Guantanamo, Obama ci riprova: offende i nostri valori, chiudiamola

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Il Corriere della Sera: “Libia, così colpiranno i droni”, “Missioni difensive, 11 gli aerei americani. L’Italia darà l’ok ‘tempestivo’”, “Il ruolo di Sigonella. Berlusconi intercettato, il governo convoca l’ambasciatore Usa”.

Più in basso, “Dossier Turchia”: “La via europea del Sultano”, di Paolo Valentino.

Sulle aggressioni al professor Panebianco: “Perché quell’aggressione è un pessimo segnale”, scrive Aldo Cazzullo.

A centro pagina, foto di Papa Francesco che scherza con un bambino: “E il Papa scrisse ai bambini: ‘Ballate come facevo io’”, “Il libro di Francesco. Le risposte alle lettere dei più piccoli”. Si tratta de “L’amore prima del mondo”, di cui il quotidiano pubblica alcuni passi.

Su “Brexit e referendum” e “La City in Europa”: “La mossa inglese: una super Borsa con Francoforte”.

In basso: “Barilla, impiegati a casa (per lavorare)”, “Offerta a tutti i colletti bianchi entro 5 anni. ‘Lo vogliono le donne tra i 3o e 55 anni’”. Di Dario Di Vico.

A fondo pagina anche le unioni civili in Senato: “Fedeltà a rischio nella nuova legge”.

Il fondo di Marco Imarisio è dedicato al Movimento 5 Stelle: “M5S, il paradosso”, “Le primarie online? Un salotto”.

Sulla colonna a destra, “la storia” raccontata da Gian Antonio Stella, che riguarda il Comune di Comitini, in provincia di Agrigento: “Troppi assunti: il micro Comune smette di pagare gli stipendi”.

La Repubblica: “Wikileaks, caso Italia-Usa”, “Berlusconi spiato, Renzi: vogliamo spiegazioni. La replica: non sorvegliamo senza valido motivo. Convocato l’ambasciatore americano. Rapimento di Abu Omar, condanna della Corte europea”.

E “il retroscena” di Carlo Bonini: “’Mai violata la sovranità’”.

In prima, con foto di militari libici: “Libia, spunta il piano B per l’intervento, così Roma prepara la missione anti Isis”, di Gianluca Di Feo.

In evidenza anche una foto del carcere di Guantanamo: “Obama: offende i nostri valori, chiudiamo Guantanamo”.

Sulle unioni civili: “Unioni civili, gelo premier-vescovi, ‘Le posizioni non coincidono’” (parole pronunciate ieri dal presidente del Consiglio Matteo Renzi dopo l’incontro con la delegazione governativa della Santa Sede.

“A chi conviene tirare la corda” è il titolo della rubrica “Il punto” di Stefano Folli sull”iter estenuante della legge sulle unioni civili”.

Sulla colonna a destra: “Le ultime parole di Eco: mi chiudo come un riccio”, “Il ricordo della vedova al funerale. E il nipote commuove la folla”. Ne scrive Michele Smargiassi.

Sui funerali di Eco anche il commento di Francesco Merlo: “Di piazza e di governo”.

La Stampa torna anche oggi sul rapporto sugli squilibri macroeconomici nei Paesi Ue che oggi sarà sul tavolo della Commissione europea. “’Banche italiane troppo fragili’”, “Rapporto Ue: sofferenze e salvataggi fanno aumentare i costi più che negli altri Paesi”, “Il governo sulla ‘pagella’ della Commissione: ‘Nulla che non fosse noto’. Venerdì vertice a Roma con Juncker”.

“Dalle Borse una scossa per l’Europa” è il titolo del commento di Francesco Manacorda sulle notizie di una fusione tra la Borsa di Londra e quella di Francoforte.

Sulle unioni civili: “Pd, tormentato sì alla fiducia. Alfano mette altri paletti”, “Slalom dei democratici tra i no di Ncd. Malumore per l’appoggio di Verdini”. “Ma alla Chiesa non basta: ‘Evitare altri grimaldelli’”, “Renzi incontra Bagnasco e Parolin, ‘Con la Cei le posizioni non coincidono’”.

