La Repubblica delle ciliegie

Il Corriere della sera: “Anas, la rete delle tangenti. Ex sottosegretario Pd tra i dieci arrestati. Nelle intercettazioni citato un ministro. La ‘Dama nera’ a capo del gruppo. Contatti con la ‘ndrangheta. Renzi: chi ruba va cacciato”.

Di spalla: “Parla Pignatone. ‘Corruzione molto diffusa, anche la politica deve agire’”.

A centro pagina, con foto: “Merkel e Berlusconi. La stretta di mano”.

Da segnalare anche una intervista sul Sinodo al cardinal Piacenza: “’Sinodo unito, gli attacchi ininfluenti’”.

Accanto: “Regioni in deficit. Possibili aumenti di ticket e tasse”. “Sconto Imu sulle case di lusso”.

A fondo pagina: “Papà in congedo, il record in Sicilia. Tre dipendenti di aziende private su dieci a casa con i figli, il triplo della media nazionale”.

La Repubblica: “La grande retata dell’Anas”, “Appalti truccati, tra i 10 arresti l’ex sottosegretario dem Meduri. Tangenti gestite dalla Dama nera”, “Sanremo, assenteista un impiegato comunale su due: 200 indagati. Mattarella: basta corruzione”.

Il quotidiano intervista Ignazio Marino: “Io, gli scontrini e il Papa. Roma sta con me, ora voglio convincere il Pd”.

A centro pagina: “Manovra, scontro Governo-regioni”, “Oggi la legge di stabilità al Quirinale”. E il richiamo all’intervista a Sergio Chiamparino, che ha rassegnato le dimissioni da presidente della conferenza Stato-regioni: “La protesta di Chiamparino: ‘Ci hanno tolto un miliardo’”.

In prima anche l’editoriale di Alessandro Penati, che torna sull’inchiesta che vede indagato il Governatore di Bankitalia: “La questione bancaria”.

Sulla colonna a destra, “la copertina”: “I pensionati italiani nell’eden portoghese”, “Prezzi bassi e meno tasse, in migliaia fuggono per sentirsi più ricchi”, di Ettore Livini, da Lisbona.

La Stampa: “Manovra, ticket sanitari nel mirino”, “Chiamparino lascia la guida della Conferenza delle Regioni: rapporti difficili col governo”, “Tangenti per appalti truccati all’Anas, dieci in manette. Renzi: ‘Chi ruba va cacciato’”.

“Troppe leggi favoriscono la corruzione”, è il titolo dell’editoriale di apertura firmato da Emanuele Felice.

In prima anche il “nuovo scandalo assenteismo”: “A Sanremo i furbetti del cartellino. Indagati 3 dipendenti comunali su 4”, “Colazioni, gite in canoa, e la figlia del custode col badge. Sotto inchiesta 196 impiegati e dirigenti, 35 ai domiciliari”.

La foto a centro pagina è per i militari Usa in Iraq: “Iraq, primo morto Usa nella guerra contro l’Isis”, “Un blitz delle forze speciali con i peshmerga curdi libera 70 ostaggi. Colpito un militare americano”.

Più in basso, un commento di Gian Enrico Rusconi torna sulle dichiarazioni del premier israeliano sul ruolo del muftì di Gerusalemme e la Shoah: “Così Netanyahu manipola la storia”.

Sul Sinodo, nella colonna a destra: “prima intesa sui sacramenti ai divorziati”, di Andrea Tornielli.

E sulle polemiche per le rivelazioni del Quotidiano Nazionale sulla presunta malattia del Papa: “Quella Roma messa in crisi da Francesco2, di Marcello Sorgi.

Il Fatto apre con un’intervista a Monsignor Franco Giulio Brambilla. Vicepresidente della Conferenza episcopale italiana. Scrive il quotidiano: “Tornano i corvi. Parla il vescovo Brambilla, allievo di Martini e ‘bergogliano’”: “’E’ un complotto, ma il papa non ha paura del caffé’”, “Il vicepresidente Cei: ‘La tempistica del falso scoop sulla sua malattia rivela l’attacco finale al Sinodo’”.

A centro pagina: Sindaci Pd contro il boomerang Verdini”, “da Torino a Bologna”, “Fassino, Merola e anche Cosolini a Trieste temono guai per causa sue alle Amministrative”.

In prima anche il richiamo all’inchiesta Anas: “Anas, mazzette chiamate ciliegie e quel summit con ‘un ministro’”.

Il Giornale: “Raccomandazione alle Questure: nascondete i crimini dei profughi”. “Necessario ‘tutelare’ i richiedenti asilo anche se delinquono”. “E’ discriminazione al contrario”. E poi: “Il premier escluso dal vertice europeo sui migranti”.

Di spalla: “Berlusconi torna in Europa, disgelo con Merkel”.

Sotto, si parla di Ncd: “L’ex Ncd Quagliariello: ‘Alfano felice di prendere solo schiaffi da Matteo’”.

A centro pagina: “Il bluff di Renzi: più tasse che tagli. Il gioco delle tre carte. Aumenteranno le imposte locali, la mazzata è tra i 2 e i 4 miliardi”.

E poi, con foto: “Intervista a Nuzzi. ‘E’ in atto un complotto contro Papa Francesco’”.

A fondo pagina: “Giudici più veloci del governo. Le adozioni gay sono realtà. A Roma bimba affidata a due mamme, è il secondo caso”.

Il Sole 24 ore: “Effetto Bce su Borse e tassi”. “Piazza Affari + 2 per cento, spead sotto i 100 punti, Btp a due anni negativi”. “Draghi apre la porta a un rafforzamento del Qe a dicembre. Listini in forte rialzo, l’euro scende sul dollaro”. “Le certezze di Draghi e le incertezze dell’economia” è il titolo dell’editoriale di Donato Masciandaro.

In alto la legge di Stabilità: “Il testo tarda ancora, polemiche sulla sanità”.

A centro pagina: “Poste, ai privati un terzo dell’Ipo. Verso un prezzo di 6,75 euro ad azione. Il Tesoro incassa 3,3 miliardi”.

Anas

La Stampa, pagina 2: “Tangenti Anas, dieci arresti. C’è anche un ex sottosegretario”, “Renzi: i funzionari pubblici finiti in carcere per mazzette andranno licenziati”. Poi si riferiscono le parole del procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, ieri nel corso della conferenza stampa con cui è stata illustrata l’operazione “Dama nera” (il riferimento è alla responsabile Anas per gli appalti, Antonella Accroglianò), grazie alle indagini condotte dalla Guardia di Finanza : “la corruzione sta assumendo ormai una dimensione pulviscolare”. Ne scrive Guido Ruotolo, spiegando che nel paniere degli arresti per corruzione e voto di scambio sono finiti cinque dirigenti e funzionari Anas, insieme all’ex sottosegretario alle Infrastrutture (del governo Prodi, tra il 2006 e il 2008) Luigi Meduri, un avvocato, tre imprenditori (le aziende di due di loro, impegnati nella lotta antimafia, fatturano 800 milioni di euro di lavori l’anno). “Il personaggio centrale -scrive Ruotolo- è Antonella Accroglianò, la “dama nera”, dirigente responsabile del Coordinamento tecnico amministrativo dell’Anas. Per il procuratore Pignatone “va in ufficio tutti i giorni e il suo lavoro è controllare i flussi di corruzione, che è vista come una cosa normale”. E’ lei che cerca di aiutare il fratello candidato alle Regionali in Calabria per l’Udc cercando voti in cambio di favori, scrive Ruotolo, lei ad avere rapporti con l’ex sottosegretario Meduri, che il giudice delle indagini preliminari definisce “un oscuro faccendiere che ha sostenuto le illecite richieste degli imprenditori e dall’altro si è interessato per la corresponsione di indebite provviste di denaro da parte di questi ultimi in favore dei dipendenti pubblici investigati”. In una intercettazione la Accrogliano, parlando con i suoi complici, rivela che Meduri aveva organizzato un incontro tra due imprenditori finiti agli arresti, Bosco Lo Giudice e Costanzo, “e un ministro…”. Meduri, in cambio dei suoi interessamenti -secondo l’accusa- chiede alla “dama nera” l’assunzione o la riconferma in Anas “di due geometri di suo diretto interesse”. Il programma criminale dell’organizzazione, secondo la Guardia di Finanza, si riassume in sostanza in tre capitoli: “Mazzette per velocizzare le pratiche relative ai pagamenti; per ottenere la disapplicazione delle penali; per ottenere una valutazione maggiorata dei prezzi degli espropri, per favorire gli espropriati”. Un giro di mazzette da 200.000 euro: almeno centomila pagati per l’appalto di 145 milioni per la variante Morbegno in Lombardia; per un esproprio in un’area a Falerno (Cosenza). E sullo sfondo, secondo Ruotolo, si intravvede anche la presenza della ‘ndrangheta. Sulla stessa pagina, “il personaggio” della “dama nera” raccontato da Francesco Grignetti: “La ‘dama nera’ delle mazzette divisa tra appalti e mondanità”, “In vent’anni Antonella Accroglianò ha conquistato Roma”.

Il quotidiano intervista il presidente dell’Anas Gianni Vittorio Armani, che guida la società dal maggio 2015 e che dice: “Noi, invasi dai corrotti, ripuliremo”, “Ho trovato un’azienda allo sbando, per incapacità organizzativa e di gestione dei lavori. E le conseguenze sulle infrastrutture sono state sotto gli occhi di tutti”. Sull’inchiesta e le accuse si corruzione: “stanno emergendo sacche di delinquenza che vanno subito debellate”. Come prevenire la corruzione? Armani risponde che “creare emergenze sui lavori, come spesso avviene nelle infrastrutture, non aiuta a trovare una cura correttiva”.

La Repubblica, a pagina 10, legge parte dei verbali. L’articolo firmato da Maria Elena Vincenzi: “le mazzette in codice della dama nera, ‘Non darmi più ciliegie smozzicate’”, “Mo’ stanno messi tutti bene perché poi Meduri li ha fatti incontrare con il ministro. Gli ha fatto vedere cose nuove”.

Il Fatto, pagina 7: “Mazzette, favori e il giallo dell’incontro con il ministro”, “Si parlava di bustarelle, ‘Non le ciliegie smozzicate…Vieni con una ciliegia definitiva’”. Le chiamavano “ciliegie” o “libri” o “medicinali”, ma di tangenti si trattava, scrivono Marco Lillo e Valeria Pacelli. Per quel che riguarda Meduri, che viene descritto come ex sottosegretario “oggi lobbista a disposizione dell’impresa”, il quotidiano ritrae il personaggio nel suo complesso in un articolo di Lucio Musolino: “Il politico che disse: ‘Muore Fortugno”, “Ex Dc. Da Tangentopoli al Pd, passando per l’intercettazione sul medico poi ucciso a Locri”. Si fa riferimento ad una intercettazione in cui diceva, a proposito del vicepresidente del Consiglio regionale ucciso davanti al seggio delle primarie dell’Ulivo nel 2005 e sulla candidatura che gli era contrapposta di Mimmo Crea (candidato della Margherita dopo esser stato nel centrodestra), “Margheritoni, tutti margheritoni ora siamo. Minchia muore Fortugno”.

Anche sul Corriere della sera l’articolo sulle tangenti Anas parla di Antonella Accroglianò, la “dama nera” dell’azienda, con ampi stralci dalle intercettazioni e si sofferma sul “ruolo chiave” dell’ex sottosegretario Luigi Giuseppe Meduri e sul fatto che la donna, sospettando di essere al centro di una inchiesta, si informò usando conoscenti vicini alla Guardia di Finanza.

Sullo stesso quotidiano Giovanni Bianconi intervista il procuratore Pignatone. Domanda: Roma è una città così malata? “Noi da questo ufficio vediamo le patologie, Roma è tante altre cose buone che qui non arrivano ma per fortuna esistono. Gli episodi accertati confermano una grande pervasività della corruzione e della cattiva gestione del denaro pubblico, a volte offrendo un quadro perfino deprimente come sulla vicenda Anas”.

“Dopo il suo arrivo, con il bagaglio di indagini su Cosa nostra e ‘ndrangheta che si porta dietro, le associazioni mafiose sembrano spuntare come i funghi. C’è chi sospetta qualche forzatura…”. Risponde Pignatone: “Io mi attengo ai risultati giudiziari, che hanno portato alle condanne in primo grado per il clan Fasciani a Ostia, alle conferme di gip, tribunale del Riesame e Cassazione per Mafia capitale, agli arresti confermati per un gruppo di stampo camorristico insediatosi nella zona sud della città. Non sto a ripetere che si tratta di associazioni ovviamente diverse da Cosa nostra e ‘ndrangheta, ma che ugualmente ricorrono al metodo mafioso per raggiungere i propri obiettivi”. Sulla “politica” e su come ha reagito: “Non è mio compito dare giudizi di questo tipo. Però facciamo indagini da cui emergono fenomeni e dati di fatto sui quali sarebbe auspicabile che non solo i giudici dessero le loro risposte sul piano penale, ma anche le altre istituzioni, ciascuna per la parte che gli compete. Comprese le istituzioni politiche, naturalmente”. E in ogni caso “penso che anche la politica debba avere la stessa indipendenza” della magistratura “compiendo le sue scelte autonomamente da quelle della magistratura”. Alla domanda su come si cura la corruzione risponde, citando il mafioso pentito Angelo Siino, “semplicemente ‘facendo funzionare la pubblica amministrazione’”.

Sanremo

Su La Repubblica: “’In canoa o al bar’, a Sanremo assenteista un impiegato su due”, “Retata in Comune: 35 arresti e 195 indagati. ‘Qui è un vizio di massa la fuga dalla scrivania’”. L’inviato Giuseppe Filetto scrive che anche i muti sapevano che il personale del Comune in orario di ufficio se ne andava al mercato o si dedicava perfino al canottaggio: “nella città del festival, che fino a due anni fa faceva parte dell’impero (prima democristiano, dopo forzista) incontrastato dell’ex ministro Sandro (sic) Scajola, il ‘sistema scellerato’ in Comune sarebbe stato di casa”.

E il quotidiano intervista il sindaco Pd della città -da due anni- Alberto Biancheri: “Amministrazione al collasso, non so come far funzionare nemmeno l’ufficio anagrafe”, “potremmo arrivare anche ai licenziamenti per gli arrestati, tanto che abbiamo convocato la commissione disciplinare che dovrà valutare caso per caso, pure quelle situazioni che riguardano gli indagati”.

La Stampa, pagina 3: “Blitz in Comune, 35 assenteisti ai domiciliari”, “Sanremo, tre quarti dei dipendenti indagati. Tra di loro chi timbrava anche tre cartellini alla volta”. E il reportage di Marco Menduni: “Colazioni, ‘pause spesa’ e gite in barca, così passavano il tempo i furbetti del badge”, “C’era chi lavorava nel negozio di fiori della moglie e chi preferiva lo shopping”.

Sul Secolo XIX si parla della figura di “Maurizio Zoccarato, ex sindaco di centrodestra, figlioccio ribelle del re detronizzato dell’Imperiese, Claudio Scajola” che “all’inizio del suo mandato aveva giocato tutte le sue carte denunciando, anche ai pm, la ‘sprecopoli’ tra i dipendenti dell’amministrazione” e si cita anche “la figura del moralizzatore preso con le mani nella marmellata”, che dedicava 45 minuti alla colazione dopo aver timbrato il cartellino. “Proprio lui però, volontario di una pubblica assistenza e arbitro di baseball, era un rigidissimo, implacabile fustigatore sui social network dei costumi dei politici italiani, ‘ladri e corrotti’”.

Manovra

La Repubblica, pagina 2: “Deficit, Sanità e addizionali, la rivolta delle Regioni. Chiamparino si dimette”, “Il governo non neutralizza la sentenza sui disavanzi. Orlandi: ‘Le agenzie fiscali rischiano di morire’”. Spiega Roberto Petrini che è scontro aperto con le Regioni sui disavanzi della sanità: il motivo scatenante delle dimissioni di Chiamparino dalla carica di presidente della Conferenza Stato-regioni è il mancato decreto legge, promesso dall’esecutivo, volto a neutralizzare dal punto di vista contabile, la sentenza della Corte costituzionale che ha classificato come debiti le anticipazioni di liquidità (circa 60 miliardi negli ultimi anni), ottenuti dalle Regioni per far fronte al pagamento dei crediti vantati dalle imprese verso la Pubblica amministrazione. La sentenza della Consulta ha provocato l’intervento della Corte dei Conti, che ha bocciato il bilancio del Piemonte e ha disposto di esporre in bilancio una perdita di 5,8 miliardi. E la sentenza rischia di avere un effetto domino, quando la magistratura contabile esaminerà i bilanci delle altre Regioni: è possibile che emerga un disavanzo di quasi 20 miliardi. Di qui la richiesta pressante di un provvedimento, avanzata ieri dalla Conferenza delle Regioni, che prevede una modalità di contabilizzazione diversa in grado di scongiurare il mega-buco.

Alla pagina seguente, intervistato, Sergio Chiamparino dice: “il mio non è un ricatto. Sulle tasse dico no a imposizioni per legge”. Spiega che, per l’appunto, il suo non è un ricatto: “però vorrei fosse chiaro che il decreto salva-Regioni non è un favore che chiediamo, ma un problema da chiarire fra Stato e Regioni”. Il viceministro Morando ha garantito che il decreto arriverà la prossima settimana, perché allora queste dimissioni? “Il decreto, sul quale peraltro ho avuto rassicurazioni non solo da Morando ma anche da altri livelli del governo, non è legato alla mia scelta. Ho riflettuto e deciso che una Regione nelle condizioni certificate dalla Corte dei Conti non può stare in testa alle altre. Devono essere guidate da un ente che rappresenta il meglio del sistema delle Regioni. Io devo occuparmi del Piemonte”. Le dimissioni “sono irrevocabili, ma congelate fino all’approvazione della Legge di stabilità”, che peraltro, secondo Chiamparino, è “nel complesso positiva per le Regioni”.

La Stampa, pagina 4: “Nella manovra meno assunzioni di statali. Le Regioni: rischiamo aumenti dei ticket”, “Il settore pubblico potrà spendere solo un quarto dell’anno precedente per nuovi dipendenti”.

Il Fatto: “Manovra, asili e Sanità: in arrivo la batosta di Renzi”, “Gli enti locali aggireranno lo stop all’aumento dei tributi: su ticket, mense, rifiuti”.

Il Sole dedica spazio al percorso istituzionale della manovra scrivendo che ieri la legge di Stabilità ha ottenuto la “bollinatura finale della Ragioneria generale dello Stato e in serata dovrebbe esser stata trasmessa al Colle”. L’ultimo nodo riguardava “i tagli ai trasferimenti delle Regioni – per i governatori arriverebbe una sterilizzazione da 1,3 miliardi dei tagli extrasanità previsti dalle scorse manovre e si scende ora a circa 900 milioni”. Dunque – come si legge nel titolo – la manovra “si avvicina ‘a passo lento’ alla meta dell’esame parlamentare”

Si legge anche che “il blocco all’aumento delle imposte locali varrebbe per tutti ‘fatta eccezione – spiega il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti – per situazioni straordinarie legate all’addizionale regionale per le Regioni in eventuali disavanzi sanitari’. Ad oggi, le Regioni che si trovano a dover seguire il cosiddetto “piano di rientro” sono Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte, Puglia e per le quali ‘la legge prevede un aumento automatico di addizionali Irpef e Irap – ricordava ieri il coordinatore degli assessori al Bilancio Massimo Garavaglia – ma i presidenti e le giunte possono anche scegliere di agire sui ticket’”. “Se oggi il testo verrà davvero pubblicato si potranno conoscere i saldi finali della Stabilità 2016, che dovrebbe contenere interventi per 26,5 miliardi, nella versione che non prevede il maggior spazio fiscale richiesto all’Ue in virtù della cosiddetta ‘clausola migranti’”.

Marino

La Repubblica intervista Ignazio Marino: “Miei errori sugli scontrini ma mai rubato un euro e la città vuole che resti. Primarie? Correrò pure io”. Marino, scrive Sebastiano Messina, non ha affatto l’aria di uno che sta per lasciare il Campidoglio. Della cena smentita con la moglie ad un ristorante dice: “è una persona con la quale ho scritto tanti articoli scientifici, “quella sera volevo convincerla a far parte del comitato per il museo della scienza che voglio realizzare a Roma”. Ha mai addebitato al Comune un pranzo privato? “Io non ho mai, ripeto mai, usato denaro pubblico a fini privati”. Confermerà le sue dimissioni? “La legge mi dà 20 giorni per verificare se la mia esperienza è davvero finita o se ci sono le condizioni per rispettare il partito che mi ha eletto alle primarie con il 52 per cento, parlo del Pd e di Sel, al ballottaggio con il 64 per cento”; “non mi permetto proprio di dire che il Papa ce l’ha con me perché ho voluto il registro sulle unioni civili”; “ho grande rispetto per chi, come Renzi, sta cercando di cambiare questo Paese. Però mi permette di dire che non capita tutti i giorni che 50 mila persone firmino una petizione per chiedere al sindaco di restare”.

Il Fatto: “I militanti e il caos Marino: ‘Il Pd è diventato un mostro’”, “Polemica nel circolo Roma est: ‘Primarie tradite’. Il sindaco va avanti, addio più lontano”.

Sul Corriere : “La polizza di Marino prima di dimettersi”. Scrive Ernesto Menicucci che il sindaco dimissionario ha chiesto una polizza assicurativa prima di annunciare le sue dimissioni. L’articolo però parte da un’altra notizia: “Marino ha fatto arrivare a Luca Lotti e Matteo Orfini il messaggio che sarebbe pronto a varare una ‘giunta di salute pubblica’, fatta di tecnici, che gestisca l’Anno Santo”, con nomi come quello di Amedeo Piva, Pd ma stimato anche da Alemanno. Comunque dal Pd rispondono con una “alzata di spalle”. Quanto alla assicurazione, il 7 ottobre scorso, 24 ore prima di annunciare le dimissioni che poi furono protocollate il 12, Marino ha chiesto alla società partecipata del Comune Assicurazioni Roma una assicurazione da 1.700 euro che lo copra fino a 5 milioni di eventuali danni erariali provocati all’amministrazione. Nel modulo c’è anche una domanda: ‘Le persone assicurande o il proponente sono a conoscenza di circostanze che potrebbero dare luogo a richieste di risarcimento?’. Marino, sicuro, barra la casella ‘No’, anche se da giorni impazza lo ‘scontrini-gate’”. Marino ieri ha negato di avere una assicurazione. Avrebbe compilato il modulo ma poi avrebbe deciso di non procedere. Il cda di Assicurazioni Roma, società partecipata che il sindaco aveva annunciato di voler chiudere, si è occupato della pratica del sindaco proprio due giorni fa e ha fatto sapere al Corriere di “non essere a conoscenza della rinuncia espressa” dal sindaco.

Berlusconi

Il Corriere: “Berlusconi vede Merkel: ‘Tutto chiarito tra noi, quella frase non esisteva’”. Berlusconi però non ha parlato dal palco dal quale la Cancelliera ha avuto una ovazione. “’Non voglio parlare in un consesso internazionale fino a che la Corte di Strasburgo non mi restituirà i miei diritti al centor per cento. Sono vittima di un processo politico’”. Il quotidiano sottolinea anche che i “fratelli coltelli” del Ppe fanno notare come “’di sostegno alla sua battaglia finale ieri dal palco non è giunta neppure una parola’”. Per tornare alla Merkel, “il chiarimento su quella frase offensiva, mai pronunciata, con nel gossip virale era giunta fino alle orecchie della Merkel, c’è stato. ‘Le ho detto che non l’avevo mai pronunciata, tant’è che nelle intercettazioni poi pubblicata non c’era’. Lei avrebbe fatto capire che era una cosa superata”.

Sullo stesso quotidiano Massimo Franco firma un commento: “Il tentativo controverso di riaffacciarsi in Europa”. “Il leader di Forza Italia tra due fuochi: bilancia l’allenza con la Lega cercando di ricucire con il Partito Popolare”.

Sul Sole si legge che “prima di lasciare Madrid, Silvio Berlusconi fa sapere che parteciperà alla manifestazione della Lega in programma l’8 novembre a Bologna”. Secondo il quotidiano Berlusconi ha deciso di non intervenire dal palco del PPE nonostante le insistenze del presidente del partito Daul per la sua “posizione a sostegno del presidente russo” Putin. Una “scelta diplomatica” visto che “la posizione del Ppe nei confronti della Russia è molto critica e Berlusconi ha preferito evitare tensioni proprio in occasione della sua prima partecipazione a un vertice internazionale durante il quale si è intrattenuto anche con il premier spagnolo Mariano Rajoy. Gelo invece con l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy e con il leader di Ncd Angelino Alfano, seduto qualche sedia più in là”. Una trasferta comunque “decisamente positiva per Berlusconi”.

Sinodo

Il Fatto , pagina 2: “Vaticano, il complotto è a corte e Bergoglio cambia quasi tutto”, “I sospetti sulle ragioni del finto scoop: una strategia per delegittimare il Pontefice, ormai è chiara anche per la Santa Sede”. E il quotidiano parla di “Corvi nell’ombra”: “diverse indiscrezioni e autorevoli fonti riferiscono di un ruolo dell’Opus dei”.

Il Fatto intervista il vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Brambilla, vescovo di Novara, teologo, non conservatore e bergogliano: “Strane coincidenze, ma Papa Francesco beve ancora il caffé”, “Il momento per divulgare questa notizia non è casuale, però Jorge sta bene ed è molto presente”

La Repubblica intervista il vescovo di Albano Marcello Semeraro. Qualcuno gioca una partita contro il Papa? Risposta: “Qualcuno porta avanti un qualcosa di deludente e di disgustoso. E’ davvero meschino inventare che Francesco soffra di una malattia al cervello, come se non sia in grado per questo di agire con cognizione di causa. Evidentemente il suo magistero così limpido, sereno e insieme deciso sta colpendo nel segno e a qualcuno tutto ciò non va a genio”.

Su La Stampa, un’analisi di Marcello Sorgi: “Quel mondo romano di poteri e privilegi messo in crisi dalla svolta di Francesco”, “L’inconsistenza del complotto dimostra che il Vaticano sta cambiando”.

Il Giornale intervista il giornalista Gianluigi Nuzzi, di cui sta per uscire un nuovo libro sul Vaticano dal titolo “Via Crucis”. Il libro – dice – “metterà in luce ciò che Francesco ha trovato in Vaticano e che ha contribuito alle dimissioni di Benedetto XVI” e parlerà della “lotta quotidiana estenuante che il Papa, tra mille ostacoli, porta avanti per attuare le riforme”. Nuzzi dice che nelle vicende di queste settimane “Vatileaks non c’entra nulla, qui siamo al tiro al piattello contro un Pontefice che ha fatto della povertà il verbo con la v maiuscola del suo pontificato”. “Il Vatilikeas si basava su documenti veri, qui abbiamo ci troviamo di fronte a storie che non hanno alcuna filigrana”. Dice che con il suo nuovo libro, che “si basa su documenti e non tocca le questioni di fede” e “non è un libro anticlericale”, spera di “cacciare definitivamente i mercanti dal tempio”.

Sul Corriere si occupa del Sinodo Alberto Melloni per fare un “bilancio storico-teologico”. Melloni cita “tre episodi penosi”: “la rinuncia al celibato e alla modestia di un prete – che non ha fatto carriera da solo”, “il falso giornalistico” della lettera dei cardinali e un “cancro inventato — che ricorda più Il Vernacoliere che un complotto”. Quanto alle decisioni, “Bergoglio non ha cambiato lo status dei divorziati, ma ha fatto un silenzioso, enorme atto di riforma del papato” cedendo “di sua volontà” poteri ai vesovi. “Il progressismo teologico invocava negli anni Settanta la ‘democratizzazione’ della Chiesa: dimenticando che la sinodalità è molto più della democrazia: perché fa appello non alla sovranità, ma alla comunione. La sinodalità è rimasta un tabù nella Chiesa cattolica per decenni. La Chiesa di cui il Papa è primate, quella italiana, un Sinodo non l’ha mai fatto, per ora. Lo stesso Sinodo dei vescovi, nonostante il nome, non è mai stato altro che organo consultivo, che consegnava al Papa i propri antagonismi perché lui mediasse. Francesco ha agito sul Sinodo facendone, a norme invariate, un organo di collegialità effettiva e di rango quasi-conciliare”. Dunque “almeno una famiglia esce più forte” da questo Sinodo: “la famiglia della Chiesa. Le altre di conseguenza”.

Migranti

Su Il Giornale (“Renzi escluso dal vertice sui migranti”) si legge che i vertici Ue hanno già convocato un vertice straordinario” e domenica si incontreranno a Bruxelles i capi di governo di Austria e Germania con tutti i Paesi dei Balcani tra cui anchedue ancora non membri Ue come Macedonia e Serbia. “Unico assente, perché manco invitato, sarà il nostro Presidente del Consiglio. Matteo Renzi non perderà l’occasione di tranquillizzarci spiegando che quel flusso di disgraziati non riguarda l’Italia perché tutti, là in mezzo, sognano soltanto di raggiungere la Germania. Spiegazione accettabile se la disperazione seguisse le strade della razionalità. In una Slovenia – dove una popolazione di appena due milioni di persone guarda angosciata a quella marea umana pronta a travolgerla – la razionalità rischia di non essere la migliore alleata. Dietro l’arrivo di quei 40mila ci sono da una parte la decisione dell’Ungheria di sigillare la propria frontiera e, dall’altra, quella della Croazia di spalancarla verso Lubiana”. Domani, informa il quotidiano, Giorgia Meloni arriva a Trieste con Louis Aliot vice presidente del Front National di Marine Le Pen, “per una manifestazione in difesa di un Friuli-Venezia Giulia definito ‘ultima frontiera’”.

Il Giornale dedica il titolo di apertura a quella che chiama una “velina del governo” e scrive che “se chi delinque ha in tasca una richiesta di status di rifugiato”, “interpretando alla lettera la legge sulle disposizioni sul diritto d’asilo”, “renderne pubbliche le generalità e il luogo di residenza, potrebbe mettere a rischio la sua incolumità in Italia e anche creare dei problemi di sicurezza alla famiglia, che magari è rimasta nel Paese di origine”. E dunque per il quotidiano un “garantismo all’ennesima potenza che può anche essere comprensibile, ma che di fatto porta ad una disparità di trattamento tra italiani e rifugiati, accolti in Italia e in attesa di essere regolarizzati”. Il Questore d Cuneo Giovanni Pepè spiega che “non esiste una norma scritta che imponga di non divulgare la notizia” di un eventuale reato di un richiedente asilo. “’Si tratta semplicemente di una direttiva politica basata sul buon senso’”. Un sindacalista di polizia conferma che “non esiste una circolare interna in cui viene richiesto di non rendere note le indagini se l’arrestato è un richiedente asilo – spiega un sindacalista torinese – ma ci viene caldamente suggerito, per non aumentare la tensione e allarmare maggiormente l’opinione pubblica, già esasperata dai disagi e dalla diffidenza dei profughi che hanno invaso le nostre città”.

Sul Corriere una intervista ad Enrico Credendino, l’ammiraglio italiano che comanda l’operazione Sophia della missione navale Ue in Libia. “’La Libia peggio della Somalia. Pronti a sparare agli scafisti’. Il capo della missione navale Ue: bisogna entrare nelle acque territoriali”. Crededino, che è stato anche in Somalia, spiega che “non c’è una cupola” degli scafisti e che “anzi a volte si rubano tra loro i migranti”. “Lavorano in stile agenzia di viaggi”e “riciclano i soldi all’estero”. Quanto ad entrare nelle acque territoriali libiche, dice “quando un governo potrà invitarci nelle sue acque e l’Onu lo consentirà allora saremo più efficaci” ma per ora la situazione tra Tobruk e Tripoli è di “stallo totale”, “noi dobbiamo lavorare in Tripolitania, il governo riconosciuto è a Tobruk, ma non voglio dare l’idea di favorire uno o l’altro”. Ribadisce che “chi parla di bombardamento” dei barconi “dice sciocchezze”, “nel porto di Zuara, da cui parte il 30 per cento delle barche, ce ne sono 200 tutte uguali, sia di scafisti che di pescatori. Noi vogliamo che tornino tutte e soltanto a pescare”.

