Juncker: non siamo una banda di burocrati

La Repubblica: “Juncker gela Renzi: allarme debito, ‘Non siamo una banda di burocrati’”, “Nelle pagelle di Bruxelles male tutta l’Europa. Il premier replica: voglio rispetto, non chiedo elemosine”.
In prima l’editoriale del direttore Ezio Mauro: “Il dramma del lavoro che spacca l’identità della sinistra”.
A centro pagina, foto di Fabiola Giannotti, la fisica italiana nuovo direttore del Cern di Ginevra: “La signora delle particelle, un’italiana alla guida del Cern”.
Per quel che riguarda le elezioni di mid term, i titoli, ovviamente, vanno aggiornati con le notizie, ma li segnaliamo: “Usa al voto, Obama trema. E’ la notte dei repubblicani”.
Nella colonna a destra il reportage di Gad Lerner da Erbil, nel Kurdistan iracheno: “Il terrore dell’Is negli occhi dei bambini”, “Tra i profughi di Kobane in fuga dal Califfato. Più della metà minorenni”.

La Stampa: “Scintille tra l’Ue e Renzi”, “Juncker: non siamo una banda di burocrati. La replica: pretendo rispetto”.
A centro pagina, con foto di Fabiola Giannotti, classe 1962, la fisica che ha contribuito a scoprire il Bosone di Higgs sotto il titolo: “La signora della Fisica è un’italiana”.
In prima il richiamo all’intervista al fondatore di Eataly: “Farinetti: ‘Costretto al silenzio’”, “Dovevo parlare a Genova, ma la polizia temeva per la mia incolumità e quella del pubblico. C’è un clima avvelenato, contro di me accuse false perché amico di Renzi”.
Sotto la testata, il nuovo processo civile: “Sì al divorzio senza giudice”.
E la vicenda di Brittany, la ragazza americana che ha scelto l’eutanasia, con i titoli sulle dichiarazioni della Pontificia Accademia per la Vita: “’Nella morte di Brittany non c’è dignità’”.

Il Corriere della Sera: “Juncker sferza Renzi, è scontro”. “Tensione Bruxelles-Roma. Attacco dell’Europa anche sul debito italiano troppo alto. Si ferma la Germania”. “Il presidente della commissione Ue: non siamo burocrati. La replica: voltate pagina”.
A centro pagina: “L’America al voto giudica Obama. I Repubblicani avanzano al Senato”.
E poi: “Barbarie in Pakistan. Bruciata viva una coppia di cristiani”, per blasfemia.
A fondo pagina la notizia della nomina di Fabiola Giannotti alla guida del Cern: “‘La scienza è donna, così guiderò il Cern'”.

Il Sole 24 Ore: “Faro Ue su deficit e debito. Juncker a Renzi: non siamo burocrati. La replica: meritiamo rispetto”. “Riviste le stime: disavanzo strutturale in aumento nel 2016. Rallentano Germania e Francia”. Di spalla: “Padoan: Pil -0,3 per cento nel secondo semestre, spinta dalla manovra. Il premier: taglio tasse rivoluzionario. Jobs Act al via da gennaio 2015”.
A fondo pagina la scienziata e senatrice Elena Cattaneo commenta la nomina di Fabiola Giannotti: “La ‘regina’ della fisica e la lezione da capire”.

Il Giornale: “La dieta Renzi. Il patron di Esselunga lancia l’allarme: ‘In un anno abbiamo perso il 30 per cento degli utili’. Anche la Ue asfalta la manovra di Palazzo Chigi, euroinsulti tra Juncker e il premier”. “E nel Pd adesso scoppia la guerra per i soldi”. Vittorio Feltri firma l’editoriale: “Matteo stai sereno, sei il migliore degli scarsi”.
A centro pagina, con foto: “Il furbetto dello ‘scorporo’. Con la Ferrari ‘truccata’ Marchionne guadagna 10 milioni in 24 ore. Il giorno dopo l’operazione del Cavallino ha venduto azioni per una cifra record”.
In prima anche una intervista a Giovanni Toti “sul futuro del centrodestra”. “‘Salvini rischia di fare la fine di Monti e di Fini'”.