A centro pagina, foto di palazzine crivellate di colpi in Libano: “L’occhio Nato sui fuochi del Mediterraneo”, “La tecnologia Finmeccanica per le operazioni anti-terrorismo da Sigonella. E lo scontro Arabia-Iran investe il Libano”.

Poi, sul caso Wikileaks: “Dopo Wikileaks è gelo fra Italia e Usa”.

A fondo pagina, sulle contestazioni al professor Panebianco (e non solo): “Da Bologna a Venezia il vento della contestazione”, “Gli autonomi di nuovo contro Panebianco, raduno no Tav al vertice Renzi-Hollande”.

“Attenti a non minimizzare”, ammonisce il professor Giovanni Sabbatucci sul caso Panebianco.

Il Fatto apre con un grande: “Perché?”. “Unioni civili. Il premier rifiuta i voti dei 5Stelle. Di Maio: ‘Pronti al via libera il tre giorni’”, “La legge Cirinnà tutela i diritti delle coppie gay e dei figli nati da queste unioni o da quelle precedenti. In Senato non ci sono i numeri per il super-canguro incostituzionale che taglia gli emendamenti (infatti il presidente Grasso l’ha respinto). Ma ci sono i numeri per approvare in una settimana la legge così com’è: ‘Articolo per articolo’, come prescrive la Costituzione. Perché Renzi anziché svendere i diritti civili ai ‘catto-dem’ e ad Alfano, Formigoni, Giovanardi, Schifani & C., non consente ai senatori di votare da oggi una legge che l’Italia attende da 30 anni?”.

A centro pagina: “Washington liquida Renzi: ‘Noi intercettiamo chi ci pare’”, “Wikileaks, dopo le rilevazioni su B. spiato nel 2011, convocato l’ambasciatore Usa”, “Alle timide reazioni di Palazzo Chigi il Dipartimento di Stato risponde con una bordata: se sorvegliamo è sempre per motivi di sicurezza nazionale. Cittadini ordinari o leader mondiali è lo stesso”.

Sulla “guerra in Libia”: “Imbarazzo Italia per i droni targati Italia: ‘Decidiamo noi’”, “Mentre a Tobruk si litiga e il nuovo governo ancora non c’è, sulle missioni da Sigonella il presidente del Consiglio si limita a dire: ‘Decidiamo caso per caso’ e i ministri Pinotti e Gentiloni farfugliano. Il Pentagono, intanto, fa a modo suo”.

In prima anche la foto dell’imam Abu Omar: ‘”Abu Omar, governi complici’: Strasburgo condanna l’Italia”, “Pomarici: ‘Avevamo ragione’”.

Libero ha in prima una caricatura di Obama con due grandi orecchie: “Il grande Orecchione”, “Obama spiava Berlusconi. Il Cavaliere e l’Italia sono stati traditi dall’alleato a cui negli ultimi anni hanno dimostrato una fedeltà assoluta. E ora viene il sospetto che ci sia anche lo zampino americano nel golpetto del 2011”. A questo è dedicato l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro.

Più in basso: “Il governo si arrampica sugli specchi per nascondere le bombe di Sigonella”, di Marco Gorra. E di fianco: “Le statistiche provano il flop di Renzi. E la Ue si prepara a stangarci ancora”. Di Antonio Spampinato.

A fondo pagina una inchiesta firmata da Dino Bondavalli: “Mezzo milione di malati fantasma”.

E “Giallo in casa del Papa. Giovane incinta morta a Santa Marta”, “Trovata dopo giorni”, di Roberta Catania.

Sulla colonna a destra, “Due assalti a Panebianco”, “Bologna è in mano ai violenti rossi. E nessuno interviene”, di Giampaolo Pansa.

Il quotidiano ripubblica poi un commento di Ida Magli: “Così i governanti ci hanno fatto il lavaggio del cervello”.

