L’Italicum passa con il voto di FI

Il Corriere della Sera: “Titoli di Stato, la scelta di Draghi”. “Le indiscrezioni sulle misure di stimolo per l’economia. Restano le divisioni, oggi si decide”. “Il piano: acquisti per 50 miliardi al mese”. “La Cina: noi continueremo a comprare euro”.
In alto: “Il patto azzera 35 mila emendamenti. Ora per l’Italicum la strada è spianata”.
A centro pagina: “Più controlli ai confini. L’Italia riduce Schengen”. “Terrorismo: accesso alle liste passeggeri su voli a rischio”.
L’editoriale, firmato dagli economisti Alesina e Giavazzi, è dedicato all’Europa: “Ripresa? Possiamo sprecarla solo noi”:

La Repubblica: “Italicum, sconfitti i dissidenti pd. Sì al Senato con i voti di Berlusconi”, “Passa il maxi-emendamento, Renzi: tentato il golpe. L’ex Cavaliere: siamo tornati centrali”.
Di spalla a destra: “Bce, il giorno di Draghi. Scatta il piano da 600 miliardi”, “Oggi la decisione sull’acquisto dei bond. L’ultimo avvertimento della Merkel: ‘Non favorite chi frena le riforme'”.
A centro pagina, con foto dei cantieri Expo, si fa riferimento ad un “rapporto riservato degli 007” secondo cui gli antagonisti preparerebbero un attacco a Milano: “‘Allarme Expo, peggio del G8 di Genova’”.
In taglio basso, il discorso sullo Stato dell’Unione del presidente Usa: “Obama si riveste da Robin Hood: ‘La crisi è finita, aiutiamo i più poveri'”.
Il reportage richiamato in prima è firmato da Bernardo Valli: “Lituania, il Paese felice”.
L’inchiesta: “Il medico con la valigia, record di precari in fuga all’estero”, di Michele Bocci.

La Stampa: “Tiene il patto Renzi-Berlusconi”, “Via libera alla legge elettorale, battuti i dissidenti Pd. Bersani: il segretario ci rispetti”, “Il leader azzurro: non hanno più la maggioranza al Senato. Quirinale, il premier avrebbe solo un margine di 25 voti”.
A centro pagina, foto di poliziotti sui tetti di Firenze, dove oggi inizia il bilaterale italo-tedesco: “Merkel a Firenze nel giorno delle scelte della Bce”, “Oggi il direttivo della Banca centrale vota il piano di acquisto di titoli pubblici: obiettivo 50 miliardi al mese”.
Di spalla a destra: “Obama perde al Congresso e vince sul palco”, di Gianni Riotta.
Un richiamo in prima per l’arrivo in libreria dell’ultimo libro del giornalista del quotidiano, Domenico Quirico, dal titolo “Il Grande Califfato”.

Il Fatto: “Pronto il governo Renzi-B. dopo la presa del Quirinale”, “Il soccorso azzurro (43 voti) salva il premier sul ‘canguro’ che stermina 35 mila emendamenti all’Italicum. Bersani evoca la scissione: con lui 140 eletti. Forza Italia lavora alla nuova maggioranza che nascerebbe dopo un Presidente ‘Nazareno'”.
In taglio basso: “Rc auto e partite Iva: il doppio gioco di Matteo”, “Dopo il regalo ai signori delle autostrade, se ne prepara uno a quelli delle polizze: norme a favore delle compagnie e meno risarcimenti. In rivolta invece professionisti e freelance dopo la stangata sui redditi più bassi. La protesta finisce nelle fatture: tra le voci un ironico ‘Malus Renzi'”.
In taglio basso, sul capitolo “Euroterrore”: “Francia, il premier Valls riscopre il pugno di ferro”, “Adesso vara un piano speciale: più poliziotti e carcere per i jihadisti. Ma accusa: apartheid nelle banlieue”.

Il Giornale: “La scissione dei parassiti”. “Trenta senatori Pd mollano Renzi e vengono bollati”. “Ben 140 i parlamentari pronti a seguirli contro il premier. Che si salva solo grazie ai voti di Forza Italia”.
E poi: “Oggi Draghi mette sul piatto un miliardo contro la crisi”.
A centro pagina: “Giallo su un italiano rapito in Libia”. “Nel Paese travolto dalla guerra civile sarebbe sparito un nostro connazionale”.

