Merkel e Francesco leader europei

Il Corriere della sera: “Renzi: ‘Sulle riforme non accettiamo veti’. Padoan annuncia sconti fiscali alle imprese”. Angelo Panebianco firma l’editoriale: “La rottura che serve sulle tasse”.
Il titolo più grande: “Profughi, l’impegno del Papa. Francesco: una famiglia in ogni parrocchia. Il capo dei vescovi: ne ospiteremo 108 mila”. “Scontro sulla registrazione dei migranti, l’Italia contesta i dati Ue”.
In prima anche una riflessione di Ernesto Galli della Loggia: “La memoria tedesca e la svolta di Angela Merkel”.
In evidenza anche il gran premio di Formula 1 di Monza e il suo futuro: “I piloti della Formula 1 fanno il tifo per Monza”.

La Repubblica: “Renzi: ‘Basta veti nel Pd, meno tasse è di sinistra’. Il premier avverte i dissidenti. Migranti, è lite con Salvini. ‘Umani contro le bestie’”.
Il titolo più grande: “Profughi, l’Austria sfida Orban. Il Papa: apriamo le parrocchie. Vienna, volontari con 300 auto vanno in Ungheria a raccogliere i siriani bloccati. Francesco offre 100 mila posti in Italia”. Il quotidiano offre una intervista con il cardinal Bagnasco: “Vinceremo paure e pregiudizi”.
Da segnalare in prima anche un articolo sulle ipotesi di modifica delle norme sulle pensioni: “Stop alla riforma, flessibilità senza copertura”.

La Stampa: “Il Papa: rifugiati in ogni parrocchia. L’appello di Francesco a tutto il continente. Renzi: sui migranti non Pd contro destra ma umani contro bestie”. Il quotidiano torinese offre una intervista a Bono Vox: “Settimana di svolta per l’Europa, la Merkel ora è un simbolo morale”.
Di spalla: “Napoli, uccisi altri due giovani. In città ora è guerra tra gang”.
A centro pagina: “Padoan promette meno tasse alle imprese”. “Il ministro a Cernobbio: ‘La ripresa c’è’. Marchionne: con il premier progressi eccezionali”.

Il Giornale: “Renzi: o con me o bestie. Il premier alla festa del Pd fa sciacallaggio sulle immagini dei profughi e insulta la destra. Berlusconi: ‘Meno tasse, aiuti a chi ha bisogno’”.
In prima il quotidiano offre anche un ritratto di Franco Gabrielli: “La vera storia dello ‘sbirro’ Gabrielli, il badante del marziano Marino”.

Papa

Su La Repubblica l’intervista al presidente della Cei Angelo Bagnasco: “Noi vescovi siamo già in prima linea. Pronti a sfidare paure e pregiudizi”. Bagnasco ricorda che ogni anno le mense della Chiesa assicurano sei milioni di pasti e quindicimila servizi rivolti a persone povere e che le parole del Papa di ieri “allargano ancora di più l’appello fatto da Francesco due anni fa, quando visitò il Centro Astalli. “Tra la gente tocco con mano una grande generosità che non conosce frontiere razziali o religiose”, dice Bagnasco. “Tutte le volte che l’Europa è riuscita ad abbattere muri è cresciuta anche sul piano sociale”.

Sul Corriere: “Bagnasco indica la via ai sacerdoti italiani: potremmo ospitare 108 mila persone”. Monsignor Perego della Fondazione Migrantes ricorda che la Chiesa ospita già circa 10 mila persone.

La Stampa racconta della comunità cattolica che “nel torinese ha già aperto le sue porte”. Da quattro parrocchie del centro di Rivoli già martedì scorso è arrivato il sì alla proposta fatta dall’arcivescovo di Torino prima del Papa, lo scorso 29 agosto, di accogliere migranti siriani, almeno dieci.