Infine, con firma di Francesco Borgonovo: “Dai film alla Biennale, gli immigrati invadono pure l’arte”.

Il Giornale: “Berlusconi spiato dagli Usa. Ecco l’ultimo tassello del complotto Napolitano”, “La caduta del governo nel 2011”. “Indignati, non sorpresi”, è il titolo dell’editoriale del direttore Alessandro Sallusti.

A destra, con foto dell’imprenditore Paolo Di Donato, imprenditore beneventano nel settore della cooperazione, ritratto accanto ad una Ferrari: “Ferrari e 24mila euro al giorno. La bella vita del re degli immigrati”, “Ecco l’imprenditore-simbolo di chi fa affari sfruttando la ‘solidarietà’”, “Il business dell’accoglienza”.

A centro pagina, sulle unioni civili: “Verdini entra in maggioranza”, “Ala voterà la fiducia a Renzi”, “Intesa tra Pd e Ncd sulle unioni civili omosessuali: stralciate le adozioni”. Ne scrive Laura Cesaretti.

Poi, sul disegno di legge sul conflitto d’interessi in discussione alla Camera dei deputati: “L’ultima follia del Parlamento: politici di professione per legge”, di Fabrizio De Feo.

Di fianco, sulla “scelta animalista” di Berlusconi: “Bravo Cavaliere, la vita vegetariana è dura ma giusta”, scrive Vittorio Feltri.

A fondo pagina, “Il ‘bavaglio rosso’ A Panebianco”: “A forza di tollerare i violenti hanno distrutto le Università”, di Stefano Zecchi.

Poi, di fianco, sui funerali di Umberto Eco: “Così i funerali di Eco diventano uno spot per ‘La nave di Teseo’”. Di Matteo Sacchi.

Infine: “Gli opinionisti in tv? Una lobby tutta Pd”, scrive Paolo Bracalini.

Wikileaks, Usa-Italia

Ieri La Repubblica ha dato conto delle rivelazioni di Wikileaks sulle intercettazioni della National Security Agency nei confronti dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dei suoi consiglieri Valentino Valentini, Bruno Archi (consigliere per la sicurezza nazionale), del viceconsigliere diplomatico Marco Carnelos e del rappresentante permanente dell’Italia alla Nato, Stefano Stefanini. L’ambasciatore Usa in Italia John Phillips è stato convocato ieri alla Farnesina per “chiarimenti”.