Il Fatto: “la vera storia di Renzi & B. Lo zio in affari con Fininvest”, “Nicola Bovoli, fratello della madre di Matteo, aveva un contratto da 7 miliardi di lire col Biscione. Intervistato da Davide Vecchi per il libro ‘L’Intoccabile’, racconta: ‘Frequentavo il Cavaliere e Dell’Utri. Ed ero amico di Mike Bongiorno: lavoravo per lui, gli portai mio nipote e lui lo prese alla Ruota della Fortuna’. Dove vinse 48 milioni di lire”.
Sulle tensioni Europa-Italia: “Juncker al premier: ‘Burocrate sarai tu’”.
In taglio basso, la sentenza del processo Cucchi e la rivelazione al quotidiano di uno degli agenti penitenziari assolti: “’Stefano arrivò già picchiato’”, “Indagate sull’Arma che lo arrestò’”, “Nicola Minichini racconta: ‘Quando i Carabinieri ce lo consegnarono, Cucchi aveva già gli occhi segnati, un livido sullo zigomo, mal di schiena e camminava a fatica. Non ho visto il pestaggio, ma mi domando perché la Procura non abbia trattato i militari (che lo avevano fermato) con lo stesso accanimento che ha usato contro di noi’”.
In taglio basso anche le dichiarazioni di Federico Corniglia, pentito della ‘ndrangheta, ieri ad un processo a Milano in cui il poliziotto Carmine Gallo è imputato di favoreggiamento: “’Il Ros mi chiese di incastrare due pm di Milano’”.

Juncker-Renzi

Il Corriere della Sera: “‘Non siamo una banda di burocrati’. Juncker: scontro aperto con Renzi. La replica alle accuse da Roma. Il capo del governo: meritiamo rispetto”. “Il presidente della commissione: se si fossero ascoltati solo i burocrati il giudizio sul bilancio italiano sarebbe stato diverso”. Il quotidiano ricorda che ad offrire un “assist” a Juncker per parlare al premier italiano è stato il capogruppo tedesco del PPE Weber, che lo ha sollecitato a replicare alle dichiarazioni di Renzi di un paio di settimane fa.
Renzi – intervistato ieri da Giannini per Ballarò – ha replicato chiedendo “il rispetto che merita” per l’Italia, Paese fondatore della Ue. Ed ha aggiunto che “in Europa ce la stiamo giocando”, e comunque “io non vado con il cappello in mano”.
Altro articolo del quotidiano milanese: “Il premier: ci sono dei patti, e lui lo sa”. All’ultimo consiglio europeo, si legge nell’articolo, Renzi ha detto che “tocca a Juncker voltare pagina”, che “ci sono dei documenti precisi, di sicuro noi saremo inflessibili”. In queste ore il premier dice, secondo il Corriere: “‘Se l’Ue non ha fatto fino in fondo il suo mestiere non è colpa dei tecnocrati ma dei politici che lo hanno consentito. Ci aspettiamo che la nuova Commissione volti pagina”.
Sul Sole 24 Ore: “Debito e deficit, la Ue avverte l’Italia. Disavanzo strutturale stabile nel 2015, in crescita nel 2016. Rischi di procedura di infrazione”. Si legge che la Commissione ieri “ha pubblicato nuove previsioni da cui emergono dubbi sulle politiche economiche italiane”, e che c’è il rischio “reale” di richiesta di nuove misure di risanamento al nostro Paese.
Sullo stesso quotidiano Dino Pesole, a fronte di un Pil italiano che calerà dello 0,4% quest’anno per poi risalire nel 2015, ma non oltre lo 0,6%, “sarebbe una scelta miope aprire una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese per violazione della ‘regola del debito'”, perché una “nuova richiesta di misure correttive aggiuntive” eviterebbe la procedura di infrazione per squilibri macroeconomici eccessivi” ma metterebbe a rischio serio “la già timida ripresa prevista a partire dal prossimo anno”.
“Ora torna lo spettro della procedura contro Roma, a novembre nuovo esame”, è il titolo del “retroscena” del corrispondente a Bruxelles de La Repubblica, Andrea Bonanni. Il quotidiano intervista il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, Sando Gozi, che dice: “Archiviata l’austerità eviteremo la bocciatura grazie alle riforme fatte”, “il paradosso è che i dati negativi sull’economia Ue per noi sono una buona notizia, confermano che la politica di austerità di questi anni non va bene, né per l’Italia, né per gli altri Paesi dell’Unione”.
Su La Stampa, pagina 2: “Juncker: ‘Non siamo burocrati’”, “Il presidente della Commissione Ue attacca. Il premier: non mi spieghino cosa devo fare”. E il corrispondente da Bruxelles Marco Zatterin, sulla stessa pagina: “Bruxelles: i conti sul debito non tornano. E la ripresina non basta per creare la ripresa”. Alla pagina seguente, un “retroscena”: “Ma Renzi non si preoccupa: la Commissione è un alleato”, “A passeggio nel centro di Roma: ‘Non mollare’. Resta la grana sindacato: Cgil Cisl e Uil si riavvicinano”.
Il Fatto: “Juncker rottama Renz: la manovra torna a rischio”.