Il Sole 24 Ore: “Pronto il maxi piano Bce sul Quantitative Easing”. “Draghi propone di partire con acquisti da 50 miliardi di euro al mese fino a 1100 miliardi (due anni)”. “Oggi il voto sui titoli di Stato. Renzi: vorrei parità tra euro e dollaro”.
A centro pagina: “Borsa, il rialzo è ‘Popolare’. Piazza Affari sale dell’1,64 per cento grazie alla spinta dei bancari: fusioni in primo piano”. “Gli analisti: con la riforma più utili e meno sconto sui prezzi”.
Di spalla: “Italicum, sì al maxiemendamento con i voti di FI, minoranza Pd in rivolta”. “Saltano 35 proposte di modifica. Berlusconi: noi decisivi”. “Il premier: chi frena le riforme perde. Bersani: ci rispetti o è finita”.

Italicum, riforme, Quirinale

Sul Corriere: “Il Patto del Nazareno spinge l’Italicum”. “Determinanti 50 voti di Forza Italia”. “Grazie all’asse tra Berlusconi e Renzi passa il testo di Esposito, bocciate le correzioni di Gotor”. Nell’articolo si legge che la minoranza Pd, con 27 voti contrari, “non ha perso grandi posizioni al Senato, come auspicato dai renziani”. Si racconta anche quanto accaduto contemporaneamente a Montecitorio, dove si votava la riforma della Costituzione, perché ieri è stato approvato un emendamento del senatore Pd Ettore Rosato che ripristina i senatori a vita, che erano stati soppressi nel voto in Commissione con un emendamento dei “bersaniani”. 50 deputati Pd non hanno partecipato al voto, e anche alla Camera “c’è stato il ‘soccorso azzurro’ (‘Che tristezza vedere FI che vota per i senatori a vita’, ha detto Daniele Capezzone)”. Quanto al Senato, sulla legge elettorale, “il ministro Maria Elena Boschi, con il capogruppo Luigi Zanda e un eccellente staff di tecnici non hanno fatto prigionieri”, facendo approvare un testo di 33 righe proposto dal senatore Esposito, con 175 voti favorevoli e 110 contrari. Un emendamento preclusivo di molti altri, “un super canguro” capace di “far sparire nel suo marsupio 45700 dei 44 mila emendamenti”. Alla fine hanno fatto la differenza 50 voti di FI, mentre il gruppo dei dissidenti Pd “ha sostanzialmente retto”.

La Repubblica, pagina 2: “Italicum, il Pd si spacca, battuta la minoranza Dem, ma la riforma passa con i voti di Forza Italia”. In basso, il “retroscena” firmato da Francesco Bei: “Il premier: ‘La sinistra tradisce la Ditta ma Silvio non entrerà nel governo'”, “Il presidente del Consiglio ribadisce: ‘Per il Colle si ripartirà da una proposta del Pd’. Nelle prime tre votazioni sarà scheda bianca”. Scrive Bei nell’incipit della sua analisi: “Nessun cambio di maggioranza, Forza Italia non entra al governo. L’accordo con Berlusconi, ribadisce Renzi a tutti quelli che lo chiamano, ‘è solo sulle riforme e sul Quirinale. Stop’. Ma certo la giornata di ieri sancisce per la prima volta un fatto nuovo: senza i 46 voti di Berlusconi, non sarebbero stati bocciati gli emendamenti della minoranza Pd e non sarebbe passato il ‘super-canguro’ (l’emendamento che ha precluso l’esame di circa 35 mila emendamenti presentati alla legge elettorale, ndr) firmato dal senatore Stefano Esposito (del Pd, ndr). Ergo, l’ex Cavaliere è risultato fatalmente ‘determinante’. Ma la responsabilità politica di quanto accaduto, per il premier, è tutta della minoranza Pd. Per la quale, nelle conversazioni private, ha toni durissimi. ‘Quello che è successo – scandisce con i suoi – è incomprensibile nel merito e grave nel metodo: sono stati loro a ridare centralità politica a Berlusconi. Sono stati loro a tradire la Ditta’”. E tuttavia secondo Bei il premier, benché convinto che la minoranza abbia tentato di colpirlo alle spalle, ha interesse a ricucire: non ci saranno espulsioni, il capogruppo al Senato Luigi Zanda dice che per quanto lo strappo sia stato “grave” è necessario fare di tutto “per recuperare l’unità del partito”. La prova che attende il Pd, quella per il Quirinale, è infatti decisiva: ” e il pendolo di Renzi, se ieri è oscillato paurosamente verso Forza Italia, da domani tornerà a sinistra”. Prima del prossimo incontro con Berlusconi, previsto per martedì, Renzi potrebbe incontrare Bersani ed è chiaro – ha ribadito il premier – che per il Quirinale “si riparte da una proposta Pd”. Alle prime tre votazioni sarà scheda bianca, poi arriverà il nome buono.
A pagina 3, le interviste al presidente Pd Matteo Orfini, ancora su quanto accaduto sull’Italicum (“Le decisioni interne si rispettano, chi vota contro fa danni”) e a Stefano Fassina (“L’intesa c’era ma lui ha scelto l’ex Cavaliere, è nato il partito del Nazareno”). Per Fassina Renzi “non ha voluto tener conto” dell’emendamento sottoscritto dalla minoranza Pd e che portava la prima firma del senatore Gotor, contro i capolista bloccati: “l’Italicum -spiega Fassina – consegna una camera a larghissima maggioranza composta da nominati in un contesto nel quale quel che resta del Senato sarà composto da nominati”. Aveva “il dovere di cercare un compromesso”. Sul prossimo capo dello Stato dice che “il requisito fondamentale” dev’essere “l’autonomia dall’esecutivo, la capacità di garantire la funzione del Parlamento”.

