N. 128 Nov-Dec 2011

Numero 128
Novembre - Dicembre 2011

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EDITORIALE

I collassi paralleli di destra e di sinistra

di Giancarlo Bosetti

La mischia confusa della coalizione di maggioranza che sostiene Silvio Berlusconi sembra preannunciare un collasso del suo governo, al quale non è ben chiaro che cosa seguirà. I contrasti non sono alimentati dall’azione, scarsamente incisiva, dell’opposizione, ma sono il risultato di radicali differenze di vedute tra il gruppo di Fini, il Cavaliere e la Lega, sui rapporti Nord-Sud, sul federalismo, sull’immigrazione, sulla legalità e la corruzione, e sono anche dovuti al congenito estremismo compulsivo del primo ministro, che tende ad aggravarsi nei momenti di difficoltà. 


Esempi: lo squilibrio grave del disegno di legge sulle intercettazioni a danno della libertà d'informazione, la provocazione della nomina di un ministro inutile per consentirgli una immunità beffarda, le forzature partigiane del calendario parlamentare, gli affronti al presidente della Repubblica, lo stile «proprietario» e aziendale del tycoon esteso a tutte le reti televisive, alla stampa e alle relazioni politiche. Questo stile non ha più lo smalto energico e mascalzonesco degli esordi, ma il profilo stanco e ingobbito di una indecente decadenza. Il tutto mentre una durissima manovra economica richiederebbe determinazione nel chiamare sforzi solidali di tutta la società. L’analisi sul declino del timoniere è affidata a Claudia Mancina; Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani analizzano le storture giuridiche della cosiddetta legge-bavaglio. Tiziano Treu esamina errori e insufficienze dell’azione economica di Tremonti tracciando un profilo alternativo di intervento su welfare, green economy, innovazione nella pubblica amministrazione e altro, e mostrando alcuni elementi di una desiderabile alternativa politica che ancora non c’è.

Il collasso annunciato della coalizione di centrodestra è parallelo a quello già interamente consumato, due anni fa, di quella di centrosinistra. Uguale la spinta centrifuga, diversa la forza elettorale, molto più grande, della presente maggioranza. La coesione garantita fin qui da un bizzarro leader-padrone ha smesso di funzionare e lascia intravedere l'inconsistenza del progetto politico e di partito: il Pdl è vicino a una scissione. Coesa sembra rimanere soltanto la Lega, l’unica presenza organizzata in Italia con un reale radicamento di partito, sia pure solo al Centro-Nord. Sulla sponda progressista anche il Pd continua a essere attraversato da spinte centrifughe; la segreteria ufficiale di Bersani è, realisticamente, solo una delle strutture che competono per il controllo del partito, insieme a fondazioni e correnti varie, mentre i soggetti forti che si sono affermati sul piano locale, Chiamparino a Torino, Vendola in Puglia, Renzi a Firenze, si caratterizzano proprio per la loro indipendenza da segreterie e correnti. 

Difficile si presenta dunque il cammino della ricostruzione, da entrambi i lati, di soggetti politici capaci di accreditarsi con una riconoscibile fisionomia, un programma, un gruppo dirigente.