Mattarella presidente con 665 voti. Polemiche sui “franchi soccorritori”.

 

Il Corriere della Sera: “Mattarella, che presidente sarà”, “I suoi obiettivi: essere garante verso tutti, innovazioni ragionate della Costituzione, ridare speranza ai cittadini. Berlusconi sceglie scheda bianca, si spacca il partito: decine di franchi tiratori. Renzi: buon lavoro, viva l’Italia”, “Il nuovo capo dello Stato. E’ stato eletto con ampia maggioranza: 665 voti. Il primo atto: la visita alle Fosse Ardeatine. Martedì il giuramento”.

Sabino Cassese firma un commento sul capitolo “riforme” dal titolo: “Il regista migliore per seguire la legge elettorale”.

L’editoriale di Luciano Fontana: “Non dica grazie a nessuno”.

A centro pagina il richiamo ad un’intervista al ministro dell’Interno e leader del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano, che dice: “Il governo è saldo ma non faremo sconti”.

E Pierluigi Battista scrive della “dissoluzione del centrodestra”.

A fondo pagina, Aldo Grasso si occupa di Ferdinando Imposimato, candidato del M5S: “E il Paese dei complotti restò giù dal Colle”, “Il candidato grillino diventa ‘il primo dei non eletti al Quirinale’”.

 

 

La Repubblica: “L’Italia di Mattarella”, “E’ il 12esimo capo dello Stato. Eletto al quarto turno, sfiora i due terzi con 665 voti”, “’Il primo pensiero alle difficoltà e alle speranze dei concittadini’. Poi l’omaggio alle Fosse Ardeatine”, “Ncd dice sì ma si spacca. Fi sceglie scheda bianca, è caos: a decine tradiscono Berlusconi”.

A Mattarella è dedicato l’editoriale del direttore Ezio Mauro: “Un galantuomo al Colle: la via dritta della politica”.

In prima anche il commento del fondatore Eugenio Scalfari: “Bene Renzi e bene il Pd. Il Presidente è quello giusto”.

 

La Stampa apre con le poche parole pronunciate da Mattarella dopo l’elezione: “’Penso alle difficoltà degli italiani’”, “Mattarella presidente con più voti del previsto: una quarantina di consensi da Forza Italia”, “Le preferenze sono 665: anche l’Ncd di Alfano favorevole. Il primo atto, la visita alle Fosse Ardeatine: ‘Uniti contro la stagione del terrore’”.

A centro pagina: “Renzi: ‘Visto cos’era il Patto? E Alfano ha fatto confusione’”, “Parla il capo del governo: Berlusconi mal consigliato”.

L’editoriale del direttore Mario Calabresi: “Fondamentale ritorno alla normalità”.

Giovanni Orsina traccia lo “scenario”: “Le illusioni degli avversari del premier”, “Il presidente del Consiglio ha compiuto un capolavoro ricompattando il Pd e lacerando i due partiti di centrodestra”.

E Marcello Sorgi, a proposito del “personaggio” Mattarella: “Non sarà soltanto un notaio”, “Il nuovo inquilino del Quirinale è un uomo mite ma intransigente: non tratta sui principi. Un cattolico laico alla De Gasperi, non un baciapile”.

In taglio basso, una foto di Mattarella con il presidente Grasso: “Il delitto che cambiò la vita dei due Presidenti”. Di Francesco La Licata.

 

Il Sole 24 Ore: “Mattarella presidente, ampia maggioranza”, “’Il pensiero va alle difficoltà e alle speranze degli italiani’. Renzi: un arbitro, non un tifoso”.

L’editoriale del direttore Roberto Napoletano: “La coscienza e la ‘regola’”.

Le analisi sono firmate da Paolo Pombeni (“Non torna la prima Repubblica”), Roberto D’Alimonte (“Quel ‘patto’ che resiste”), Dino Pesole (“Il rigore istituzionale che aiuta l’economia”). Sul fronte riforme, Emilia Patta scrive che “la paura delle urne pesa più dello sgarbo”.

E, sul centrodestra, Barbara Flammeri sottolinea che “il rischio implosione” è dietro l’angolo”.

A centro pagina, un intervento di Guido Rossi: “Perché all’Europa serve un Manifesto di Ventotene”.

 

Il Giornale: “Ammucchiata con feriti”, “Governo e riforme escono a pezzi dall’elezione del Colle, sinistra illusa e già abbandonata. Ncd in frantumi, Forza Italia in ordine sparso. Renzi cerca di rattoppare, ma sarà dura”, “Berlusconi non si arrende: sapevo, il dialogo resta”.