Su La Repubblica, oggi a pagina 6: “Wikileaks, l’ira di Renzi, ‘Usa spieghino perché spiavano Berlusconi’. Ambasciatore convocato”, “Il Dipartimento di Stato: ‘Sorvegliamo solo per sicurezza nazionale’. L’ex premier: ‘Complotto’”. E’ Carmelo Lo Papa a dar conto delle dichiarazioni, in serata, ieri, del portavoce del Dipartimento di Stato Usa Mark Toner: “Come già detto in precedenza, non conduciamo alcuna attività di sorveglianza di intelligence a meno che non vi sia una specifica e valida ragione di sicurezza nazionale. E ciò si applica a cittadini ordinari come a leader mondiali”. Si legge che la tensione con Obama si è inoltre acuita dopo la conference call che ieri la Casa Bianca ha avuto sul cessate il fuoco in Siria con il presidente francese Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel, escludendo però Matteo Renzi. Berlusconi -si legge- non ha reagito ufficialmente ma la sua reazione, illustrata a quanti lo hanno chiamato, sarebbe stata stata la seguente: “nel 2011 è stata fin troppo chiara la manovra ordita per farmi fuori e liberarsi di chi ostacolava gli interessi di altri Paesi”. Insomma, la “regia politica internazionale” avrebbe portato alla caduta del suo governo nel novembre del 2011. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta. A pagina 7 “il retroscena” di Carlo Bonini: “La tela di Washington e le garanzie dei nostri 007, ‘Mai violata la sovranità’”. E due sono le ipotesi formulate: o nell’estate del 2013 gli Usa mentirono all’Italia sostenendo che le attività di intelligence non convenzionale avevano risparmiato il nostro governo; o, al contrario, dello spionaggio in danno dell’Italia e di Silvio Berlusconi, Palazzo Chigi fu messo al corrente già allora, quando la vicenda Wikileaks esplose e in questi tre anni ha taciuto la verità al Paese. Secondo Bonini Palazzo Chigi ha scelto la prima ipotesi, ovvero la bugia di Washington. Qui Bonini chiama in causa -lo aveva già fatto ieri- le dichiarazioni fornite sul caso nel 2013 dall’allora presidente del Consiglio Enrico Letta, che disse: “Non risultano compromissioni della sicurezza delle comunicazioni dei vertici del Governo, né delle nostre ambasciate, gli Usa ci hanno assicurato che i loro organismi informativi non hanno rivolto in via sistematica i propri strumenti di ricerca contro il nostro Paese”. Poi Bonini fa riferimento a fonti della nostra intelligence, che danno questa versione: “allo stato, i nuovi documenti di Wikileaks non dimostrerebbero un’attività diretta di ascolto sul Presidente del Consiglio e i membri del Governo e dunque una violazione della nostra sovranità”, “piuttosto un’attività di captazione indiretta’. Condotta su leader di altri Paesi, ovvero su funzionari di governo e diplomatici italiani con una proiezione o incarichi all’estero”. Insomma, Berlusconi e i suoi consiglieri sarebbero finiti nella rete della Nsa non perché “target designati”, ma perché “vittime collaterali” di una pesca a strascico.

Sul Corriere: “Berlusconi intercettato dagli Usa. Il governo convoca l’ambasciatore”, “Il dipartimento di Stato: non sorvegliamo a meno che non vi siano buoni motivi”. Ne scrive Virginia Piccolillo. “E Washignton minimizza”, scrive Massimo Gaggi.

Il Fatto: “Berlusconi intercettato, niente scuse da Washington”, “Dopo la convocazione dell’ambasciatore per il premier sotto controllo dal 2009 al 2011: ‘Ascoltiamo cittadini ordinari e leader mondiali’”.

E più in basso: “Roma non è Berlino o Parigi: è ‘costretta’ a far partire l’indagine”, “Imbarazzi. In Italia l’azione penale è obbligatoria. La Procura: ‘Serve un esposto’. Già annunciato”, scrive Marco Lillo facendo riferimento alle proteste di Forza Italia e alle dichiarazioni di Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi (“prima accerteremo i fatti e solo dopo valuteremo se fare un esposto in procura”).

Su Il Giornale l’editoriale del direttore Alessandro Sallusti (“Indignati, non sorpresi”): “gli americani si sentono, e spesso lo sono, i gendarmi del mondo. E come ogni corpo di polizia hanno il vizio di tenere sotto controllo tutto ciò che accade. Spiano i nemici e origliano gli amici, perché non si sa mai cosa bolle in pentola”; “per la verità non risulta che Obama si sia dato particolarmente da fare per far cadere Berlusconi, anzi, semmai fu uno dei pochi leader che nei vertici internazionali di quel 2011 prese le difese del leader italiano, arrivando a sostenere nel drammatico G8 di Cannes che ‘Silvio is right’”; ma non si può escludere che “informazioni riservate che riguardavano il governo italiano siano state utilizzate per portare a termine il complotto che sotto la regia di Giorgio Napolitano ha portato alla caduta del governo Berlusconi e all’insediamento di Mario Monti”.

Il tema occupa le prime 5 pagine del quotidiano e a pagina 2 Anna Maria Greco scrive che “anche Renzi teme per la sua privacy”. A pagina 3 l’intervento del capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta: “L’ultimo tassello che dimostra il complotto di Napolitano & C.”, “Le carte pubblicate da ‘Repubblica’ sono solo la conferma dello scenario sul golpe del 2011. Prima l’attacco speculativo sui mercati, poi le manovre per far cadere il governo Berlusconi”. Brunetta ricorda che la Deutsche Bank non vendette (i titoli di Stato italiani, ndr.) “per paura di essere travolti dal buco nero italiano” dopo l’estate: “furono i suoi vertici a causare ad arte questa paura innescando la tempesta perfetta sui mercati”.

A pagina 4, intervista al politologo statunitense Edward Luttwak, che dice: “Nell’intelligence non esistono amici. Tutti spiano tutti”, “Washington era consapevole della congiura per rimouvere Berlusconi” Nel corso dell’intervista Luttwak parla in verità di una “congiura benevola” nei confronti del governo Berlusconi: “come quando ci si mette d’accordo tra familiari di un malato di cancro, per non dirgli niente della sua malattia. Si fa una congiura nei suoi confronti, ma la finalità è il suo bene. Così anche la congiura del 2011 aveva un obiettivo positivo, perciò io stesso mi sono attivato e ne ho fatto parte. L’Italia era a rischio collasso, con 1.900 miliardi di debito pubblico che non era più in grado di finanziare”, “l’unica strada era rimuovere un governo che non si era dimostrato capace di fare le riforme fiscali necessarie per abbattere il debito”, “chiamai tutti i miei amici in Italia pregandoli di fare pressioni sui parlamentari di loro conoscenza per togliere la fiducia al governo Berlusconi. E lo dico non da antiberlusconiano, anzi ho avuto simpatia per le sue idee liberali”.

A pagina 5: “Obama spiava tutti i leader. Ma diceva ‘Silvio is right’”, “Al G8 di Cannes nel 2011 fu proprio il presidente Usa a stoppare la Troika che voleva commissariarci. Le comunicazioni dei capi di Stato europei controllate sin dal 2008”.

Abu Omar

Su Il fatto: “L’Europa condanna l’Italia, ‘Sapeva di Abu Omar’”, “La Corte di Strasburgo non fa sconti sul sequestro dell’imam organizzato da Cia e Sismi. Segreto di Stato e clemenza per i responsabili”. Ne scrive Gianni Barbacetto. Sulla stessa pagina un colloquio con il giudice in pensione Ferdinando Pomarici, che indagò sul rapimento: “la mia previsione si è avverata. Dicevo: vedrai che condanneranno l’Italia. La sentenza della Corte di Strasburgo distingue nettamente i comportamenti: da una parte la polizia e la magistratura che hanno operato correttamente; dall’altra il governo e la Corte costituzionale che hanno posto il segreto di Stato, impedendo ai processi si arrivare alle loro conclusioni”.

Su La Stampa un intervento di Stefano Dambruoso, ora deputato di Scelta civica, che da magistrato ha condotto numerose inchieste sul terrorismo internazionale: “Abu Omar, perché Strasburgo ci condanna”: Dambruoso ricorda che “il cittadino egiziano Anu Omar viveva in Italia dal 1998, a Milano. Appena rapito è stato portato alla base aerea di Aviano per essere trasferito in Egitto, dove è stato incarcerato e sottoposto ad interrogatori durante i quali è stato torturato. Il 19 aprile del 2004 è stato nuovamente arrestato per essere rilasciato il 12 febbraio del 2007 col divieto di lasciare l’Egitto”; “dopo la denuncia della scomparsa da parte della moglie, la Procura di Milano ha avviato un’indagine, da me inizialmente coordinata, conclusasi con la richiesta di custodia cautelare nei confronti di 22 cittadini statunitensi, agenti della Cia. Gli organi inquirenti hanno pertanto richiesto l’estradizione nei confronti dei cittadini americani, istanza che i vari ministri della Giustizia succedutisi non hanno inoltrato alle autorità americane”. Nel corso del processo “è stato opposto dagli imputati il segreto di Stato, dando vita a conflitti di attribuzione sollevati, presso la Corte costituzionale, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per supposta invasione da parte degli organi giurisdizionali nella sfera delle competenze politiche riservate alla Presidenza del Consiglio”; poi i 22 agenti sono stati condannati in contumacia e il 14 gennaio 2014 la Corte costituzionale, smentendo la Cassazione, ha accolto il ricorso del Governo italiano sul segreto di Stato”. Ieri la Corte di Strasburgo “ha condannato lo Stato italiano per il coinvolgimento nel rapimento. La Corte ha ritenuto sussistere la violazione dell’art. 3 (divieti di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione europea per la tutela dei diritti dell’uomo sia dal punto di vista sostanziale che procedurale. Il governo italiano, secondo la Corte, sapeva e non poteva non sapere, quindi è correo nelle attività di tortura”.

La Repubblica: “rapimento Abu Omar, condanna di Strasburgo”, “La Corte europea: l’Italia ha abusato del segreto di Stato. All’imam 85 mila euro di risarcimento. I legali: una beffa”. Ne scrive Piero Colaprico, riferendo anche le parole del magistrato Armando Spataro, “che con Pomarici ha tentato invano di processare alcuni nostri 007, a cominciare da Niccolò Pollari, sentendosi opporre il ‘segreto di Stato’”. Queste le parole di Spataro: la sentenza “dà ragione alla tesi della Cassazione, che diceva che il segreto di Stato non può apporsi su condotte illegali. Anche se dei servizi di sicurezza”.

Lo stesso Spataro firma un commento alle pagine dei commenti del Corriere della Sera: “La condanna europea per il caso Abu Omar: una lezione da imparare”, “Una democrazia non può tradire se stessa legittimando con l’uso del segreto di Stato gli abusi su una persona e sui suoi diritti”, “La salvaguardia dei rapporti con gli Usa era un falso alibi, perché gli americani non hanno mai negato le loro responsabilità nel sequestro”.

Guantanamo

La Repubblica, a pagina 14, riassume nei titoli le parole del presidente Obama: “’Chiudo Guantanamo, viola i valori americani’. Obama vuole negli Usa gli ultimi prigionieri”, “Il presidente -scrive Federico Rampini- ci riprova a sette anni dal suo primo impegno. E ha un piano per convincere il Congresso: detenuti nei carceri nazionali o di Paesi alleati. E 85 milioni di risparmio”. “Mantenere Guantanamo -ha detto Obama- indebolisce la nostra posizione nel mondo, è vista come una macchia nel nostro rispetto della legalità”. Spera di trovare un Congresso meno ostile, “visto che né io né il vicepresidente Biden siamo in corsa per la rielezione”. E cerca di far breccia anche con un argomento “prosaico”, scrive Rampini, in riferimento ai repubblicani, che potrebbero essere sensibili: i soldi, visto che il supercarcere costa uno sproposito al contribuente americano.

Su La Stampa: “’Ecco il piano per chiudere Guantanamo’”, “Annunciato il trasferimento dei detenuti in altre prigioni americane e nei Paesi di origine”. Scrive Francesco Semprini da New York: “Barack Obama mette un’ipoteca su uno degli obiettivi cardine della sua agenda do governo, sottoponendo al Congresso il piano per la chiusura definitiva” del carcere, come promesso fin dall’inizio del suo insediamento. Le corti federali, ha detto Obama, sono “forti e collaudate” per processare i sospetti terroristi. Il piano prende in considerazione 13 differenti luoghi detentivi negli Usa, tra cui 7 supercarceri già esistenti in Colorado, Carolina del Sud, Kansas, e sei basi militari.

Il Corriere: “Obama, l’ultimo rilancio per chiudere Guantanamo, ‘E’ contro i nostri valori’”, “Il presidente presenta il piano a un Congresso ostile”, scrive Guido Olimpio.

Siria, Isis, Libia

Su La Stampa: “A Sigonella l’occhio della Nato per proteggere il Mediterraneo”, “Il programma basato su droni non armati servirà per sorvegliare il fronte Sud. Il ‘cervello’ del sistema è stato costruito da Finmeccanica a Torino”, scrive Paolo Mastrolilli da New York.

E sulla stessa pagina Francesco Grignetti racconta “il caso”: “Tecnologia e aerei senza pilota, Gli Usa preparano la guerra del futuro”, “Washington investe miliardi per una rete globale di basi. Ma in Sicilia i lavori vengono bloccati dalla burocrazia”. Dove si spiega che la Sicilia, per la sua posizione strategica, sarà uno dei trampolini di lancio nella guerra dei droni armati, che da un mese sono autorizzati da un trattato bilaterale che, secondo il presidente della Commissione Difesa del Senato Nicola Latorre, “non prevede passaggio parlamentare dal momento che non si tratta né di una iniziativa legata alle missioni internazionali, né di un’azione di guerra”, ma solo di una “disponibilità data ai nostri alleati nell’ambito della coalizione internazionale anti-Isis”.

Sul Corriere un articolo di Fiorenza Sarzanini si occupa degli accordi con gli Usa: “I raid scatteranno tra una settimana, Necessario un via libera tempestivo”, “Ora l’Italia è in prima linea nella lotta all’Isis: rafforzate le misure di sicurezza”.

E alla pagina seguente, intervista a Vincenzo Camporini, , già capo di Stato maggiore: “L’Italia fa bene ad essere prudente. Senza l’Onu intervento illegittimo” in Libia. La soluzione? “Dividere la Libia in tre”. Si tratterebbe di “ripristinare la situazione esistente prima dell’intervento di Rodolfo Graziani, durante il fascismo. Graziani unificò, oggi converrebbe dividere: la Cirenaica, la Tripolitania e la zona meridionale, dove le tribù sono armate le une contro le altre”.

Libano (Siria, Arabia saudita e Iran)

A pagina 11de La Stampa: “Lo scontro Arabia-Iran ora investe il Libano. Riad taglia fondi e viaggi”. Scrive Giordano Stabile che “i progressi di Hezbollah in Siria hanno fatto saltare i nervi alla leadership saudita”. Il Paese rischia la guerra civile. L’ex premier Saad Hariri (sunnita) è tornato dopo una lunga assenza e, in un comizio, ha detto: “Non diventeremo mai una provincia dell’Iran”. Due giorni dopo il leader del movimento sciita Hezbollah (che controlla un quarto dei deputati in Parlamento), Hassan Nasrallah, ha replicato che i combattenti del Partito di Dio (Hezbollah) resteranno in Siria “per secoli” a difendere gli interessi degli sciiti e dell’Iran. Quattro giorni dopo l’Arabia saudita ha annunciato la sospensione dei tre miliardi di dollari promessi per riarmare l’esercito. Ieri la stessa Arabia saudita ha chiesto ai suoi cittadini di lasciare il Libano. E gli Emirati Arabi Uniti hanno proibito i viaggi verso il Paese.

Turchia

Di Turchia scrive in un’analisi Paolo Valentino sul Corriere: “Terrorismo all’interno, guerra ai confini, economia in affanno: così il Paese modello del Medio oriente è diventato fattore di imprevedibilità”. Si evidenziano le parole di Gokhan Bacik, docente di relazioni di internazionali alla Ipeck university: “La dimensione dei problemi supera la capacità di Erdogan di gestirli insieme e con successo”.

Di fianco, intervista di Marta Serafini al ministro turco per gli Affari europei, Volkan Bokzir: “Ma l’Europa non può permettersi il lusso di tenerci a distanza” (“non è possibile -dice- che ci escludano dai meeting in cui si discutono le sanzioni per la Russia” e il terrorismo “colpisce anche noi”, esattamente come è accaduto a Parigi)

Moschee d’Italia

“La Consulta boccia Maroni”, titola La Stampa dando conto della sentenza della Corte costituzionale su una legge della Regione Lombardia voluta dal presidente Maroni per impedire la costruzione di una moschea: alcune parti di quella legge confliggono con la libertà di culto sancita dalla Costituzione.

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