Manovra, Jobs Act, Pd

Il Sole pubblica l’intervista di ieri mattina di Giovanni Minoli a Francesco Boccia per Radio 24. Il tema è la legge di Stabilità, il titolo sul Tfr: “‘L’anticipazione in busta paga è un errore'”. Alla domanda se pensa che si voterà in primavera Boccia risponde “‘io penso di sì. Non sono un ipocrita’”.
Intanto ieri il ministro dell’Economia Padoan è stato ascoltato dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Ha detto che “‘la manovra è anche espansiva, per avviare un consistente taglio delle tasse e fornire la spinta alla ripresa” ed ha chiesto che “‘mantenga la sua compattezza’”. Sulla tassazione di Tfr e fondi pensione ha detto che “l’aliquota applicata resta comunque decisamente inferiore a quella ordinaria applicabile alla generalità dei redditi di natura finanziaria”.
Dal Corriere: “Padoan: manovra, niente assalti. Sanità a rischio per le Regioni”. “Il ministro: la pressione fiscale salirà al 43,6 per cento, 6 miliardi per la Cig”. “Il ministro del Tesoro ha spiegato che la riduzione del debito si ottiene con la crescita”.
Sul Foglio si dà la parola al Ministro dell’Economia, che dice: “Non è difficile vedere come l’obiettivo di riportare il paese su un sentiero di crescita sia oggi di complessa realizzazione: come esso richieda coraggio, prudenza, realismo”.
Sullo stesso quotidiano si legge che ieri è stata una giornata intensa anche “per un altro italiano, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea. In un informato retroscena pubblicato ieri da Reuters, alcuni colleghi banchieri lamentavano infatti una gestione ben poco collegiale della politica monetaria. Già oggi, riunendosi a Francoforte, i ‘dissidenti’ sarebbero pronti a uscire allo scoperto. Non è tanto questione di bon ton, conferma Reuters, ma piuttosto un avvertimento: ci pensi, Draghi, prima di eventuali e future scelte espansive di politica monetaria”.
Da segnalare sul Giornale un articolo dedicato alle dichiarazioni di ieri di Bernardo Caprotti, patron di Esselunga Bernardo Caprotti: “Mr Esselunga e la dieta Renzi: perso il 30 per cento di utili. Caprotti non molla ed apre un nuovo supermercato a Firenze ma dà l’allarme: ‘il 40 per cento dei prodotti si vende in promozione. Nel carrello entrano solo generi di prima necessità'”. Caprotti dà un giudizio positivo sul Jobs Act (“E’ una favola che aumeterà il precariato”) e sull’articolo 18 dice: “La maggior parte della gente neppure sa che esiste, lavora e basta”.
Il direttore de La Repubblica Ezio Mauro sottolinea che se è vero che sull’articolo 18 e la questione del lavoro è bene evitare strumentalizzazioni, è altrettanto opportuno tenersi lontani da “ideologizzazioni”: che ci sono state, perché alla fine “l’ideologia ha vinto sulla sostanza. E nello scontro tra le opposte ideologie ha vinto quella dominante: perché anche i mercati e la Ue ne hanno una, capace di resistere persino all’evidenza della crisi che dovrebbe sconfessarla”. E più avanti: “La sinistra italiana ha non solo il diritto, ma il dovere (come in altre democrazie) di parlare all’intero Paese. Ma a patto che lo faccia in nome e per conto della sua identità”, “per intenderci: nel New Labour di Tony Blair c’è certo il new, inseguito da Renzi, ma c’è pur sempre il labour, che il premier non vede”, “da anni il Pd attendeva un’occasione di allargamento della sua base elettorale, e se la leadership di Renzi la realizza (come testimonia la ricerca di Ilvo Diamanti su ceti sociali e professioni), questa è un’occasione per il partito, per la sinistra, per il Paese. A condizione di non cambiare la propria natura”.
La Stampa intervista Peter Mandelson, che fu il braccio destro del premier laburista Tony Blair: “Il nuovo Pd come il New Labour. La prima lotta fu con i sindacati”, “I vecchi interessi danneggiano i lavoratori”, “chi nel partito si oppose al New Labour aveva scarse alternative di programma e un appeal limitato tra l’elettorato”.
Su La Repubblica: “Renzi: ‘Il mio Jobs act è una riforma di sinistra’, sia legge entro dicembre’”, “Il premier: subito il nuovo sistema elettorale, premio alla lista’. Il silenzio della minoranza Pd all’assemblea dei gruppi” (che si è tenuta ieri sera). Il quotidiano scrive che la riunione si è conclusa senza interventi, dopo quello del presidente del Consiglio: “segno che la minoranza ha deciso di evitare lo scontro”, scrive Silvio Buzzanca. Ma in taglio basso il “retroscena” di Goffredo De Marchis parla di una “opposizione Dem al contrattacco: ‘Matteo ci sta prendendo in giro, non ci ha offerto alcuna via d’uscita’”.
Su Il Fatto: “No, il dibattito no. Zitti i gruppi del Pd, parla solo Renzi”. La motivazione ufficiale -secondo il quotidiano- è che erano troppi i punti toccati ieri dall’intervento di circa un’ora e mezzo del premier-segretario, per cui il capogruppo alla Camera Roberto Speranza ha aggiornato la seduta, che dovrebbe essere riconvocata per il dibattito.