Draghi

Il Corriere. “Bce, Draghi valuta nuovi stimoli all’economia”. “La Bce potrebbe intervenire a dicembre, quando è previsto il prossimo consiglio dei governatori”. Draghi in pratica ha detto che la Bce è pronta, se necessario, a incrementare il programma di acquisto di titoli sui mercati”.

Il Sole 24 ore: “La Bce prepara il Qe2 a dicembre. Secondo Draghi sono aumentati i rischi al ribasso sia per la crescita che per l’inflazione”. “Il programma di acquisto dei titoli potrebbe essere prolungato”. “Non si esclude un ulteriore tasso sui depositi delle banche presso la Bce”, già oggi negativo.

Sullo stesso quotidiano Donato Masciandaro cita un passaggio del discorso di Draghi: “letteralmente, la Bce non ‘guarda e aspetta’, ma ‘lavora e risolve (i problemi)’. Perché la congiuntura è migliorata, ma le incognite non mancano”.

Bengasi, Hillary

La Stampa si occupa dell’audizione di Hillary Clinton ieri davanti all’House Select Committee, incaricato di indagare sull’assalto dell’11 settembre 2012 contro il consolato americano di Bengasi, nel corso del quale venne ucciso l’ambasciatore Chris Stevens: “Hillary assediata al Congresso, ‘A Bengasi non ho sbagliato’”, “I repubblicani: ha sottovalutato Al Qaeda per coprire Obama”. Scrive Paolo Mastrolilli che in occasione della testimonianza si è sfiorata la rissa, non tanto con lei, che ha cercato di mantenere la calma, quanto fra repubblicani e democratici della commissione. I primi, in maggioranza, dicono che l’inchiesta vuole appurare le verità sull’assalto che costò la vita all’ambasciatore, i secondi rispondono che è solo uno strumento per deragliare la corsa di Hillary alla Casa Bianca. La Clinton, dopo aver incassato la resa di Biden che ha rinunciato alle presidenziali, ha aperto con una testimonianza che volava alto: “Ritirarsi dal mondo non è un’opzione, l’America non può rinunciare alla sua responsabilità di guidare”. Poi ha onorato le vittime di quell’attacco, sottolineando però che Stevens e i suoi colleghi conoscevano i rischi che correvano e li accettavano, perché senza missioni pericolose gli Usa non possono difendere i loro interessi. Subito è iniziato il fuoco dei repubblicani, che hanno detto: che andare in Libia è stato un errore, che Hillary l’ha sostenuto spingendo la Casa Bianca all’intervento contro Gheddafi; che Stevens e colleghi avevano inoltrato oltre 600 richieste per potenziare la sicurezza ma non erano stati ascoltati, al punto da far sospettare che Clinton avesse interferito negativamente, esponendoli all’aggressione; che l’allora segretaria di Stato aveva sostenuto che l’assalto fosse nato da una protesta in reazione a un video che insultava Maometto, perché un attentato premeditato avrebbe contraddetto la narrativa sostenuta da Obama sulla sconfitta di Al Qaeda e compromesso la sua rielezione a 56 giorni dal voto. Lei, però, secondo i repubblicani, sapeva la verità, tanto che in una mail mandata ai familiari aveva scritto che Al qaeda era responsabile dell’assalto. Hillary ha risposto che l’intervento in Libia era necessario perché Gheddafi sterminava gli oppositori, era appoggiato dagli alleati, e Stevens non voleva abbandonare Bengasi. Ha detto che l’ambasciatore non discuteva la sicuerzza con lei, ma con i professionisti del settore nel governo. E ha sottolineato che la sera dell’attacco, e nei giorni successivi, erano arrivate informazioni di intelligence contraddittorie.

Sul Sole: “Bengasi, l’autodifesa di Hillary”. “La Clinton testimonia davanti alla commissione di inchiesta sulla morte dell’ambasciatore Stevens. ‘Mi sono presa le mie responsabilità, ritirarsi dal mondo non è un’opzione’”. Clinton, rafforzata dall’annuncio ufficiale di Joe Biden che non correrà per la presidenza, si è presentata ieri davanti alla commissione che indaga sulle circostanze che nel 2012 portarono a Bengasi alla morte dell’ambasciatore americano Stevens. Si legge anche che “in un momento di tensione emotiva”, la Clinton “ha ricordato con la voce rotta Stevens che conosceva personalmente. ‘Ho passato più notti insonni di tutti voi scervellandomi su cosa avremmo potuto o dovuto fare diversamente’”.

Il Corriere della sera, con Massimo Gaggi: “Hillary, lezione di diplomazia al Congresso”. Si legge che l’audizione è stata molto lunga (il pezzo è scritto durante una pausa dopo le prime cinque ore di seduta) e che a tratti ha assunto i toni di un “vero e proprio processo” all’ex Segretario di Stato.

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