Colpito il cuore sciita di Damasco, nei giorni del negoziato a Ginevra

damasco

Il Corriere della Sera ha in grande evidenza le foto dell’attentato ieri a Damasco: “Damasco, strage al santuario sciita. Guerra del Califfato all’altro Islam”, “Attentato Isis. Autobomba e kamikaze, 60 morti”.

In apertura: “Truffe degli statali tra sanità e appalti: buco da 4 miliardi”, “Guardia di Finanza. La relazione sugli illeciti commessi nel 2015” (di Sergio Rizzo).

Sui “costi della politica”: “Senato, spunta la regola per mantenere l’indennità”.

E su “mercati e strategie”: “A Piazza Affari il test delle alleanze in banca”.

A centro pagina: “Il governo e le unioni civili: niente stralci sulle adozioni”, “Domani il voto. Gandolfini: mi appello al cattolico Renzi”.

A fondo pagina: “Il prof copia ma non perde il concorso”, “Prove di plagio contro un docente a Messina. La Commissione: il giudizio non cambia” (di Gian Antonio Stella).

L’editoriale è firmato da Paolo Mieli: “La scienza e gli Ogm”, “Lo sguardo rivolto al passato”. Riguarda l’allarme sull’epidemia provocata dal virus “Zika”, trasmesso dalla zanzara “Aedes Aegyipti”. La città brasiliana di Piracicaba ha annunciato che farà immediato ricorso alle zanzare geneticamente modificate create dalla società britannica Oxitec, già sperimentate in Africa e nelle isole Cayman. Al momento, non c’è nessuna prova che gli organismi geneticamente modificati abbiano provocato danni, ma sugli Ogm persiste un diffuso pregiudizio.

La Repubblica: “Unioni civili, sulla legge patto Pd-M5s”, “Renzi vuole superare il Family Day. Tensione con Grasso sul voto segreto”. E il commento di Michela Marzano: “I diritti dei figli”.

In prima anche qui le foto dell’attentato di Damasco: “Siria: attacco dell’Is, almeno 60 i morti. Rischia il fallimento il vertice di Ginevra”. Con un’analisi di Bernardo Valli: “La soluzione nel destino di Asssad”. Di fianco, l’inchiesta: “6000 i baby migranti entrati in Italia e spariti nel nulla”.

Più in basso l’intervista al ministro del Lavoro: “Poletti: ‘Pronti 320 euro al mese per un milione di poveri’”.

E le “mappe” di Ilvo Diamanti: “Il popolo senza età del Paese vuoto”.

A fondo pagina: “Stop al fumo in auto con i bambini, multe per chi getta i mozziconi”.

E “la storia” raccontata da Jenner Meletti: “La beffa di Parma, l’aeroporto resta aperto per un volo al giorno”.

Sulla colonna a destra l’analisi di Angelo Bolaffi: “Se la Merkel scopre le due Germanie”.

La Stampa, con foto da Damasco: “Strage al santuario sciita. Siria, colpo ai negoziati”, “La Francia: rischio Isis tra i profughi a Lampedusa”.

Poi “il caso”: “’Diecimila bambini immigrati arrivati in Europa e spariti’”, “La denuncia di Europol: la metà scomparsi in Italia. Integrazione, Scola: una festa islamica in ogni scuola”.

In apertura a sinistra: “Per le unioni civili l’incognita dei voti in Parlamento”, “Il tema spacca gli schieramenti, è lite a sinistra e tra i moderati”, “I cattolici in pressing dopo il Family Day”.

E l’editoriale di Federico Geremicca: “La piazza dura spinge anche il governo”.

Il “personaggio” raccontato in prima è il ministro dell’Interno e leader di Ncd: “Alfano, una vita in maggioranza dal Pdl a Matteo” (di Mattia Feltri).

Poi le notizie su General Electric: “’A Firenze un polo hi-tech da 550 milioni’”.

Sulla colonna a destra l’inchiesta di Gaetano Mazzuca, da Catanzaro: “Incendi e bombe, l’escalation della ‘ndrangheta”.