Berlusconi, Lega

Sul Corriere della Sera: “Berlusconi e i timori per l’ascesa di Salvini. La contromossa del dialogo con Ncd”. E poi: “L’irritazione del Cavaliere nei confronti di Orlando, che esclude modifiche alla Severino”. Si legge che domani Berlusconi riunirà parlamentari e dirigenti locali per “dare la linea” e che per ora è incerto un incontro con Renzi. Il problema, si legge più avanti, è soprattutto Salvini, secondo gli esponenti di Forza Italia, perché “si sta prendendo tutto lo spazio che gli stiamo lasciando nel centrodestra”. Si cita una intervista che Salvini ha concesso ieri a Libero, in cui faceva appello a Fdi e Casa Pound e in cui criticava il progetto di Forza Italia. Secondo diversi parlamentari azzurri “alla Lega fino ad oggi si è concesso parecchio”, dalla candidatura alla presidenza della Regione Emilia al “diritto di veto” nei confronti dell’Ncd e degli altri centristi, ma la linea è in discussione, e in Campania e Puglia Fi potrebbe trovare un accordo proprio con Ncd.
Su La Stampa: “Salvini scalda i motori. Via alla sfida di una nuova destra”, “Non più il dialogo con Berlusconi ma con postfascisti e la vecchia area di Alleanza nazionale in libera uscita.”.
La Repubblica cita nei titoli una frase pronunciata dal segretario della Lega ieri in conferenza stampa: “’Un nuovo centrodestra senza Berlusconi’”, “Il segretario della Lega Matteo Salvini ufficializza il lancio di un nuovo soggetto politico ‘nero-verde’. Forza Italia lo attacca: ‘Senza di noi non esisti’. Altolà anche di Umberto Bossi: ‘Il leader era e resterà il Cavaliere’”. In basso un’intervista al segretario della Lega in Veneto, Flavio Tosi: “Salvini sogna un partito lepenista, ma così perde’”, “l’accordo era che sarei stato il candidato premier alle primarie del centrodestra, vorrà dire che saremo in due”.
Il Giornale intervista Giovanni Toti: “‘Matteo, attento a non fare la fine di Mario Monti e Gianfranco Fini'”, dice. Il baricentro di un nuovo centrodestra “non può che ruotare attorno a Forza Italia”, dice Toti. La linea politica di Renzi “prende qualche voto in più a destra” ma rischia di “abbandonare il centro moderato”. Anche all’estero i partiti “esclusivamente antisistema” come Ukip o Front National raccolgono voti “ma non governano”. Il titolo: “Non si può prescindere da Berlusconi. Chi ci ha provato è finito male”. Sulle riforme Toti dice che in Forza Italia “abbiamo una sola parola”, e “la nostra linea non cambia. Continueremo a collaborare con serietà per fare le riforme che aspettiamo da venti anni, ma senza alcuna benevolenza verso un governo di cui restiamo fieri oppositori”.

