Il diritto di migrare,
per un mondo senza filo spinato

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Da Reset-Dialogues on Civilizations –

Un mondo senza muri è possibile: basterebbe riconoscere a tutti il diritto di migrare e fare in modo che questo sia rispettato non solo nei paesi ricchi o del Nord del mondo, dove in genere il diritto alla mobilità delle persone viene riconosciuto e difeso, ma anche negli altri paesi, quelli del Sud, quelli a elevata pressione migratoria e quelli in guerra.

Chi ha negli occhi le immagini delle file sterminate di profughi alla disperata ricerca di un passaggio lungo la via dei Balcani, le barriere di filo spinato tornate in Ungheria ai confini dell’Europa, i muri realizzati e quelli promessi, le rotte di morte che solcano il Mediterraneo, le fughe in barca verso la Grecia, non può non ricordare quell’immane paradosso per cui oggi tutto circola liberamente, le merci prima di tutto e prima del resto, le informazioni, le idee, i turisti e le élite, ma non le persone in quanto tali. «Ancora oggi, il diritto di migrare è uno dei diritti meno equamente distribuiti tra le diverse zone del mondo […] Una delle più grandi ineguaglianze dei nostri giorni consiste, in effetti, nel paese di nascita di ciascuno». È quanto scrive Catherine Wihtol de Wenden in un agile libretto, “Il diritto di migrare” (Ediesse 2015) che affronta la questione e la sua evoluzione nel tempo fino all’attuale situazione: quella in cui le migrazioni sono diventate globali ma il diritto di migrare e spostarsi è distribuito in modo diseguale, con un diritto di uscita dal paese che non si accompagna al diritto d’entrata, perché questo viene regolamentato e deciso dalla sovranità degli Stati. Che sono tornati a costruire muri e barriere e cercano, con politiche securitarie, di rafforzare e militarizzare il controllo alle frontiere. «Gli effetti di questo tipo di dissuasione – scrive l’autrice – non sono stati realmente dimostrati e il costo finanziario, diplomatico, politico di queste pratiche è continuamente denunciato, senza parlare delle violazioni dei diritti dell’uomo praticate dai paesi alle cui porte si muore (Europa o Stati Uniti)».

Fra l’altro le m1957-7 Diritto di migrare_S_cop_12-20_2014igrazioni negli anni sono cambiate e non solo si sono fatte globali, ma vedono una costante  ridefinizione dei flussi: non ci sono solo gli spostamenti da Sud a Nord ma anche quelli da Sud a Sud, che vedono l’emergere di nuovi paesi capaci di attrarre migranti e forza lavoro  – come i Brics: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – e quelli da Nord a Sud che coinvolgono turisti e migrazioni qualificate. I migranti poi non sono solo forza lavoro e rifugiati, ma anche donne, giovani, élite. Ci sono i minorenni e ci sono i migranti ambientali. Se si guarda al diritto di asilo, «cuore dell’elaborazione del diritto di emigrare», è evidente che dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che definisce chi è rifugiato, è cambiato completamente il profilo delle persone coinvolte. «Un richiedente asilo, oggi, è spesso alla ricerca di un lavoro e non assomiglia affatto ad un dissidente sovietico degli anni della guerra fredda – scrive Catherine Wihtol de Wenden – Se la situazione politica del suo paese di provenienza evolve, egli si dovrà confrontare con la clausola di cessazione del suo status di rifugiato. In più, se egli possiede delle competenze professionali, potrà percorrere tutti gli status del migrante, dall’essere un sans-papier richiedente asilo all’essere parte di una élite qualificata. Questa confusione di generi rende più difficile un adeguato trattamento dei diversi profili di richiedenti».

Ci sono poi due casi che dimostrano le difficoltà cui va incontro il diritto d’asilo, prosegue l’autrice: uno riguarda i minori non accompagnati che rischiano di essere espulsi dai paesi di arrivo una volta maggiorenni; l’altro riguarda il profilo dei migranti ambientali, che spesso si muovono fra paesi del Sud del mondo e che potrebbero arrivare alla cifra di 200 milioni da qui a fine secolo, secondo gli esperti di clima. «La maggior parte di essi sono rifugiati interni che si muovono nel loro stesso paese. Ma coloro che cercano di migrare al di fuori dei confini nazionali non hanno al momento alcuno status, dato che a volte anticipano la catastrofe».

Di fronte ai cambiamenti storici delle migrazioni, diventate globali, e alla inadeguatezza delle politiche migratorie adottate dai paesi che si sentono assediati, ma anche davanti a un diritto di mobilità che non viene riconosciuto in modo uguale in tutto il mondo, è dunque necessario elaborare un diritto internazionale delle migrazioni. Anche perché le risposte degli Stati che vogliono difendere le proprie frontiere alzando muri e militarizzando non sono adeguate e spesso hanno effetti perversi, che arrivano ai centri di detenzione, alle morti sui confini, ai transiti e ai traffici illegali nei quali finiscono costrette le persone che fuggono, sempre più “migranti forzati” (come nota Enrico Pugliese nella prefazione). Esiste nel mondo un movimento generale verso il riconoscimento del diritto di migrare come diritto individuale. E questo riconoscimento esige l’elaborazione di una nuova cittadinanza, slegata dall’appartenenza territoriale. Scrive Wihtol de Wenden:  «Il diritto di emigrare, che è anche diritto alla mobilità internazionale, implica la definizione di una cittadinanza al di fuori dei confini, deterritorializzata».

Nel momento in cui l’Europa dibatte del futuro di profughi e migranti che arrivano sul suo suolo, quindi direttamente anche del proprio futuro, vale la pena riflettere sull’inadeguatezza degli strumenti che utilizza per definire lo status di chi arriva. È arrivato il tempo di seguire i principi e i valori fondanti delle tante dichiarazioni sui diritti e dei trattati costitutivi dell’Unione europea. Perché solo il loro rispetto e la loro applicazione può dare un futuro non solo a chi arriva in Europa fuggendo da guerre e povertà ma alla stessa Unione europea. Le migrazioni continueranno, riconoscere il diritto di migrare è urgente.

Vai a www.resetdoc.org

Titolo: Il diritto di migrare

Autore: Catherine Wihtol de Wenden

Editore: EDIESSE

Pagine: 80

Prezzo: 8,00 €

Anno di pubblicazione: 2015



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