Italia/Europa

Sul Corriere, Fiorenza Sarzanini racconta dello scontro tra Italia ed altri Paesi sulla identificazione dei profughi e cita una lettera che sarà trasmessa questa mattina dal capo della polizia Pansa al direttore generale Ue per gli affari interni e l’immigrazione Matthias Ruete in cui si contestano le accuse all’Italia: “Su 90 mila stranieri entrati nel nostro Paese, conosciamo l’identità di ben 60 mila”, si dice. L’Europa, tramite l’agenzia per i profughi, aveva contestato all’Italia la ragione per cui – a fronte di 90 mila arrivi – si erano identificate solo 30 mila persone. “Più volte, anche nei mesi scorsi, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande avevano criticato l’iter seguito dall’Italia, tanto da pretendere la presenza nelle strutture italiane di commissioni di funzionari delle agenzie europee Frontex, Europol ed Easo”. Il governo italiano risponde che “sono 30 mila gli irregolari già identificati con la registrazione delle impronte digitali e altrettanti i richiedenti asilo che si sono sottoposti al fotosegnalamento”. Effettivamente non sono state identificate 30 mila persone, “ma sono coloro che anche in tutti gli altri Stati europei tengono lo stesso atteggiamento negativo. Vale a dire: chiusura dei pugni proprio per evitare che si potesse arrivare all’accertamento della loro identità e in caso di forzatura resistenza ai pubblici ufficiali”. Si tratta in particolare di eritrei e siriani che “cercano di evitare in ogni modo” il riconoscimento perché “la loro meta finale è il Nord Europa ma anche gli Stati Uniti”.

Germania

Su La Stampa, Tonia Mastrobuoni racconta come funziona la “macchina di accoglienza” tedesca, dove “l’assistenza batte la burocrazia”. “I siriani ospitati nei centri di prima accoglienza e solo in seguito identificati”. Solo sabato sono arrivate a Monaco 7000 persone, la metà delle quali è ripartita per altre città tedesche. Racconta che anche in Germania ci sono polemiche della destra sui soldi dati ai profughi, che sarebbero superiori a quelli per i disoccupati. Ma è falso: “Nei primi tre mesi hanno diritto a 216 euro per mangiare e ad altri 143 euro di ‘argent de poche’. Quaranta in meno degli assegni Hartz IV per i tedeschi”.
È la stessa Mastrobuoni a firmare un articolo dal titolo: “Scelta realistica e pragmatica. La Merkel non è cambiata”. “Immigrati giovani e istruiti servono all’economia”.

Il Corriere intervista Anand Menon, professore di politiche europee al King’s College di Londra: “Noi britannici ipocriti. Ma la svolta tedesca è dominata dal mercato” che ha “bisogno di nuova forza lavoro. Il governo tedesco va dai sindacati: vi portiamo qualche migliaio di lavoratori siriani, laureati. Evviva, in pace con la coscienza, si bada al sodo”.

Ancora su La Stampa il direttore Calabresi intervista Bono Vox che dice: “Questa settimana è successo qualcosa di incredibile, l’Europa non è più quella di sette giorni fa e Angela Merkel è diventata un simbolo morale per l’Europa. Alcune settimane fa si diceva fosse troppo dura con la Grecia, ora ha completamente ribaltato la propria immagine, nel senso dell’accoglienza. E i tedeschi si sono dimostrati molto più avanzati e aperti dei loro concittadini europei. Le immagini che abbiamo visto, con i bambini che portavano i loro orsacchiotti ai piccoli siriani, i genitori che donavano cibo e vestiti, resteranno nella storia d’Europa. Questi sono momenti che non verranno dimenticati. Potremmo davvero essere a un punto di svolta per quel che l’Europa vuole essere nel Ventunesimo secolo”.

Europa, Siria

Su La Repubblica Marek Halter (“Quei fantasmi alle nostre porte”) scrive che “salvo l’eccezione tedesca” è “incomprensibile il comportamento dell’Europa sul tema dei migranti”.
Ancora su La Repubblica una intervista ad Adam Michnik: “Questo egoismo ci farà perdere l’anima. Quello che è successo a Budapest è il tradimento degli ideali nati dalla rivoluzione contro il comunismo dell 1989”.
Ancora sul quotidiano diretto da Ezio Mauro è Bernardo Valli a soffermarsi sull “est prigioniero del passato etnico”. “In Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia e soprattutto Ungheria cresce il fronte anti-profughi. Un paradosso, perché questi Paesi sono stati in un recente passato simboli di emigrazione”. Ma la “radice storica decisiva” di questa ripulsa è che “la gente respinge l’idea di una società multiculturale”.

Sul Sole Adriana Cerretelli scrive che “il vero nodo dell’Europa” è la “leadership debole”.

Adriano Sofri (“Bisogna fermare il genocidio”) si occupa dei cristiani iracheni, dopo l’appello di Merkel: il governo italiano dovrebbe fare come ha fatto la cancelliera tedesca per la sorte dei cristiani dell’Iraq che scampano alla persecuzione del Califfato e racconta del suo incontro con l’arcivescovo caldeo di Erbil, Mashar Matti Warda.

Al “fronte siriano” è dedicata una pagina del Corriere firmata da Davide Frattini. “Regime asserragliato, lo sbarco dei russi, Parigi pronta ai raid. Dopo 300 mila morti, cosa sta per cambiare?”.

Su La Repubblica: “Cameron: siamo pronti ad agire in Siria”. “Ma Londra si oppone al piano Ue sulla distribuzione di migranti. ‘Ne ospiteremo 15 mila dai campi profughi della Giordania’”.

Sulla Siria, Il Messaggero intervista David Aaron Miller, esperto di Medio Oriente, ex consigliere al Dipartimento di Stato, oggi vicepresidente del think tank Woodrow Wilson International Center. Spiega che non è vicina una soluzione diplomatica della crisi in Siria e in Iraq perché gli Usa avrebbero bisogno di Mosca e della neutralità dell’Iran, e anche di una “certa volontà negoziale da parte di Assad”. Dice che “gli europei hanno capito che non si può più aspettare” e che “bisogna smettere di farsi il mea culpa” perché la crisi siriana “non è la colpa dell’Occidente”.

Riforme

Una “nuova mediazione” del governo “per disinnescare l’attacco alla riforma”: ne parla Maria Teresa Meli nel suo “retroscena” sul Corriere. Renzi ribadisce che “non si molla” sull’articolo 2 del disegno di legge di riforma costituzionale. Si propone una lista di consiglieri regionali ad hoc destinati al Senato, stilata dai partiti, che gli elettori potrebbero votare quando votano per il rinnovo del consiglio regionale.

Su La Stampa: “E sul Senato il premier vuole direttamente l’Aula. Saltare la Commissione per rottamare 500 mila emendamenti”. Si ricorda comunque che prima di una decina di giorni non si entrerà nel vivo del dibattito sulla riforma costituzionale.

Sul Messaggero: “La sinistra dem cerca la sponda Fi per rovesciare il tavolo del Senato”.

Renzi, tasse e pensioni

Secondo Angelo Panebianco Renzi, “volendo aggredire l’ideologia del ‘tassa e spendi’”, sembra “deciso a una definitiva resa dei conti con quella parte di sinistra che lo odia e che vorrebbe sbarazzarsi di lui”. Più che su riforme, scuola o tasse “si combatte una battaglia per l’identità della sinistra”, tra chi vuole rilanciare la crescita e chi “non è interessato alla crescita ma alla sola ridistribuzione del reddito”. Panebianco cita un recente editoriale di Eugenio Scalfari e si dice d’accordo con lui: “La misura degli ottanta euro (presentata come una riduzione delle tasse ma, in realtà, un classico caso di ridistribuzione del reddito), come mostrato anche dallo studio – di cui ha dato conto due giorni fa il Corriere -, diretto e coordinato da Luigi Guiso, ha avuto effetti ambigui: gli ottanta euro sono stati per lo più impegnati in consumi da coloro che ne hanno beneficiato, il che ha aiutato, in un momento di grave difficoltà, la domanda interna. Però, all’effetto positivo si è sommato un effetto negativo dovuto al varo di diverse misure, ivi compresi aumenti delle tasse, necessario per reperire le risorse”. Quella mossa fu “spiegabile” con le imminenti elezioni europee. Ma oggi “se Renzi si impegnerà sul serio nella battaglia delle tasse, sarà coinvolto in uno scontro durissimo”, con “non molte probabilità di farcela”, perché chi punta su dinamismo e innovazione in un Paese che invecchia rischia di rimanere minoranza.

Sul Giornale, Alessandro Sallusti scrive dei tre “colpi da maestro” piazzati da Renzi in questi giorni, dall’elicottero a Cernobbio alla visita al gran premio di Formula 1, infine “compagno tra i compagni alla festa dell’Unità” di Milano. E chiede se non siano “bestie” i politici e gli imprenditori “del partito dei Renzi” che sugli immigrati “hanno fatto miliardi in combutta con mafiosi e faccendieri”. Si chiede anche se non sia stato “bestiale abolire il reato di clandestinità e far credere al mondo che chiunque potesse venire in Italia perché ‘noi siamo solidali’”.

Su La Repubblica, in un retroscena si legge che le pensioni “escono dal menù della prossima legge di Stabilità. Nessuna flessibilità in uscita per correggere il ripido innalzamento dell’età pensionabile, con tutti gli effetti collaterali, dagli esodati in giù, introdotto dalla riforma Fornero del 2011. A Palazzo Chigi sono nettissimi: ‘Non ci sono le coperture. Dovremmo aprire un negoziato con la Commissione di Bruxelles ma quello lo faremo per strappare più flessibilità sui parametri legati agli investimenti, non per la spesa pensionistica’. Se ne parlerà quasi certamente l’anno prossimo”.

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