Gli affari all’ombra di Expo

Corriere della Sera: “Le carte segrete di Scajola”, “Arrestata la moglie di Matacena al ritorno da Dubai “Sequestrati dalla Dia gli archivi dell’ex ministro e dell’imprenditore latitante”.

In apertura a sinistra: “Expo, l’uomo della Tav per far ripartire i lavori”, “Il patto di Frigerio con il capo di una coop rossa”, “Renzi a Milano con i commissario anticorruzione”.

A centro pagina: “L’Est dell’Ucraina sceglie la secessione. Usa e Ue: Voto illegale”.

E a centro pagina le foto su Facebook di donne iraniane senza hijab, una campagna di successo: “Senza velo, la protesta delle iraniane”.

Di spalla, il richiamo all’intervista a Jean-Claude Juncker, candidato dei popolari alla presidenza della Comissione Ue: “Juncker: una deroga al deficit? Parliamone”, dice, a proposito dell’Italia.

 

La Repubblica: “Un pm per l’Expo. Così la ‘cupola’ pilotava le authority”, “Cantone a capo della task force anticorruzione”, “Nei verbali di Frigerio, Trasporti e Lavori pubblici”, “Gherardo Colombo: troppe leggi ad personam”.

A centro pagina, con foto di Chiara Rizzo: “Arrestata lady Matacena. Massoneria, accuse a Scajola”.

 

La Stampa: “Cento nuove norme l’anno. Il fisco soffoca le imprese”, “I governi promettono semplificazioni, ma va sempre peggio”.

Sotto la testata: “Expo, il presidente dell’Anticorruzione vigilerà sui lavori”, “Renzi sceglie Cantone: Milano ce la farà”.

 

Il Giornale: “Ipotesi condono fiscale”, “Renzi prepara lo scudo per far rientrare i capitali. Ma quando lo proponeva Berlusconi era ‘immorale’”, “Il Cavaliere: ‘Tornerò in Parlamento molto prima di sei anni’”.

La foto a centro pagina è per la cancelliera tedesca: “La Merkel umilia gli elettori europei: deciderò io chi governerà la Ue”.

Sulle inchieste e gli arresti: “Expo, affari sporchi da un miliardo”, “Tra ospedali e infrastrutture”, “Caso Scajola, arrestata in Francia la moglie di Matacena”.

 

Inchieste

Sul Corriere della Sera, in relazione all’inchiesta Expo, si pubblicano alcuni stralci di intercettazioni tra l’ex parlamentare Dc prima e berlusconiano poi, Gianstefano Frigerio con Claudio Levorato, amministratore delegato della Manutencoop Facility Management spa: il quotidiano spiega che nelle conversazioni gli chiedeva aiuto per far decollare, anche sull’ala sinistra della politica che evidentemente supponeva fosse sensibilizzabile al braccio cooperativo, per ottenere appalti sulla Città della Salute di cui stavano iniziando i progetti: “L’ex dc all’uomo coop per l’appalto, ‘Chiami il suo pezzo di governo’”.

Su La Repubblica: “Greganti e la lobby delle cooperative rosse, ‘Così ci prendiamo una cosa da 67 milioni’”: “Il ‘compagno G’ tira in ballo anche Sala. Spuntano i nomi degli ex ministri Cancellieri e Trigilia”. Si legge che nell’inchiesta non c’è soltanto la rete di Grigerio e i suoi amici di Forza Italia: parallela corre quella di Primo Greganti, a partire da quel Claudio Levorato, potentissimo numero uno di Manutencoop. Sergio Cattozzo, braccio destro dell’ex senatore Grillo, a telefono con Frigerio, dice che “sta uscendo una cosa da 67 milioni”: i tratta della progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori per l’architettura dei servizi. Per intascare un tangente dello 0,80 per cento serve qualcuno nella sede in cui vengono prese le decisioni e Frigerio: Bisogna parlare con Primo”, dice il Professore- perché il comune è di sinistra. Sala (il commissario Expo) è un uomo di sinistra, non di Pisapia, Sala è più legato alla gente che Primo conosce, cioè Boeri e quelli lì, al Pd”.

