Attacco a Bruxelles, kamikaze in aeroporto, bombe nel metrò

bruxelles

Questa mattina a Bruxelles si sono verificate alcune esplosioni all’aeroporto e in alcune stazioni metro. Il bilancio delle vittime è ancora incerto, le notizie non sono ovviamente registrate dai quotidiani. “Temevamo un attacco ed è successo”, ha detto il primo ministro belga Michel. Al momento sarebbero almeno 34 i morti provocati dalle esplosioni in aeroporto e nella stazione della metropolitana.

La Repubblica apre con le foto delle sette ragazze italiane che hanno perso la vita nell’incidente in Spagna: “Erasmus, il dolore dell’Europa”, “Shock per la strage di ragazze in Spagna. Le famiglie: mai più tragedie così. Renzi in Catalogna. Un sopravvissuto racconta: lo schianto e poi le urla. L’autista confessa: mi sono addormentato”. Il commento è di Michele Serra: “Ma lasciamogli la loro libertà”.

A centro pagina, foto della stretta di mano tra Obama e Raùl Castro: “Castro a Obama: ‘Diversi ma più vicini, via l’embargo’”, “La folla in festa all’Avana applaude il presidente americano: ‘Dacci diritti e benessere’”. Ne scrive Federico Rampini. Al tema è dedicata l’analisi di Roberto Toscano: “L’impossibile diventa reale”.

A fondo pagina, la sentenza del Tribunale dei minori a Roma: “Svolta nelle adozioni, sì al figlio con 2 papà”.

Di fianco: “Berlusconi e Bolloré, ora rischia Piersilvio”, “Telecom, la Consob in campo”.

Sulla colonna a destra, l’inchiesta: “Case, multe e pannolini, noi prigionieri dei burocrati”, “dai lettori di Repubblica centinaia di mail, ‘Semplificazione beffa’”.

Con un intervento del ministro della Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia: “Avete ragione, ci servono due anni”.

Il Corriere della Sera, con foto dell’incontro Obama-Raùl Castro: “La nuova era Obama-Castro, ‘Noi più vicini. Ma diversi’”. Racconta la storica stretta di mano Giuseppe Sarcina. Di fianco, intervista al filosofo Savater: “’Resta però una dittatura’”.

A centro pagina, in grande evidenza e con le foto delle ragazze Erasmus: “L’autista: sì, mi ero addormentato”, “Il dolore dei genitori della tredici vittime. Tra le studentesse ferite: continueremo l’Erasmus”, “Indagato l’uomo alla guida del mezzo uscito di strada. Renzi in Catalogan: porto alle famiglie l’affetto dell’Italia”. “Non tradiamo il loro sogno” è il titolo del commento di Beppe Severgnini.

Sulla colonna a destra, su “Quirinale e Palazzo Chigi”: “Non c’è intesa sulle nomine ai vertici della sicurezza”. Di Marzio Breda e Fiorenza Sarzanini.

Più in basso, sulle scelte del governo: “La pensione in anticipo? Troppi numeri (e confusioni)”, di Enrico Marro.

A fondo pagina: “La radio, il simbolo: l’eredità di Pannella”, “Frattura sul futuro (e sui beni) del partito. Il tesoriere: temo qualche bacio di Giuda”.

Di fianco: “Un bimbo, due papà. Primo sì a Roma” del tribunale dei minori.

E un’intervista a James Gorman, numero uno di Morgan Stanley: “’Borse incerte, pesa la politica’”.

La Stampa: “Sette ragazze, un sogno spezzato”, “L’autista del pullman: mi sono addormentato. I genitori: non doveva guidare a quell’ora”, “Generose, appassionate, con lo sguardo al futuro: chi erano le studentesse morte nell’incidente in Catalogna”. Con la foto dell’”ultimo sorriso”: l’ultima foto inviata alla madre di una di loro.

Con i reportage di Grazia Longo “’Nel bus con loro, le ho viste morire’. Un giovane milanese: ‘Terribile non aiutarle’”), di Lodovico Poletto (“Uniti dal dolore: la vita è finita”, “I genitori all’ospedale per riconoscere le figlie”) e di Francesco Olivo (“’Ma Erasmus non si ferma’. I ragazzi di Barcellona: continueremo a viaggiare”).