A fondo pagina: “L’avventura (senza lieto fine) di una lettera per Londra”, “Spedita alle Poste il 20 gennaio e subito persa: un’impresa ottenere un rimborso”, di Marcello Sorgi.

Il Fatto: “Il Paese dei ladri impuniti”, “A piede libero. Nelle città aumentano furti e rapine. Arresti più difficili per legge”, “Roma registra un +35% di borseggi in un solo anno; a Firenze, Bologna e Genova aumentano i reati contro il patrimonio. In Italia i delitti predatori crescono costantemente da decenni ma ora diminuiscono gli arresti: meno 20 per cento. Perché è cambiata la legge sulla droga (a favore dei pusher) ma anche perché di riforma in riforma è stato ridotto l’ambito della custodia cautelare in carcere”.

Accanto, un fotomontaggio compone i visi di Berlusconi e Renzi: “41 sfumature di Renzusconi”, “Ventiquattro mesi di governo-Renzi, tra amici da sistemare, favori da restituire, attacchi ai pm, soldi a Mediaset, lobby agevolate, Imu da abolire e tv da invadere. Ricorda qualcuno…”.

Il Giornale: “L’Isis sbarca a Lampedusa”, “Dopo la Nato e il Pentagono, anche un ministro francese ci accusa di inerzia: ‘Infiltrati del Califfato sui barconi’. Potrebbero essere già nelle nostre città”.

Sulle elezioni di Milano: “Coltellate a sinistra. I candidati sindaco di denunciano in tv su fallimenti e bilanci”.

In apertura a sinistra: “Gay, banche e referendum. Prime crepe nel muro di Renzi”, “Cambia il vento nel Paese” (di Augusto Minzolini). E l’editoriale di Vittorio Macioce sul Family Day: “La piazza fuori dal Palazzo”, “I cattolici non rappresentati”.

A centro pagina: “Jobs Act, cresce più il mobbing del lavoro”, “In un anno denunce aumentate del 20%. Milano capitale delle angherie”.

Rimanda al tema delle unioni civili anche l’articolo di Stefano Filippi: “Cirinnà sfida la Chiesa. Ma la casa di lusso l’ha avuta dal Vaticano”.

Sulla colonna a destra le primarie Usa: “Hillary e Trump, negli Usa arrabbiati, ora si fa sul serio”, di Paolo Guzzanti.

Siria

Sul Corriere della Sera, pagina 8: “Attacco al cuore della Damasco sciita. L’Isis rivendica la strage: 60 morti”, “Un’autobomba, poi due kamikaze vicino a uno storico luogo di culto. Oltre cento i feriti”. Ne scrive Viviana Mazza, spiegando che l’attentato ha colpito il bindatissimo quartiere sciita di Sayyda Zeinab, un sobborgo popolare nel sud est rurale di Damasco. Gli estremisti sunniti dell’Is hanno sottolineato, nel loro comunicato, di aver mirato a far strage do “apostati politeisti”. La zona di Sayyda Zeinab è presidiata dal movimento sciita libanese Hezbollah, fedele al presidente Assad e da volontari sciiti giunti da tutto il Medio oriente: è uno dei luoghi più sacri agli sciiti, poiché vi sorge il santuario che custodisce la tomba di una delle nipoti di Maometto, nonché figlia di Alì, considerato da loro il legittimo successore del profeta. A pagina 9 l’analisi di Davide Frattini: “La guerra dei due Islam”, “il mausoleo Sayyda Zeinab è uno dei luoghi sacri della regione. E un simbolo politico da colpire”, “Appese ai muri del santuario ci sono le foto di Khameney e del capo di Hezbollah”, Hassan Nasrallah. Oltre a quelle di Imad Mughnieh, che del movimento libanese era lo stratega militare prima che gli israeliani lo eliminassero cinque anni fa. Frattini sottolinea quindi che al posto della foto del presidente Assad “stava appesa la trinità religiosa e guerriera degli sciiti”; “i primi ‘volontari’ sciiti sono venuti in Siria per difendere il santuario: si dicevano pellegrini, portavano il kalashnikov. Il coinvolgimento dell’Iran nella guerra è iniziato così”.

Sulle stesse pagine Lorenzo Cremonesi sottolinea che l’attentato è stato “un messaggio ai negoziatori di Ginevra. E ai sauditi”. Perché “ogni violenza, qualsiasi attentato o massacro in Siria, si ripercuote negativamente sui tentativi di negoziati di pace iniziati venerdì a Ginevra sotto l’egida dell’Onu”. Nei giorni precedenti gruppi dell’opposizione ad Assad legati all’Arabia saudita avevano posto come precondizione una sorta di limitato cessate il fuoco, oltre allo sblocco dei quartieri e villaggi assediati dalle truppe lealiste e l’eventualità do scambi di prigionieri: “per certi aspetti questo fatto è positivo. Indica che le controparti tanto faticosamente portate in Svizzera dall’inviato Onu per la Siria Staffan De Mistura sono veramente rappresentanti delle fazioni in lotta. Devono rendere conto a milizie e forze importanti sul campo”. Ma “il rovescio della medaglia” sta nel fatto che “qualsiasi estremista, anche della più minuscola delle fazioni, è potenzialmente in grado di bloccare i negoziati con l’ennesimo attentato. Ieri la delegazione di Bashar Assad ha avuto gioco facile nel puntare il dito contro i capi ribello accusandoli di essere ‘collusi col terrorismo’ di Isis e vanificando le loro richieste”. Ma l’elemento che più salta agli occhi è la mancanza di contatti tra Teheran e Riad: le due potenze regionali guidano lo scontro tra sunniti e sciiti restano distanti. E la comunità internazionale si muove in punta dei piedi: “lo dimostra il plateale silenzio con cui è stato permesso alla Turchia di scacciare la delegazione dei combattenti curdi siriani. Dove sono finiti i tanti che fremevano per la resistenza di Kobane un anno fa? Alcuni tra i maggiori nemici di Isis vengono esclusi dai negoziati e nessuno dice una parola”.

Su La Stampa, pagina 2: “L’Isis fa strage a Damasco contro gli sciiti e i negoziati”, “Colpita la zona della capitale protetta da Hezbollah e milizie irachene. Prima un’autobomba e poi due kamikaze: 60 morti e centinaia di feriti”. Giordano Stabile dà quindi conto dell’impegno di combattenti sciiti a difesa del santuario di Sayyda Zeinab: Hezbollah manda uomini scelti, “ma almeno dall’autunno scorso ci sono anche volontari sciiti iracheni nell’area, che hanno stabilito il loro quartier generale e gli alloggiamenti per i combattenti negli isolati tutto attorno. Non potendo colpire il santuario, lo Stato islamico ha cercato di far strage fra loro ma ha massacrato anche molti civili”.

E sulla stessa pagina l’articolo di Rolla Scolari: “Sayyda Zeinab, la moschea simbolo dello scisma e della lotta al Califfato”, “La difesa del mausoleo spinge al combattimento i libanesi del Partito di Dio (Hezbollah, ndr.) e gli alleati iraniani”.

A pagina 3: “Veti incrociati e bombe. Così i colloqui di Ginevra restano a rischio collasso”, “per i diplomatici è ‘positivo’ che l’opposizione sia arrivata. Ma si teme che gli attentati offrano la scusa per far fallire tutto”. Di Alberto Simoni.

Su La Repubblica, pagina 2: “Is, strage a Damasco. A Ginevra i colloqui governo-opposizione”, “Sessanta morti vicino a un mausoleo sciita. Trattativa in salita: incontri separati con l’Onu”. A scriverne, da Ginevra, è Vincenzo Nigro. Che spiega che l’opposizione è arrivata sabato sera, dopo una raffica finale di telefonate di De Mistura ai sauditi e a chiunque avesse influenza su di loro. Il gruppo raccolto sotto la sigla “High Negotiations Committe” è stato creato seguendo una direttiva approvata dall’Onu a Vienna il 14 novembre, ma individuato da colloqui che si sono tenuti in Arabia saudita. Sono rimasti fuori gruppi, come i curdi o come alcuni gruppi siriani ‘liberali’ che l’Arabia saudita non protegge e non arma, ma che pure sono presenti in Siria”. Ieri mattina De Mistura si è inventato una visita “di cortesia” nell’albergo dell’opposizione per avviare il dialogo: quelli dell’Hnc non sono voluti entrare nel Palazzo dell’Onu.