Oltre al commento del direttore Sallusti, da segnalare l’arrivo al giornale di Piero Ostellino, che firma oggi il suo primo editoriale: “Renzi ha partorito il figlio di una cultura illiberale”.

Vittorio Feltri, che è stato il candidato di bandiera di Fratelli d’Italia e Lega e che ha raccolto 46 voti anche ieri, firma un commento dal titolo: “Cosa significano quei voti per me”.

Adalberto Signore, nella rubrica “l’appunto”, parla della “Repubblica dei tradimenti”.

 

Libero: “Amen”, “Mattarella è stato eletto e il centrodestra si è suicidato. Berlusconi e Alfano si sono infilati nella trappola di Renzi senza lo straccio di un piano B e ne sono usciti perdendo la faccia e spaccando i loro partiti. La sola consolazione è che peggio di così non si può fare: bisogna rifondare sulle macerie. E sperare che il presidente triste dica qualche no al premier”.

In apertura l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro (“Se c’era un modo plateale per suicidarsi, oltre che per evidenziare la propria inaffidabilità e la propria irrilevanza, diciamo che il centrodestra lo ha trovato”).

Tradimenti e ‘firme’: è il voto dei veleni”, è il titolo di un commento di Marco Gorra, che si sofferma sulle schede “riconoscibili”.

Mario Giordano: “Sette anni di mestizia e incenso stampato”.

E Giampaolo Pansa: “Ma a me piace: sul Colle farà bene”.

In taglio basso: “Tsipras, dietrofront sul salario minimo”, “I sogni dei comunisti greci si scontrano con la realtà”.

E un intervento di Carlo Panella: “La resa di Charlie Hebdo: ci fermiamo”, “Dopo l’attentato e il boom di copie, non sarà in edicola”.

 

Il Fatto: “Vince il Mattarenzi”, “Le schede firmate banda per banda”, “Sergio Mattarella eletto 12esimo presidente della Repubblica con 665 sì: Pd, Sel, Ncd, centristi e almeno 50 forzisti anti-B. Voto di scambio con partiti e correnti che lasciano 6 diverse impronte (‘On. Mattarella’, ‘Mattarella S.’, etc.). Trionfa il leader dem, tracolla il Caimano, si sfasciano gli alfaniani”.

L’editoriale del direttore Antonio Padellaro: “Il piccolo Cesare” (“con il silente palermitano ha inizio il settennato di Matteo Renzi che, giunto alla prova più insidiosa, è apparso un gigante della politica in rapporto agli gnomi che hanno cercato di intralciarlo”).

Marco Travaglio, nel suo commento, se la prende con “la Lingua unica della stampa italiana” che, “dopo aver leccato per nove anni consecutivi Re Giorgio I e II”, ha colmato il vuoto rapidamente dopo la sua “abdicazione”, riposizionandosi su Mattarella, ancora prima che fosse eletto.

A centro pagina: “Atene, la lista-evasori distrutta dopo Tsipras”, “Davanti alla sede dell’Iris -l’organismo di vigilanza fiscale dell’ex governo- nei cassonetti trovati migliaia di documenti fatti a brandelli poche ore dopo la vittoria di Syriza. La Bce: ‘Il nuovo esecutivo trovi un accordo con la Troika entro il 28 o chiudiamo i rubinetti dei fondi”.

In prima anche un riferimento ai “migliaia a Madrid” in piazza: “Spagna, in piazza il sogno di Podemos: ‘E noi faremo come la Grecia’”.

 

Su Il Manifesto, in copertina la foto di Mattarella ieri alle Fosse Ardeatine sotto il titolo: “C’è Stato”. “Alle Fosse Ardeatine per un omaggio alla Resistenza e alla Costituzione che ne porta i segni. Poi un messaggio di poche parole ‘alle speranze e alle difficoltà’ degli italiani. A Sergio Mattarella, dodicesimo Presidente della Repubblica, spetta il difficile compito di affrontare la crisi italiana. Dalla parte giusta”.

Norma Rangeri, direttrice del quotidiano, firma l’editoriale in prima: “Oltre i mille c’è il Paese”.

E sul fronte “antimafia”, l’intervento di Giuseppe Di Lello: “Il faro ideale del Presidente”.

A fondo pagina: “La decapitazione del reporter in un video dell’Isis”, in riferimento all’uccisione dell’ostaggio giapponese Kenji Goto.

E il richiamo a quanto accade in Spagna: “Spagna, si cambia. La sfida di Podemos invade Madrid”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *