#enricoseneva?

Il Corriere della Sera: “Letta rilancia ma Renzi vuole le dimissioni”. “Il premier: vado avanti, chi cerca il mio posto lo dica. La replica: basta, il partito è con me”.

“Scontro frontale tra i due leader, oggi la Direzione potrebbe dare il via libera al Segretario”. “Napolitano: elezioni? Niente sciocchezze”. A centro pagina: “Fini-Giovanardi bocciata, non si possono equiparare droghe leggere e pesanti”.

La Repubblica: “Renzi non cede, Letta verso le dimissioni”, “Drammatico faccia a faccia tra premier e segretario. Oggi resa dei conti alla Direzione pd”. Di spalla a destra: “Droga, no della Consulta al proibizionismo della Fini-Giovanardi”.

La Stampa: “Letta sfida Renzi: ‘Non lascio’”, “’Chi vuole il mio posto lo dica’. Oggi il segretario gli chiederà un passo indietro”.

Sotto la testata: “Droga, cancellata la legge Fini-Giovanardi: migliaia di detenuti pronti ad uscire”.

Il Fatto ha in prima la foto dei profili di Letta e Renzi, contrapposti l’uno all’altro: “Partito distrutto”. In taglio basso: “La Renzinomics: più deficit e meno auto blu

L’Unità: “Ora il Pd rischia di farsi male”. “Letta tenta l’ultima sfida: un nuovo patto, chi vuole il mio posto lo dica e mi sfiduci. Renzi deciso ad andare fino in fondo: questo governo ha chiuso, la parola a Napolitano. Oggi Direzione ad alta tensione”.

Il Giornale: “Alfano tradisce Letta e Letta si fa buddista”. “’Mi sento zen’. Il premier non ne vuole sapere di mollare la poltrona. Renzi non si arrende: o staffetta subito o si vota”. Tra gli articoli di prima pagina un commento di Salvatore Tramontano: “Rassegniamoci al sesto governo creato a Palazzo”. Di spalla la decisione di ieri della Corte Costituzionale.

Il Sole 24 Ore: “Tassi Bot mai così bassi. Piazza Affari sale dell’1,3 per cento”. Di spalla la politica: “Letta: Renzi chieda il cambio. Sindaco pronto a sfiduciarlo”.

 

Renzi-Letta

 

Sul Corriere della Sera un lungo articolo racconta le intenzioni di Matteo Renzi, a partire dalle parole che il segretario avrebbe detto ieri sera “ai suoi”: “La storia si è esaurita, non ci sono le condizioni per andare avanti. Questo governo rischia di essere una zavorra per l’Italia”. Ieri ci sarebbe stato un vertice ristretto con i capigruppo, il ministro Franceschini e il segretario, in cui si sarebbe detto: “non raccogliamo le provocazioni di Letta, tanto domani di dimette”. Formalmente oggi – non si sa se con un voto sulla relazione del segretario o con un ordine del giorno che “spersonalizzerebbe” lo scontro, si dovrebbe comunque votare un documento che sottolineerebbe la bontà di alcune parti del programma di Letta e si dirà che tuttavia ci vogliono “un’altra fase” e “nuovi protagonisti”, e che insomma è “necessaria una discontinuità”. “Di fatto sarà una sorta di sfiducia a Letta ma molto soft”, scrive il quotidiano. Il quotidiano racconta che ieri Renzi era convinto che Letta si sarebbe dimesso. E che si sarebbe “imbufalito” dopo aver ascoltato la conferenza stampa del premier di ieri pomeriggio. Avrebbe detto a Fassino e Del Rio: “Avevamo siglato un patto e lui ha fatto l’opposto e ha scelto il muro contro muro”, “Sapete che c’è? Domani vado in Direzione e dico che dobbiamo andare a votare”. Poi la decisione: “non raccogliamo provocazioni”. L’idea sarebbe di optare “per la linea soft, così lo facciamo dimettere e acceleriamo la pratica”, con l’obiettivo di arrivare in Parlamento per la fiducia martedì o mercoledì prossimo.

Su L’Unità si racconta che Renzi si sarebbe infuriato prima, quando ha letto il resconto che Palazzo Chigi ha dato dell’incontro con Letta, ieri mattina. Un incontro dal quale Renzi era uscito con la convinzione che Letta si sarebbe dimesso, e che l’incontro era “andato bene”, e che invece il comunicato raccontava in altro modo: nulla è cambiato, ognuno dei protagonisti è rimasto della sua posizione.

Su La Repubblica (“Renzi non cede, Letta verso le dimissioni”) dove pure si spiega che Renzi sarebbe pronto a far votare dalla Direzione del Pd un “documento di sfiducia personale” nei confronti del premier. Renzi conta che di fronte a questo, Letta si dimetterà “in diretta tv spalancadogli le porte del governo”. Se Letta dovesse resistere “si vedrà”, ma l’impegno di Renzi sarebbe quello di “aspettarlo al varco, al primo errore che fa andiamo a votare”.

Secondo Claudio Tito, sullo stesso quotidiano, la decisione delle dimissioni da parte di Letta “appare inevitabile” e la sua scelta di presentare ieri il suo programma di governo non ha fatto che marcare ulteriormente la sua “solitudine”, soprattutto perché l’alleato Ncd non lo ha sostenuto abbastanza. Alfano ritiene “troppo debole questa premiership e soprattutto non in grado di allontanare lo spettro delle elezioni anticipate”, e questo è un “giudizio che ormai contraddistingue anche il Pd”. Secondo Tito in quest’ultima settimana Letta ha “perso l’appoggio del Presidente della Repubblica”, dal momento in cui Napolitano ha rimesso al gruppo dirigente del Pd – a maggioranza renziana – le decisioni sul futuro del governo, mentre contemporaneamente venivano escluse le elezioni anticipate (concetto ribadito anche ieri dal Presidente della Repubblica, ndr).

 

Per tornare al Corriere, viene intervistato Pippo Civati, che ieri ha pubblicato un posto sul suo blog dal titolo “CoeRenzi”, in rifermento alle passate dichiarazioni del segretario. “Così il partito rischia di diventare il far west”. “Se si viene eletti segretario dicedo no alle larghe intese, come fai ad andare al governo con Alfano?”.

 

Il Sole dà conto di una intervista concessa da Romano Prodi a Servizio Pubblico, anticipata ieri dal programma e dal sito internet di Santoro. Prodi premette al solito che non partecipa alla vitA politica italiana, ma dice: “C’è bisogno di un salto in avanti, di un Paese che senta che qualcuno rischi”.

 

Ancora sul Corriere, l’editoriale, affidato ad Ernesto Galli della Loggia, si sofferma sul fatto che Renzi arriva al governo “nel modo che proprio lui aveva tanto condannato: per designazione di una nomenclatura di partito”, e dunque privo della forza che ha avuto fino ad oggi, quello della legittimazione popolare e di un patto politico con gli elettori. “Sarà solo”, costretto a governare “senza l’appoggio di alcun Paese reale”, e vedendosela con due potenziali contraddizioni: l’eterogeneità della maggioranza, che comprende – “unico governo di centrosinistra al mondo” – un partito che si chiama Nuoo Centrodestra, e la necessitò di fare le riforme istituzionali ed elettorali insieme a Forza Italia. E’ una “scommessa sulle proprie capacità poliedriche”, dice Galli della Loggia.

 

Sul Sole 24 Ore Stefano Folli scrive che se Renzi ha voluto “rivendicare la propria dignità e difendere la bontà” del proprio lavoro, è comprensibile. Ma sarebbe “irrealistico” “aprire una sfida per restare a Palazzo Chigi” . Anche Folli sottolinea una “aspra dichiarazione di Alfano, il fedele centrista che sancisce il passaggio dell’Ncd nell’accampamento di Renzi (dichiarazione smentita pro forma due ore dopo)”. Ma ricorda anche che Letta ha certamente “complicato” il percorso di Renzi, ha “alzato l’asticella oltre la quale deve saltare”, e oggi toccherà a lui sotto le telecamere “affondare il colpo fratricida” e anche “motivare in modo articolato una decisione non di ordinaria amministrazione”.

 

Sul Giornale Alessandro Sallusti scrive del “traditore Alfano, che pur di salire sul carro del vincitore Renzi, tradisce il mandante del tradimento Letta”. Che ieri ha detto “mi sento zen” per descrivere il suo stato d’animo, ma che “più che zen sembra bollito”, “come un pugile suonato mena fendenti al vento”.

 

Ancora dal Corriere, sul ruolo di Confindustria (ieri Renzi ha incontrato Squinzi) e sindacati: “Spinta di Cgil e Confindustria dietro la corsa del segretario”. E secondo lo stesso quotidiano Renzi avrebbe chiamato domenica sera Silvio Berlusconi per avvertirlo delle sue intenzioni sul governo: “Il leader del Pd ha chiamato Berlusconi prima di imprimere la svolta decisiva”. Nella telefonata Renzi avrebbe spiegato la sua intenzione di “andare avanti sul terreno delle riforme” e di non puntare ad un governo di larga coalizione con FI.

 

Sul Corriere si parla anche dell’atteggiamento di Forza Italia, che sarebbe divisa su Renzi. “Il Cavaliere predica calma ma è convinto che il sindaco pagherà cara la sua mossa”. Denis Verdini, che sta trattando con il Pd sulle riforme, “ritiene che si abbia solo da guadagnare dalla staffetta di governo”, mentre Paolo Romani avverte: “Siamo di fronte a una manovra spregiudicata di Palazzo, di un politico che sta smentendo tutto quello che aveva detto. Ne tenga conto chi fa i patti con lui…”

 

Su La Stampa: “E Berlusconi (per ora) conferma il patto sulle riforme con Renzi”, dove si parla di una telefonata arrivata ieri a Verdini dalla sede del Pd che avrebbe “placato i dubbi” del Cavaliere.

 

Internazionale

 

Il Corriere della Sera riferisce di un “sondaggio choc” in Francia, realizzato da Tnf Sofres e pubblicato ieri da Le Monde, secondo cui un francese su tre sarebbe d’accordo con il Front National di Marine Le Pen. Il 56 per cento dei francesi ritiene la leader del partito di destra “in grado di comprendere i loro problemi quotidiani”, il 34 per cento condivide la visione della società del FN (meno immigrati, meno multiculturalismo), il 58 per cento pensa che Marine Le Pen possa raccogliere consensi oltre il suo campo. In Francia si vota per elezioni municipali a fine marzo, e per questa competizione il FN potrebbe avere qualche difficoltà “nel presentare liste su scala nazionale”, e poi si vota per le europee, a fine maggio. E queste elezioni potrebbero vedere il Front National “primo partito in Francia”.

 

Lo stesso quotidiano dà conto del discorso pronunciato ieri alla Knesset dal Presidente del Parlamento Europeo Schulz. “Schulz parla alla Knesset, i deputati lo contestano”. “’Palestinesi senz’acqua. Netanyahu critica la sua parzialità”. A lasciare l’aula, quando Schulz ha girato ai parlamentari la domanda di un “giovane palestinese”, che gli aveva chiesto perché i palestinesi avessero diritto a 17 litri di acqua contro i 70 riservati agli israelini, sono stati i parlamentari del partito di Naftali Bennet. Bennet ha detto: “Non sono disposto a ricevere lezioni basate sulle falsità. Soprattutto in tedesco”. Anche su il Giornale, a firma di Fiamma Nirenstein: “Schulz mente alla Knesset: che eurogaffe”.

 

Su La Repubblica si parla della radio “Eco di Mosca”, che rischia la chiusura. Se ne parla alla Duma, dove la radio è accusata di aver fatto “apologia di nazismo”, per via di uno scritto apparso sul sito dell’emittente, firmato da Viktor Sherderovic che paragonava i giochi di Sochi a quelli di Berlino del 1936.

 

Sul Sole 24 Ore si parla del referendum scozzese previsto in settembre, perché si è aperto un dibattito sull’uso della sterlina. Dopo un discorso definito “conciliante e patriottico” di Cameron la scorsa settimana, Londra torna a minacciare Edimburgo: “La Scozia indipendente non avrà il pound. Nessuna unione monetaria è possibile se Edimburgo divorzierà da Londra , parola del Cancelliere in carica e di quelli, potenzialmente, prossimi venturi. Il quotidiano spiega che le minacce di Londra finora hanno provocato l’effetto opposto, facendo salire la percentuale dei favorevoli alla indipendenza. Gli unionisti però sono ancora in maggioranza.

 

E poi

 

 

Tutti i quotidiani si occupano della sentenza della Corte Costituzionale sulle droghe.

La Repubblica fa i conti dei detenuti per reati legati alla droga “Il flop di una legge sbagliata. 25 mila detenuti, ma solo 250 sono boss”.

 

Su La Stampa viene intervistato il senatore Pd Luigi Manconi (“Il proibizionismo ha fallito. Ora le regole”).

Della sentenza parla il giurista Gianluigi Pellegrino, con un commento in prima pagina su La Repubblica (“Quelle leggi ideologiche che fanno male al Paese”. “Ancora una volta è dovuta intervenire la Consulta per ricordarci quanto purtroppo la politica di questi anni sia stata incapace e dannosa proprio nella sua più alta proiezione istituzionale”.

 

Da segnalare su Pagina 99 un articolo (“Il business oscuro dei droni”) dedicato ad un rapporto di Statewatch, una rete europea per la difesa dei diritti civili, con sede a Londra, che ha come titolo “Eurodrone, Inc”. Si parla delle spese (circa 315 milioni di Euro da parte dell’Europa a partire dalla fine degli anni 90) per la ricerca e lo sviluppo dei droni. “L’industria europea dei veicoli telecomandati, finanziata con il denaro del contribuente, è sempre più militarizzata. E sfugge a ogni controllo democratico”, sintetizza il quotidiano.

 

Sul Corriere un intervento della Presidente della Camera Boldrini, dedicato alla vicenda di una giovanissima suicida “dopo la serie di insulti ricevuti in un social network”.

Su La Stampa, sullo stesso argomento, un articolo di Ferdinando Camon: “Bulli in rete, no all’omertà degli anonimi”.

 

 

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