Lo stesso Nigro intervista Monzer Makhous, portavoce del gruppo dei 15 negoziatori siriani dell’High Negotiations Committe. Dice: “per il momento non ci saranno trattative dirette. Abbiamo visto solo De Mistura”. Perché non volete partecipare ai colloqui? “Perché abbiamo chiesto il cessate il fuoco, l’invio di aiuti umanitari alle città assediate, il rilascio di donne e bambini, ma nessuna di queste richieste viene accolta”, “governo di unità? Ne vogliamo uno nuovo, senza la macchina repressiva del regime”.

A pagina 3 l’analisi di Bernardo Valli: Sul tavolo il nodo del destino di Assad all’ombra della sfida tra Teheran e Riad”. “Una coalizione, quella russo-iraniana -scrive Valli- è fedele a Bashar el Assad. Se transizione ci deve essere, va realizzata attraverso una procedura che possa salvare il regime di Damasco. Il suo crollo lascerebbe il Paese in preda a gruppi fanatici. L’Arabia saudita, e con essa i ribelli dell’Alto comitato per i negoziati, vogliono invece una rapida fine di Assad”.

Su Il Fatto, pagina 2, analisi di Giampiero Gramaglia: “Tutti contro tutti, ma non contro l’isis”, “Dalla Russia agli Usa, dalla Ue alla Turchia: sono divisi sul come agire. E i terroristi sorridono”.

Usa

Su La Stampa un’intera pagina dedicata alle primarie Usa. Partono oggi in Iowa -scrive l’inviato Francesco Semprini- le primarie alla Casa Bianca. Se in campo democratico la sfida è tra Hillary Clinton e Bernie Sanders, in casa repubblicana la partita ha più attori: Trump è insidiato dall’ultraconservatore Ted Cruz e da Marco Rubio. Il voto si svolgerà con il sistema dei caucus, assemblee di elettori. Dopo l’Iowa toccherà al New Hampshire. E sul fronte repubblicano “L’establishment spera in Rubio per ritrovare l’unità del partito”, scrive Semprini spiegando che “l’obiettivo è il terzo posto in Iowa e la vittoria in Carolina del Sud”.

Sulla stessa pagina Paolo Mastrolilli, anche lui dall’Iowa, si occupa del fronte democratico: “Il socialista Sanders prende di petto Hillary: ‘Sa solo aggredire’”, “Il disagio di giovani e immigrati i suoi punti di forza”.

Sul Corriere, da segnalare le due pagine firmate da Giuseppe Sarcina e Massimo Gaggi. A pagina 10: “Iowa, via alla corsa”, Stanotte si apre la grande stagione delle primarie. E tra i repubblicani è caccia al voto evangelico”, scrive Sarcina, dall’Iowa. Che scrive: “nell’America metropolitana, a New York soprattutto, molti pensano che il Mid-West sia ancora popolato da bigotti integralisti, con i mutandoni di lana fino alle caviglie, pronti ad appoggiare in blocco la destra più conservatrice della Nazione. E’ davvero così? Vale la pena cercare qualche segnale diretto nella profondità dell”Evangelical America’. Per esempio a Grinnell, comune nato nel 1854 e che prende il nome del fondatore, un religioso Congregazionalista del Vermont. Circa 9.200 abitanti e un’impressionante densità di chiese: 15 di confessione protestante, una cattolica e un’altra decina di piccole comunità spirituali. Più croci che supermercati, per non parlare dei bar”. E tutti i conservatori hanno speso molto per spot dal forte odore di incenso su radio e tv.

A pagina 11 si racconta il “testa a testa” degli sfidanti democratici, Hillary Clinton e Bernie Sanders. “Hillary. La paura di uno sgambetto e l’ombra delle mail riservate. La Signora riparte dal sociale”, scrive Sarcina da Des Moines, Iowa. Sarcina riferisce che secondo l’ultimo sondaggio la Clinton è davanti con il 45%, mentre Berne Sanders la tallona con il 435: “la favorita non si fida, fa bene”, scrive. “Su stampa e tv nazionali tiene banco il caso delle mail riservate, corrispondenza che Clinton, all’epoca Segretario di Stato, avrebbe gestito su computer e telefonini personali. Si vedrà -scrive ancora Sarcina- se queste notizie sposteranno davvero voti. Intanto l’avversario da battere è il senatore Sanders che, invece, non vuole sentir nominare le mail e che accumula consensi, parlando di sanità , di salari, di lavoro. ‘Ma questo è il ‘mio’ programma’, ripete Hillary. Non a caso i suoi comizi, qui nell’Iowa, iniziano con un argomento variabile e di interesse nazionale, ma l’epicentro resta la parte economico-sociale, mentre sicurezza, terrorismo e politica estera restano in fondo. Sabato scorso, ad Ames, nell’Università di Stato dell’Iowa, Hillary ha cominciato con il controllo delle armi, dichiarando pieno appoggio alle misure prese da Obama. Poi, però, ha dedicato almeno venti minuti alla necessità di aumentare la paga oraria, di calmierare il costo delle medicine”.

Di fianco, l’articolo di Massimo Gaggi da Waterloo, Iowa, dedicato a Bernie Sanders: “Il socialista che piace al popolo più anti-marxista del mondo. Perché ‘i soldi si fanno altrove’”, “In questo Stato di tradizioni conservatrici e assai religioso, Sanders è acclamato sia dai giovani che dalle famiglie”. Scrive Gaggi: “il populismo americano, un vento tradizionalmente forte nel Mid West. Il malessere degli elettori del ceto medio che sentono di contare sempre meno e vedono i loro redditi ristagnare o addirittura calare. Sono questi i fattori che stanno mettendo le ali alla campagna dei due candidati-ribelli della destra e della sinistra, Donald Trump e Bernie Sanders”.

Nigeria

Su La Stampa a pagina 5 i titoli sulla visita del presidente del Consiglio Renzi in Nigeria, proprio all’indomani di una strage a Dalori che ha causato la morte di 68 persone, tra cui diversi bambini che sono stati arsi vivi. E Lorenzo Simoncelli racconta “il caso”: “Il Gigante dai piedi d’argilla in crisi per il crollo del petrolio e Boko Haram”, “Il terrorismo e il calo del greggio piegano la prima economia africana”. Boko Haram, alleato africano dell’Isis, è vivo e vegeto nel Nord del Paese. Testimoni raccontano di bambini arsi vivi, corpi crivellati per le strade. Un raid, dove per l’ennesima volta sembra che Boko Haram abbia usato bambine-kamikaze. Ryan Cummings, chief security analist per l’Africa sub-sahariana di Red24, dice: “il gruppo jihadista ha perso terreno ma ha intensificato la guerriglia come ai suoi albori, trasformandosi nell’organizzazione terroristica che ha fatto più vittime al mondo” (6.644 secondo il Global Terrorism Index del 2015).

Turchia

Su Il Fatto, a pagina 10 un’analisi di Marco Barbonaglia: “Turchia, dopo gli attentati l’economia si scopre fragile”, “Il contraccolpo. Il turismo già faticava prima della strage di turisti a Istanbul. Ora la dinamica crescita turca che serve al governo rischia di frenare, anche per colpa delle tensioni con la Russia nella gestione della crisi siriana”.