Sulla colonna a destra: “L’ira di Castro: non ci sono prigionieri politici a Cuba”, “Incontro con Obama”.

Su Telecom e tv: “Nuove tecnologie. Il governo raccolga la sfida”, di Mario Deaglio.

Il Fatto: “Carrai 007 di nuovo bloccato. Ma si sblocca l’appalto al socio”, “La rete occulta. Dopo l’inchiesta del Fatto, rinviato il summit sulla cybersecurity”, “La vigilanza del Quirinale: la nomina slitta ancora. In compenso il governo ribalta il no del ministero dell’Ambiente sulla Cispadana èer dare il via libera al costruttore Pizzarotti (in affari col braccio destro di Renzi) per l’opera da 1,3 miliardi”.

Sul Pd: “Imbarazzi”, “Pd: direzione rinviata, Boschi fischiata a Roma”.

Sotto la testata: “Le tredici ragazze Erasmus uccise da un colpo di sonno”, “il conducente del bus è accusato di omicidio plurimo”.

Sulla visita di Obama a Cuba: “la rivoluzione di Obama a casa del ‘Che’ e di Fidel”.

In prima anche una vicenda che riguarda il giornalista Gianni Minoli: “Quando Gianni Minoli rischiò l’arresto per estorsione nello scandalo ‘Agrodolce’”, “Le accuse GdF. Poi la richiesta di archiviazione” (“Agrodolce” era un fiction Rai la cui produzione venne interrotta dopo una lite con il produttore Luca Josi, si evince dalla lettura dell’articolo, ndr.).

Libero: “Proteggere la famiglia è un diritto”, “Legittima difesa contro i rapinatori”, “Ragazza presa a martellate in testa sul treno per 15 euro. L’aggressore è un rumeno che andava rimpatriato. All’ottavo furto in casa, si sveglia nella notte, apre il fuoco contro i ladri in fuga sulla sua auto e ne uccide uno. Il ministro Costa: cambieremo la legge, chi tutela sé e gli altri non sarà più in balia dei giudici”. Al tema è dedicato l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro: “I criminali e lo Stato sono più colpevoli del cittadino che spara”.

Più in basso, con caricatura di Giuseppe Sala: “L’area Expo destinata a campo profughi”, “Non doveva diventare un Polo Tecnologico?”.

Poi, sulle banche: “Banche fragili: la lista di Bankitalia”.

Di spalla a destra: “Pd-Lega-Forza Italia. L’inciucio per fare le primarie anti-Cav”.

E sulla vicenda Mediaset-Vivendi: “Silvio rompe il silenzio”, “Telecom, i francesi e le grandi manovre intorno a Mediaset”, di Nino Sunseri.

In prima anche le notizie dal Mali: “Assalto islamico all’hotel-caserma della Ue”, con italiani nell’edificio.

Obama a Cuba

Su La Repubblica la corrispondenza di Federico Rampini da L’Avana: “La promessa di Obama: ‘E’ un giorno nuovo per Cuba e Stati Uniti. E l’embargo finirà’”, “Accoglienza trionfale per il presidente Usa nelle strade della capitale. L’incontro con il leader comunista e il braccio di ferro sui diritti umani: ‘Continueremo a dirvi quello che pensiamo’. Secca risposta di Raul Castro: ‘Qui non ci sono prigionieri politici’”. Scrive Rampini che l’incontro fra i due è stato “cauto e spigoloso”. Castro ha incalzato Obama sulla rimozione dell’embargo, che dipende dal Congresso Usa: “Finché non viene cancellato tutto il Bloquéo, le misure che lei ha preso finora sono positive ma insufficienti. L’embargo resta il più grave ostacolo allo sviluppo del popolo cubano”. Poi accenna ai “territori illegalmente occupati che vanno restituiti”, riferendosi a Guantanamo. Obama: “Continueremo a dirvi quel che pensiamo sui diritti umani”, “e poiché volete che il Congresso tolga l’embaego, sia chiaro che la questione dei diritti umani può essere un elemento irritante, che ritarda la rimozione delle sanzioni. Ma alla fine l’embargo finirà”. L’incidente arriva in conferenza stampa: un’anchorwoman americana, Andrea Mitchell di Nbc, chiede a Castro perché non libera i prigionieri politici. Castro si spazientisce: “Non esistono prigionieri politici. Se ne conoscete qualcuno, portatemi nomi e cognomi, li liberiamo subito”. Sulla pagina di fianco, lo stesso Rampini spiega “la disputa sul destino di Guantanamo”: uno dei più stretti collaboratori di Obama, off-the-record, dice che la richiesta cubana della restituzione “ha fondamento giuridico”. Ospita il supercarcere che Obama ha promesso di chiudere, ma il Congresso repubblicano ha sempre bloccato i suoi piani, figurarsi restituirlo ai castristi. Ci sono altre opzioni: un affitto a caro prezzo o la trasformazione in parco naturale affidato a un organismo sovranazionale.

Sulla stessa pagina il racconto dell’inviato a L’Avana Omero Ciai: “Tra la folla in festa per Barack, ‘Dacci il visto per l’America, vogliamo libertà e benessere’”.

A pagina 25 l’analisi di Roberto Toscano: “L’impossibile diventa reale”. A breve distanza dalla visita a Cuba del Papa argentino, è atterrato a L’Avana un presidente afroamericano: è un presidente che ha lo stesso anno di nascita, il 1961, dell’autorizzazione del Congresso a imporre a Cuba un embargo totale. Scrive ancora Toscano: “Contrariamente a quanto sostiene chi critica il suo viaggio, Obama non è a Cuba per rafforzare il regime tardo-castrista, ma per togliere ogni alibi all’opprimente ristagno di un regime che, mentre è stato capace di sostenere la lunga guerra fredda con gli Stati Uniti, ben difficilmente riuscirà a resistere alla distensione”.

Sul Corriere della Sera la corrispondenza di Giuseppe Sarcina: “’Un giorno nuovo’. I sorrisi e la diffidenza”, “Storica stretta di mano tra il presidente Usa e il leader cubano. Raùl Castro: rapporti normali solo se cedete Guantanamo. Barack insiste sui diritti umani. Ma gli affari partono (Google in testa)”. I cubani hanno chiesto che il governo degli Usa consenta di utilizzare il dollaro per regolare le transazioni internazionali, senza dover triangolare con altre valute: un’operazione che penalizza il commercio internazionale dell’isola. Il presidente Usa ha aperto e, sostanzialmente, ha dichiarato che si può fare. Poi Obama ha proposto al governo dell’Avana di puntare su Internet e ha promosso un accordo con Google. A pagina 11, in un altro articolo dello stesso Sarcina: “Ma nell’Avana della Revoluciòn Obama (per ora) non è l’eroe” (finora il calore che forse il presidente Usa si aspettava non si è visto, scrive.

E in un’intervista, il filosofo Fernando Savater, dice: “quell’isola resta una dittatura. Il commercio non basta”, “’Sogno che Obama dica: yo soy disidente’”.

Su La Stampa: “Diritti umani, la rabbia di Castro. ‘Non ci sono prigionieri politici’”, “Il leader cubano a muso duro per la domanda di un giornalista americano della Cnn. ‘Dammi la lista di quei detenuti e li libero subito’. Obama: l’embargo di sicuro finirà”. Ne scrive l’inviato a Cuba Paolo Mastrolilli. Che firma anche un “retroscena” alla pagina seguente: “Fidel ignorato da Washington. Ma per la Casa Bianca il dopo Raùl è ancora incerto”, “per gli Usa è stato il regime a cedere pur di riaprire il dialogo”. Mimmo Candito, sulla stessa pagina, racconta “il caso”: “Dall’embargo ai vincoli burocratici. Le difficoltà di fare impresa sull’isola”, “mezzo milione di cubani ha avviato piccole attività private ma le aziende più grandi restano sotto il controllo dello Stato”.

Belgio, jihad

Sul Corriere il punto sulle indagini da Bruxelles, con Marco Imparisio: “Belgio, impronte digitali e dna. Identificato l’ultimo complice”, “Il ‘coordinatore’ rimasto a Bruxelles ha un nome ma è in fuga. Il sollievo di Salah dopo l’arresto: ‘Contento che sia finita’”.

Su La Stampa: “Ha un nome l’artificiere del commando di Parigi. Caccia all’uomo in Belgio”, “Lo sfogo di Salah: ‘Meno male che è finita, non ne potevo più’”.

Su Il Foglio: “Il patto del Molenbeekistan”, “Così il Belgio accettò il ricatto suicida dell’Arabia saudita: greggio in cambio di islam. E il re Baldovino siglò la trasformazione del ‘laboratorio multiculti’ nel nido del jihad”, di Giulio Meotti. L’islamologo belga Michael Privot dice: “Il re offrì ai sauditi il Pavillon du Cinquantenaire per la Grande Moschea di Bruxelles’”.

Jihad, Mali

Sul Corriere: “Mali, attacco contro gli istruttori militari Ue. ‘Ucciso assalitore’”. Stefano Montefiori dà conto dell’assalto all’hotel di Bamako, dove alloggiano i militari della missione di formazione dell’Unione europea in Mali (Eutm). L’attacco è durato circa un’ora ed è fallito: un presunto jihadista è stato ucciso e gli altri sono stati messi in fuga. Gli addestratori, tra cui una ventina di italiani, lavorano al fianco delle forze locali.

Isis, jihad, Turchia

Su La Stampa un articolo di Marta Ottaviani sulla rete Isis in Turchia: “Adiyaman, la città nel Sud dell’Anatolia diventata centro di reclutamento dell’Isis”, “Il gruppo che doveva colpire il derby di Istanbul (quello tra il Galatasaray e il Fenerebahce, ndr.) indottrinato nella località vicina alla Siria”. Fra i capi della cellula c’è Yunus Durmaz, 31 anni, noto come Ebu Ali o “l’emiro di Gaziantep”, della città vicino al confine con la Siria dove è nato. E’ uno degli uomini più sanguinari di Isis in Turchia.

Cybersecurity, Carrai, rinnovi vertici sicurezza e difesa

Su Il Fatto, che ieri aveva dedicato grande spazio al caso Carrai, indicato da Renzi per guidare la cybersecurity, oggi un articolo di Antonio Massari e Davide Vecchi torna sul ruolo del costruttore Michele Pizzarotti (uno dei soci della rete di società lussemburghesi riconducibili a Marco Carrai: “Pizzarotti finanzia la società di Carrai. E l’appalto riparte”. L’appalto in questione è quello per l’autostrada Cispadana, che il quotidiano ricorda esser stata bloccata dal ministero dell’Ambiente nel 2014 per rischi ambientali. Il Fatto intervista poi il leader di Sinistra Dem Gianni Cuperlo: “’Renzi garantista, ma solo con i potenti di oggi’”, “La nomina di un amico a capo dell’intelligence informatica è inopportuna per ragioni così evidenti da apparire scontate’”.

Sul Corriere della Sera un “retroscena” di Marzio Breda e Fiorenza Sarzanini: “Nomine, la frenata del Quirinale. Scelte sospese su Finanza e Carrai”, “La linea del capo dello Stato: prudenza e rispetto delle scadenze. Vecciarelli all’Areonautica”. Dove si legge che ieri mattina c’è stato un incontro al Quirinale tra il presidente del Consiglio Renzi e il capo dello Stato: tema, le nomine ai vertici degli apparati di sicurezza. “E il clima- si legge- non è apparso affatto sereno. Tanto che alla fine si è deciso di rinviare la scelta del nuovo comandante della Guardia di Finanza che nelle intenzioni del presidente del Consiglio doveva avvenire già ieri pomeriggio”. Via libera a Vecciarelli all’Areonautica, rinvio per la nomina del generale Toschi al posto di Capolupo al vertice delle Fiamme Gialle (il governo aveva preso questa decisione già la scorsa settimana, malgrado l’avvicendamento fosse previsto per il 24 maggio, a scadenza di mandato). “Nel ‘pacchetto’ si pensava di poter inserire anche la creazione del nuovo dipartimento per la cybersicurezza da affidare a Marco carrai, l”imprenditore amico personale di Renzi. Un programma stabilito evidentemente senza consultare il presidente Mattarella che in quei giorni era in viaggio ufficiale in Africa. E sarebbe stato proprio questo il motivo principale di irritazione. Ma non solo”, ricorda l’articolo, visto che in ballo ci sono molti altri avvicendamenti importanti, come i vertici della Polizia, del Dis, dell’Aisi. La linea di Mattarella è stata “prudenza e moderazione”, sottolinea il quotidiano.

Su La Stampa: “Cybersicurezza e Servizi: il Colle a Renzi: prudenza”. Ne scrive Francesco Grignetti.

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