La Stampa, pagina 2: “Maggioranza salva sull’Italicum grazie al soccorso di Forza Italia”, “In Senato passa con 175 sì l’emendamento Esposito. I dissidenti dem votano contro”. In taglio basso: “Tra le cravatte rosse e azzurre nasce il Partito della Nazione”, “Calderoli: ‘Approvato per legge l’accordo del Nazareno'”.

Il Fatto, pagina 2: “Nazareno di governo, prima il Quirinale, poi la salva-Silvio”, “Amato garantisce il patto, Gianni Letta presidia il Quirinale, Fi litiga per i ministeri”. Luca De Carolis nell’articolo a fondo pagina riassume: “Canguro e voti forzisti, l’Italicum va”, “Determinanti per la maggioranza il ‘trucco’ di Esposito e il soccorso di Romani & Co” (riferimento al capogruppo di Fi al Senato Paolo Romani, ndr.).
E alla pagina seguente: “Ma la Ditta non disarma. I 40 ostacoli sul Colle”, “La minoranza si riunisce. Molti distinguo sul che fare. Unico obiettivo: costringere Renzi a trattare sul dopo Napolitano”.

Il Fatto: “I senatori in fila al patibolo: omaggio a Silvio & Matteo”, “Nessun vincitore, solo attori che temono di perder il posto dopo aver affossato il seggio su cui siedono. E Formigoni spera di strappare un seggio alla Camera”.

E ancora su La Repubblica, a pagina 6, grande attenzione per Forza Italia e il centrodestra: “Il sogno di Berlusconi: ‘Il governo non potrà più fare a meno di noi’. Salvini: niente lista unica”, “incontro tra il leader Fi e Alfano. Ma i forzisti danno per sicuro l’accordo con Renzi per la Finocchiaro”.

La Stampa, con un “retroscena” di Carlo Bertini: “Lo scontro nel Ps avvicina al Colle Padoan e Delrio”, “Renzi ai ribelli bersaniani: ‘Minoranza ininfluente’. Ma cerca un pacificatore per evitare altre trappole”.

Il Fatto, su Anna Finocchiaro: “Anna corre per il Quirinale e il marito va alla sbarra”, “Catania, il consorte della Finocchiaro in aula il 3 febbraio per truffa”. Il marito, ginecologo, secondo l’accusa della procura, avrebbe ottenuto un appalto da un milione di euro, poi revocato, per il presidio sanitario di Giarre.

Per tornare al Corriere, Antonio Polito (“Il partito del Nazareno”) scrive che se ieri non fosse passato l’emendamento Esposito “sarebbe caduto il governo”, e dunque “sì, il voto di ieri configura una maggioranza politica”, e “per la prima volta i voti di Berlusconi sono determinanti”. Assodato questo, “se ne deve dedurre che Bersani, D’Alema, Cuperlo e Fassina” e gli oppositori di Renzi “sono passati all’opposizione?”. E questo potrà avere conseguenze importanti sul voto del Presidente della Repubblica.

Su La Stampa: “Ma il Fronte del No cresce. Il margine per Renzi si assottiglia a 25 voti”. È una inchiesta-viaggio “tra i grandi elettori che sceglieranno il Presidente”, firmato da Fabio Martini.

Sul Sole 24 Ore Lina Palmerini (“La scelta che Renzi deve fare”) si legge che il premier è ad un bivio: “ricompattare il Pd o esasperare lo strappo”, tra “ricucire con la minoranza coinvolgendola nella scelta del candidato” oppure “spingere ai margini tutta un’area politica”. Considerando che alle urne alle regionali “il centrodestra” potrebbe ritrovare “una qualche compattezza e consistenza nei voti” mentre il Pd potrebbe veder consumare il 40,8 per cento delle europee.

Pd

Sul Corriere intervista alla senatrice Pd Doris Lo Moro, che ha votato contro l’emendamento Esposito: “Trovo sgradevole che molti miei colleghi abbiano ceduto a un presunto emendamento contro le regole e scritto malissimo, come un bignami degli articoli successivi”. Racconta della “cosa veramente brutta”, la “sensazione che si volesse ridurre oltre il lecito il livello del dissenso”.

Sul Giornale si legge: “Bersani raduna la Ditta. In 140 con l’ex segretario per la scissione del Pd”. “La minoranza si conta per diventare decisiva nell’elezione del Colle”. “Ma molti deputati sono già pronti a tradire Pier Luigi”. Si racconta della convocazione da parte di Bersani, “dopo la batosta”, della minoranza, e che la convocazione è “una prova di forza” in vista del voto per il Quirinale. Si legge anche che però “se il Pd è compatto, salvo la settantina di frondisti, e Berlusconi tiene i suoi come ha dimostrato sull’Italicum” si elegge il Presidente della Repubblica al quarto scrutinio, senza sorprese.

Su La Repubblica: “Bersani: ‘Scissione mai, il Pd è casa mia’”, “‘Ma Renzi ha respinto la mediazione, ora dica se sul Colle si parte dall’unità dem’. La sinistra si conta: siamo 140. Ma le varie anime sono divise. Cuperlo chiede una posizione comune sul Quirinale: serve coraggio”.

Secondo Il Messaggero i “ribelli del Pd” sarebbero “pronti a giocare la carta Finocchiaro”.

Il Foglio offre un “documento inedito”, un elenco completo di deputati e senatori Pd con l’indicazione se saranno “fedeli al patto” o se il loro voto per il candidato presidente della Repubblica sarà a rischio o contrario. “Geografia del partito di Renzi in vista del Quirinale (con nomi e correnti)”. Sarebbero 275 i voti sicuri, 99 quelli a rischio, alcuni dei quali “recuperabili”, 41 quelli “già andati via in partenza”.

De Luca

La Repubblica: “Salerno, condannato il sindaco De Luca, ora rischia la carica”, “Un anno per abuso d’ufficio e uno di interdizione dalle funzioni pubbliche: ‘Ma io non mollo'”. De Luca è in corsa per le primarie del centrosinistra per la guida della Regione Campania: la pena è sospesa – si spiega – e cade l’accusa di peculato, ma la seconda sezione penale del tribunale ha trasmesso la sentenza alla Prefettura per la sospensione dalla carica di sindaco in applicazione della legge Severino. L’inchiesta riguarda la progettazione del termovalorizzatore di Salerno, mai costruito. I fatti risalgono al 2008, quando in grave emergenza rifiuti il governo Prodi affidò ai commissari locali la realizzazione degli inceneritori. Secondo l’accusa, de Luca avrebbe conferito l’incarico di project manager al suo ex capo staff, Alberto Di Lorenzo, che non era in possesso dei titoli per svolgere quel ruolo e che il tribunale ha condannato a sua volta a un anno di reclusione con pena sospesa.

Su Il Fatto: “De Luca condannato: così è pronto per le primarie Pd”, “Abuso d’ufficio: al sindaco di Salerno e candidato in Campania un anno di reclusione. ‘Non mollo’. Ora le carte al prefetto: a rischio la poltrona”. “Mi auguro che l’Anci – ha detto de Luca – decida di esistere a tutela della dignità di amministratori che, pur non rubando, non disamministrando e mantenendo un rigore spartano, sono carne da macello nell’indifferenza generale”, “in queste condizioni, ben presto non ci sarà più nessuna persona perbene disponibile ad assumere responsabilità pubbliche, ma avremo solo delinquenti o ignavi”.

Il Sole 24 Ore: “Ora per il sindaco dovrebbe scattare la applicazione della legge Severino (che prevede la sospensione dalla carica) da parte della Prefettura di Salerno”.

Sul Corriere si ricorda che “dal Municipio di Salerno lui non ha nessuna intenzione di andarsene”. Quanto alle primarie del Pd per scegliere il candidato alle Regionali, oltre al fatto che De Luca e Cozzolino sono in campagna elettorale da tempo, il quotidiano ricorda che il partito “non vorrebbe schierare nessuno dei due”, e che intenderebbe puntare sull’ex Sel Gennaro Migliore, “passando per le primarie ma anche facendone a meno”.

Bce

Danilo Taino sul Corriere scrive che “oggi alle 14.30 Francoforte sarà il centro del mondo finanziario” perché Mario Draghi annuncerà “tempi, modi e quantità” della operazione di acquisto di titoli di Stato, il cosiddetto Quantitative Easing. Le indiscrezioni ieri parlavano di acquisti per 50 miliardi al mese per almeno un anno e fino a due. In un anno sarebbe una cifra superiore ai 500 miliardi di cui si era parlato nei giorni scorsi. Una cifra che non ha impressionato tutti, scrive Taino. Altro punto che oggi dovrà essere esplicitato è “chi prende i rischi (i profitti) insito nei bond che si comprano, se la Bce o le banche nazionali”. Potrebbe essere “50 e 50”. Infine, la composizione degli acquisti, se saranno cioè in rapporto alla partecipazione dei Paesi alla Bce o in base alle dimensioni del debito. In questa seconda ipotesi l’Italia sarebbe avvantaggiata, avendo il debito pubblico maggiore della Ue.

Sul Sole 24 Ore Isabella Bufacchi spiega che la Bce intende “acquistare sul mercato secondario BTp o Bund, OaT o Bonos per liberare risorse finanziarie e invogliare investitori, intermediari e risparmiatori a impiegare la liquidità altrove a caccia di rendimenti più elevati. Il QE tra le altre cose comprime anche i rendimenti dei titoli acquistati dalla banca centrale”, e che comunque “è prevedibile che la Bce lasci qualche domanda senza risposta per mantenersi le mani libere, concedendosi qualche margine di manovra per ritocchi in corsa”. E chi venderà i titoli? “Non lo Stato direttamente. La Bce non può acquistare titoli di Stato in asta perchè il suo statuto (ispirato al Trattato di Maastricht) vieta il finanziamento diretto degli Stati. Gli acquisti non saranno realizzati sul mercato primario ma solo sul secondario , probabilmente con meccanismo d’asta: la Bce indirettamente sosterrà le aste facendo spazio nei portafogli di investitori e banche partecipanti alle emissioni dei titoli di Stato”. Quale sarà l’effetto: Secondo Biagio Giacalone, di Banca Imi, citato nell’articolo, “‘la politica monetaria espansiva delle Bce riduce i rendimenti attesi su investimenti di tipo finanziario e contribuisce a spostare l’interesse degli investitori verso l’acquisto di beni immobili di qualità'”. Le banche detengono oltre 420 miliardi di euro di titoli di Stato: “fino a che punto saranno disposte a vendere i bond alla Bce per impiegare la liquidità altrove?”, è la domanda che si fa il quotidiano.

