travalica di molto la mera contingenza politica”, “A mio parere siamo dinanzi a uno spartiacque storico tra un prima e un dopo nel modo di essere dello Stato, della societa’ e dello stesso ruolo della magistratura. Nulla e’ destinato a essere come prima”,”Per evitare che la promessa costituzionale restasse un libro dei sogni e per impedire che il pendolo della storia tornasse indietro a causa delle pulsioni autoritarie della parte piu’ retriva della classe dirigente e del ritardo culturale delle masse, i padri costituenti concepirono nella seconda parte della Costituzione una complessa architettura istituzionale di impianto antioligarchico basata sulla centralita’ del Parlamento e sul reciproco bilanciamento dei poteri”,”All’interno di questo disegno veniva affidato alla magistratura il ruolo strategico di vigilare sulla lealta’ costituzionale delle contingenti maggioranze politiche di

governo”.

Su La Repubblica: “Riforme, la sfida di Renzi: ‘Al referendum si vedrà con chi sta il popolo'”, “La Cassazione ammette il quesito. L’Anm non si schiera in questa campagna: vale il codice etico”, “Nel Pd il caso Lacorazza, leader dei no-triv rimosso dalla presidenza del Consiglio della Basillicata”, “Il 21 maggio l’R-day dei dem: parlamentari e ministri mobilitati ai banchetti per il Sì”.

Su Libero: “La minoranza provoca Matteo: comitati per il no anche nel Pd”, “I Dem chiederanno di poter appoggiare al referendum chi è contrario alla riforma della Costituzione. Il premier: vediamo con chi sta il popolo”. Scrive Elisa Calessi che la minoranza dem ha deciso la strategia, da mettere in atto dopo le amministrative: con buona pace del premier, che ha chiesto a tutto il partito una mobilitazione straordinaria per il referendum costituzionale, non intendono aderire ad alcun comitato per il sì, che a loro sembrano embrioni del Partito della Nazione. Inoltre chiederanno a Renzi che nel Pd possano nascere anche comitati per il no.

A pagina 7 de La Repubblica, intervista a Cesare Pinelli, docente di Diritto costituzionale: “‘Giusto il nuovo Senato ma l’effetto plebiscito non aiuta il fronte del Sì'”.

Sul Corriere: “Il lodo verdiniano sblocca la prescrizione”, “Da Falanga (senatore del gruppo Ala, che fa riferimento a Denis Verdini, ndr.) un progetto per dare priorità ai processi per corruzione: consensi nel Pd e in Ncd. Orlando vede l’Anm. Davigo: per il referendum vale il nostro codice etico, decideremo se schierarci”.

La Stampa: “Corsia preferenziale per i reati di corruzione”, “prova d’intesa Pd-Ncd, ma resta lo stallo dei tempi di prescrizione”.

La Repubblica: “Prescrizione, processati prima i corrotti”, “Spunta il lodo di Falanga (Ala) per dare una corsia preferenziale ai reati contro la pubblica amministrazione. Il Pd: ‘Bene, è una nostra proposta, ma non risolve tutti i problemi’. M5S: basta che non sia un diversivo”.

Obama a Hiroshima

Sul Sole 24 Ore: “Obama andrà a Hiroshima”, “Sarà il primo presidente Usa a farlo. Ma non chiederà scusa per l’atomica”, “L’amministrazione Obama ha sempre guardato con estrema attenzione e favore al disarmo degli arsenali nucleari”. Si tratta anche di un “segnale per Pechino”, secondo Marco Valsania, che ricorda le tensioni militari nel Mar cinese meridionale e i vascelli della marina statunitense e cinese che si sono nuovamente incrociati al largo di isole rivendicate da Pechino. Obama, hanno detto i suoi consiglieri, non risolverà il dibattito sulla necessità e le ragioni della bomba su Hiroshima: il viceconsigliere per la sicurezza nazionale Ben Rhodes lo ha confermato, spiegando che Obama “offrirà piuttosto una visione per il nostro comune futuro”. Nelle scorse settimane Obama ha ospitato a Washington l’ultima edizione del summit internazionale sul tema inaugurato dalla sua amministrazione, rivendicando l’importanza di affrontare la nuova, difficile sfida di tenere materiali e armi atomiche fuori dalle mani di organizzazioni terroristiche o di Paesi inaffidabili. Ma i limiti della sua azione sono parsi evidenti al cospetto di assenze eccellenti all’appuntamento, a partire dalla Russia.

Sul Corriere della Sera ne scrive Giuseppe Sarcina: “Il leader della Casa Bianca visiterà il Parco della Pace prima del G7. Ma non chiederà scusa per la Bomba”. Obama arriverà il 25 maggio in Giappone per rimanerci fino al 27, quando ci sarà il vertice G7 di Ise-Shima. In uno di questi due giorni ci sarà la deviazione per Hiroshima. Obama aveva espresso pubblicamente il desiderio di vedere quei luoghi fin dal 2009, all’inizio del mandato. La sua strategia di politica estera prevedeva e prevede un percorso di distensione con i nemici di sempre, come Cuba, Iran. e la chiusura dei conti con la storia più recente. Non a caso, prima del Giappone, Obama farà tappa in Vietnam. I repubblicani, ma non solo, hanno definito questa missione politico-diplomatica come un “tour di scuse” e anche per questo Ben Rhodes si è preoccupato di togliere argomenti ai nemici del presidente sottolineando che il viaggio a Hiroshima rafforzerà la spinta verso il contenimento degli armamenti nucleari. Gli Usa stanno producendo il massimo sforzo per rinforzare l’asse con il Giappone sia politicamente che economicamente (basti pensare al Trattato commerciale Transpacifico Tpp). L’obiettivo, spiega Sarcina, è contenere le ambizioni della Cina, in sintonia con il premier giapponese Shinzo Abe. Anche per questo il governo giapponese ha superato le ultime resistenze interne: ancora nel 2011 il progetto di Obama veniva definito “prematuro” a Tokyo.

In basso, sulla stessa pagina, intervista al filosofo cattolico statunitense Michael Novak: “L’atomica fu una scelta giusta, evitò più morti”, “Truman ha usato il deterrente più efficace contro altre guerre”. Truman, spiega Novak, doveva scegliere tra bombardamento e invasione del Giappone (che avrebbe richiesto l’utilizzo di più di un milione di militari americani). Un’operazione via terra avrebbe causato “molti più morti, soprattutto tra civili, rispetto alle circa 200 mila vittime di Hiroshima e Nagasazki. Inoltre lo Stato maggiore dell’esercito giapponese non aveva alcuna intenzione di arrendersi, neanche se messo alle strette”.

E poi

Sul Corriere della Sera, alle pagine delle Analisi&Commenti, un intervento del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon dedicato al vertice umanitario mondiale che si terrà a Istanbul il 23 e 24 maggio: “La crisi di solidarietà che riguarda tutti noi”, “I governanti si pronuncino con forza contro discriminazione e intolleranza e contrastino chi cerca di ottenere i voti instillando la paura e la contrapposizione: è ora di costruire ponti, non muri”.

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