Il Corriere della Sera intervista Stefano Boeri, l’architetto Pd cui era stata affidata la delega sull’Esposizione. Dice che il sindaco Pisapia ha sbagliato a non occuparsene in prima persona e spiega: “Io mandato via perché ostacolavo gli affari”. Dice poi di esser stato “lasciato solo” anche dal suo partito. Dice Boeri che da quei mondi delle lobby economiche, “compresa la Lega delle cooperative”, la rete di potere di Formigoni e dei suoi uomini in Infrastrutture lombarde, era considerato “un ostacolo”. Che differenza c’è con Tangentopoli? Boeri: “Un tempo i soldi arrivando dalle grandi imprese andavano ai partiti. Oggi circolano solo risorse pubbliche che non vanno direttamente ai partiti ma ad alcuni centri di potere in collegamento coi partiti”.

La Repubblica intervista il sindaco di Milano Pisapia: “Gli stessi nomi del ’92, ma Milano riuscirà ad arrivare in tempo”.

Su La Repubblica il direttore Ezio Mario firma un editoriale dal titolo “La grande amnesia italiana”. Chiede “com’è stato possibile, in particolare, che il ‘compagno G’ sia rimasto sulla scena del Pd, anello perfetto di congiunzione e di scambio tra politica, imprese, cooperative, appalti, tangenti e faccendieri di altri partiti?”. E più avanti: “Se il presidente del Consiglio, come ha detto, si tiene fuori dalla vicenda asciando che la magistratura lavori, potrebbe però intanto chiede al segretario del Pd di muoversi, e di fare quella pulizia che è più utile e più doverosa della rottamazione”.

Su Il Giornale: “E spunta la pista vaticana: ‘Lì abbiamo amici’”. In questo caso le telefonate intercettate riguardano Frigerio e il segretario Udc ligure Sergio Cattozzo. Frigerio spiega che per fare affari bisogna tenere i piedi in tre scarpe: politica, banche e Chiesa. “Il terzo canale è il mondo del Vaticano, dove noi abbiamo amici il ministro delle Finanze che è il cardinale Versaldi e anche il Segretario di Stato”.

Sul Corriere della Sera: “Migliaia di fascicoli su politici e favori. L’archivio di Scajola sotto sequestro”. Sarebbero “migliaia i documenti che Scajola conservava seguendo un metodo che gli investigatori definiscono ‘maniacale. Riguardano politici, imprenditori, personaggi con i quali ha avuto a che fare nel corso della sua lunga e intensa attività. Ma anche affari, viaggi, richieste di interventi, raccomandazioni”, ma anche materiale riservato risalente ai tempi in cui era ministro dell’Interno.

Anche su La Stampa: “Manette alla Rizzo. E i pm sequestrano l’archivio di Scajola”, “In centinaia di faldoni tutti i segreti dell’ex ministro”.

 

Internazionale

Due intere pagine del Corriere dedicate al referendum per la secessione dall’Ucraina per cui si è votato ieri a Donetsk: “Tra facce pulite e falangi armate, Donetsk sceglie l’autonomia”, “L’89% vota sì al referendum. L’Est dell’Ucraina verso la secessione”. A Mosca intanto si studia la strategia: nastri arancioni e tank ‘di pace’. L’amministrazione ucraina accusa i russi di aver iniziato a verniciare di blu i loro blindati al confine, pronti ad intervenire con uniformi da peacekeeper non autorizzati da nessuno. Una sorta di ripetizione delle scenario visto in Crimea.

La Stampa ha un reportage da Mariupol: “Nella roccaforte dei filorussi, ‘Costretti a lasciare l’Ucraina’”, “Fra i separatisti a Mariupol: la Rivola a Kiev ha ucciso il Paese’”. Sul referendum: “Lunghe code, banchetti elettorali all’aperto e nessun controllo. I filorussi esultano: ha votato l’80 per cento”.

Su La Repubblica: “’Ora siamo liberi’. Addio a Kiev dai ribelli dell’Est. Sangue sul voto”, “Code ai seggi di Donetsk per il referendum. L’Occidente: illegittimo, serve prudenza”.

Il quotidiano riproduce l’intervista della Welt am Sonntag all’ex cancelliere tedesco Schroeder, all’indomani dell’abbraccio con il presidente Putin in occasione del suo compleanno che la scorsa settimana ha suscitato non poche polemiche: “L’Europa sta sbagliano, non tradisco l’amico Putin”. (Schroeder è il presidente del board del gasdotto Nord Stream, ndr.).

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