Su La Repubblica: “Bce, ultimo avviso della Merkel: ‘Non dia alibi a chi frena le riforme’. Acquisti da 50 miliardi al mese”, “Oggi l’annuncio della maxi-operazione in titoli da parte della Banca Centrale europea. L’indiscrezione del Wall Street Journal. Renzi: ‘Serve una svolta, sogno la parità euro-dollaro'”. Secondo il Wall Street Journal, dunque, si tratterà di un piano da 600 miliardi in quest’anno e più precisamente di 50 miliardi al mese da adesso fino alla fine del 2015. Il quotidiano, grazie agli inviati al vertice di Davos, mette insieme le opinioni di alcuni economisti sintetizzando nei titoli: “Gli economisti: ‘Bene, ma ora all’Europa servono investimenti'”. Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse (“Un aiuto al vostro Paese ma non potete sottrarvi dai compiti a casa”); Nouriel Roubini, premio Nobel e docente alla New York University (“Difficile compromesso tra importo degli acquisti e distribuzione dei rischi”); Kennet Rogoff, docente alla Harvard University (“La decisione che arriva sarà solo l’inizio, effetti a scoppio ritardato”); Moises Naim, giornalista (“L’esito dipenderà dall’appoggio o meno della Germania”), Xavier Sala i Martin, docente della Columbia University (“Il vero problema non è dare liquidità ma sostenere la domanda”): Domenico Siniscalco, vicepresidente della Morgan Stanley (“Se la cifra fosse quella la mossa di Francoforte avrebbe un senso”).
Alle pagine seguenti, l’analisi di Federico Fubini: “Più moneta in circolazione, la rete dell’Eurotower contro la caduta dei prezzi”, “Che cos’è, come funziona e a che serve il ‘quantitative easing’. I tassi dovrebbero scendere mentre il calo dell’euro aiuterà l’export”. Tra i quesiti elencati, uno riguarda gli effetti possibili: in Europa il quantitative easing può funzionare bene come negli stati Uniti? “Alcuni indizi fanno sospettare di no”, scrive Fubini. Perché in Europa, e in particolar modo in Italia, le imprese si finanziano attingendo in modo diverso al credito. Negli Usa le imprese si finanziano attraverso le banche per circa il 27% del credito che ottengono, e per il resto lo fanno emettendo titoli di debito (bond) sui mercati. Per loro l’aiuto della Federal reserve, che riduce i tassi sui bond a sette o dieci anni, è dunque prezioso. In Europa invece circa metà del credito alle imprese passa dalle banche e in Italia la quota è ancora più alta. per funzionare bene in Europa il quantitative easing dovrebbe essere accompagnato da un forte taglio delle tasse. Ma questo è reso più difficile dai vincoli europei al bilancio.

Sulla stessa pagina de La Repubblica, anche un’intervista all’economista Thomas Piketty, autore de “Il capitale nel XXI secolo”, secondo cui la Bce sta facendo il possibile, ma serve un salto di qualità: “Un fondo comune per ridurre i debiti”. “I governi italiano e francese si lamentano dei tedeschi ma non sono abbastanza coraggiosi”, dice.

Rapimenti

Sul Giornale Fausto Biloslavo scrive – citando “una fonte”, che “”‘Le due ragazze erano delle “innamorate” della causa siriana, ma non corrisposte dai gruppi armati anti Assad, che le hanno usate'”. La fonte lo dice dopo l’audizione sul rapimento di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo presso il Copasir del direttore generale del Dipartimento Informazioni per la sicurezza, l’ex ambasciatore Massolo. “Il gruppo che ha tenuto in ostaggio le due ragazze lombarde fin troppo vicine alla guerriglia siriana, è sempre stato lo stesso. Una specie di costola criminale di Al Nusra, la propaggine di Al Qaida in Siria”. Il titolo dell’articolo è: “La verità sui rapporti tra le ragazze e i ribelli”.
Sullo stesso quotidiano, notizia di una “fonte che Il Giornale considera attendibile”, si parla del rapimento di un italiano in Libia. Non sarebbe più raggiungibile “nella giungla del paese nordafricano travolto dalla guerra civile. Un giallo tutto da chiarire, che al momento non è ancora catalogato come ‘sequestro’. L’allarme è stato lanciato negli ultimi giorni e Il Giornale ha riscontrato che le verifiche erano sempre in corso fino a ieri sera”.

E poi

Sul Corriere: “Bibi va a Washington. L’invito al Congresso e lo sgarbo a Obama”. Dove si legge della visita del premier israeliano negli Usa, invitato dai Repubblicani per l’11 febbraio, a un mese dal voto in Israele. La Casa Bianca ha fatto notare che la procedura seguita dal John Boehner, il Repubblicano che guida la Camera, “non rispetta il protocollo”. “Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione dal governo israeliano”, si dice dalla Presidenza Usa. Si ricorda che Obama e Netnayhahu non si amano.

Anche su Il Giornale: “Il Congresso invita Netnyahu, Casa Bianca gelida”.
Su tutti i quotidiani notizie sull’attacco ad un bus israeliano da parte di un palestinese armato di coltello. Il Sole 24 Ore: “Paura a Tel Aviv. Un palestinese attacca un bus ‘per rappresaglia’”. “Nove le persone ferite, la polizia blocca l’attentatore”. La rappresaglia dell’uomo sarebbe per gli attacchi israeliani ad Hamas a Gaza.
Su Il Giornale: “Un attentato al giorno. Attacco in Israele, sul bus 12 accoltellati”. “Non c’è nesso tra questi orrori e l’aspirazione a uno Stato palestinese”.

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