Midterm Usa

I repubblicani Usa hanno conquistato la maggioranza al Senato, strappando ai democratici sette Stati. Oggi – quando manca ancora il risultato dell’Alaska – hanno 52 seggi su 100.
Sul Sole 24 Ore Mario Platero scrive quando ancora non c’erano i risultati del voto di midterm, e spiega come governerà il presidente in mancanza di una maggioranza al Senato. Intanto, sulla riforma sanitaria, i repubblicani vorrebbero abolirla ma “difficilmente ci riusciranno” perché servono almeno 60 voti per riuscire a superare l’ostruzionismo che i democratici certamente organizzerebbero. Maggiori probabilità di successo hanno i repubblicani sulla immigrazione e sul Ttip, l’accordo commerciale con l’Europa. Sul primo punto il compromesso potrebbe riguardare la naturalizzazione di diciottenni, se si trovano negli Usa fin da bambini. La promessa di Obama, avversata dai repubblicani, aveva infatti in qualche modo generato il fenomeno dei bambini mandati dai genitori negli Usa. Sul commercio, la debolezza della congiuntura economica potrebbe dare spazio a spinte maggiormente protezioniste.
Sul Corriere Massimo Gaggi intervista Ian Bremmer: “‘Barack è uno che capisce il mondo. Ma poi si rifiuta di entrare in scena’. ‘I democratici pagano la sua mancanza di leadership'”. Oggi Obama avrà “margini di manovra solo sulla scena internazionale”, mentre è difficile aspettarsi riforme importanti su tasse, immigrazione, scuola. “Ma con un’economia che cresce al 3,5 per cento non credo che gli operatori si preoccupino troppo di un governo passivo. Amministrazioni attive e molto forti in passato hanno fatto gravi errori”.
Sul Sole si parla delle “mire dei falchi sulla Federal Reserve” nel senso che “la destra non ha mai gradito troppo il Quantitative Easing e il rafforzamento dei poteri di vigilanza” della Bce sulle banche. I due repubblicani da segnalare, per questa battaglia, sono Rand Paul e Richard Shelby. Quest’ultimo aveva votato contro la nomina di Yellen, ed è contrario alla vigilanza della Fed sulle grandi banche. Paul vorrebbe aprire le decisioni dell’istituto al controllo e alla vigilanza del Parlamento.

Polonia

Da La Repubblica segnaliamo un intervento di Timothy Garton Ash dedicato all’inaugurazione, a Varsavia, del Museo della storia degli ebrei polacchi: un evento che, per certi versi, Garton Ash ha del “miracoloso” per chi conosca “la storia tormentata dei rapporti tra polacchi ed ebrei”: “perché una parte della società polacca ha perseguitato gli ebrei, nei pogrom durante e subito dopo la guerra e nel 1968, in un ultimo sussulto di odio manipolato dai comunisti”.

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