Israele

Su La Repubblica un articolo di Alberto Stabile a pagina 17: “Muro del Pianto, vincono le donne”, “il governo di Netanyahu cede dopo anni di polemiche: ci sarà un’area per pregare senza distinzioni di sesso. Protestano gli ultraortodossi. Un segnale di apertura all’ebraismo riformista, molto influente negli Usa” e ben poco in Israele. La decisione, voluta da Netanyahu, è stata approvata con 15 voti a favore e 5 contrari. Rappresenta una vittoria della corrente più progressista e e più seguita dell’ebraismo americano, chiamata “Reform and Conservative Judaism”, e soprattutto di un gruppo di donne, le “Donne del Muro”, che hanno condotto una battaglia contro la rigida separazione imposta dalle autorità del rabbinato. Stabile dà conto però anche dell’apprensione dei leader religiosi musulmani, poiché l’ingresso sarà vicino alla moschea di Al Aqsa.

Anche su La Stampa: “Donne e uomini insieme pregheranno al Muro del Pianto”, “Svolta storica a Gerusalemme, il governo creerà un’area mista. La vittoria dell’ebraismo riformato sull’ortodossia conservatrice”. Lo racconta Lea Luzzati da Gerusalemme. Sulla stessa pagina, intervista allo scrittore Abraham Yeoshua, che dice: “E’ una buona notizia, ma le vere sfide per Israele sono altre. E la strada resta tutta in salita”. E’ una piccola vittoria, però. Perché la definisce “piccola”? “Perché Israele è uno Stato nato per scongiurare il rischio di una nuova diaspora dopo lo sterminio nazista. Oggi si tende a identificare il popolo con l’identità religiosa. Ma chi va a pregare al Muro rappresenta una minoranza. Non va dimenticato”.

Germania

Sul Corriere a pagina 14: “La leader della destra tedesca: ‘La polizia spari ai profughi’”, “Petry guida gli anti immigrati, ormai terzo partito. Il vicecancelliere Spd: vanno sorvegliati, come i neonazisti”. Frauke Petry, leader di Alternative Fur Deutschland (AfD), ha detto che le guardie di confine “devono prevenire l’attraversamento illegale delle frontiere e se necessario usare anche armi da fuoco”. Il vicecancelliere Spd, Sigmar Gabriel ha sostenuto che i dirigenti dell’AfD non dovrebbero essere ammessi a parlare nelle radio pubbliche e che piuttosto, di loro dovrebbero occuparsi i servizi di sicurezza. Ne scrive Danilo Taino da Berlino.

Su La Repubblica da segnalare il commento di Angelo Bolaffi: “Se la Merkel scopre due Germanie”, “L’ondata migratoria ha messo in crisi il Paese e il disegno europeista”. Bolaffi parla di “progressiva erosione” del consenso nei confronti della cancelliera, al punto da rendere credibile uno scenario fino a ieri inimmaginabile: una crisi di governo e la fine del regno di colei che la rivista Time definì la “Cancelliera del mondo libero”. Scrive Bolaffi parlando dell’ondata migratoria che “l’entusiasmo di settembre, nel segno di una ‘cultura dell’accoglienza’ della quale pochi avevano ritenuto capaci i tedeschi, ha lasciato spazio ad un disincanto quotidiano che ha messo a dura prova l’impegno di amministratori locali, organizzazioni di volontariato e coscienze dei cittadini. Le violenze nella notte di Capodanno a Colonia hanno fatto il resto. La convinzione che davvero ‘ce la faremo’, come aveva affermato la Merkel, non è più così granitica”. Si diffonde la xenofobia, con oltre mille attentati contro i centri di accoglienza dei migranti; c’è l’attivismo dei gruppi neonazisti “che cercano di infiltrare le manifestazioni di quanti, soprattutto nelle regioni della ex Ddr, si oppongono a una politica di apertura e integrazione degli stranieri in nome di una difesa della ‘germanicità’ o di valori cristiano-borghesi minacciati, a loro modo di vedere, dall’Islam dei nuovi arrivati”. E “tutt’intorno alla Germania la politica europea si è progressivamente spostata da posizioni di centro verso movimenti populisti e xenofobi. Se la Merkel non riuscirà nella scommessa di guidare la società tedesca su posizioni cosmopolitiche di accoglienza e integrazione non sarà solo lei ad uscire sconfitta”.

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